Qualità dell'ambiente urbano. 4° rapporto APAT (Agenzia Protezione Ambiente e Territorio)
Dall’introduzione del rapporto, a cura di Silvia Brini
Il Rapporto annuale APAT sulla Qualità dell’Ambiente Urbano sintetizza le tendenze recenti degli indicatori di qualità ambientale con riferimento a 24 capoluoghi di provincia con popolazione superiore ai 150.000 abitanti, proponendo per ciascuna città una visione sistematica e aggiornata dello stato dell’ambiente e della sua variazione rispetto al 2000 (o in assenza di tale informazione all’anno più vicino al 2000).
Alla luce della nuova sensibilità a livello comunitario e nazionale in materia di forestazione urbana e per l’enfasi che è stata data al ruolo del verde nell’ambito della recente Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, è stato scelto il tema della natura in città nelle sue due principali componenti: il verde urbano e la biodiversità animale. L’approfondimento vede una prima parte di analisi
metodologica seguita da studi di caso e buone pratiche nell’ottica di dare elementi di pianificazione del verde urbano.
Lo spirito con il quale è stata condotta la realizzazione del Rapporto APAT sulla Qualità dell’Ambiente Urbano – edizione 2007 – continua a fare costante riferimento alla necessità di una efficace pianificazione urbana sostenibile, anche in ragione del fatto che gli sviluppi in sede comunitaria illustrano in modo emblematico le difficoltà di affermazione del principio di integrazione dell’ambiente nelle “altre” politiche. Tali difficoltà sono dovute principalmente ad alcuni fattori critici, che sono tali anche – e forse soprattutto – nel contesto delle politiche ambientali urbane, come peraltro emerge dalla visione d’insieme offerta dal presente rapporto: la definizione del concetto di integrazione; la definizione di indicatori di integrazione; l’adozione di obiettivi di integrazione verificabili; la difficoltà o l’impossibilità amministrativa di attribuire un compito “trasversale” (qual è l’integrazione) ad attori istituzionali specifici dotati di poteri di realizzazione; il ruolo minore attribuito, di fatto, all’ambiente nell’ambito di strategie “integrate” che coinvolgono l’economia e lo sviluppo.
Dai risultati preliminari appare che lo strumento più significativo è rappresentato dalle nuove modalità di utilizzo di Agenda 21 Locale che garantiscono l’integrazione nelle politiche della variabile ambiente non tanto attraverso l’integrazione nelle politiche di settore quanto per mezzo della consultazione e partecipazione.
In allegato il testo integrale del rapporto







