Radicali con la stella gialla. Intervista a Gianfranco Spadaccia

Pubblicato il 23 Aprile 2009

Altre pagine di questo documento:

  1. Radicali con la stella gialla. Intervista a Gianfranco Spadaccia
  2. Conoscere per deliberare: sciopero totale della fame e della sete di Emma Bonino, Marco Cappato...
Stella giallaStella gialla

La riflessione di Gianfranco Spadaccia sull'apparente ennesima "provocazione" pannelliana che è invece una denuncia pienamente politica. Il rischio che si discuta sull'uso di un simbolo per non affrontare la gravità delle questioni poste dai radicali che riguardano non solo l'Italia.

Sintesi

So che andrà incontro all’obiezione di essere sproporzionata.

Noi non corriamo il rischio di finire nei campi di concentramento, non c’è bisogno neppure di arrestarci, noi possiamo tranquillamente sparire senza che nessuno se ne accorga e con noi, le nostre idee. Il problema non è questo. Ma quei pochi che siamo, per i temi che proponiamo, per la visione della situazione politica, rischiamo di scomparire non per il potere che non abbiamo ma per il fastidio che le nostra lotta politica procura.

La stella gialla in questa prospettiva diventa qualcosa di più serio, per un gruppo come quello radicale che ha un senso tragico della storia e un senso tragico della fragilità delle democrazie. La non-democrazia italiana può diventare un modello della crisi democratica degli altri paese occidentali.

Questo senso della storia ci dice che non possiamo ritenere che sia tutto “normale”.

Dobbiamo avvertire tutti i Raibman che non è normale che una nave è respinta da diversi stati e deve attendere giorni e settimane per essere accolta in un porto, perché ci ricorda altre navi di altre stagioni. Che quando accadono nei confronti degli immigrati fatti come quelli che sono accaduti e sulla loro pelle si mettono in scene strategie capaci di cambiare l’opinione pubblica, forse qualcosa di ancora più grave può prepararsi. Che questa Europa rifiuti di essere soggetto politico per colpa degli stati che non ne possono fare a meno ma allo stesso tempo impediscono il costituirsi in soggetto democratico risolutore dei gravi problemi internazionali. Che nessuno di noi può disinteressarsi di quelle ragazze che sfidando tutto hanno sfilato con il loro cartelli rivendicando il diritto, al lavoro alla scuola, alla vita, ad essere considerati come soggetti. Che nessuno può disinteressarsi di ciò che accade fuori dal nostro ambito quotidiano ed invece è questa la situazione che noi vediamo ignorare.

Noi pensiamo che quando ci si mette la stella gialla per queste cause, non è un’offesa alle vittime dalla Shoah, dell’olocausto, è anzi un richiamare la stella gialla come un simbolo delle oppressioni e delle stragi, che prendono piede sempre dalle stragi di legalità, di idee, di civiltà.

Questo, come tutti gli scandali, può essere opportuno o inopportuno e può essere un modo per cadere nel ridicolo o un messaggio forte per far riflettere ed essere un occasione per tutti.

Il simbolo inoltre, ed è elemento ulteriore, non nasce nell’olocausto nazista, quel simbolo fu inventato ripreso in molti paesi dalla Chiesa Cattolica per segregare e separare gli ebrei dal resto della comunità. Fu un segno per indicarli. All’interno dei lager non ce ne fu bisogno. Ma quanta gente pensava: “non mi riguarda”, quanti anche tra gli stessi ebrei pensavano che sarebbe passato come un momento.

Sono i momenti in cui si preparano le tragedie che bisogna interrogarsi su che cosa sta accadendo e reagire.

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