Radicalmente solidali
L’Avana, Cuba
Manifestare con uno striscione per il rispetto dei diritti umani è a Cuba un atto suicida. Marco Cappato lo ha fatto come se si fosse trovato in una piazza romana. Non gli è importato della la possibilità di subire una rappresaglia, nè che una valanga di minacce gli rompessero i timpani. La folla non ha fatto affiorare il suo odio imbevuto della frenesia che emana l’intolleranza.
Sullo striscione bianco, la parola libertà racchiudeva una varietà di emozioni che andavano dalla iniziale confusione alla compiacenza. Queste sono state le impressioni che ho avuto durante questo evento che – senza dubbio – è una pietra miliare della lotta pacifica per favorire la democratizzazione dell’Isola.
“Le strade sono dei rivoluzionari”. In questi termini si propone una corrente di pensiero che il Potere ha applicato con sommo rigore. Nei ridotti spazi di manovra su cui può contare la dissidenza, non è pensabile uno spostamento nelle strade per portare un segno di contestazione. Quello o quelli che si rendessero protagonisti di una simile azione, otterrebbero in cambio una buona dose di ritorsioni per mano delle brigate di risposta rapida o forse si sentirebbe pronunciata una sentenza sommaria da un tribunale che non gli accorderebbe meno di un anno di carcere. La pena potrebbe arrivare fino ai 48 mesi per questo genere di sentenze: questa è l’interpretazione e lo spirito di un codice penale che reprime e imbavaglia.
Le mani di Cappato non tremavano e nemmeno quelle dei suoi colleghi Matteo Mecacci, Maurizio Turco, Maria Frida Moro e Elisabetta Zamparutti. Tutti hanno sorretto lo striscione, senza imbarazzo nè arroganza. Ho potuto assistere al contegno e decoro che si diffondevano ad ogni passo di questo piccolo gruppo di italiani entrati con visti turistici nel paese dove la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è dimenticata o vilipesa a seconda delle circostanze.
È stato il 18 marzo scorso che si sono fatti conoscere a Cuba e in gran parte del mondo grazie ai reporter della stampa straniera e gli articoli dei giornalisti indipendenti. Il loro biglietto da visita gli assicurerà un posto nella storia delle contese tra il totalitarismo e gli uomini che cercano vie di transizione verso un modello di governo plurale e rispettoso delle regole democratiche. Nessun cittadino straniero aveva espresso il suo ripudio del regime in questa maniera.
Nella 5a strada del quartiere Miramar hanno portato in alto la dignità e il loro fervore si è imposto sulle possibile conseguenze. L’ho già detto, manifestare in quella maniera a L’Avana è uno sperpero di audacia, anche se si trattava di stranieri e questo forse gli ha risparmiati da un epilogo drammatico.
Se ne sono andati lasciando una scia di ricordi nella memoria di quelli che li hanno visti nella loro marcia civica.
Ho parlato con Cappato alcuni minuti dopo la manifestazione. Abbiamo scambiato alcune idee sotto il segno del pericolo. Lui crede, come me, nei valori dell’individuo, nella necessità del rispetto della dignità dell’uomo a prescindere dalle ideologie e entrambi crediamo nella democrazia nonostante i suoi difetti.
Il Partito Radicale Transnazionale Non Violento ha in questi cinque membri un genuino simbolo della sensibilità e della fratellanza. Quando mi troverò a parlare nuovamente con altri italiani, o vedrò su una cartina la Penisola galleggiare come uno stivale nel Mediterraneo, mi ricorderò della Fiat, della Torre di Pisa, dei canali di Venezia, di Leonardo, di Michelangelo e di Marco Cappato e dei suoi colleghi, con lo striscione tra le fauci di una delle dittature più longeve della storia contemporanea.







