Radio Radicale e la vicenda di Radio Parlamento: ulteriori considerazione sul comportamento della dirigenza Rai

1 gennaio 1997

1990 - 1997

La RAI ed il problema della rete parlamentare
· dal 6 agosto 1990, data di approvazione dell'articolo 24 della legge Mammì, fino alla fine del
1997 la RAI non aveva dato attuazione né compiuto atti preparatori alla realizzazione di quanto
disposto dall'articolo citato per quanto concerne la realizzazione della rete radiofonica riservata
alla trasmissione delle sedute parlamentari;
· tale comportamento era stato tenuto anche a seguito dell'approvazione del contratto di servizi
per gli anni 1995 e 1996, che pure già prevedeva la realizzazione di tale rete da parte della RAI;
· i primi atti preparatori iniziavano solo alla fine del 1997 a seguito della approvazione del
contratto di servizi tra la RAI ed il Ministero delle comunicazioni per gli anni 1997 - 1999;

Giugno - Novembre 1997

La trattativa
· nel corso del 1997 i dirigenti della RAI a più riprese (v.di audizioni in commissione
parlamentare di vigilanza del direttore generale Franco Iseppi del 16 giugno e del 14 ottobre
1997) hanno accreditato l'esistenza di una trattativa tra la RAI stessa e Radio Radicale di fatto
inesistente;
· una fase prenegoziale tra la RAI ed il Centro di Produzione S.p.A. impresa concessionaria di
Radio Radicale fu effettivamente avviata a partire dal 21 ottobre 1997 solo a seguito della
smentita dell'esistenza di qualsiasi forma di trattativa pubblicamente effettuata dall'editore di
Radio Radicale il 19 ottobre precedente;
· la trattativa poté avere inizio solo quando i dirigenti RAI accettarono che oggetto della trattativa
stessa non fosse il semplice acquisto delle frequenze utilizzate da Radio radicale per la
diffusione del proprio programma. Se infatti radio radicale avesse ceduto le proprie frequenze
avrebbe dovuto interrompere la propria attività disperdendo il patrimonio aziendale, incluso
l'archivio storico sonoro, che la RAI stessa riconosceva come essenziale allo svolgimento del
servizio di trasmissione delle sedute parlamentari;

L'interruzione della trattativa
· dopo solo tre riunioni nel corso delle quali venne esaminato il complesso dei beni che
costituivano il patrimonio aziendale del Centro di Produzione le trattative furono interrotte
quando contrariamente a quanto assunto a presupposto della trattativa in corso, la RAI faceva
pervenire il 1 dicembre al Centro di Produzione S.p.A. una "puntuazione prenegoziale" con la
quale proponeva l'acquisto delle sole frequenze di Radio Radicale, e ad un prezzo risibile
rispetto ai valori concordemente attribuiti proponeva l'acquisto di una copia dell'archivio sonoro
storico;

Dicembre 1997

L'ultimatum della RAI
· a tale interruzione di trattativa la RAI faceva seguire nel corso dell'audizione del 16 dicembre
del direttore generale Iseppi dinanzi alla commissione parlamentare di vigilanza, in forma di
preannuncio, e con formale delibera del consiglio di amministrazione del 22 dicembre un vero e
proprio ultimatum: o Radio Radicale entro 10 giorni cedeva la propria rete di trasmissione alla
RAI o la RAI stessa avrebbe acquistato le frequenze dalle emittenti private disponibili sul
mercato;
· la delibera del consiglio di amministrazione della RAI veniva comunicata al Centro di Produzione S,.p.A. solo il 30 dicembre;
· la perentorietà di tale ultimatum non trovava peraltro alcun fondamento sostanziale in quanto, la previsione dell'articolo 14 del contratto di servizi con il Ministero delle comunicazioni, di dare
inizio alle trasmissioni della rete parlamentare RAI a partire dal 1° gennaio 1998, per unanime
riconoscimento non stabiliva un termine perentorio, ma puramente ordinatorio; termine che nei
fatti già a quella data sarebbe stato impossibile rispettare;
· ripetute richieste di incontri da parte del Centro di Produzione e della Lista Pannella con la
presidenza ed il consiglio di amministrazione della RAI successive all'interruzione delle
trattative erano state da quest'ultima sistematicamente eluse;

Gennaio 1998

La ripresa della trattativa al Ministero
· fu per iniziativa del Centro di Produzione che la trattativa poté riprendere, questa volta alla
presenza del governo;
· nel corso della riunione svoltasi nella sede del Ministero delle Comunicazioni presieduta dal
sottosegretario On. Vincenzo Vita, e alla quale partecipavano anche i rappresentanti del Centro
di produzione e della Lista Pannella, il direttore generale della RAI dichiarava:
- che le frequenze, per le quali la RAI aveva ottenuto l'opzione di
acquisto da parte di emittenti private, servivano quasi esclusivamente al
potenziamento delle tre reti principali della RAI e non per la rete
parlamentare;
- che in caso il governo avesse adottato un disegno di legge che
prevedesse la sospensione dell'articolo 14 del contratto di servizi la RAI
non avrebbe proceduto oltre nella costituzione della quarta rete
radiofonica;

La RAI smentisce gli impegni assunti
· la prima della due dichiarazioni veniva smentita già poche ore dopo la riunione da un
comunicato ufficiale della RAI, nel quale l'avverbio "esclusivamente" veniva modificato con
"prioritariamente e prevalentemente";
· la seconda dichiarazione veniva smentita dai comportamenti della RAI, che, ignorando
l'impegno assunto, anche nei giorni successivi all'approvazione del disegno di legge da parte del
Consiglio dei ministri proseguiva l'acquisizione di frequenze, che si sarebbe completata ai primi
di febbraio con l'inizio delle trasmissioni a partire dal 9 febbraio 1998 di GR Parlamento;

Febbraio 1998

Inizia GR Parlamento
· l'inizio delle trasmissioni di GR Parlamento avveniva esattamente il giorno precedente la
presentazione al Senato del Disegno di legge, che, come preannunciato, prevedeva la
sospensione dell'articolo 14 del contratto di servizi;
· il contenuto delle trasmissioni di GR Parlamento avveniva ed avviene in violazione di quanto
previsto dall'articolo 24 della legge Mammì in quanto le trasmissioni anziché essere
esclusivamente riservate a programmi dedicati alle sedute parlamentari prevedono anche
rassegne stampa, notiziari, rubriche riprese dalle altre reti radiofoniche della RAI;

Le acquisizioni di frequenze da parte della RAI
· l'acquisizione di frequenze proseguiva ulteriormente anche dopo la presentazione al Senato del
suddetto disegno di legge;
· sulla base delle informazioni fornite dalle emittenti che avevano venduto le proprie frequenze
alla RAI risultava un onere a carico della concessionaria per la realizzazione della rete
radiofonica parlamentare pari almeno al doppio di quanto dichiarato nell'audizione del 16
giugno 1997 in commissione di vigilanza RAI dal direttore generale Iseppi, nonché di quanto
offerto al Centro di produzione s.p.a. per rilevare l'intera rete di trasmissione, che peraltro
risultava molto più estesa di quella prevista per le trasmissioni di GR Parlamento;
Il direttore generale Celli risponde ad un'interpellanza
· ad un'interpellanza presentata in tale senso da numerosi senatori, aveva risposto direttamente il direttore generale della RAI, dott. Celli nel corso di un'audizione svoltasi il 10 marzo presso l'ottava commissione trasporti del Senato, precisando che l'onere complessivo sostenuto dalla RAI per l'acquisizione delle frequenze di GR Parlamento era di 27 miliardi;
· d'altra parte non venne ulteriormente accertato se l'onere di 27 miliardi relativo a dette
acquisizioni fosse relativo all'acquisizione di tutte le frequenze utilizzate per GR Parlamento o
se viceversa tale onere si riferisse solo alle frequenze utilizzabili esclusivamente per GR
parlamento senza conteggiare quelle, che, pur utilizzate da GR Parlamento, avrebbero potuto
essere utilizzabili anche per le altre tre reti radiofoniche principali della RAI;

I costi di esercizio della rete RAI
· per quanto concerne il costo di esercizio, che la Rai avrebbe dovuto sostenere per lo
svolgimento del servizio di Gr Parlamento, il direttore generale della RAI Franco Iseppi nel
corso dell'audizione in commissione parlamentare di vigilanza RAI il 16 giugno 1997, ne aveva
effettuato una stima preventiva in 25 miliardi annui;
· nei giorni successivi l'approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri,
avvenuta il 16 gennaio, nel quale si prevedeva la gara per l'assegnazione del servizio di
trasmissione della RAI il CdR dei GR RAI in una dichiarazione annunciava che il servizio si
sarebbe svolto a costo zero, senza che nessun'altra fonte ufficiale della RAI intervenisse per
effettuare precisazioni su quanto dichiarato, anzi tale affermazione veniva ribadita a pù riprese
da parte del neo Presidente della RAI prof. Roberto Zaccaria;
· il 18 Aprile, dopo l'approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulle trasmissioni
parlamentari, nel quale non si prevedeva più di ricorrere alla gara per la scelta del
concessionario, al quale assegnare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, ed anzi
si stabiliva che la RAI poteva effettuare la trasmissione delle sedute parlamentari senza oneri
aggiuntivi sul canone, lo stesso Presidente della RAI Roberto Zaccaria, definiva il termine
"costo zero", come un "simbolo, un obbiettivo", che quindi non può avere effettivi riscontri in
termini di bilancio aziendale.