Salvare un servizio pubblico di informazione, non Radio Radicale

Pubblicato il 22 Ottobre 2009

Non si tratta della vita di Radio Radicale, ma del continuare ad assicurare una funzione pubblica da decenni fornita ai cittadini e alle istituzioni, in una situazione in cui nessun altro svolge lo stesso servizio alle stesse condizioni, come dimostrano gli attestati provenienti dal mondo accademico, giornalistico e anche politico di cui abbiamo raccolto un piccolo campione.

Non si tratta quindi di salvare Radio Radicale, ma una convenzione per garantire un servizio di pubblica utilità. Ecco quale.

Un modello di informazione, non una radio di partito

Radio Radicale ha introdotto in Italia un modello di informazione politica totalmente innovativo: quella della trasmissione integrale di tutti gli eventi di attualità istituzionale e politica. Nessun taglio né selezione, nessuna mediazione giornalistica, al fine di permettere agli ascoltatori di “Conoscere per deliberare” direttamente gli eventi politici nella loro integralità originale.

Invece di pretendere di fornire un’informazione giornalistica migliore di quella confezionata dalle altre emittenti, o di fungere da radio di partito, di un solo partito, Radio Radicale ha affermato in Italia un modello di informazione di interesse pubblico del tutto inedito, basato sulla registrazione, la messa in onda, l’archiviazione e la pubblicazione su web dei maggiori eventi istituzionali, politici e giudiziari nella loro integralità.

Bisogna andare negli Stati Uniti per trovare, nell’emittente via cavo C-Span, qualcosa di simile a quello che Radio Radicale per oltre trent’anni ha assicurato ai cittadini italiani.

Perché i soldi a Radio Radicale finanziano un servizio pubblico, non un’emittente

  • Radio Radicale è l’unica emittente radiofonica ad essere stata riconosciuta, con la legge 230 del 1990, “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”. La legge prevede che per essere riconosciti tali, bisogna destinare la propria rete di trasmissione, che deve raggiungere almeno l’85% delle regioni, alla messa in onda quotidiana di «programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti»

  • Radio Radicale è stata la prima e finora l’unica a vincere, tramite gara, una convenzione per la trasmissione delle sedute del Parlamento, nel 1994 (legge 28 ottobre 1994 n. 602)

  • Da allora tale convenzione è stata sempre rinnovata, e Radio Radicale ha assicurato con continuità questo servizio allo Stato e ai cittadini

  • Il servizio di trasmissione delle sedute del Parlamento è stato svolto, dal 1976 al 1994 a spese del Partito radicale, da Radio Radicale, prima di qualsiasi convenzione. Una assoluta esclusiva (non voluta) di questo servizio essenziale per la democrazia, per la pubblicità del processo deliberativo del Parlamento. Tutt’oggi Radio Radicale è l’unico archivio ad avere conservate, archiviate e ricercabili su internet, le registrazioni delle sedute della Camera dei deputati dal ‘76 all’89 e del Senato dal ’76 al ’97

  • Il Partito radicale, per anni, in totale solitudine, ha chiesto che la Rai svolgesse questo servizio pubblico, ottenendo nel 1990 che venisse introdotto quest’obbligo nella legge Mammì di riordino del sistema radiotelevisivo

  • Nel 1997, con l’approssimarsi della scadenza della convenzione, Radio Radicale aveva avanzato alla RAI un’offerta di collaborazione triennale per la realizzazione della quarta rete radiofonica parlamentare, offerta rifiutata

  • La Rai non ha ottemperato a quanto previsto dalla legge per oltre 7 anni

  • Il 17 dicembre 1997 tutti i capigruppo della Camera dei deputati sottoscrivevano un ordine del giorno che giudicava “un incomprensibile passo indietro” la realizzazione, a sette anni di distanza dall’approvazione della legge che la prevedeva, della quarta rete radiofonica della Rai dedicata alle sedute parlamentari. L’ordine del giorno, accolto dal Governo, impegnava l’esecutivo “ad individuare le vie economicamente meno onerose per la realizzazione di tali obiettivi, prima fra tutte quella del ricorso ad una convenzione con un concessionario” scelto attraverso una gara. Il 14 gennaio i senatori a vita Francesco Cossiga, Giovanni Agnelli, Giulio Andreotti, Carlo Bo, Norberto Bobbio e Giovanni Leone presentavano al Senato una mozione in cui si chiedeva di “considerare superato e decaduto” l’obbligo previsto dalla legge Mammì in capo alla Rai di dar vita alla rete radiofonica parlamentare e di rinnovare la convenzione con Radio Radicale fino alla data di decorrenza della nuova convenzione, che sarebbe dovuta essere stipulata a seguito di una gara.

  • L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella segnalazione a Governo e Parlamento del 9 marzo 1998 riguardo al disegno di legge su Radio Parlamento scrive: «Nel corso della sua attività istituzionale, l’Autorità ha più volte sottolineato come un servizio pubblico o una parte di esso possano essere efficacemente svolti da soggetti diversi dal concessionario pubblico, garantendo comunque il pieno raggiungimento degli obiettivi di interesse generale. (…) L’Autorità perciò rileva con soddisfazione come tale principio sia stato recepito nel disegno di legge AS 3053 per la porzione di servizio pubblico radiofonico costituita dalla trasmissione dei lavori parlamentari. Il disegno di legge sospende inoltre, fino al 31 dicembre 1998, l’efficacia dell’art. 14 del contratto di servizio tra la Rai e il Ministero delle Comunicazioni, che prevede l’avvio della rete parlamentare da parte della stessa Rai. L’Autorità ritiene che debba essere non sospeso ma abrogato quest’obbligo della Rai, perché nel caso la Rai risultasse vincitrice della gara, sarà la successiva convenzione con lo Stato a disporre i relativi obblighi, e nel caso di vittoria da parte di un’altra emittente si avrebbe un’inutile duplicazione del servizio finanziata dal canone di abbonamento».

  • Il Parlamento approva la legge 11 luglio 1998, n. 224 che conferma l’assegnazione della convenzione tramite gara. La gara non si è mai svolta per non mettere a repentaglio l’esistenza della rete RAI Gr Parlamento

  • Essendo una delle poche emittenti radiofoniche che coprono tutto il territorio nazionale, se Radio Radicale avesse deciso di introdurre spazi pubblicitari e modificare la propria politica editoriale, avrebbe potuto inserirsi a pieno titolo nel grande business della vendita degli spazi pubblicitari in cui tutte le radio, da ben prima del 1994, erano impegnate con guadagni molto più elevati di quelli ottenuti con la convenzione stabilita con il Ministero delle Comunicazioni.

Confronto tra Radio Radicale e la rete RAI GR Parlamento. Dov’è lo spreco?

  • Rispetto a Radio Radicale, che trasmette 8760 ore l’anno (24 ore al giorno), Gr Parlamento trasmette 5124 ore (14 al giorno) di cui solo 3000 dedicate alle dirette del Parlamento.

  • Radio Radicale costa allo Stato 8 milioni 333 mila euro l’anno e non può trasmettere pubblicità a causa della convenzione. Di Gr Parlamento non esiste un bilancio pubblico. E’ parte dei servizi richiesti dal contratto di servizio che fa intascare alla RAI 1 miliardo 602 milioni di euro l’anno (a cui vanno aggiunti 110 milioni di euro l’anno da altre convenzioni e 1 miliardo 165 milioni ricavati dalla pubblicità - dati del bilancio 2008).

  • Secondo l’indagine ufficiale di Audiradio gli ascolti di Radio Radicale variano dai 470.000 a 530.000 utenti al giorno e da 1.500.000 a 2.000.000 a settimana. Gr parlamento non risulta essersi mai iscritta ad indagini di ascolto

  • ll servizio svolto da Radio Radicale è regolamentato da un contratto con il Ministero delle Comunicazioni che prevede una percentuale minima di sedute da trasmettere, le modalità di separazione rispetto alle altre trasmissioni, l’invio mensile dei resoconti delle ore di trasmissione e la collocazione rispetto agli altri programmi. Il controllo avviene da parte del Ministero che verifica puntualmente il rispetto degli obblighi contrattuali. Il servizio svolto da Grparlamento è regolato da tre righe del contratto di servizio (articolo 12 comma 3) e nessuna forma di controllo né di rendicontazione risulta essere prevista.

  • Radio Radicale rende disponibili tutte le sedute parlamentari su internet, in audiovideo, fin dal 1998, agli albori di internet in Italia. Le sedute, dopo la diretta, vengono presentate in schede che rispettano la scansione delle varie fasi dei lavori parlamentari. L’aggiornamento avviene ora per ora, in tempo reale. Il motore di ricerca consente inoltre di effettuare ricerche organizzate nell’ambito di tutte le sedute disponibili. L’avvio della sperimentazione di questi servizi multimediali è prevista della legge n. 350/2003 (Finanziaria 2004). Sul sito di Grparlamento sono ascoltabili solo alcune rubriche dell’emittente, non compare nessuna traccia della programmazione effettuata, non solo in forma multimediale ma neanche come semplice elenco di programmi trasmessi.

  • Nel tempo in cui non trasmette il Parlamento, Radio Radicale, al di fuori di qualsiasi finanziamento pubblico, documenta l’attività anche delle altre istituzioni (Tribunali, Consigli comunali, Corte dei Conti, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento europeo), così come i congressi, i festival e le maggiori assemblee di tutti i partiti politici, i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri. Ancora più rilevante è che gli eventi registrati, che solo in minima parte trovano spazio nel palinsesto, sono fruibili via internet anche in video da qualsiasi utente senza alcuna limitazione e senza alcuna forma di registrazione dei dati personali. Il costo della sola produzione esterna, della archiviazione e della pubblicazione integrale in Internet degli eventi esterni supera i 3 milioni di euro l’anno. Nessuna attività del genere è effettuata da GR Parlamento.

L’archivio di Radio Radicale

Ad oggi (dato aggiornato al 2011) l’archivio multimediale di Radio Radicale contiene:

  • 320.000 registrazioni

  • 600.000 media

  • 170.000 oratori identificati con cognome, mone e qualifica

  • 70.000 interviste con nome, cognome e qualifica dell’intervistato

  • 18.000 udienze di processi

  • 22.000 dibattiti

  • 8.000 assemblee

  • 11.000 convegni

  • 2.600 congressi

  • 17.000 conferenze stampa

  • 1.100 luoghi diversi in Italia ed anche all’estero

  • 6.000 organizzazioni

Più della metà di questo archivio è disponibile e liberamente accessibile in formato multimediale online sul sito www.RadioRadicale.it.

In un articolo apparso nel 2000 sulla rivista scientifica de il Mulino Contemporanea, “Ascoltare la storia, l’archivio sonoro di Radio Radicale”, l’archivio viene definito «una fonte di documentazione storica molto rilevante e ampia per l’intera storia politica contemporanea italiana (…). La caratteristica che rende particolarmente interessante questa raccolta, oltre alla specificità del contenuto (…) e alla grande quantità di materiale raccolto, è l’integralità della registrazione dell’avvenimento, di cui si conservano non solo degli spezzoni destinati alle trasmissioni, come spesso accade in altri archivi radiotelevisivi, ma l’evento nella sua completezza».

Dicono di noi

Dario Fo

«Io vi ascolto sempre, ascolto la vostra radio…all’alba. Complimenti perchè è fatta benissimo» Radio Radicale, 28 ottobre 2010

Beniamino Placido

«Lo Scrittore francese André Malraux ha scritto una delle frasi più belle di questo secolo: “La vita umana non vale niente, ma niente vale quanto una vita umana”. Che la vita umana non valga niente, lo sappiamo bene. E lo tolleriamo anche, con sonnolento cinismo. I radicali ci hanno ricordato sempre, in questi anni, che è vera anche la seconda metà della frase. E’ vero anche che niente vale quanto una vita umana: quando si spegne per fame in Africa; ma anche quando si esprime - con rabbia furore frustrazione - a “Radio radicale”. Anche queste sono vite che andrebbero ascoltate: qualche volta anche rispettate; certo, studiate. Forse è una posizione prepolitica, questa radicale. Di cui però ogni politica dovrebbe tener conto. Quando mi congedo, i radicali mi regalano una moneta da dieci lire: “per la prossima volta”. Ecco: “Radio radicale” è l’ unico posto di Roma, forse d’ Italia, dove dieci lire valgono ancora qualcosa. Ma quanto valgono dieci lire, in concreto?»

La Repubblica, 1986

Renata Polverini

«Ringrazio i radicali e Radio Radicale per il servizio che offre a questo Paese. Io non ho paura - come prima ricordava Marco Pannella - di citare né i Radicali né Radio Radicale. Di recente mi hanno chiesto se avevo un hobby, ho risposto che ne avrei moltissimi, che però non li posso praticare perché ho poco tempo, ma una cosa che faccio la mattina quando sono a casa e non mi sveglio esageratamente presto, è che faccio un po’ di tapis roulant, ma senza farmi mancare la rassegna stampa di Bordin. Questo è stato messo come uno dei pochi, anzi l’unico, dei miei hobby

Congresso Radicali Italiani, 2009

Andrea Bocelli

«Ho sempre sofferto di insonnia e di notte ascoltavo Radio Radicale, perché sono bravi e parlano di molte cose, e una volta ho confidato a Marco Pannella di avere una simpatia per lui, perché ha cercato di fare una cosa importante. Forse ricorderete che lui è stato uno dei primi, se non il primo, ad auspicare il doppio tesseramento, che voleva dire che stare con lui voleva dire anche poter stare con qualcunaltro. Proprio perché siamo in clima natalizio, io sogno un’Italia che esca dalle forche Caudine della destra e della sinistra, di questa politica che sembra una politica da stadio, in cui si è sempre d’accordo con la propria parte e sempre in disaccordo con l’altra. Io sogno un’Italia con tante idee, qualche ideale e nessuna ideologia. Perché le ideologie sono quelle che hanno creato gli steccati.Questa cosa mi opprime, questo scontro continuo, non se ne può più. Questa destra e questa sinistra che erano già vecchie ai tempi di Crispi e di Depretis. Credo che si possa fare meglio, si può cercare di dialogare per il gusto di dire di aver fatto qualcosa insieme, e aver visto iniziare, cominciare a crescere e fiorire qualcosa».

Che tempo che fa, 20 dicembre 2009

Sergio Romano

«È una radio di parte nel senso più accettabile della parola. Penso che ha effettivamente svolto un servizio pubblico di informazione pubblica».

30 gennaio 1998

Adriano Sofri

«Argomenti politici non ne userò, per non fare danno. Ma se mi tolgono Radio radicale non mi restano che le benzodiazepine fra le tre di notte e le sette e trenta di mattina. Siamo in tanti ridotti così, noi del posto fisso, malati in un letto o detenuti a domicilio. Se non si vuole rendere giustizia a un eccellente servizio pubblico, si voti almeno un emendamento umanitario».

Il Foglio, 22 ottobre 2009

Antonio Di Pietro

«Aderisco volentieri a questa petizione in favore della convenzione fra Parlamento e Radio Radicale perchè credo nella trasparenza delle istituzioni e quindi nel diritto dei cittadini di ascoltare quel che avviene nelle aule parlamentari. Credo anche che Radio Radicale sia una delle voci più libere del nostro panorama radio-televisivo e che sia stata negli anni un punto di riferimento costante per il pluralismi dell’informazione. Merita il sostegno di tutte le persone democratiche del nostro paese».

Messaggio appello, 5 novembre 2009

Simona Colarizi (Ordinaria di Storia Contemporanea presso l’Università la Sapienza di Roma)

«Il Partito Radicale ha compiuto una scelta non solo in funzione di se stesso come forza politica. Non ha cioè raccolto o archiviato una documentazione che potesse andare solo a chiarire, ad approfondire, a mantenere una memoria del Partito Radicale. Ha fatto un servizio pubblico, ha fatto un servizio politico. Ha conservato un patrimonio che è patrimonio della storia di tutti. E questo è veramente importante».

Convegno presso l’Università “La Sapienza”, 27 maggio 2008

Barbara Scaramucci (Direttrice delle Teche Rai)

«L’archivio di Radio Radicale è assolutamente prezioso e completamente complementare con l’archivio della Rai. Non c’è ombra di dubbio che l’archivio di Radio Radicale è una fonte preziosa per la storiografia contemporanea e per chiunque, a livello di documentario radiofonico, voglia ricostruire la storia, per lo meno della seconda parte del Novecento»

Convegno presso l’Università “La Sapienza”, 27 maggio 2008

Renato Brunetta

«Amo Radio Radicale perché è uno strumento fondamentale di conoscenza politica e di informazione. Perché è una radio di libertà, anche se spesso insopportabile per gli eccessi di quella straordinaria personalità che è Marco Pannella. Amo Radio Radicale perché ha tempi lunghi, perché fornisce approfondimenti che non trovi in nessun’altra emittente. Perché so, da buon professore, che grazie a lei s’imparano sempre un sacco di cose. Perché da oltre trent’anni mette in pratica il motto einaudiano del “conoscere per deliberare”».

www.renatobrunetta.it, 14 maggio 2009

Furio Colombo

«Come spiegare una radio simile in un Paese che ha subito (e subisce da tempo) un pauroso blocco delle informazioni? Diciamo: estranea alla prevalente cultura italiana. Riceve, certo, contributi per esistere. Ma trasmette tutto da tutto rendendo trasparente un Paese opaco fatto di realtà sovrapposte e impenetrabili, un Paese con le finestre murate a cura di editori, partiti, caste, e interessi speciali».

L’Unità, 1° agosto 2008

Federazione Nazionale della Stampa Italiana:

«Il Consiglio riunito a Roma il 9 e 10 luglio 1986 (…) rivela che - al di là delle valutazioni di merito sui contenuti politici dei suoi programmi - Radio Radicale ha svolto, nel corso di 10 anni, un’importante ed esclusivo servizio per l’opinione pubblica del Paese, attraverso la trasmissione integrale delle sedute del Parlamento, dei Congressi di tutti i partiti politici e delle principali organizzazioni sindacali e sociali, dei più importanti processi giudiziari».

Risoluzione approvata all’unanimità, Roma, 10 luglio 1986

Giovanni Paoloni (Ordinario della Scuola Speciale Archivisti e Bibliotecari dell’Università la Sapienza):

«L’archivio di Radio Radicale è particolarmente rilevante (…) perché colma una lacuna di documentazione che altrimenti sarebbe difficilmente coperta dal punto di vista della memoria collettiva»

Convegno presso l’Università “La Sapienza”, 27 maggio 2008

Stefano Folli

«Il servizio offerto dall’emittente di Marco Pannella ha costituito per anni una palestra di democrazia, nonche’ un modello di correttezza informativa. Ci si e’ addirittura dimenticati, amici e avversari, che quella radio era ed é la voce di un partito, sia pure eterodosso. E questo perche’ ha avuto successo una formula semplice e chiara: separare l’informazione politico - parlamentare (i dibattiti d’aula in diretta, gli approfondimenti, i congressi di partito, le rassegne stampa) dall’informazione “militante” dedicata alle battaglie radicali. Questo significa che, con i soldi della convenzione che adesso il Parlamento ha abolito, Radio Radicale ha curato non solo e non tanto gl’interessi di una parte, ma ha reso un servizio realmente neutrale al pubblico degli ascoltatori».

Corriere della Sera, 15 dicembre 1997

Maurizio Costanzo

«Ha fatto davvero servizio pubblico: sedute parlamentari, dibatti, processi, hanno consentito agli ascoltatori di vivere quello che altrimenti è sempre stato lontano o comunque sempre estremamente mediato»

29 gennaio 1998

Gianfranco Pasquino

«Se pensiamo che ci debba essere concorrenza fra idee, fra il modo di fare informazione, Radio Radicale è uno dei luoghi dove si è fatta, storicamente, più informazione politica che altrove. Informazione meno paludata, meno noiosa, più brillante».

8 gennaio 1998

Antonio Baldassarre (presidente emerito della Corte costituzionale ed ex presidente della Rai):

«Ha fatto e fa un servizio unico in Italia: quello di dare informazione continua, immediata, sulla politica del Paese. Nessuna altra emittente fa questo».

29 gennaio 1998

Angelo Panebianco

«Ha svolto una funzione assolutamente originale e insostituibile nella storia politica e pubblica degli ultimi vent’anni»

11 novembre 1997

Piero Sansonetti

«Ho ascoltato - usando internet - vari interventi di Marco Pannella al congresso radicale che si è concluso ieri (con l’elezione a segretario del giovane Mario Staderini: tantissimi auguri al nuovo leader che si affaccia sorridente e spavando sulla scena tetra della politica italiana). Conosco abbastanza bene i congressi radicali. Ricordo che ne seguii uno, per la prima volta, nel 1978 - pochi mesi dopo il rapimento Moro: anni incandescenti - si svolse a Bari e fu molto acceso…»

17 novembre 2009

Paolo Pillitteri

«..dell’inferno carcerario di cui i Radicali, e Radio Radicale, sembrano rimasti gli unici, valorosi, solitari testimoni a denunciarne l’apocalisse quotidiana come risultato dello sfascio generale della giustizia»

25 novembre 2009

Alcuni dei processi registrati da Radio Radicale

» Clicca qui per riascoltarli

Appello per la strage sul treno Italicus

Processi alla Nuova Camorra Organizzata - caso Tortora

I diversi tronconi del processo per l’omicidio Calabresi (Sofri e altri)

Processo per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II

Colonna napoletana delle Brigate Rosse (Senzani) sequestro Cirillo

Vari Tronconi processo 7 aprile (Toni Negri, Vesce)

Processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974)

Processo Ustica

I vari processi per la strage alla stazione di Bologna

I vari Maxiprocessi a Cosa Nostra

Processo a Giulio Andreotti per associazione a delinquere di stampo mafioso

Processo per l’omicidio dell’eurodeputato democristiano Salvo Lima

Processo Cusani (affare Enimont)

Processo per la strage di Capaci (omicidio del giudice Giovanni Falcone)

Processo ter per la strage di via D’Amelio (omicidio del giudice Paolo Borsellino)

Processo Mangano ed altri

Processo per il crac Parmalat

I vari gradi del Processo SME (Berlusconi)

Processo a Silvio Berlusconi e David Mills per corruzione in atti giudiziari

Processo Cirfeta - Dell’Utri

Processo Consorzio Cavet - TAV

Processo Bassolino ed altri per il dissesto della gestione dei rifiuti in Campania

Processo Luperi ed altri (G8 - scuola Diaz)

Processo Perugini ed altri (G8 - Caserma di Bolzaneto)

Processo Arculeo ed altri (attivisti no global che hanno manifestato contro G8 del 2001)

Processo a Igor Marini ed altri per la vicenda Telekom Serbia

Processo a Mauro Obinu e Mario Mori

Processo a Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli per arruolamento di mercenari per svolgere attività armate all’estero

Processo per il rapimento dell’ex imam Abu Omar

Processo Provenzano ed altri

Processo per l’omicidio di Marco Biagi

Processo per l’omicidio della studentessa Marta Russo

Rassegna

Audio

Intervista a Pierluigi Battista sul rinnovo della convenzione con Radio Radicale

Stampa

La Repubblica - 14 Agosto 1986 - Ma quanto valgono le vecchie dieci lire?

16 Dicembre

Il Manifesto - Per la radio di Bordin allarme rosso

L’Opinione - Radio Radicale appesa al mille-proroghe

Il Messaggero - In breve - Bonino: “fare presto per la convenzione”

17 Novembre

Gli Altri - Caro Pannella, non mi rassegno

5 Novembre

Italia Oggi - L’archivio di Radio Radicale è un monumento da tutelare

30 Ottobre

Europa - Editoria, i diritti e i regali

29 Ottobre

Europa - Radio Radicale, i buoni costi della democrazia

28 Ottobre

Corriere della sera - La difesa di Radio Radicale, servizio pubblico e non privilegiato

Il Fatto quotidiano - Siamo tutti editori

27 Ottobre

Il Riformista - Il Cavaliere e l’occaasione di salvare Radio Radicale

Il Secolo d’Italia - Radio Radicale: la parola al governo

23 Ottobre

La Repubblica - Non oscurate Radio Radicale

Il Sole 24 ore - Uniti per salvare Radio Radicale

Il Manifesto - Radio Radicale senza fondi pubblici

Il Secolo d’Italia - Giornali e Radio Radicale: allarme rosso

Europa - Radio Radicale: emendamento bipartisan per la sopravvivenza

Il Fatto Quotidiano - Emendamento bipartisan: Radio Radicale non deve chiudere

Liberazione - Emendamento bipartisan per salvare “Radio Radicale”

L’Opinione delle Libertà - Salvate Radio Radicale

L’Unità - Radio Radicale lancia l’allarme: rischiamo di chiudere

Il Giornale - Radio Radicale torna a batter cassa e chiede 10 milioni

Il Corriere della Sera - Radio Radicale, iniziativa bipartisan per salvarla

Gli Altri - Salviamo Radio Radicale

La stampa - Radio Radicale a rischio chiusura

Lab il socialista - Editoria: Rutelli, no a chiusura Radio Radicale

Libero - Emendamento per salvare Radio Radicale

22 Ottobre

L’Unità - Solidarietà a radio radicale

Il Manifesto - Radio radicale a rischio

Europa - Radio radicale:solidarietà dai dem

Il Foglio - Piccola posta

Agenzie del 22 Ottobre

Web

Lunga vita a Radio Radicale - Lo Spazio della Politica

Vogliono chiudere Radio Radicale - Agoravox

Salvare il servizio pubblico di radio radicale - Ffwebmagazine

Emendamento bipartisan per salvare Radio Radicale - Leggo online

Appello su Il Foglio per Radio Radicale

Emendamento bipartisan per salvare Radio Radicale - Corriere.it

Perchè viva Radio radicale - Antimafia duemila

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