Referendum 2005. Cosa è successo?
Alle 15 di lunedì 13 giugno si sono chiusi i seggi per i 4 referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione assistita. Il dato definitivo dell'affluenza comunicato dal Viminale si attesta al 25,9%. Alla chiusura dei seggi del primo giorno di votazioni aveva votato il 18,7 per cento. In questa pagina troverete editoriali di commento e analisi sull'esito dei referendum e il dibattito che si sta sviluppando sui blog.
Le opinioni
Dall’opinione al voto. I sondaggi sulla legge 40 dal 2003 ad oggi e l’analisi del voto referendario, Diego Galli (dossier presentato all’Assemblea dei Mille, 17 giugno)
Benvenuto embrione. Al referendum Ruini vince e detta legge, Sandro Magister (www.chiesa.espressonline.it, 16 giugno)
A vittoria conseguita Ruini si schermisce: “Ho cercato solo di fare il mio dovere di vescovo, di cristiano, di cittadino”. Ma di certo egli non smobiliterà, da qui in avanti, la macchina con cui ha sbaragliato il campo. Il suo programma d’azione l’ha già scritto e gli ha dato un titolo ostico: “questione antropologica”. Ma i punti critici sono chiari: sono i nuovi “modelli di vita” con le conseguenti “scelte legislative, amministrative e giudiziarie negli ambiti della tutela della vita umana, della famiglia, della procreazione”. Quindi le coppie di fatto, i matrimoni gay, i divorzi rapidi, l’aborto, l’eutanasia. Su ciascuno di questi terreni Ruini ha in agenda le sue future battaglie.
Una Chiesa a-concordataria ha bisogno di nuovi confini, Federico Punzi (L’opinione, 16 giugno)
Il vero scontro è fra laicità (di credenti e atei) e clericalismo (di credenti e atei). Chi a favore della vittoria del potere temporale della gerarchia ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato e chi contro di esso. Nessun laicismo fanatico, nessuna battaglia antireligiosa né anticattolica… Libertà d’azione della Chiesa nella società e nelle scelte politiche, piena dignità del ruolo morale della religione nella vita pubblica, ma a questo punto le lezioni di Tocqueville vanno digerite fino in fondo, ponendo fine al regime di protezionismo concordatario. Così avviene negli Stati Uniti e in tutte le società a pluralità di confessioni. Altro che crociata laicista.
Ritirarsi è un errore, Rossana Rossanda (Il Manifesto, 16 giugno)
Quel che impressiona nel fallimento del referendum è che nessuno ne avesse previsto l’ampiezza. Neppure coloro — la Cdl e la chiesa — che per disinnescarlo hanno consigliato il disimpegno dal voto piuttosto che l’impegno di un No. Quanto alla sinistra, si era mossa tardi e fiaccamente, prima nascondendosi dietro a quella libertà di coscienza che scopre solo quando potrebbe infastidire il Vaticano, che ha accolto con giubilo la decisione della Corte costituzionale di rendere complicato un quesito che poteva non esserlo, e infine s’è guardata dal protestare contro l’intervento della chiesa perché ha ormai perduto la tradizione di laicità della repubblica, di razionalità nell’ordinamento delle cose umane, di cura per la ricerca. Esse impongono un’etica della responsabilità che la sinistra ha cessato di fare sua.
Laici con un’identità, Giovanni De Luna (La Stampa, 15 giugno)
…che un italiano su quattro sia disposto a mettersi in gioco in una partita che si è giocata su valori del tutto svincolati dagli interessi materiali, si riconosca in una tradizione marcatamente laica, riscopra le ragioni identitarie della sua appartenenza politica, è comunque un dato di grande interesse: è come se la vecchia, esigua minoranza «azionista» degli esordi della nostra Repubblica sia diventata oggi un’attiva e consapevole minoranza «di massa».
Laici senza lamenti, Gian Enrico Rusconi (La Stampa, 15 giugno)
Avversaria della laicità non è la religione, bensì la sua pretesa di monopolizzare l’etica pubblica, negando pari dignità morale ad altre visioni morali della vita. Avversario della laicità è lo spregiudicato utilizzo delle procedure democratiche che alterano il senso e il valore stesso della consultazione referendaria.
Fassino, D’Alema, Veltroni ora tocca a voi decidere, (Il Riformista, 15 giugno)
Gira voce che il gruppo dei parisiani abbia già deciso modalità e tempi della scissione dalla Margherita […] Il luogotenente di Prodi dice papale papale che non ci sarebbe da meravigliarsi se questo Rutelli passasse col centrodestra […] Se dovesse rendersi necessario un cambio di leadership (come è probabile che accada, perché Prodi o è il candidato di tutti o difficilmente sarà candidato) è ancora una volta alla Quercia che ne spetta l’onere e l’onore. I tre uomini che hanno fatto a vario titolo la storia dei ds, Fassino, D’Alema e Veltroni, devono chiudersi in una stanza, dimenticare il passato, e provarsi a salvare la barca che affonda.
Cara sinistra prova a capire la nuova Chiesa, Oscar Giannino (Il Riformista, 15 giugno)
Se la sinistra non impara che i cattolici buoni non sono quelli «adulti» perché dissenzienti, ma i cattolici che seguono la Chiesa, temo proprio che le sorprese negative per lei siano solo all’inizio.
Tutti «pazzi» per Camillo Ruini, Nicola Imberti (Il Tempo, 15 giugno)
… mentre i referendari continuano a sventolare lo spauracchio del clericalismo bigotto e oscurantista, qualcuno, in fondo in fondo, su quello spauracchio comincia ad investirci.
L’onnipotenza che ci fa paura, Claudio Magris (Corriere della Sera, 15 giugno)
… non è la fede in un infinito Progresso — aberrante come ogni fede dogmatica — che può confortarci, bensì la fede, umanistica e illuminista, in tanti piccoli, diversi progressi possibili, che possono aiutarci a vivere un po’ meglio; a essere, con più giustizia, quello che siamo.
Ai nuovi chierici, Giuliano Ferrara (Il Foglio, 15 giugno)
…non è la prima volta che pezzi di mondo laico e liberale convergono con politiche sposate dai cattolici, con battaglie culturali in cui si identificano i vescovi, andiamo, via, non è possibile che non ricordino il ’48, De Gasperi e Peppino Saragat, La Malfa e tanti altri anticomunisti e atlantici che hanno contribuito a costruire con i democristiani almeno un pezzettino dell’Italia che c’è, e che fa meno schifo di quanto loro raccontino […]. E se ai laici alleati stretti dei democristiani aggiungiamo Togliatti che votò a favore del Concordato in Costituzione, vedrete che la storia della Repubblica non comincia e non finisce con il referendum sul divorzio.
Coscioni: «Italiani al guinzaglio», Intervista a Luca Coscioni, di Edoardo Novella (L’Unità, 14 giugno)
«L’Italia è oggi, ancor di più, come la penisola descritta da Josè Saramago nel suo libro La Zattera di pietra. Un paese che, con la legge 40, si è staccato dal resto del continente europeo, dal resto del mondo, apparentemente senza cataclismi e senza vittime. Sulla zattera ci sono anche coloro che con l’astensione pensano di aver vinto la partita ma che in realtà imponendo un divieto in più, hanno fatto perdere al paese una libertà fondamentale».
Le guerre culturali polverizzano i partiti, Lucia Annunziata (La Stampa, 14 giugno)
Quello che abbiamo visto è stato cosi uno scambio di opinioni acceso ma anche senza pregiudiziali e se è vero che il risultato finale del voto ha seccamente distribuito torti e ragioni, e se è anche vero che questo risultato sarà giocato sul tavolo della politica, è altrettanto vero che in questo scambio senza corsetti ideologici e stata riacquisita una libertà di discussione che può solo essere utile all’orizzonte della politica.
Le ragioni del naufragio laico, Ezio Mauro (La Repubblica, 14 giugno)
La Chiesa, come dice Ruini, «non fa più leva su un soggetto politico di riferimento, ma sui contenuti», dunque agisce politicamente alla luce del sole, senza mediazione. La si “vede” cioè far politica, senza lo scudo dc, che tra le altre cose serviva evidentemente anche a questo. Fuori dal corridoio protetto in cui scambiavano il partito-Stato democristiano (con le sue autonomie, e le sue obbedienze) e la Curia, nel mondo scoperto di oggi la Chiesa passa da essere tutto a essere parte, in una sorta di moderna “lobbizzazione” che la porta a competere nel confronto politico-culturale come una grande agenzia di valori e di tradizioni, in competizione e in concorrenza con le agenzie che già occupavano il mercato.
Verdetto chiaro diagnosi incerta, Paolo Franchi (Corriere della Sera, 14 giugno)
E’ difficile stabilire quante divisioni ha il Papa. Ma, certo, l’intervento diretto e inusitato della Chiesa, addirittura sulle tattiche elettorali, è stato politicamente determinante, anche perché la politica, nel complesso, ha latitato. Ciò determina molte legittime preoccupazioni per il futuro, a cominciare dalle sorti della legislazione sull’aborto. Camillo Ruini smentisce. Si può anche dubitare di queste rassicurazioni. Ma forse è la stessa Chiesa a temere le vertigini da successo: quel 75 per cento è davvero troppo vasto, composito e inesplorato per « appartenerle » ed eventualmente per seguirla su questa strada.
Il ritorno del centro, Marcello Sorgi (La Stampa, 14 giugno)
La novità principale è la rinascita dell’unità politica, e prim’ancora etica, dei cattolici, docili all’appello all’astensione del proprio pastore, il presidente dei vescovi italiani Camillo Ruini, e sensibili al richiamo di Papa Benedetto XVI, che nella fase finale della campagna referendaria era intervenuto severamente in difesa della vita e degli embrioni umani. A dodici anni dalla scomparsa della Dc, quest’area ha confini larghi e due centri di gravità; collocati, a sinistra attorno a Francesco Rutelli e alla Margherita, e a destra tra Casini, Berlusconi e la galassia post-democristiana che sta dentro e fuori’ Forza Italia. E’ il fronte dei vincitori.
Hanno vinto loro (e Ponzio Pilato), (Il Riformista, 14 giugno)
Avremmo dovuto dire che se un embrione conta più di una donna ora, inevitabilmente, toccherà alla legge sull’aborto. Avremmo dovuto dire che sì, bisogna fidarsi degli scienziati più che dei santi, dei poeti, dei navigatori e degli imbroglioni di cui abbonda questo paese.
Chiesa e Aristocrazia, la politica si portan via, (Il Riformista, 13 giugno)
L’Italia è un caso-scuola. […] Siamo ormai già un paese post-democratico. […] Perfino la forma verbale ce lo dice. Oggi chiamiamo Istituzione la Chiesa e chiamiamo Istituzione il consiglio di amministrazione della Rcs, e chiamiamo istituzione la Banca d’Italia. Di tutte e tre le Istituzioni veneriamo l’immutabilità, la tradizione, l’intangibilità: in una parola la regalità. Governatore e papa sono tali a vita. E l’establishment pure, almeno fino all’affermarsi del prossimo, che sarà ugualmente considerato intangibile.
Se il Parlamento concede un ruolo civile alla Chiesa, Stefano Rodotà (La Repubblica, 13 giugno)
La vicenda referendaria lascia comunque una più lunga e profonda eredità. Prima in Parlamento, e poi più intensamente nella campagna elettorale, si è manifestato un programma politico di riscrittura dei valori fondativi della convivenza civile che travolge valori costituzionali; li subordina non all’etica, ma alla religione; postula un ruolo civile della Chiesa. Sarebbe dunque profondamente sbagliato considerare la vicenda referendaria come una parentesi. Nella storia politica italiana si è aperta una nuova fase, che può essere fronteggiata solo se si ha consapevolezza della sua portata. Guai a darne letture riduttive, rinunciando a provvedersi di adeguati strumenti culturali e politici.
Lo sconforto di Pannella: è regime. Aspettiamoci un periodo terribile, Aldo Cazzullo (Corriere della Sera, 13 giugno)
«Alla terza volta hanno vinto loro. E’ la rivincita degli sconfitti del ‘74 e dell’81, del divorzio e dell’aborto. Ci aspetta un periodo terribile. Controriformista, controconciliare. Un regime vero. Altro che Berlusconi. […] Il risultato è un’atmosfera da fine Anni Venti. L’Italia torna a essere un paese singolare, come all’avvento del fascismo».
Abbiamo perso, e perso pesantemente. Occorrerà una riflessione di mesi, e non di ore, per capire cosa sia successo nel profondo della società italiana, Daniele Capezzone (Notizie Radicali, 13 giugno)
L’analisi (ripeto: spietata, senza sconti) non potrà essere disgiunta da una vivisezione non solo delle illegalità che hanno segnato un anno di campagna referendaria (l’informazione, gli italiani all’estero, la Corte Costituzionale, la scelta della data balneare, gli sms, e così via: fino agli ultimi sfregi inferti ai malati intrasportabili, o alle omissioni finali del Viminale), ma -e sta qui il punto drammatico- delle illegalità profonde, sistematiche, che hanno ormai contraddistinto lustri di vita pubblica italiana, e che hanno finito per rendere liso il tessuto civile del paese.
I Radicali: dobbiamo rivedere tutto, Marianna Bartoccelli (Il Giornale, 13 giugno)
«Un anno fa il 70% degli italiani era indignato contro la legge 40. L’assemblea dei Mille servirà a capire cosa è cambiato quest’anno. E’ necessaria una revisione critica».
Procreazione, esposto dei radicali, Giovanna Casadio (Repubblica.it, 6 giugno)
È un brutto segnale per i paese. Sarebbe il segno di una società che si rifiuta di crescere e rinuncia alla modernità. Infatti nei prossimi anni saremo chiamati sempre di più a prendere decisioni di questa natura.
Le tre Italie e il cardinale, Giulio Anselmi (La Repubblica, 13 giugno)
L’Armata Ruini non ha ammesso dubbi, divisioni, dibattito sui valori in gioco, ha piegato vescovi, sacerdoti e politici di lungo corso. Contava solo il risultato, chiudendo un occhio sul mezzo scelto e sulle alleanze. Ottimi i teo-con, non credenti ma efficaci nella loro propaganda imbrogliona a colpi di eugenetica, di Goebbels, di Frankenstein. Meglio ancora gli uomini di centro-sinistra alla Rutelli che consentivano per di più di gettare scompiglio in un campo che il cardinal vicario guarda con sospetto, a partire dal suo leader Prodi, votante. […]Il pericolo di uno Stato etico, o, più concretamente nel nostro caso, di uno Stato clericale, ha contenuti molto concreti. Lo vedremo, credo, a partire dalla legge sull’aborto.
Quando i miscredenti diventano clericali, Eugenio Scalfari (La Repubblica, 12 giugno)
Il punto centrale […] si chiama clericalismo, potere clericale o se vogliamo esser chiari fino in fondo, potere temporale della gerarchia ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato. Chi è a favore della vittoria di quel potere e chi è contro di esso. La religione o la miscredenza non c’entrano. Si può essere religiosi oppure no, ma non è questo il punto di discrimine. I valdesi sono religiosi ma vanno a votare. Gli ebrei sono religiosi ma il presidente delle comunità italiane li ha esortati a votare. Molti cattolici religiosi, anzi religiosissimi, voteranno, a cominciare dal presidente della Repubblica Ciampi.
Approfondimento di RadioRadicale.it
Il dibattito sui blog
In vacanza da una vita (I love America)
Gli Italiani hanno paura della libertà (Oggettivista)
La legge 40/2004 è una legge liberale? (Nilo by La Radice)
Non siamo ancora Ruinati (Brain Wash)
La beresina dei referendum (Libert.@)
Ha vinto la paura (Il Federalista)
Ci dicano che destra vogliono (Regime Change)
Il vizio astensionista della Chiesa cattolica (Salvio)
Spiaggiati (Giudamaccablog)
La cura (milton)
E’ diverso (1972)
Ha perso l’Italia (Il Megafono)
Flop referendum: ci penseranno gli americani (I love America)
Dai referendum un bagno di realtà (JimMomo)
Quel brutto scontro tra radical e clerical (KrilliX)
14 giugno 2005: un paese in ginocchio (Malvino)
In utero (Azione parallela)
Esistono 2 tipi di Italiani (Carlo Menegante)


