Russi al voto, Putin in tv: «Vi guiderò, scegliete me»

Di Fabrizio Dragosei - 30 novembre 2007

A reti unificate Appello alla nazione per le legislative di dopodomani. Il partito di Putin, Russia Unita, non ha veri concorrenti. Ma il «Leader nazionale» punta alla consacrazione.

MOSCA - Il problema non è vincere, ma stravincere con un’affluenza alle urne almeno decente. Per questo ieri nella campagna elettorale russa è sceso in campo direttamente lui, il «Leader nazionale», che si è rivolto direttamente al Paese da tutti i canali televisivi. Una mossa, quella di Vladimir Putin, annunciata e criticata da tutti gli avversari, visto che il presidente non ha parlato ai russi come garante al di sopra delle parti, ma come candidato. «Andate a votare e votate per Russia Unita» se non volete perdere tutto quello che avete ottenuto fino ad oggi, è stato il senso del messaggio. Sul secondo canale nazionale, su Ntv e, soprattutto, sul canale uno, quello che una volta era dell’oligarca Boria Berezovskij poi diventato oppositore e oggi rifugiato in Gran Bretagna. E mentre Putin parlava, contro l’ex faccendiere del Cremlino veniva pronunciata la prima sentenza di condanna in patria: sei anni per appropriazioni indebite all’Aeroflot. Le polemiche sull’intervento di Putin sono state vivaci ma, come prevedibile, con scarse conseguenze sui media russi. Si è detto che lo spazio televisivo era stato «regolarmente» acquistato dal partito del presidente. In tv dopo di lui era comparso in un primo momento solo Vladimir Zhirinovskij, l’istrionico leader del partito Liberal-democratico, fiancheggiatore del Cremlino. Poi, nelle successive edizioni dei telegiornali, è stato inserito l’appello del leader del Partito Comunista Gennady Zyuganov, anche lui avversario «non belligerante» e quindi tollerato dagli uomini del presidente. Niente da fare invece per l’opposizione liberale e democratica, l’Sps, Unione delle forze di destra, e Yabloko. Il criterio adottato formalmente è, forse, quello di consentire l’accesso tv solo ai partiti che erano già presenti in Parlamento, criterio come minimo discutibile visto che anche Sps e Yabloko sono comunque ammessi alla competizione elettorale. L’Altra Russia non è stata registrata come partito e quindi Kasparov, che ieri è stato rilasciato dopo l’arresto di sabato, tenterà di far sentire la sua voce nelle strade. «Spero che nel mondo si veda cosa accade agli attivisti dell’opposizione in Russia», ha dichiarato appena fuori dal carcere. Ma la questione, dicevamo, non è quella di vincere le elezioni, visto che il partito di Putin non ha concorrenti veri. II presidente vuole però un mandato da “Leader” e quindi ha bisogno di quel consenso che una volta si definiva bulgaro. Così ieri ha provato a svegliare i russi agitando i soliti spettri. Questa volta non il «nemico esterno», ma quello interno, vale a dire i vecchi democratici e gli oligarchi dell’epoca Eltsin. «Ci vogliono far tornare ai tempi delle umiliazioni, della disgregazione», di quando la Russia dipendeva dall’estero. «Ricordiamoci da quale abisso abbiamo fatto uscire il Paese. E non crediate che tutto sia predeterminato e già deciso. Questa è un’illusione pericolosa».