Russia: le elezioni riconfermano il partito di Putin, ma per gli oppositori ora comincia la dittatura

Pubblicato il 30 Novembre 2007
Vignetta sulla strategia politica di Vladimir PutinVignetta sulla strategia politica di Vladimir Putin

Domenica 2 dicembre i russi hanno votato per il rinnovamento della Duma, la camera bassa del parlamento. Russia Unita, lo schieramento del presidente Vladimir Putin, ha ottenuto secondo le prime proiezioni dal 61 al 63% dei consensi, riconfermandosi primo partito nazionale. Gli avversari di Putin, come Boris Nemtsov - leader del partito liberale - o Garry Kasparov - ex-campione mondiale di scacchi - hanno tuttavia denunciato il verificarsi di gravi irregolarità e brogli che, di fatto, aprirebbero all'insaturarsi di un vero e proprio regime dittatoriale.

Da tempo, gli oppositori interni e gli osservatori internazionali avevano lanciato numerosi allarmi sulla legittimità della campagna elettorale e sulla regolarità delle elezioni. Il personale OSCE, che avrebbe dovuto monitorare il corretto svolgimento delle operazioni di voto, si era trovato costretto a lasciare il paese per le eccessive restrizioni imposte dal Cremlino e lo scorso 24 novembre Garry Kasparov era stato nuovamente arrestato e condannato a 5 giorni di reclusione dopo una manifestazione di protesta a Mosca.

Di seguito, la rassegna della stampa nazionale ed estera, le interviste di Radio Radicale e le testimonianze dal blog di Robert Amsterdam.

«Ho visto i brogli ai seggi di Putin»

Putin voleva un trionfo ed (…) è andato tutto secondo copione, ma a un prezzo altissimo: la credibilità del Paese. «Queste sono state le elezioni più disoneste di sempre», ha dichiarato Boris Nemtsov, leader del partito liberale Sps, che ha ricevuto l’1,5%. «Roba da Unione Sovietica», ha tuonato Garry Kasparov, capo del movimento Altra Russia (nemmeno ammesso in lista), che ieri ha annullato la scheda davanti ai giornalisti (…).

Kasparov annulla la sua scheda elettorale davanti ai giornalisti (da corriere.it)Kasparov annulla la sua scheda elettorale davanti ai giornalisti (da corriere.it)

Oltre quattromila irregolarità sono state segnalate alla «linea rossa» della commissione elettorale, molte di più sono apparse sui siti Internet (…).

Nella maggior parte dei seggi di Mosca (…) le cabine elettorali sono state ridotte a scranni senza tendine, con paratie basse e collocate a breve distanza dai commissari: anche volendo, per l’elettore era difficile proteggersi dall’invadenza di chi - presidenti di seggio e osservatori - avrebbe dovuto garantire la regolarità del voto. Già, gli osservatori: molti dell’opposizione sono stati respinti, con svariati pretesti. Un’attivista dell’Sps ha raccontato alla radio Eco di Mosca di essere stata fermata all’entrata «perché i documenti non erano in regola: mancava il permesso della commissione centrale». E quando lei ha fatto notare che i due membri di Russia Unita erano stati ammessi senza autorizzazione, si è sentita rispondere: «Loro non ne hanno bisogno». Nelle regioni periferiche è andata peggio. In alcuni ospedali i malati sono stati ricattati: apporre una X sul Partito di Putin o niente medicine. In una sezione del Baskortastan si sono recati alle urne 23 cittadini, ma le schede scrutinate sono risultate 121. A Saratov i permessi per votare fuori sede si sono miracolosamente moltiplicati e gruppi di elettori hanno partecipato a singolari tour elettorali a bordo di autobus che li hanno portati da un seggio all’altro. Ognuno di loro ha votato fino a venti volte. Altrove, di buon mattino, alcuni presidenti di sezione si sono rifiutati di aprire le urne per permettere di verificare che fossero vuote, come prescrive la legge. Ad Amur i commissari, presi dal panico per la scarsa affluenza, si sono recati nei condomini costringendo la gente a votare a domicilio (…) (da il Giornale).

Per un pugno di rubli

(…) Al seggio numero 402, in una scuola di Pestovo, una piccola cittadina nella regione di Novgrod, dozzine di schede erano già segnate con un quadretto vicino al simbolo di Russia Unita, ha dichiarato un votante del luogo.

«Sono circolate voci sulla promessa fatta ad alcuni pensionati di un ricco pasto in cambio di una scheda di voto già marcata» ha raccontato Ella, una quarantaduenne disoccupata che ha chiesto di mantenere segreto il suo cognome per timore di rappresaglie. «Quando abbiamo visto che stavano davvero distribuendo i piatti non riuscivamo a crederci» (…).

Tra le centinaia di altre denunce, gli osservatori di Golos hanno raccolte quelle riguardanti la presenza di funzionari pubblici in borghese che a Mosca offrivano 700 rubli (circa 29 dollari) a chi assegnasse il suo voto a Russia Unita; inoltre, i manifesti elettorali di Russia Unita erano visibili vicino ai seggi di Mosca e di altre città, mentre altri cartelloni erano stati attaccati all’interno dei seggi, nei bagni delle donne: Golos ha sottolineato l’illegalità di queste azioni (…) * (da The Moscow Times).*

Nella folla dei voti russi conta solo Putin

Migliaia di candidati domenica si contenderanno le poltrone del Parlamento russo, ma in realtà l’elezione riguarda un unico politico, il presidente Vladimir Putin. Dopo essersi assicurato il il fermo controllo della Russia da quando è salito al potere, nel 2000, Putin ha trasformato le prossime elezioni in un voto di fiducia sulla sua leadership e sulla ripresa economica del paese e getterà nella battaglia tutta la forza del suo governo e della sua macchina-partito. La lotta, però, non sembra svolgersi ad armi pari.

I partiti dell’opposizione sono stati soffocati dalle nuove leggi elettorali, dall’inadeguatezza dell’informazione televisiva, dai freni posti alla loro capacità organizzativa e da inchieste criminose. Gli impiegati delle agenzie governative e delle compagnie che ricevono fondi dallo stato hanno ammesso di essere state esortate dai loro principali a schierarsi per il partito di Putin, Russia Unita.

Un professore siberiano di nome Dmitry Voronin, ad esempio, ha dichiarato in un’intervista (…) che lui ed altri colleghi dell’università sono stati ripetutamente richiamati dal personale amministrativo, che comunicava loro che qualora non avessero votato per Russia Unita sarebbero stati licenziati (…).

Putin gode di un’alta popolarità (…) ma i suoi oppositori sostengono che sia dovuta solo al controllo che questi esercita sulle agenzie governative, sull’ordinamento giudiziario, sul Parlamento e sui media (…). Le autorità governative hanno confiscato più di 15 milioni di comunicati elettorali, calendari e opuscoli dello Unione delle Forze di Destra, uno dei maggiori partiti filo occidentali del paese. In alcune città i volantini sono stati distribuiti in forma anonima dicendo che il partito stava assumendo persone malate di AIDS per la raccolta fondi (…). Voronin, un professore siberiano di Prokopyevsk a 3200 chilometri a est di Mosca (…) ha affermato che le autorità locali di Russia Unita gli hanno comunicato di aver garantito ai leader di Russia Unita l’80% dei voti nella regione: «Radunano periodicamente i presidi delle branche locali dell’università, i direttori delle scuole, delle cliniche e degli ospedali, per fornire loro istruzioni di voto (…). Si rivolgono anche a differenti categorie di votanti – ad esempio ai giovani, che si recheranno alle urne per la prima volta – e spiegano loro come votare “correttamente”».

Le organizzazioni indipendenti che stanno osservando il corretto svolgimento della campagna elettorale, come Golos, di Mosca, sostengono di aver ricevuto conferma di questi episodi, ma Vladimir Churov, un alleato di Putin, presidente della Commissione Elettorale Centrale, ha dichiarato di non credere a tali insinuazioni. Ed anche secondo lo stesso Putin non vi sono dubbi su un corretto svolgimento delle elezioni: «Conosciamo il valore dell’autentica democrazia ed abbiamo interesse nel promuovere elezioni massimamente aperte e trasparenti senza falle organizzative e malfunzionamenti. Siamo sicuri che questo avverrà»

(da The International Herald Tribune)

Mosca va in piazza contro Putin. Il re degli scacchi finisce dentro

Garry Kasparov arrestato durante una manifestazione di protesta a MoscaGarry Kasparov arrestato durante una manifestazione di protesta a Mosca

Garry Kasparov, l’ex campione del mondo di scacchi che da un paio d’anni è sceso in politica, fa paura. Il suo movimento di opposizione «Altra Russia» riesce a mobilitare poche migliaia di persone; ieri a Mosca erano appena 2.500 a manifestare. Ma fa paura. A Putin, naturalmente, che in queste circostanze non va per il sottile. In serata Kasparov un tribunale lo condannato a cinque giorni di prigione. Tanto per cominciare.

Cose che capitano nella Russia di oggi. La dimostrazione, autorizzata, si è svolta regolarmente, sebbene in un clima di pesante intimidazione (…). Appena conclusi i discorsi, alcuni ragazzi sono riusciti a superare il cordone degli agenti e si sono messi a marciare verso la sede della commissione elettorale, guidati dallo stesso Kasparov. Un’azione illegale, aggravata dal blocco del traffico. Gli Omon non aspettavano altro: hanno cominciato a spintonare e a manganellare, lanciandosi a caccia del leader di «Altra Russia»: è stato caricato su un pulmino, dal quale, scostando una tendina, ha fatto il segno della vittoria mentre la gente gridava «libertà, libertà». In serata era ancora agli arresti nel commissariato di zona, come peraltro era già avvenuto in luglio in occasione di analoghe manifestazioni, poi è arrivata la condanna a cinque giorni di galera, tanto per evitargli di essere oggi a San Pietroburgo, dove è prevista una manifestazione analoga (…).

Kasparov ci riproverà in marzo, alle presidenziali. È convinto che i sondaggi sulla popolarità di Putin e del suo probabile successore, il premier Zubkov, siano falsi e che i suoi concittadini siano pronti a ribellarsi. «Per il presidente e il suo entourage, la Russia non è che una fonte di arricchimento personale. Il nostro obiettivo è lo smantellamento di questo regime che copre il paese di vergogna e lo detesta», ha arringato i simpatizzanti prima di essere arrestato.

(da il Giornale)

Informazione di regime per le elezioni in Russia

La Russia è saldamente agli ultimi posti al mondo per la libertà di stampa (posizione 144 su 169 per Reporter sans frontières) e contende forse solo all’Iraq il numero di giornalisti morti ammazzati.

La città di Togliatti è messa peggio di Baghdad: sei direttori uccisi in otto anni. Dal 2000 a oggi, secondo Aleksej Simonov presidente della Fondazione Glasnost che tiene sotto monitoraggio il mondo dei media, 115 giornalisti sono morti in circostanze non chiarite. Molti sono deceduti per ragioni non professionali. «Il problema - aggiunge - è che la morte di un reporter è raramente investigata. E quindi non si sa». Nell’incertezza è archiviata come incidente. Accadde anche per Yuri Schekochikin deputato indipendente e columnist di Novaya Gazeta, ammazzato nel luglio 2003: sono stati i colleghi del giornale a far riaprire il caso. «Lo stesso - aggiunge Andrei Lipski vicedirettore - vale per Igor Domnikov assassinato nel 2000 a Mosca». E, sette anni dopo, il caso uscirà da qualche polveroso scaffale della procura. Con più riguardo è trattato il terzo, più celebre, omicidio sofferto dall’unico giornale d’opposizione in Russia: l’assassinio di Anna Politkovskaja, 49 anni, abbattuta a colpi di pistola il 7 ottobre 2006. Dieci persone sono state arrestate fra cui un ufficiale dell’Fsb l’erede del Kgb, ma la nebbia cala appena c’è il tentativo di andare oltre il primo livello.

Vignetta sulle elezioni in Russia, da Novaya GazetaVignetta sulle elezioni in Russia, da Novaya Gazeta

La commistione fra informazione e potere economico, fra potere economico e Stato, fra Stato ed elementi della criminalità è il cappio che strangola i media russi. Una spirale dolorosa nel mondo sviluppato diviene insopportabile nelle società e nelle economie emergenti. In Russia ha un’aggravante in più: il disprezzo del potere per il principio fondamentale del diritto-dovere d’informare. «Vladimir Putin è sinceramente convinto che i media facciano quello che il proprietario ordina. Sia esso un ente privato o un ente pubblico. Crede che i giornalisti siano sempre strumenti al servizio dell’editore e non della società civile». Il riflesso incontrollabile del colonnello? Aleksej Venediktov non lo dice, ma forse lo pensa. Da direttore di radio Eco di Mosca è tenuto a qualche residuo

riguardo che non gli impedisce di denunciare la morte più che sospetta di almeno 16 giornalisti in sette anni vittime, a suo parere, dell’incrocio fra potere e criminalità, ma soprattutto della voglia di zelanti sicari di guadagnarsi favori, magari mai richiesti, da potentati locali o nazionali (…) (da il Sole 24 Ore).

Perchè votare è inutile

Il 2 dicembre i russi votano per la Duma, la camera bassa del parlamento. Una perdita di tempo scrive l’editorialista democratico Boris Kagarlitskij

«Non voto dal 1993. Che senso ha votare per dei deputati la cui unica preoccupazione è evitare di essere sospesi o addirittura uccisi per aver disobbedito? Ed è ancora più insensato votare alle elezioni presidenziali quando il presidente è stato già scelto (…). La vittoria di Russia Unita è inevitabile, e il sistema è concepito in modo che tutti i tentativi dell’opposizione di impedirla servano solo a rafforzare il partito al potere. Chi ha una consapevolezza politica il 2 dicembre potrà restarsene a casa con la coscienza pulita. Per di più, il giorno delle elezioni in genere fa molto freddo e uscire non serve. Tranne, forse, per andare a comprare i regali di Natale» (da The Moscow Times).