Salviamo il servizio pubblico di Radio Radicale

Di Rosalinda Cappello - 29 ottobre 2009

Fare Fururo webmagazine

Attesa per il rinnovo dell’accordo per trasmettere le sedute parlamentari

Vogliamo veramente rinunciare al servizio informativo che Radio Radicale ci offre ormai da decenni? Il rischio è dietro l’angolo se non passa l’emendamento firmato, in maniera assolutamente bipartisan, da 202 senatori per chiedere il rinnovo della convenzione, del 1994 - per la trasmissione delle sedute del Parlamento - tra l’emittente radiofonica e il ministero dello Sviluppo economico. Era il 1994 quando questo accordo fu raggiunto e, da allora, è stato sempre rinnovato. Oggi, però, a pochi giorni dalla scadenza, rimane l’incognita sul rinnovo. Perché in Finanziaria non c’è una voce che lo preveda ed è per questo che è stato presentato un emendamento dibattuto in commissione al Senato in questi giorni. Per il direttore Massimo Bordin - voce storica della rassegna stampa che ogni mattina dà la sveglia agli appassionati delle vicende politiche di casa nostra – «se il governo fa suo l’emendamento, il problema, se non è risolto, è quantomeno ben avviato. E il passaggio in commissione è essenziale per arrivare nell’aula in una situazione ragionevole». Ma perché augurarsi che Radio Radicale veda rinnovata la convenzione? Pierluigi Battista sul Corriere della Sera di oggi scrive che il provvedimento «che gli esponenti di entrambi gli schieramenti stanno promuovendo non perpetua una regalia, ma permette di lasciar sopravvivere uno strumento democratico importante». E non si può che concordare con questa visione. Perché è innegabile che Radio Radicale svolga un vero e proprio servizio pubblico, attivo tutti i giorni per tutto il giorno, mandando in diretta e integralmente le sedute parlamentari e mettendo a disposizione di tutti un vastissimo archivio di interviste, udienze di processi, convegni e dibattiti, assemblee, comizi, manifestazioni e conferenze stampa. Un tipo di informazione completa, integrale, di tutti gli eventi di attualità istituzionale e politica senza tagli né selezione, senza nessuna mediazione giornalistica per «permettere agli ascoltatori di “conoscere per deliberare” direttamente gli eventi politici nella loro integralità originale». Auguriamoci, dunque, che Radio Radicale ottenga il rinnovo che aspetta, e non per assistenzialismo con una radio che, tra l’altro, non vive di pubblicità, ma perché sarebbe una perdita per la libera informazione, sarebbe “un’amputazione grave”, come la definisce lo stesso Bordin, per i cittadini che non avrebbero più l’accesso a un archivio di notizie politiche e istituzionali così vasto e completo.

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