Satyagraha: i radicali D’Elia, Mecacci e Perduca a Dharamsala. Le corrispondenze aggiornate

Pubblicato il 10 Marzo 2008
Matteo Mecacci, Sergio D'Elia e Marco Perduca a Dharamsala, durante la marcia contro l'occupazione cinese del TibetMatteo Mecacci, Sergio D'Elia e Marco Perduca a Dharamsala, durante la marcia contro l'occupazione cinese del Tibet

A partire dalla giornata di oggi una delegazione del Partito Radicale Nonviolento composta da Sergio D’Elia, Matteo Mecacci e Marco Perduca sarà presente a Dharamsala (India), sede del Governo tibetano in esilio, in occasione della commemorazione dell’anniversario della rivolta del popolo tibetano contro l’occupazione cinese avvenuta il 10 marzo 1959.

Raccogliamo in questa pagina tutte le corrispondenze dei delegati radicali da Dharamsala.

Una marcia di sei mesi contro l’occupazione cinese del Tibet e lo svolgimento delle Olimpiadi a Pechino

Centinaia di esiliati tibetani iniziano oggi - in coincidenza con l’anniversario della fallita rivolta contro il governo cinese in Tibet, che obbligò il Dalai Lama ad andare in esilio nel 1959 - una marcia di sei mesi dall’India al Tibet, per protestare contro l’occupazione cinese della regione himalayana e lo svolgimento dei prossimi Giochi olimpici a Pechino.

Il gruppo di esiliati ha spiegato che questa marcia rappresenta la prima di una serie di iniziative di protesta che avranno luogo in occasione delle prossime Olimpiadi. Lobsang Yeshi, uno dei coordinatori, ha detto che si tratta “un grande inizio”, mentre ieri il Dalai Lama ha denunciato “le inimmaginabili ed enormi” violazioni dei diritti dell’uomo commessi dalla Cina in Tibet: “La repressione aumenta fino a raggiungere enormi e inimmaginabili violazioni dei diritti dell’uomo, fino alla negazione della libertà religiosa e alla politicizzazione delle questioni religiose”.

Nel primo giorno della marcia la polizia di Dharamsala ha bloccato diverse centinaia di tibetani in esilio: tra i manifestanti anche i radicali Sergio D’Elia, Matteo Mecacci e Marco Perduca. Atul Fulzele, capo della polizia, ha spiegato che un ordine che vieta ai manifestanti di lasciare l’area è stato emanato su raccomandazione del governo indiano.

Più di mille dimostranti hanno inoltre sfilato a Nuova Delhi, alcuni di loro avvolti in garze sporche di sangue finto e con la sagoma degli anelli olimpici al collo, a rappresentare delle fiaccole olimpiche insanguinate.

A Katmandu, capitale del vicino Nepal, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e picchiato centinaia di tibetani, intenti a lanciare mattoni e pietre agli agenti, secondo le autorità. Almeno 10 manifestanti sono stati arrestati nei pressi di Boudhanath, uno dei più grandi tempi buddisti del paese.

Le ragioni della visita dei radicali a Dharamsala

La presenza di D’Elia, Mecacci e Perduca a Dharamsala costituisce parte integrante del Satyagraha Mondiale per la Pace per il 2008, iniziato ufficialmente in questi giorni con lo sciopero della sete di Marco Pannella per l’affermazione del rispetto della “parola data” in Italia e nel mondo.

La visita degli esponenti radicali a Dharamsala si inserisce nell’ambito della collaborazione politica con le autorità del Governo tibetano in esilo e, in particolare, fa seguito all’incontro avvenuto alla fine di dicembre dello scorso anno tra Marco Pannella ed il Dalai Lama, nel quale si erano poste le premesse per l’avvio di una serie di iniziative internazionali a sostegno dell’affermazione e difesa dei diritti dei diritti del popolo tibetano.

Per la delegazione radicale in questi giorni sono previsti una serie di incontri con le autorità del Governo tibetano in esilio, a partire dall’Ufficio del Primo Ministro e del Ministero degli Esteri e vari esponenti parlamentari per dare seguito concreto a quell’incontro.