30 MAR 1999
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Aggiornamento sulla situazione di guerra in Kosovo e in Serbia; La situazione del corrispondente di Radio Radicale Antonio Russo, unico giornalista dei paesi Nato, rimasto a Pristina, capitale del Kosovo; Il ruolo del giornalista-corrispondente di guerra (presso lo studio A di Radio Radicale)

CONFERENZA STAMPA | di Massimo Bordin, Artur Zheji e Emilio Targia - ROMA - 00:00 Durata: 2 min 7 sec
A cura di Andrea Maori
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Aggiornamento sulla situazione di guerra in Kosovo e in Serbia; La situazione del corrispondente di Radio Radicale Antonio Russo, unico giornalista dei paesi Nato, rimasto a Pristina, capitale del Kosovo; Il ruolo del giornalista-corrispondente di guerra (presso lo studio A di Radio Radicale).

Registrazione audio della conferenza stampa dal titolo "Aggiornamento sulla situazione di guerra in Kosovo e in Serbia; La situazione del corrispondente di Radio Radicale Antonio Russo, unico giornalista dei paesi Nato, rimasto a Pristina, capitale del Kosovo; Il ruolo del giornalista-corrispondente di
guerra (presso lo studio A di Radio Radicale)" che si è tenuta a Roma martedì 30 marzo 1999 alle 00:00.

Con Massimo Bordin (giornalista), Lorenzo Del Boca (giornalista), Paolo Vigevano (EDITORE), Marco Pannella (RAD), Mario Petrina (giornalista), Artur Zheji (giornalista), Franco Di Mare (giornalista), Antonio Russo (giornalista).

Sono stati trattati i seguenti argomenti: Aiuti Umanitari, Albania, Armi, Balcani, Bosnia, Clinton, D'alema, Esteri, Genocidio, Giornalisti, Governo, Guerra, Informazione, Italia, Jugoslavia, Kosovo, Macedonia, Milosevic, Minoranze, Montenegro, Nato, Onu, Osce, Radio Radicale, Rifugiati, Russia, Russo, Serbia, Storia, Stragi, Unione Europea, Usa, Violenza.

La registrazione audio della conferenza stampa dura 2 minuti.

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riduci

  • Massimo Bordin

    giornalista

    direttore di Radio Radicale
  • Lorenzo Del Boca

    giornalista

    presidente della Fnsi
  • Paolo Vigevano

    EDITORE

    di Radio Radicale
  • Marco Pannella

    RAD

    alle ore 16.20 collegamento con:
  • Mario Petrina

    giornalista

    presidente dell'Ordine dei giornalisti
    0:00 Durata: 2 min
  • Artur Zheji

    giornalista

  • Franco Di Mare

    giornalista

    oratrice non precisata a partire dalle ore 16.55 intervento da Pristina:
  • Antonio Russo

    giornalista

    ore 17.37 termine della conferenza stampa Al momento c’è una situazione di relativa quiete.Sparatorie ci sono ma l'artiglieria pesante si è fermata. Devo sempre dare come reportage che le case vengono bruciate, si vedono queste colonne di fumo - al momento sono poche, una decina - da quello che riesco a vedere - il problema e la paura è "Questa notte cosa succederà?". Non si può prevedere nulla. Io qui devo ripetere ancora che la gente non ha nulla per difendersi, non ha assoutamente nulla, siamo bloccati qua non ci sono nè macchine nè trattori per scappare. C’è stata della gente che ha cercato di scappare ed è stata rimandata indietro dalla polizia. Siamo in una situazione di stand by, non sappiamo cosa fare. Chi è qui a Pristina in questo momento è vittima di qualsiasi possibilità, in balia della polizia e delle milizie civili, che mi fanno davvero paura. Le ho incontrate, le ho conosciute, ho avuto nei giorni passati dei problemi e so di cosa sono capaci. <strong>Pannella</strong>: Molti qui si occupano, attraverso e grazie a te, della situazione di Pristina. Ho personalmente parlato con Massimo D'Alema, con il sottosegretario al governo, ho parlato con l'ambasciatore Sessa e credo di poter dire che la conclusione del vostro dialogo in radio, quando tu hai auspicato di poter prendere un caffè con lui, dimostra che le disposizioni di Roma sono molto nette, son sicuro che l'ambasciatore è moto lieto ma escludo che lui possa esporsi con un propostito così chiaro senza che il suo governo lo autorizzi. Quanto tutto questo valga non sappiamo dirlo. Qui ci sono dei colleghi e, tranne l'eccezione che tu per primo hai riscontrato, occorre dire che esistono delle testate televisive che stanno dando le informazioni per le quali tu sei lì. Per quel che mi riguarda spero che tutta questa storia si risolva in modo sereno.Ora i tuoi colleghi vorrebbero farti delle domande. Prima delle domande io vorrei dire qualcosa. Si può dire che forse un pazzo è rimasto qui nel Kosovo e sta creando rogne anche dal punto di vista diplomatico. La scelta di stare qui, con tutte le paure, è per dire che ci sia qualcuno che testimoni dall''interno quello che realmente è lo scandalo, cioè che si possa accettare alla fine del millennio che si possano ancora fare dei barbarismi e delle azioni come queste. E soprattutto che si possa dimostrare un'impotenza, una sorta di anestesia diplomatica in cui si discute sui tavoli ma non si riesce a capire quali siano poi i reali accordi sotto tavoli. E questo è estremamente grave. Franco Di Mare, TG2: Cì sono numerose voci sulla sorte di Rugova, l'ulitma notiza dice che sarebbe stato ferito ma che ora è riparato da qualche parte. Ti posso dire che sembrerebbe sia riuscito a mettersi in salvo, ma non so da chi sia battuta questa notizia. Io so che manca da qui da circa 3 giorni, non è presente a Prisitna così come Surroi, che manca da qui da circa 5 giorni. Franco Di Mare, TG2: Ci sono voci che dicono che a fare il lavoro sporco, ovvero l'eliminazione fisica dei poltici e degli intellettuali siano di fatto gli uomini di Arkan, ovvero le milizie paramilitari. Si risulta questo, hanno sempre fatto questo tipo di lavoro. L’esercito serbo mi da per certi versi più affidamento in quanto segue delle regole. Il lavoro sporco è fatto dalla milizia, dai cittadini armati fino ai denti e i paramilitari. C’è anche la presenza dei Rom, sono stati usati e io stesso ne posso dare testimonianza, per i lavori sporchi. Usati nel senso che hanno collaborato nel fare la spia, poichè sono diffusi sul territorio, anche in città. Hanno contribuito non nei confronti delle esecuzioni ma nelle ruberie delle case e negli incendi. Io 5 giorni fa ne feci un reportage alla radio, mi è capitato di incontrare queste bande di cani sciolti, perchè questo sono, questi zingari con le mani insanguinate, piene di sangue raggrumato . Una situazione davvero pericolosa, ci hanno intercettato e uno di questi membri diceva perche non lo sgozziamo e gli prendiamo la macchina fotografica e tutto quello che ha. Una stiauz terribile vissuta con un altro fotogiornalista italiano che può dare la mia stessa testimonianza.