04 LUG 2002

Confcommercio: Assemblea generale 2002

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Billè chiede un patto per le riforme con lo 'sconto fiscale', dove siano messe nero su bianco le risorse necessarie per ridurre l'Irpef, l'Irap, e che faccia chiarezza sugli ammortizzatori sociali.

E poi ha ammonito: l'art.18 'un errore tattico'Roma, 4 luglio 2002 - Per la settima volta Sergio Billè presiede l'assemblea annuale di Confcommercio, alla presenza di esponenti del governo, ben nove ministri, e delle istituzioni."Credo che l'Italia abbia oggi davvero bisogno di un patto per le riforme" - ha esordito Billè - "è però essenziale che siano chiari i contenuti di questo patto.

E ciò
non sarà possibile se non verranno quantificate le risorse necessarie per una riduzione tanto dell'Irpef, quanto dell'Irap".Art.18 'errore tattico'Il presidente di Confcommercio ha riconosciuto al governo buoni risultati, affermando che "il giudizio non può essere certamente negativo", ma ha aggiunto anche "che avrebbe dovuto fare, e dovrebbe fare, di piu' e di meglio per almeno attenuare i contraccolpi di una crisi che ha finito per consolidare la fase di stagnazione della nostra economia".

Tra questo di più Billè punta il dito sull'art.18, perché affrontarlo in quel modo, ha detto "è stato un errore tattico che si sarebbe potuto evitare"."Certo" - ha proseguito - "la Cgil ha ingigantito oltre misura questo problema ma lo scontro ha finito per ingessare il dialogo sociale senza riuscire però a rilanciare la domanda e i consumi, il 'grande problema' economico italiano".Sacrifici non ricompensati"La riforma fiscale" - ha spiegato Billè - "è per noi un impegno che va onorato fino in fondo e prima che sia possibile.

E un allentamento del patto di stabilità" - ha proseguito - "potrebbe offrire maggiori margini di manovra al governo per riformare il mercato del lavoro e finalmente attuarla"."E' vero anche però" - ha riconosciuto il presidente di Confcommercio" - "che Maastricht ha fermato la corsa della spesa improduttiva ma è altrettanto vero che questa politica di rigore non è servita, almeno fino ad ora, ad aumentare il reddito medio dei cittadini europei.

Anzi" - ha concluso - "i contribuenti italiani hanno fatto molti sacrifici e non mi sembra, fino ad oggi, che l' Europa li abbia ricompensati in qualche modo".Ridurre la pressione fiscaleInsomma il problema vero, per Billè, e per "per uscire dal tunnel è ridurre la pressione fiscale, ma di ridurla in modo più generalizzato e consistente di quanto sembra previsto al momento attuale dal Dpef.

Un intervento fiscale" - ha ammonito - "già nel corso di quest'anno avrebbe consentito una ripresa dei consumi e con essa un aumento del Pil nell'ordine dell'1,6-1,7%".Al governo per il cambiamentoAntonio Marzano, ministro per le attività produttive, nel suo intevento che è seguito a quello di Sergio Billè, ha voluto puntualizzare innanzitutto che sull'art.18 "le proposte del Governo dimostrano la volontà e il coraggio di cambiare perché non conviene a nessuno affrontare momenti di tensione.

Potevamo vivacchiare" - ha aggiunto "ma siamo andati al governo per cambiare la struttura del paese".Per quanto riguarda invece la situazione economica il ministro si è detto fiducioso perché "stiamo cominciando ad avvertire i segni di ripresa" - ha detto - "non stiamo in una fase di prestagnazione, siamo semmai in una fase di pre-espansione".Il ministro ha poi spiegato che "la congiuntura presenta non solo ombre ma anche luci: il Pil, è vero, è più basso di quello che avremmo desiderato, ma è in linea con il tasso di sviluppo medio europeo.

Adesso questa fase la stiamo superando" - ha concluso - "e ci stiamo avvicinando ad una fase di ripresa.

Gli Usa hanno avuto un tasso di crescita del Pil nel primo trimestre del 6% e questa ripresa si sta cominciando a diffondere nel mondo".

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