11 SET 2002

Festa di Liberazione: Sciuscià 'virtuale' di Michele Santoro sull'11 Settembre

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 38 min

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Santoro: "la Tv pubblica è quella dove si fa autocritica".

Caracciolo: "sulla guerra non sopravvalutate gli americani".

E Vauro attacca Pannella.Roma, Castel S.

Angelo, 11 Settembre 2002 - «La televisione pubblica è quella che fa autocritica e dà spazio a tutte le idee, anche nei momenti più difficili».

E poi, sulla chiusura di Sciuscià: «Questa non è una vendetta a un giornalista ricco come detto da più parti, ma contro tutti i lavoratori della trasmissione, dal tecnico al reporter».Così Michele Santoro in apertura di una puntata speciale di Sciuscià sull'11 Settembre, "ospitata"
nello spazio teatro della Festa di Liberazione di Roma.

«Noi siamo qui stasera» - ha aggiunto - «perché siamo uniti da un sogno, e questo è che i leader dell'opposizione aprano insieme la porta del presidente della repubblica e gli dicano: noi abbiamo perduto le elezioni, ma questo non dà diritto al 50% del paese di non essere correttamente informato».La nuova dottrina BushSecondo Lucio Caracciolo, direttore di Limes e Lucia Annunziata, direttore dell'Ap Biscom, l'America, mossa dalla paura per ciò che è avvenuto l'11 Settembre 2001, tenta di aggredire.

E la nuova dottrina dell'amministrazione Bush è improntata su nuove strategie.«L'intenzione chiara» - ha detto Lucia Annunziata - «è di riscrivere il diritto internazionale da parte degli Usa attraverso la teoria del first strike, cioè poter intervenire indipendentemente dal consenso che c'è intorno alla cosa».In questo senso vi sarebbe una dimostrazione sempre maggiore di perdità di sovranità degli Stati, anche se nel caso di alcune risoluzioni Onu, la cosa sarebbe differente.

La Annunziata ha infatti sostenuto che: «Come intenzione è così, non esiste più diritto alla sovranità, ma le ispezioni ricadono sotto un'altra legislazione, quella non scritta che è il diritto fondamentale alla non aggressione».L'altra faccia della globalizzazione«Dentro questa logica, cioè quella della globalizzazione» - ha detto Luca Casarini - «siamo dentro la seconda fase, la creazione cioè di istituzioni nuove non elette da nessuno», queste, secondo il leader dei movimenti No Global, servirebbero per disporre guerre e interventi arbitrari.«Con la guerra del Kosovo» - ha aggiunto Casarini - «è stato superato il trattato Nato, poi dopo è stato fatto un vertice che ha sancito quello che è avvenuto.

Ora siamo dentro la fase della guerra contro il terrorismo, ciò significa dover alimentare la paura del terrorismo».Più accusatorio Padre Benjamin nei confronti dell'opzione guerra all'Iraq: «Se vogliamo realmente la pace nel mondo dobbiamo mandare gli ispettori a controllare le armi di distruzione di massa in America non in Iraq» - ha detto - «fino ad oggi non ho sentito nessuno, nemmeno Karzai al congresso americano, che ha avuto un pensiero per i 6 7 mila morti in Afghanistan».L'attacco a PannellaInterpellato come spesso accade da Santoro, il vignettista Vauro ha prima spiegato alcune sue idee sui conflitti in corso, ha parlato dell'esperienza in Afghanistan e dell'appello di pace di Gino Strada e della sua associazione "Emergency".

A tal proposito Vauro ha letto la dichiarazione di Pannella che invitava a non firmare quell'appello per la pace, con la motivazione che si trattava di un pacifismo anni'30, come quello di Monaco che poi permise le agressioni di Hitler.A quel punto ha mostrato la vignetta da lui dedicata al leader radicale e ha detto: «Be' la vignetta dice, poveraccio, beve piscio, e sputa merda!».Strumentali i bambini dell'IraqL'attacco all'Iraq è stato presentato come pericoloso, sia da Casarini, che da Vauro che da Padre Benjamin, sia per il rischio per la popolazione civile, sia perché l'eventuale guerra all'Iraq viene considerata come una guerra per il petrolio e per mascherare il fallimento della guerra in Afghanistan.A questo proposito la Annunziata ha replicato: «Io sono contraria alla guerra all'Iraq.

Detto questo, io credo che noi ci troveremo di fronte a una situazione molto complicata: nel '93 c'è stato un processo contro quelli che tentarono di bombardare le torri, lì sono stati trovati collegamenti con l'Iraq.

Ma tutti gli imputati sono stati assolti, in base al diritto e in base al massimo del garantismo».«Ricordiamoci» - ha detto ancora la giornalista - «che Hussein fu lui a invadere il kuwait.

E' un dato di fatto.

Violando il diritto di uno stato nazione.

Terza cosa, i bambini dell'Iraq: sono sempre stata disgustata da questa propaganda sui bambini dell'Iraq.

L'embargo è stato pieno di buchi in questi anni, e Hussein e altri politici hanno messo in Svizzera molti soldi che potevano utilizare per i bambini.

E quelli che muoiono sono sciiti, mentre i sunniti che sono la classe dirigente no».Non sopravvalutare gli americaniSia Casarini, sia Gennaro Migliore, responsabile per la politica estera di Rifondazione, hanno sostenuto che la guerra all'Iraq è strumentale alla riformulazione del governo del mondo.

E che il dominio è dato dal mercato che, secondo Casarini, è regolato dall'etica e dall'economia: «l'etica» - ha detto - «è quella americana, l'economia è quella dei finanzieri, compreso Bin laden».Dal canto suo però Lucio Caracciolo ha avvertito che forse gli americani tutto questa influenza non ce l'hanno: «Credo che qui stiamo un po' sopravvalutando gli Usa» - ha detto il direttore di LImes - «le ultime guerre le hanno fatte tutte contro loro ex uomini, questo dimostra che hanno poca visione strategica.

Prima Milosevich, poi Laden, poi Saddam.

Attenzione ad immaginare un governo mondiale, uno dei motivi per cui gli americani hanno eletto Bush è perché pensavano che non ci fosse la guerra».La Annunziata, infine, ha sostenuto che un grande problema a livello internazionale è quello del conflitto di interessi dell'amministrazione Bush, dove la maggior parte dei membri hanno connessioni con il mondo del petrolio.E poi ha aggiunto: «Noi dovremmo affrontare il problema della sicurezza a livello globale; noi da sinistra dobbiamo produrre un'alternativa per la sicurezza, e non serve solo andare contro la guerra.

Punto finale, dobbiamo smetterla da un lato di oscillare fra l'accusa ai grandi organismi e dall'altra parte continuare a parlare dell'Onu, che è finito, ed è altrettanto corrotto.

Se noi vogliamo ripensare, dobbiamo ripensare anche agli organismi internazionali».

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  • Introduzione di Sandro Ruotolo

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