Referendum Friuli: Oggi si vota, i Radicali per il No

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29 Settembre 2002 - In Friuli Venezia giulia oggi si vota per il referendum confermativo sulla legge elettorale regionale che, a differenza di quanto avviene nelle Regioni a statuto ordinario, prevede che il presidente della Giunta sia solo indicato dagli elettori e non eletto direttamente.

In sostanza, come ha spiegato Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani «non c'è niente da capire: con la legge appena approvata e la vittoria del sì, il presidente della regione viene scelto dai partiti, con la vittoria del no lo scelgono i cittadini».

Le regionali in primavera

L'appuntamento di oggi riveste una certa importanza soprattutto in vista del fatto che, nella prossima primavera, gli elettori friulani saranno chiamati alle urne proprio per rinnovare i vertici della regione. Un appuntamento che vedrà il ritorno in pista di Riccardo Illy, già sindaco di Trieste, schierato per il no e promotore dell'iniziativa referendaria, per la quale sono state raccolte 52mila firme, quasi 20mila in piu' del necessario.

I radicali per il no

I radicali, schierati anche a livello di sistema elettorale nazionale per il maggioritario uninominale secco, spiegano la loro campagna per il no: «Facciamo di questa regione» - ha affermato ancora Capezzone - un modello di assetto istituzionale diverso, con il governatore eletto direttamente, un sistema maggioritario uninominale con 2 partiti, chi vince governa, chi perde si oppone, e chi vince deve avere gli strumenti per governare davvero».

Gli schieramenti che si oppongono in questa tornata referendaria vanno a costituire un fronte nuovo e trasversale nel panorama politico italiano. Da un lato infatti, a favore del si, troviamo parte del centro destra e Rifondazione Comunista, dall'altro il centro sinistra, i radicali appunto e parte di An.

Contrasti nel centro-destra

An, da sempre favorevole all'elezione diretta del capo dell'esecutivo, non nasconde il proprio malumore e anche all'interno di Forza Italia emergono divisioni che riflettono contrasti che da mesi investono il movimento azzurro e che hanno portato anche a decisioni come l'allontanamento del coordinatore provinciale di Pordenone, Michelangelo Agrusti, dopo che aveva lanciato la sua candidatura per la presidenza della Giunta alle prossime elezioni in contrapposizione al presidente uscente Renzo Tondo.

Agrusti durante la campagna referendaria aveva dichiarato che la legge elettorale vigente risponde «a una logica interna al consiglio attuale, per tenere coesa una maggioranza litigiosa, incapace di produrre governo». E aveva poi aggiunto che le pressioni delle segreterie di partito per convincere i consiglieri sono molto forti. «I radicali» - ha riconosciuto inoltre Agrusti - «sono portatori di un'eresia che condivido: l'utopia della trasformazione del sistema politico».

Il dopo referendum

Infine, sempre Capezzone, durante la campagna referendaria, ha parlato anche del dopo referendum annunciando che i radicali propongono «due passi in più: primo, la proposta di legge per l'elezione dei consiglieri con il maggioritario, perché non accada quello che accadde a livello nazionale nel '93. Secondo, arrivare alle prossime elezioni regionali con qualcosa di diverso dalla rissa friulana polo-ulivo».



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