01 APR 2003

Iraq: Presentazione del libro di Sergio Romano 'Il rischio americano' (con Cofferati e Cacciari)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 32 min

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Milano, 1 Aprile 2003 - Presentazione del libro di Sergio Romano, ex ambasciatore italiano, dal titolo 'Il rischio americano'.

Un'analisi, come ha detto Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera e moderatore della serata, su come è cambiata la politica americana nello scacchiere internazionale dopo la seconda guerra mondiale.

Diversi gli intervenuti e i loro commenti.Massimo Cacciari'Se la strategia di lungo periodo americano si attesta su una prospettiva imperiale e omologante' - ha detto l'europarlamentare Ds - 'la prospettiva apocalitticamente prevista dagli analisti dello
scontro tra civiltà è all'ordine del giorno con conseguenze imprevedibili per gli Usa stessi'.

Per Cacciari, il valore del libro di Romano 'è quando dice che L'Ue è irrilevante.

Perché' - ha spiegato - 'l'unica carta che abbiamo per rispondere alla vocazione imperiale Usa è l'Europa.

E costruire l'Europa significa costruire una politica di difesa e intervenire', nei Balcani come in Medio Oriente, ha detto, specificando che Israele è lì perché la tragedia israeliana 'è la tragedia nostra non degli Usa.

E L'Europa che è la causa di quelle tragedie tace'.Sergio CofferatiPer il presidente della Fondazione Di Vittorio, siamo di fronte non ad una scelta degli Usa prodotta dall'11 settembre ma da un processo che viene da più lontano.

Prima per la caduta del muro e poi per la percezione di essere esposti ad atti di terrorismo interno.

E anche Cofferati auspica un ruolo forte per l'Ue, che possa porsi come argine all'unilateralismo Usa.

'La posizione della Gb è quella che consente agli Usa la violazione del diritto internazionale' - ha detto Cofferati - 'e io penso che questa posizione debba essere combattuta.

Anche nella sinistra.

Anche Blair non nega l'idea dell'Europa, ma ha in mente un modello di rapporti che ha una leadership, la loro, e un sistema di relazioni minori'.

Cofferati ha poi sostenuto che le sue dichiarazioni sulla guerra all'Iraq sono state travisate: 'Sono vittima di manipolazioni insopportabili' - ha precisato - 'io ho detto che bisognava fermare la guerra e che era sbagliato auspicare una rapida conclusione della stessa.

Ora qualcuno ha tolto fermare la guerra e qualcun altro si è divertito a dire che mi auguravo una guerra più lunga'.Angelo PanebiancoL'editorialista del Corriere della Sera ha detto di non condividere, del libro, né il giudizio eccessivamente severo sull'amministrazione Bush né la tesi secondo cui basterebbe un'Ue forte per ridimensionarne l'arroganza del potere Usa.

Il sistema americano, ha detto Panebianco, ha un sistema di 'checks and balance' che impedisce al presidente di svolgere compiti imperialisti troppo intensi all'esterno.

'Se impero c'è, è riluttante' - ha sostenuto - 'e comunque è liberale, anche se commette atti di arroganza continui'.

Il massimo rimprovero da fare all'amministrazione, ha continuato, 'è la sua ipocrisia' il non aver detto che 'avevano deciso da tempo di attaccare l'Iraq per ricostruire un equilibrio diverso in medio oriente e Saddam era un ostacolo dopo di che' - ha aggiunto - 'ci si sarebbe divisi ma almeno eravamo più chiari'.

Per il futuro, Panebianco ha auspicato la crescita di un'Europa integrata dentro la solidarietà Atlantica, aggiungendo che solo così può condizionarne le scelte.Sergio RomanoL'autore del libro ha spiegato che le basi del potere imperiale americano Usa attuale sono completamente diverse dalle basi del potere imperiale classico.

Tre sono i pilastri su cui si basa: 'Il primo è rappresentato da una serie di basi militari in giro per il mondo.

Il secondo pilastro del nuovo potere, teorizzato dai nuovi neo-isolazionisti' - ha detto - 'è l'aspetto elettronico spionistico del mondo.

Il terzo pilastro è una sorta di super legem, l'America è al di sopra della legislazione internazionale'.

Gli Usa, ha spiegato ancora l'ex ambasciatore, non sono in disaccordo che alcuni stati firmino il patto per il Tpi o per Kyoto, 'ma dicono non chiedete a noi di firmarlo perché le responsabilità che io devo assumermi nei confronti del mondo non mi permettono di poterne fare parte e vincolarmi'.

La risposta all'unilateralismo a questo punto, ha spiegato, è un'Onu nuova caricata di responsabilità diverse.

'Che decida la legittimità che possa esserci una guerra.

E se la sinistra va in piazza e dice no alla guerra senza se e senza ma uccide l'Onu.

E mi sembra quanto meno ingenuo'.

In conclusione, Romano ha ricordato che 'noi abbiamo sì un grande debito nei confronti dell'America di Truman e di Roosevelt, non credo' - ha concluso - 'che l'abbiamo nei confronti dell'America di Bush'.

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  • Sergio Scalpelli, introduzione

    Indice degli interventi
    0:00 Durata: 3 min 41 sec
  • Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, moderatore

    0:03 Durata: 4 min 48 sec
  • Massimo Cacciari

    0:08 Durata: 8 min 9 sec
  • Sergio Cofferati

    0:16 Durata: 19 min 10 sec
  • Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera

    0:35 Durata: 14 min 27 sec
  • Cacciari sulle tentazioni della sinistra di parteggiare per gli iracheni e sui tirannicidi

    0:50 Durata: 7 min 1 sec
  • Cofferati sulle tentazioni della sinistra di stare con gli iracheni: 'sono vittima di manipolazioni insopportabili'

    0:57 Durata: 8 min 11 sec
  • Cofferati: il terrorismo va affrontato con strumenti diversi dalla guerra

    1:05 Durata: 1 min 43 sec
  • Panebianco sulla posizione del governo italiano e sulla guerra preventiva

    1:07 Durata: 7 min 33 sec
  • Sergio Romano, autore del libro

    1:14 Durata: 17 min 21 sec