18 AGO 2003

Articolo di Roberto Castelli apparso su La Padania il 19 Luglio 2003

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''Credo sia comprensibile per chiunque il dubbio ed il tormento che accompagna un uomo quando ha nelle mani il destino di un altro uomo.

Il combinato disposto degli articoli 87 e 89 della Costituzione e l'articolo 681 del Codice di Procedura Penale è chiaro: spetta al Capo dello Stato concedere la grazia ai condannati, ma ciò può essere fatto solo su proposta del Guardasigilli che se ne assume la responsabilità politica.

Una sorta di concerto dunque, nel quale se il Ministro non propone la grazia, il Capo dello Stato non può concederla sua sponte.

Da tempo si è fatta assai pressante
un'azione a vasto raggio affinché il Guardasigilli si attivi per proporre la grazia per il detenuto Adriano Sofri, condannato con sentenza 2 maggio 1990 dalla Corte d'Assise di Milano, confermata dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano in data 11 novembre 1995, divenuta irrevocabile il 22 gennaio 1997 alla pena di 22 anni di reclusione, di cui 2 condonati, in quanto ritenuto colpevole di concorso in omicidio del Commissario Luigi Calabresi, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972.

Ho meditato a lungo e in solitudine su questo tema, in solitudine sottolineo, perché questa è una decisione della quale porto, ai sensi della legge e della Costituzione, l'intera responsabilità, nel caso decida di non avanzare la domanda di grazia.

Ieri sono salito al Quirinale per esporre al Presidente Ciampi la mia determinazione.

Determinazione che ho cercato di raggiungere prescindendo da tutte le dichiarazioni, molte delle quali decisamente sopra e fuori dalle righe, che molti hanno rilasciato, cercando di attenermi a considerazioni istituzionali.

Innanzi tutto i fatti.

Primo fatto: nella mattina del 17 maggio 1972 il Commissario Calabresi viene raggiunto da un sicario che lo uccide con due colpi di rivoltella, uno alla nuca e uno alla schiena.

Un omicidio particolarmente odioso, sia perché premeditato ed eseguito a sangue freddo a mo' di esecuzione (Calabresi era accusato dalla sinistra di essere il responsabile della morte dell'anarchico Pinelli), sia perché particolarmente vigliacco.

Secondo fatto: Adriano Sofri venne riconosciuto essere il mandante dell'omicidio e condannato in qualità di concorrente nel reato, per avere programmato e deciso l'esecuzione dell'omicidio, nonché per avere fornito attivita' di ausilio prima e dopo la consumazione del delitto.

La sua colpevolezza venne riconosciuta e confermata in ben sette gradi di giudizio e anche la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, lo scorso 11 giugno, ha respinto il ricorso presentato contro lo Stato italiano da Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani.

Ergo, siamo obbligati a considerare Sofri colpevole di un delitto particolarmente odioso e vigliacco.

Terzo fatto: Sofri non ha mai chiesto la grazia.

Eppure il pentimento del reo e la richiesta da questi avanzata della grazia è un dato fondamentale nella valutazione della sua concessione.

Certo la motivazione per cui Sofri non la chiede è coerente.

'Poiché mi dichiaro innocente non posso chiedere la grazia'.

Ma, ribadisco, se vogliamo, se dobbiamo avere fiducia nella Magistratura, se davvero e non solo in funzione della convenienza politica la Legge deve essere uguale per tutti, Sofri è colpevole al di là di ogni dubbio.

In questo ambito è un dato che la richiesta avanzata dal reo diventa condizione necessaria anche se non sufficiente ai fini della concessione della grazia.

Questi sono i fatti che definiscono le condizioni al contorno del teorema.

Quale deve essere pertanto la mia decisione alla luce di quanto sopra esposto? In Italia ci sono oggi 8317 detenuti per omicidio o tentato omicidio.

Perché tutti devono essere ignorati tranne Sofri? Perché è necessario dibattere solo di questo delitto? Perché solo a lui è importante concedere la grazia? I maliziosi potrebbero rispondere dicendo che Sofri è sodale fino dalla gioventù con molti che oggi costituiscono la classe dirigente italiana ed europea.

Ciò spiega lo schieramento trasversale che lo sostiene.

Schieramento variegato con un unico preciso tratto comune: l'appartenenza in gioventù a schieramenti di sinistra.

Qualche isolata eccezione non fa che confermare questa regola.

Un argomento necessariamente irrilevante per il Guardasigilli.

Tralascio le aberranti motivazioni espresse da molti secondo le quali Sofri merita la grazia perché 'raffinato intellettuale'.

In affermazioni di questa natura sta tutto il razzismo e il classismo della sinistra postmoderna.

Dico che caso mai ciò è un'aggravante.

Infatti molti delitti vengono commessi da emarginati sociali, perdenti nella gara della vita, persone poco attrezzate intellettualmente, socialmente ed economicamente.

A costoro bisogna riconoscere tutte le attenuanti del caso, a chi invece è attrezzato intellettualmente e culturalmente va riconosciuta la capacità di essere pienamente consapevole dei propri reati e quindi di non avere agito in stato di necessità, cosa che rende il delitto ancora più grave.

Un altro argomento avanzato dai sostenitori della grazia è che ormai è passato molto tempo e quindi non vi è più la motivazione del castigo.

Argomento sicuramente fondato, ma allora esso vale a maggior ragione per delitti ancor più antichi, sui quali invece si invoca, credo giustamente, il più grande rigore.

Molti affermano che Sofri è un altro uomo, ha fatto un percorso di redenzione, sarebbe più utile alla società libero piuttosto che detenuto.

Da parte mia riconosco le sue doti culturali e intellettuali e sono fortemente convinto che abbia seguito un percorso di redenzione.

Ritengo pertanto che debba usufruire di tutte quelle fattispecie premiali che la legge prevede.

Ma tutte queste motivazioni non mi convincono ad assumere un atteggiamento positivo nei riguardi di chi non chiede la grazia.

Per coerenza o per arroganza? Mi dispiace profondamente per Sofri, come per tutti coloro che soffrono nei penitenziari, ma il Ministro della Giustizia non può essere governato solo da sentimenti di umana pietà.

E' suo preciso dovere avere una visione globale della questione.

In questo caso non può prescindere dalle inderogabili esigenze che i cittadini esprimono: sicurezza, certezza del diritto, certezza della pena, profonda convinzione che un giudizio giusto deve guardare la bilancia, ma non puo' non brandire la spada.

Pertanto sono giunto alla determinazione di non trasmettere al Presidente della Repubblica la pratica relativa alla domanda di grazia di Adriano Sofri, assumendomi in prima persona la piena responsabilità di questo atto.

Di ciò ho reso edotto ieri, per doveroso rispetto istituzionale, per primo il Presidente Ciampi, che di cuore ringrazio per l'attenzione con cui ha ascoltato le mie argomentazioni.

Mi rendo conto che così facendo avrò contro tutto l'establishment mediatico del Paese, ma ciò mi impone la mia coscienza di fare.

Resta comunque per me un mistero il fatto che tutta questa mobilitazione non si sia coagulata durante la scorsa legislatura, quando queste determinazioni sarebbero potute essere assunte da Guardasigilli appartenenti a quella sinistra che ora si rivolge, alcune volte in termini cafoni, a me affinché io faccia ciò che loro non hanno voluto fare.

E' ora che a questa domanda si dia una risposta.

Più in generale credo che la sinistra abbia il dovere di dire al Paese perché tenta continuamente di criminalizzare questo Ministro della Giustizia in materie politiche di clemenza oggi chieste a gran voce, ma mai poste in essere dai governi dell' Ulivo".

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