23 MAR 2000

Cnel: Quinto Rapporto sulla distribuzione e redistrubuzione del reddito

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 42 min

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Roma, 23 marzo 2000Documento audiovisivo (e sintesi testuale) della presentazione, presso la sede del Cnel, del quinto rapporto sulla distribuzione e redistrubuzione del reddito predisposto dal Ceis di Tor Vergata.

Registrazione video di "Cnel: Quinto Rapporto sulla distribuzione e redistrubuzione del reddito", registrato giovedì 23 marzo 2000 alle 00:00.

Tra gli argomenti discussi: Economia.

La registrazione video ha una durata di 2 ore e 42 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Giuseppe De Rita, presidente Cnel e segr. gen. del Censis

    <strong>Indice degli interventi</strong>
    0:00 Durata: 10 min 10 sec
  • Guido Fantoni

    0:10 Durata: 8 min 47 sec
  • Giuseppe De Rita

    0:18 Durata: 2 min 30 sec
  • Luigi Paganetto, preside della Facoltà di Economia dell'Università di Roma Tor Vergata

    0:21 Durata: 13 min 7 sec
  • Vincenzo Atella, docente all'Università di Tor Vergata

    0:34 Durata: 27 min 41 sec
  • Giuseppe Casadio, segr. confederale Cgil

    1:02 Durata: 24 min 6 sec
  • Chiara Saraceno, del Dipartimento di Scienze sociali dell'Università di Torino

    1:26 Durata: 23 min 13 sec
  • Giampaolo Galli, direttore del Centro studi di Confindustria

    1:49 Durata: 19 min 14 sec
  • Rappresentante della Cisl

    2:08 Durata: 8 min 13 sec
  • Luigi Paganetto

    2:17 Durata: 12 min 11 sec
  • Giuseppe Capo, vicepresidente del Cnel

    <p><strong>Sintesi testuale</strong><p><em>Premessa</em><br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Testimone delle vicende economiche e sociali del paese e strumento essenziale per capirne struttura e tendenze, il "Rapporto sulla distribuzione e redistribuzione del reddito in Italia" &egrave; giunto ormai alla quinta edizione. Il documento di quest'anno, predisposto per il Cnel dal Ceis (Centro interdipartimentale di studi internazionali sull'economia e lo sviluppo - Universit&agrave; di Roma "Tor Vergata"), prende in considerazione il periodo 1998-99, segnato da un avvenimento fondamentale nella storia dell'integrazione europea quale l'adesione alla moneta unica. Europa, stabilit&agrave; economica e convergenza sociale sono quindi i temi chiave su cui si articola lo studio, che per la prima volta guarda ai problemi dell'Italia con un'ottica di comparazione europea. Oltre all'analisi del quadro macroeconomico, il rapporto esamina la distribuzione del reddito, gli effetti redistributivi della politica economica e la convergenza delle politiche sociali europee.<p><em>Lo scenario per il 2000</em><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Crescer&agrave; del 2,8% nel 2000 e del 2,9% nel 2001 il <strong>PIL</strong> in Italia. La fase di ristagno che ha caratterizzato l'economia italiana nel 1997-98 sembra ormai superata, anche se la ripresa dell'attivit&agrave; produttiva &egrave; pi&ugrave; lenta del previsto. Nel prossimo triennio l'andamento favorevole dell'economia internazionale (che dovrebbe crescere a un ritmo pari al 3%) e gli interventi programmati del governo costituiranno gli elementi fondamentali del processo di crescita.<br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In generale, tale crescita dovrebbe essere trainata principalmente dalla domanda interna, attraverso la componente della spesa delle famiglie - favorita dall'aumento dell'occupazione e quindi del reddito disponibile - e degli investimenti fissi lordi (con tassi di variazione in aumento dal 5,3% del 2000 al 6,3% del 2003 in macchinari e costruzioni). Il settore che pi&ugrave; trarr&agrave; benefici da tale ripresa economica sar&agrave; quello dell'industria, in cui gli incrementi annui del valore aggiunto in termini reali saranno compresi tra il 3,5% e il 4,2% nel periodo 2000-2001. Seguiranno i servizi destinabili alla vendita con un +2,6% nel 2000 e un +2,7% nel 2001. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Come conseguenza di tali incrementi il tasso di disoccupazione dovrebbe ridursi, passando dall'11,9% del 1999 al 10,6% nel 2001.<br><br><em>Retribuzioni, costo del lavoro e distribuzione del reddito in Italia</em><br><br><br><p> <p>Retribuzioni di fatto. Nel biennio 1997-98 si &egrave; assistito a una forte decelerazione, tanto che per il 1998 il tasso di crescita delle retribuzioni di fatto &egrave; sceso al 2,3%. Le retribuzioni lorde pi&ugrave; elevate sono presenti, come nel passato, nel comparto del credito e delle assicurazioni (oltre 70 milioni di lire annui); seguono i settori dell'energia e della chimica, mentre in fondo alla graduatoria continuano a trovarsi i lavoratori - molti dei quali stagionali - del settore alberghiero, degli altri servizi vendibili e dell'agricoltura. Le previsioni per il 2000-2001 indicano un miglioramento nei tassi di crescita delle retribuzioni di fatto unitarie, derivante dalle aspettative sull'incremento della produzione e dal contenimento del tasso di crescita dell'inflazione.<p> <p>Retribuzioni contrattuali. Nel 1998 il tasso di incremento annuo delle retribuzioni contrattuali &egrave; risultato pari al 2,4%, contro il 4,4% dell'anno precedente. Tale rallentamento della crescita si riflette anche nelle retribuzioni lorde pro-capite, aumentate nel 1998 del 2,4% dopo un incremento del 3,3% registrato nel 1997.<p> <p>Redditi da lavoro dipendente. In tutti i settori si registra una riduzione dei redditi da lavoro dipendente, tranne che nell'industria, anche a causa dell'incidenza degli oneri sociali a carico dei datori di lavoro, passati dal 31,3% nel 1997 al 28,4% nel 1998.<p> <p>Occupazione. Torna ad essere positivo nel 1998 il tasso di variazione della domanda di lavoro, anche se di modesta entit&agrave; (+0,3%); per il 1999 si prevede un ulteriore miglioramento (+0,6%). In totale, nel biennio 1997-98, l'incremento complessivo dovrebbe attestarsi sullo 0,9%, pari a circa 44.500 unit&agrave;. Tendenze diverse esistono tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, con il primo in calo (soprattutto nel terziario) e il secondo in risalita. Ad assumere sono soprattutto le piccole e medie imprese, mentre nella grande industria si assiste ancora a una fuoriuscita di personale. Quanto alle differenze geografiche, mentre nel Nord-Ovest sono le imprese meccaniche ad assumere, nel Nord-Est e in alcune regioni della fascia adriatica sono le piccole e medie imprese a trainare la crescita dell'occupazione. <p> Produttivit&agrave;.Il 1998 fa registrare un rallentamento rispetto al 1997 di circa mezzo punto percentuale (l'agricoltura è il settore nel quale si manifesta l'incremento percentuale pi&ugrave; elevato di produttivit&agrave;), mentre la riduzione del costo del lavoro unitario &egrave; pari al 2,8% nel 1997 e al 2,3% nel 1998. Nel 1999, a fronte di un incremento della produttività del lavoro pari all'1,9%, si stima un uguale aumento del costo del lavoro per unità di prodotto.<p> <p>Distribuzione funzionale del reddito. Si registra un'inversione di tendenza nell'evoluzione della quota di prodotto (valore aggiunto al costo dei fattori) distribuita al lavoro dipendente, scesa dal 44,3% nel 1997 al 43,9% nel 1998.<p> <p>Redistribuzione del reddito. Nel periodo compreso tra il 1993 e il 1997 si &egrave; arrestato il drenaggio di risorse esercitato dai trasferimenti netti verso l'estero, che nel 1997 - per la prima volta dal 1980 - ha fatto registrare una posta positiva nella determinazione del reddito nazionale lordo disponibile. Se nel settore privato si registra un calo (dall'80% del 1992 al 71,6% del 1997), quello pubblico mostra un aumento della quota (dal 13% del 1992 al 18,5% del 1997). Nella composizione del reddito disponibile delle famiglie, le imposte correnti sono nuovamente al livello record fatto registrare nel 1993 (15,6%), mentre i contributi sociali sfiorano il 25% e le prestazioni sociali il 29,1%.<p><br><br><em>La convergenza delle politiche sociali nell'area dell'Euro</em><br><br><br><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Per quanto riguarda il costo delle politiche sociali in Europa, si &egrave; considerevolmente ridotta la spesa per prestazioni, passando dalla media del 3,6% negli anni Ottanta all'1,5% del 1995, quando la spesa per protezione sociale ammontava al 28,5% del PIL nell'Unione Europea. La tassazione sui sussidi erogati dal sistema di protezione sociale incideva per circa il 20-25% del totale erogato. Sul totale della spesa per protezione sociale, nel 1995, le pensioni rappresentavano il 42,5% (12% del PIL), seguite dalla spesa sanitaria con il 22%, mentre i sussidi per la disoccupazione incidevano dell'8%.<br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il documento sottolinea le differenze sociali esistenti nei paesi europei e ribadisce la necessit&agrave; di una convergenza delle politiche sociali, dalla quale nei prossimi anni non potr&agrave; prescindere il mantenimento della stabilit&agrave; macroeconomica, per arrivare alla costituzione di un'Europa sociale. Le prospettive economiche per i paesi dell'area Euro sono sostanzialmente positive: dopo anni di ristrettezze e di aggiustamenti sar&agrave; possibile guardare al futuro in termini di crescita e non più soltanto di convergenza verso determinati obiettivi: raggiunta la stabilità macroeconomica dovrebbe avere inizio un periodo di crescita sostenuta che, se accompagnata da una relativa stabilità a livello mondiale, potrebbe risultare essere abbastanza lungo.<br><br><br><em>La valutazione delle manovre di bilancio 1999 e 2000</em><br><br><br><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il rapporto analizza gli effetti redistributivi generati dalle manovre di bilancio del 1999 e del 2000, in parte anticipati dal Cnel nei mesi scorsi. Sebbene l'ampiezza complessiva delle due manovre sia praticamente la stessa (circa 15 mila miliardi) gli importi destinati dalle due finanziarie all'incremento dei redditi disponibili delle famiglie sono molto diversi: la prima manovra, infatti, attribuisce alle famiglie aiuti per un importo pari a circa i due terzi di quello previsto nella finanziaria 2000.<br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Questi, in sintesi, gli effetti combinati delle due manovre:<br><br> <p>Il reddito medio annuo disponibile per famiglia aumenta di 480 mila lire in termini reali, pari all'1% (372 mila lire, pari allo 0,7%, con la sola finanziaria 2000), da considerarsi come un incremento permanente generato dalla riduzione delle uscite.<p> <p>Gli interventi realizzati dalle due finanziarie riescono a portare fuori dalla fascia della povert&agrave; oltre 200 mila famiglie, corrispondenti a circa 500 mila persone di cui oltre 140 mila minorenni (30%). Nel complesso, le famiglie povere si riducono di circa il 7% (diventano l'1% del totale delle famiglie italiane). Al Sud le famiglie che escono dalla povert&agrave; sono 100 mila (5% di quelle povere e 1,5% delle famiglie italiane). L'impatto sulla diffusione della povert&agrave; e sugli indici di ineguaglianza riflette largamente i differenti importi destinati alle famiglie, mentre per quanto riguarda l'intensit&agrave; della povert&agrave; i diversi risultati conseguiti sono il riflesso delle differenze negli strumenti utilizzati: misure tipicamente di politica sociale nel primo caso (assegni sociali destinati a particolari categorie di famiglie a basso reddito), agevolazioni fiscali nel secondo (detrazioni). Con la finanziaria 1999 non &egrave; aumentata mediamente la distanza tra il reddito dei poveri e la linea della povert&agrave;, mentre con quella per il 2000 &egrave; accaduto il contrario, segno che le famiglie uscite dalla condizione di bisogno appartenevano prevalentemente alla fascia pi&ugrave; a ridosso della linea di povert&agrave;. In sostanza, mentre con la finanziaria 1999 si &egrave; data la priorit&agrave; alla lotta alla povert&agrave; (equit&agrave; verticale), con la finanziaria 2000 &egrave; stato perseguito il duplice obiettivo di agevolare i redditi medio-bassi e di ridurre la pressione fiscale su tutte le famiglie privilegiando, a tutti i livelli di reddito, quelle pi&ugrave; numerose.<p> <p>Si riduce, infine, la diseguaglianza di circa mezzo punto percentuale, in particolare nel caso di famiglie numerose.<p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nel complesso, le manovre di bilancio dell'ultimo biennio hanno segnato una netta inversione di tendenza rispetto a quanto &egrave; accaduto in precedenza: se le manovre effettuate tra il 1991 e il 1997 erano tese necessariamente a colmare il deficit, le ultime due - grazie anche al successo dell'opera di risanamento - devolvono risorse allo sviluppo e alla politica sociale.<p>
    2:29 Durata: 13 min 26 sec