10 AGO 2001

Lega Nord: Castelli a Pontida, "Non ho alcuna intenzione di delegittimare la magistratura"

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Pontida, 10 agosto 2001 - Minimizza il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il riferimento alla sua persona nel documento di rivendicazione dell'attentato della notte scorsa al palazzo di giustizia di Venezia."Non è la prima volta - afferma, mentre si intrattiene con i militanti leghisti alla festa della Lega Nord a Pontida -.

E' normale per un ministro della repubblica qualche tempo fa, ancora prima del G8, ho ricevuto la canna di un fucile a pompa"."Il problema non è Roberto Castelli - ha continuato -, ma la carica istituzionale che qualcuno ricopre può succedere a tutti, a me come
al ministro degli interni".

Castelli ha aggiunto di non sapere nulla delle presunte riunioni nel bunker di Mestre, con il sottosegretario agli interni Carlo Taormina, di cui si parla nel documento di rivendicazione.

"La prima cosa che mi è stata detta quando sono diventato ministro - ha affermato Castelli - è che venivo preso in carica dalla scorta.

Ho chiesto spiegazioni: mi è stato detto che il ministro della giustizia è normalmente nel mirino, vale per tutti".

"Non c'è nessuna novità, è successo anche ad altri - ha proseguito - al limite, l'elemento nuovo è rappresentato da questo momento più caldo".

Castelli, a proposito del momento attuale, ha raccomandato "grande calma, grande difesa della democrazia, grande pacificazione".

"Ci sono in giro troppi apprendisti stregoni - ha osservato - vedo in giro brutti segnali".

"Ho i capelli grigi - ha affermato - queste cose le ho già viste tutte, vedo tantissime analogie col '68".A Castelli è stato chiesto, inoltre, se sia una risposta adeguata mettere sotto inchiesta un magistrato, come Gerardo D'Ambrosio, che durante il periodo del terrorismo ha rischiato molto.

"Non c'entra nulla - ha risposto - "Io non ho inquisito nessuno.

Ho solo chiesto gli atti non ho alcuna intenzione di delegittimare la magistratura che, invece, è legittimata dal ministro della giustizia".Infine un commento alla morte di Gianfranco Miglio "uomo dalla grande capacità intellettuale, che non aveva paura di provocare scandali con le sue idee, a volte provocatorie ma che causavano grande dibattito nel paese"."Con noi ci fu una sorta di divorzio - ha commentato - ma rimane uomo di grande acume ho letto molti dei suoi libri, da cui ho tratto numerosi spunti".

"La consolazione - ha concluso - è che ha avuto una vita degna di essere vissuta".

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