18 AGO 2001

Radicali Italiani: Conferenza stampa su Dossier Carceri

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Roma, 18 agosto ore 11.00 - Mai così affollate dal dopoguerra ad oggi.

Le carceri italiane sono al collasso: alla fine di luglio di quest'anno i detenuti presenti erano 57.783 (il picco più alto dal 1946), ossia 15.000 in più rispetto ai posti disponibili e, di questi, quasi la metà (24.989 al 30 giugno 2001) è in attesa di giudizio.

Questa la ''fotografia'' scattata dai radicali che, dopo aver visitato i principali istituti penitenziari, hanno presentato i dati delle ''mille illegalità'' delle carceri italiane.

Sono intervenuti Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani, Marco
Cappato, europarlamentare radicale, Sergio D'Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, presidente di Radicali Italiani, Piero Milio, già senatore radicale.''Un anno fa, in occasione del Giubileo, quasi nessuno si sottrasse allo sport delle promesse ai detenuti - ha detto Daniele Capezzone, segretario dei radicali italiani - il Papa chiese un atto di clemenza, promesse furono fatte da destra e da sinistra.

Nessuna si è concretizzata.

E, soprattutto, gli autori di quelle promesse oggi tacciono''.

Dall'estate 2000, quando i numerosi atti di protesta dei detenuti fecero parlare di ''emergenza carceri'', il numero dei detenuti è oggi aumentato di circa 4.000 unità: erano 53.481 il 31 agosto del 2000 contro gli oltre 57.000 alla fine dello scorso luglio, e - viene sottolineato nel dossier di Radicali Italiani - contro i 51.427 dell'agosto '99.

E ancora: nonostante la popolazione carceraria sia aumentata di circa 10.000 detenuti negli ultimi tre anni, gli ammessi ai benefici e alle misure alternative al carcere previsti dalla legge Gozzini dal '98 al 2001 sono diminuiti di 3.846 unità.

Per dare ''risposte concrete'' all'emergenza sovraffollamento carceri, i radicali indicano tre soluzioni: un intervento legislativo sui problemi prostituzione e droga, legalizzando quest'ultima aiutare i detenuti a svolgere un'attività lavorativa all'esterno intervenire sulla carcerazione preventiva (''il 45,11 dei detenuti è in attesa di giudizio - afferma Capezzone - bisogna ridurre e di molto i termini massimi della custodia cautelare rispetto ai nove anni attuali cui si può arrivare'') e sulla liberazione anticipata, temi che saranno oggetto di una proposta di legge di iniziativa popolare per la quale i radicali avvieranno una raccolta di firme dal carcere di Rebibbia a partire dalla seconda metà di settembre.

Questo il dossier presentato: A un anno dall'"emergenza-carceri" prodotta dal Giubileo, dalle parole del Papa su un atto di clemenza verso i detenuti e dall'amplificazione data dalla stampa, la situazione di illegalità del sistema carcerario italiano permane e, semmai, si aggrava:detenuti stipati in spazi che potrebbero detenerne la metà con letti a castello fino a tre livelli; cibo scadente e insufficiente;igiene precaria con situazioni in cui bagno e cucina sono nello stesso locale o addirittura nella stessa cella, due docce alla settimana e cambio lenzuola ogni quindici giorni;scarsezza di farmaci e di cure mediche adeguate;meno di due ore d'aria regolamentari ed il resto del tempo chiusi in cella;promiscuità tra incensurati e recidivi, tra giudicabili e definitivi, tra condannati a pene lievi e condannati per gravi reati, tra giovani e adulti;tra malati, infetti e detenuti sani;mancanza di lavoro, attività scolastiche e corsi professionali;sale colloqui affollate fino all'inverosimile con parenti costretti a fare ore di fila per poi fare nemmeno un'ora di colloquio in una bolgia infernale di voci;carenza di medici, infermieri, educatori, psicologi e assistenti sociali;detenuti assegnati ad istituti distanti centinaia di chilometri dai luoghi di residenza loro, dei loro avvocati e delle loro famiglie;misure alternative alla detenzione drasticamente ridotte.

SovraffollamentoIl sovraffollamento è oltre ogni limite di guardia.

Alla fine di luglio di quest'anno, i detenuti presenti erano 57.783, il picco più alto dal 1946 ad oggi.

Il 31 agosto 2000, i detenuti erano 53.481; alla stessa data del 1999 erano 51.427.

Di anno in anno si registra un aumento esponenziale della popolazione detenuta, accatastata in strutture che potrebbero contenere 42.000 detenuti in condizioni normali, 48.000 in condizioni appena tollerabili.

E' questa la cifra dell'illegalità del sistema penitenziario italiano, la causa principale di altre mille illegalità.

Al 31 dicembre 2000, solo 12.805 detenuti svolgono un'attività lavorativa.

Nonostante il ricorso alla custodia cautelare sia giustificato solo da gravi esigenze a tutela della collettività, al 30 giugno 2001, ben 24.989 erano i detenuti in attesa di giudizio, molti dei quali finiscono per essere assolti.

Carenza di organiciIl numero degli operatori penitenziari è del tutto insufficiente per assicurare la custodia di una così numerosa popolazione detenuta e le misure di trattamento finalizzate al reinserimento sociale.

Un educatore svolge 40 ore di lavoro al mese avendo a carico una media di 230 detenuti.

Lo stesso discorso vale per psicologi e assistenti sociali.

Gli agenti di polizia penitenziaria erano 41.584 al 31 dicembre 2000, ma solo 31.000 prestano servizio nelle sezioni per garantire ordine e sicurezza; gli altri sono assegnati a compiti extra-carcerari: scorte, piantonamenti, uffici matricola, Dap, Ministero ecc...

I magistrati di sorveglianza, ai quali la legge penitenziaria assegna una eccessiva discrezionalità e, quindi, un carico di lavoro insopportabile per l'applicazione delle misure e dei benefici penitenziari, sono solo 125 in tutta Italia a seguire 33.000 detenuti definitivi.

Detenuti stranieriAl 30 giugno 2001, erano presenti in carcere 16.378 detenuti stranieri, di cui 15.948 extracomunitari.

Per loro è stata abrogata con la legge 40/98 la norma della Legge Martelli del '90 che prevedeva l'espulsione dallo stato su richiesta di parte nei restanti tre anni di pena.

L'espulsione è comunque garantita a fine pena, disposta in sentenza o come misura di polizia.

Esclusa ogni speranza di reinserimento in Italia, questi detenuti sono esclusi dalle misure alternative e dai benefici previsti dalla legge penitenziaria.

Per educatori, direttori di carcere e magistrati di Sorveglianza, questi detenuti è come se non esistessero.

E' questa l'aspetto più crudele e incostituzionale della situazione carceraria.

Regime specialeLa legge non è neanche uguale per tutti i detenuti comunitari.

Una modifica dell'ordinamento penitenziario introdotta agli inizi degli anni '90 - l'art.

4 bis - ha escluso da molti benefici carcerari i condannati per gravi reati che non abbiano collaborato attivamente con la giustizia.

Mentre l'art.

41 bis della legge penitenziaria ha istituito un circuito speciale nelle carceri dove sono rinchiuse alcune centinaia di detenuti ai quali sono consentiti un solo colloquio al mese attraverso il vetro antiscasso e il citofono, due ore d'aria al giorno, vitto soltanto dell'amministrazione, nessuna possibilità di cucinare in cella, solo un fornellino da chiedere ogni volta per farsi un caffè, niente pacchi viveri e niente libri dall'esterno, limitati gli acquisti di generi alimentari e la possibilità di ricevere pacchi dai parenti, ridotto drasticamente il numero dei capi di abbigliamento.

Molti di questi detenuti nel circuito speciale, risultano essere nella posizione di indagati e non di condannati, e non è dato sapere in base a quale criterio sono scelti, ad esempio, tra i 3.934 detenuti al 30 giugno 2001, accusati e condannati per associazione di stampo mafioso (art.

416 bis) quelli da sottoporre al 41 bis.

Sull'art.

4 bis e l'art.

41 bis, la Corte Costituzionale ha avanzato più volte perplessità riguardo all'individuazione per titoli di reato dei destinatari finali dei provvedimenti, non coerente con il principio di individualizzazione della pena.

Misure alternativeUna campagna demagogica sulla sicurezza ha negli ultimi anni svuotato di contenuto o lasciato lettera morta i benefici carcerari e le misure alternative alla pena anche per coloro ai quali le leggi penitenziarie potrebbero essere applicate.Nonostante il fatto che il 62% dei detenuti condannati in via definitiva deve scontare una pena inferiore a tre anni, circa 18.000 detenuti, la Legge Simeone che dovrebbe rendere loro più agevole l'alternativa al carcere, non viene applicata: solo 1.184 persone ne hanno usufruito negli anni 1999-2000.

Nonostante la popolazione detenuta sia aumentata di circa 10.000 detenuti negli ultimi tre anni, gli ammessi ai benefici e alle misure alternative al carcere previsti dalla Legge Gozzini, dal '98 al 2001, sono diminuiti di 3.846 unità.

Eppure l'Italia ha il numero più basso di detenuti evasi durante la fruizione dei benefici: nell'anno 2000, sono stati 227 su 38.524, lo 0,59% degli ammessi al lavoro esterno, al servizio sociale, alla semilibertà e ai permessi premio.

In Europa, la media è del 3%, e viene considerata un successo dei programmi di riabilitazione.Sulle decisioni dei magistrati di sorveglianza, sempre più, pesano le cosiddette "note informative di polizia", che di solito si compongono di una lista dei trascorsi criminali del detenuto e della frase "non si esclude che mantenga rapporti con la criminalità".

Le regole minime proprie di uno stato di diritto hanno ceduto il passo ai pareri tipici di uno stato di polizia.

Malattia e morte dietro le sbarre.Stando ai dati, nel 1999, sono state 83 le persone morte dietro le sbarre, 59 i suicidi e 920 tentativi di suicidio.

Dal primo gennaio al 17 ottobre 2000, sono stati 40 i suicidi e 396 i tentativi di suicidio in carcere.

A questi casi di persone morte tra le mure del carcere, vanno aggiunti almeno altri 100 detenuti morti sulle ambulanze o dopo il ricovero in ospedale.Secondo Francesco Ceraudo, neo presidente della Medicina Penitenziaria Mondiale e presidente dell'associazione medici penitenziari italiani (AMAPI), ogni giorno, nelle 212 carceri italiane tre detenuti tentano il suicidio, si verificano 1.500 tra omicidi, ferimenti, incendi, mentre quasi 6.000 carcerati mettono in atto lo sciopero della fame.

"Chi entra in carcere non perde solo la libertà ma anche la salute", ha dichiarato.

Al 31 dicembre 2000, i sieropositivi erano 1.459, gli affetti da AIDS conclamata 128, ma soltanto il 40% della popolazione ristretta si sottopone al test all'ingresso.

Si può stimare che i detenuti positivi per Hiv siano 5.000.

Una legge del '93 che sancisce l'incompatibilità della malattia con il regime carcerario, è stata modificata in senso restrittivo nel '95 e nel '99, affidando al magistrato la discrezionalità di decidere la permanenza in carcere dei malati.

"Almeno il 70% delle persone sieropositive e ammalate che sono rinchiuse nelle carceri - sostiene Rosaria Iardini, rappresentante dell'Anlaids - non ricevono cure corrette.

A peggiorare la situazione ci sono anche i trasferimenti: capita spesso che, assieme al detenuto, non venga spedita la sua cartella clinica nel carcere di detinazione.

La conseguenza è la sospensione forzata della terapia, l'annullamento dei risultati raggiunti e il rischio di andare incontro a infezioni opportunistiche".Nel 1999, nelle carceri italiane sono stati registrati 6.536 casi di autolesionismo (3.251 quelli registrati nei primi 9 mesi del 2000); 1.800 ferimenti; 2 omicidi, 50 incendi; 5.500 scioperi della fame; 4.800 episodi di rifiuto di farmaci e terapie.

Sono i dati ufficiali delle stesse amministrazioni penitenziarie, ma date le difficoltà che si incontrano nel conoscere la verità su ciò che accade nelle celle, è lecito pensare che i numeri sopra citati siano addirittura inferiori alla realtà.I detenuti tossicodipendenti, al 31 dicembre 2000, erano 14.440, molti dei quali incarcerati in base all'art.

73 della legge 309/90 (possesso e piccolo spaccio di droga).

Proposta di legge di iniziativa popolare in materia di Liberazione anticipata e Carcerazione preventivaPer quanto riguarda la Liberazione anticipata (lo sconto di pena per buona condotta), ogni anno, i tribunali di sorveglianza riescono a evadere solo poche migliaia di pratiche.

Decine di migliaia di istanze restano senza risposta, e intasano gli uffici dei 29 tribunali di Sorveglianza esistenti in Italia.

Sono milioni le ore impegnate nella "traduzione" dei detenuti dalle loro celle alle aule dei tribunali per le udienze alle quali hanno diritto di presenziare.

Sono migliaia gli uomini delle forze dell'ordine, i carabinieri e gli agenti di polizia penitenziaria, che insieme ai cancellieri, agli ufficiali giudiziari, ai "camminatori", agli educatori, agli psicologi, agli assistenti sociali, sono impegnati in una colossale operazione giudiziaria.

Per non parlare delle tonnellate di carta, di fax, di fascicoli che vanno preparati, duplicati, spediti, esaminati, archiviati, aggiornati.

Tutto ciò potrebbe essere evitato o fortemente limitato, se solo si rendesse automatico ciò che molto spesso viene concesso.

Nel 1998, su 31.487 domande di liberazione anticipata, ne sono state accolte ben 23.827.

Allora, perché tenere impegnati i tribunali di sorveglianza in giudizi di merito che, per la liberazione anticipata, si risolvono nel 75% dei casi con la concessione del beneficio? Si elimini, quindi, la procedura che impone l'istanza da parte del detenuto e si renda automatica la concessione del beneficio.

Si ricorra al tribunale di sorveglianza solo nel caso in cui, su segnalazione della direzione del carcere che non vi è stata regolare condotta del detenuto, il beneficio non potrebbe essere concesso.

Uno straordinario impiego di risorse, mezzi e uomini potrebbe essere liberato e destinato ad altri, più urgenti compiti.

Si propone, quindi, di aumentare da 45 a 60 i giorni di sconto di pena per ogni semestre, per rafforzare il "patto" di convivenza civile nelle prigioni.

Incentivando la buona e regolare condotta e l'adesione del detenuto a tutte le opportunità risocializzanti che l'espiazione della pena offre, ci si prende cura nel migliore dei modi anche della sicurezza delle decine di migliaia di operatori penitenziari che vivono quotidianamente a contatto coi detenuti, a rischio della propria incolumità.Per quanto riguarda la carcerazione preventiva, si tratta di una pena a tutti gli effetti.

Può essere un acconto esatto - come avviene per le tasse - prima dell'espiazione della pena ma a volte ingiustificato, se si considera che non tutti i casi di custodia cautelare rispondono veramente a reali esigenze di tutela della giustizia e collettività.

Oppure può essere un tributo devoluto alla giustizia spesso illegittimo, se si considera che oltre la metà dei processi si concludono con l'assoluzione dell'imputato.Al 30 giugno 2001, i detenuti in attesa di giudizio erano 24.989 (il 45,11% del totale): 13.554 in attesa del primo grado (24,47%), 8.175 in attesa dell'appello (14,76%), 3.260 (5,89%) ricorrenti in Cassazione.

Anche su questo l'Italia detiene il primato europeo: prima rispetto alla Francia dove i detenuti in attesa di giudizio sono il 34,2%, alla Danimarca che ha il 27,3%, la Romania con il 22,1%.

Le cause di questa situazione sono da individuare nella lentezza dei processi e nei termini di carcerazione preventiva i più lunghi in assoluto in Europa.

Per queste ragioni l'Italia, nell'ultimo anno, è stata condannata 400 volte dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Più di una condanna al giorno.

In termini tecnici, si potrebbe dire che il nostro paese si comporta come "un delinquente abituale".Una fortissima riduzione dei termini massimi della custodia cautelare rispetto ai nove anni attuali cui si può arrivare, può concorrere al ritorno nella legalità sia del carcere sia della giustizia penale nel nostro paese.

Il sovraffollamento delle nostre prigioni, 15.000 detenuti in più rispetto ai posti disponibili, è la cifra dell'illegalità del sistema penitenziario italiano e la causa principale di altre mille illegalità.

La durata fino all'inverosimile dei processi e i termini lunghissimi di carcerazione preventiva, sono la cifra dell'illegalità del sistema giudiziario, della perdita di credibilità, interna e internazionale, della giustizia del nostro paese e causa di mille ingiustizie compiute sui suoi cittadini.

Queste due proposte saranno oggetto di una campagna di raccolta firme che prenderà il via dal carcere di Rebibbia nella seconda metà di settembre.

Del pacchetto giustizia delle proposte di legge di iniziativa popolare faranno parte anche la proposta di abolizione della obbligatorietà dell'azione penale, quella sulla separazione delle carriere dei magistrati, quella sulla riforma del sistema elettorale del CSM e quella sulla responsabilità civile del magistrato.

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