01 DIC 2001

Conferenza di Bonn: Forse si avvicina l'accordo

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Bonn, 01 dicembre 2001, (Dal nostro inviato David Carretta) Forse si avvicina l'accordo fra le fra le 4 delegazioni presenti a Bonn.Secondo quanto riferito da alcune fonti diplomatiche, confermate da un delegato del gruppo di Peshawar, vi sarebbe un consensus sulla convocazione di una Loya Jirga straordinaria fra 4 mesi per formare il governo provvisorio.

Fino a quel momento dovrebbe operare un consiglio ristretto, formato da 25 persone, nominato qui a Bonn e che avrebbe compiti di governo.

Non ci sarebbe accordo invece sulla costituzione di un Consiglio Supremo provvisorio, organismo che
doveva essere una sorta di Parlamento afghano.

Sarebbe stato Burhanuddin Rabbani ad opporsi a un Consiglio provvisorio.

Per ora non si sa ancora se sia stato raggiunto un compromesso su quali saranno i membri di questo conisglio ristretto e chi lo presiederà.

C'è da dire che nelle ultime 24 ore lo scenario della conferenza è radicalmente cambiato.

Le trattative non sono più fra le delegazioni presenti, ma all'interno di una di queste: l'Alleanza del Nord.

Mentre il gruppo di Roma, che fa riferimento all'ex re Zahir Shah, il gruppo di Peshawar, sostenuto dal Pakistan, e quello di Cipro, sponsorizzato dall'Iran, hanno presentato la loro lista di membri per la futura amministrazione provvisoria, la delegazione del Fronte Unito-Alleanza del Nord non riesce a trovare un accordo al suo interno e con i dirigenti che si trovano a Kabul.

Lontano da Bonn, Burhanuddin Rabbani è diventato il vero protagonista di questa conferenza.

Ieri ha respinto la lista presentata da Yunus Qanooni, il capodelegazione dell'Alleanza del Nord, ed ha rifiutato il meccanismo di nomina dell'amministrazione provvisoria che era stato concordato a Bonn, spiegando che sarebbero meglio delle elezioni fra due mesi in Afghanistan.

"I membri dell'amministrazione provvisoria", ha affermato Rabbani, "devono essere eletti dal popolo e nient'altro può essere accettato".Rabbani ha spiegato di aver dato un mandato preciso alla sua delegazione a Bonn per opporsi a qualsiasi processo di nomina.

"La delegazione ci ha detto che le altri parte volevano che tutto fosse risolto, ma è del tutto impossibile", ha affermato il presidente ancora riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Rabbani, lo ricordo, si è opposto anche al ritorno dell'ex re Zahir Shah con un ruolo politico e alla presenza di una forza multinazionale di mantenimento della pace.

Questa notte, Lakhdar Brahimi, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per l'Afghanistan, ha chiamato direttamente Rabbani, dal quale, prima dell'avvio della conferenza, aveva ricevuto la garanazia che ne avrebbe accettato qualsiasi risultato.

Rabbani sembrerebbe fare il doppio gioco.

Forse per questo la delegazione dell'Alleanza del Nord a Bonn ha rilanciato con la nuova proposta di un esecutivo ristretto, che governi fino alla nomina di un governo da parte della Loya Jirga straordinaria.

Già nel 1992 Rabbani aveva rifiutato di rendere il potere che avrebbe dovuto detenere per un anno a rotazione ed oggi vorrebbe assicurarsi una lunga presidenza ad interim, senza che le Nazioni Unite, con la presenza di una forza internazionale, si possano fare garanti di un accordo fra le parti.

La posizione dell'Alleanza del Nord è militarmente e quindi politicamente forte.

La conferenza stampa del portavoce dell'ONU, Fawzi, prevista inizialmente per le due di questo pomeriggio, è stata spostata alle otto di questa sera.

Teoricamente la deadline fissata dalle Nazioni Unite per la conclusione di un accordo scade alle 24 di oggi, ma con una certa flessibilità.

Secondo un osservatore europeo il negoziato è ancora in una fase cruciale, ma potrebbe esserci una soluzione.

"Non escluderei che potrebbe esserci una buona notizia questa sera alle 20.00", ha affermato, ritenendo tuttavia un rinvio ancora possibile.

Un delegato della delegazione di Peshawar, Anwar-ul-Haq Ahadi, ritiene probabile che si raggiunga a un accordo questa sera.

Tuttavia "la sicurezza l'avremo solo quando vi saranno le firme su un pezzo di carta", ha affermato.

Che si arrivi o meno a un consensus sull'istituzione di un esecutivo provvisorio e sulla sua composizione, l'impressione è che si tratti di un compromesso davvero minimo, la cui implementazione e il cui rispetto non sono per nulla scontati.

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