14 AGO 2003
intervista

Telekom-Serbia: Interviste a Giulio Manfredi ed Arturo Gismondi

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 22 min 56 sec

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Roma, 14 agosto 2003 - Una delegazione radicale (composta dal consigliere regionale Bruno Mellano e da Giulio Manfredi e Iolanda Casigliani, membri del Comitato Nazionale Radicali Italiani) ha visitato questa mattina il carcere torinese delle Vallette.

I radicali hanno distribuito all’interno del carcere copie del modulo per richiedere l’ “indultino” (disponibile su www.radicali.it) e hanno cercato di soddisfare le numerose richieste di chiarimento dei detenuti sull’ambito di applicazione della nuova legge.Al termine del giro nell’istituto, Mellano e Manfredi hanno visitato
brevemente il signor Igor Marini, per sincerarsi esclusivamente sulle sue condizioni di sicurezza e di salute.

Marini è apparso rilassato e in ottima forma, in maglietta e calzoncini corti; si è dichiarato “molto soddisfatto” delle misure di sicurezza (rigorosissime) che sono state attuate nei suoi confronti; rispetto ai problemi di salute, ha detto che, finalmente, i medici del carcere erano riusciti a trovare una terapia adeguata e non un semplice palliativo come era stato finora.Dopo essersi accomiatati da Marini, al momento di lasciare il carcere, i radicali hanno regalato al vicedirettore e al comandante degli agenti di polizia penitenziaria copie del libro “Telekom Serbia – Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?”, di Giulio Manfredi.Intanto prosegue la polemica sul ruolo della Commissione Parlamentare.

Su questo argomento è intervenuto dalle colonne de Il Giornale, l'editorialista Artuto Gismondi, che ha posto l'attenzione su quello che ritiene il tema centrale dell'affaire: il perché del "conivolgimento in uno degli affari più sballati, inspiegabili e indifendibili, di alcuni esponenti autorevoli della sinistra ulivista."Prodi, Dini e Fassino - ha infatti scritto Gismondi, che poi ha confermato la sua tesi ai microfoni di Radio Radicale - hanno il dovere di spiegare perché il loro governo apparve, in quell'anno 1997, letteralemente ossessionato dalla necessità di portare a termine una operazione che si risolse con il versamento nelle casse del dittatore di Belgrado di oltre mille miliardi dell'epoca".

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