08 OTT 2003
intervista

Interviste: La radio e la tv del Duce, il ruolo di papà Veltroni

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 42 min 19 sec

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Roma, 08 ottobre 2003 - Quanto era bravo Vittorio Veltroni nelle radiocronache fasciste sull'arrivo di Hitler a Roma.

La radio fu senza dubbio una delle armi più forti del regime, la "voce" del Duce.

Ma la televisione avrebbe potuto essere il "grande fratello" del ventennio.

Per quanto oggi ci possa sembrare strano, il regime fascista aveva una sua televisione di Stato, le cui trasmissioni finirono, nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia.

La breve stagione che visse quella tv sperimentale fu legata quasi totalmente al periodo della non belligeranza (settembre 1939-maggio 1940).

Mussolini
non apparve mai sugli schermi dell'Eiar perché non ci fu il tempo di trasformare questa televisione in un'arma del regime.

La guerra riconvertì gli schermi tv in schermi radar per scopi bellici.

A ricordarci questa parte rimossa della nostra storia è Diego Verdegiglio, autore della Tv di Mussolini, Sperimentazioni televisive nel ventennio fascista (Edizioni Cooper Castelvecchi).

Un libro che non fa discutere.

Intorno alle ricostruzioni di Verdegiglio sulla tv fascista si è creata una sorta di timore reverenziale che l'autore ha potuto costatare nelle ultime settimane, durante le quali il libro è arrivato negli scaffali.

Pochi ne hanno parlato e chi ha trattato l'argomento lo ha fatto evitando di citare le fonti.

Non ha aperto nessuna discussione l'articolo di Luca Telese, pubblicato sul Giornale del 12 settembre, nel quale si sottolineava che Vittorio Veltroni era il padre dell'attuale sindaco di Roma).

Non ha avuto echi neppure il settimanale della Rai TV7, che nella puntata del 3 ottobre ha dedicato al tema un servizio decisamente criptico, non citando il libro ma utilizzando parte del materiale pubblicato dall'autore.

Chissà, forse la ragione va ricercata nel fatto che tra i protagonisti della televisione sperimentale del Ventennio troviamo Vittorio Veltroni, autorevole giornalista della Rai nel dopoguerra e padre del futuro segretario dei Democratici di sinistra.

Alla domanda se Vittorio Veltroni avesse fatto la radiocronaca della visita di Hitler a Roma, l'autore, interpellato dal Velino, risponde: "Certo, c'erano Cremascoli, Ferretti e lui, che erano i radiocronisti di punta delle radiocronache politiche.

Veltroni aveva un posto di rilievo.

Come rileva Nicola Sinopoli (impiegato all'Eiar nel 1939, nda), nel 1939 Vittorio Veltroni era un giovanissimo funzionario dell'Eiar ed era stato inviato da Fulvio Palmieri al seguito del Duce, nel marzo del 1939 in Calabria, per le radiocronache della visita di Mussolini.

Era uno dei grandi funzionari della Rai e dell'Eiar".A EVOCARE IL RUOLO SVOLTO dal papà del sindaco di Roma era stato per primo Marcello Veneziani, che sul Giornale del 12 maggio 1999 lo aveva ricordato come cronista, nel 1938, della visita di Hitler a Roma: "Entusiastica radiocronaca, tutto il Fuhrer minuto per minuto".

L'autore del libro, dopo aver precisato che per svolgere quel ruolo bisognava essere iscritti al partito, spiega che "Veltroni ha lasciato un buon ricordo di sé, di una persona molto gentile, affabile, molto comprensiva.

Non c'è nessuna testimonianza che indichi in lui una briciola di fanatismo fascista, anche se era allineato su certe direttive".

L'autore è sorpreso del silenzio che ha sempre accompagnato questa parte della vita professionale di Vittorio Veltroni, "che non ha fatto nulla di disdicevole e non aveva nulla da nascondere".

Il libro non si ferma solo a questo aspetto della storia della tv fascista.

Gli aneddoti più interessanti riguardano il televisore portato nell'anticamera della sala del Mappamondo a Palazzo Venezia, le riprese di Mussolini (le uniche in Italia) a circuito chiuso, a Milano, nel lontanissimo 1932, durante una mostra a Torino sulla radiovisione, la foto di Pio XII davanti ad un apparecchio tv nel 1939, la paura a New York dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor e la telecamera puntata dalla Cbs sul cielo per riprendere l'arrivo dei bombardieri tedeschi su Manhattan.

L'autore rivela che a Via Asiago "si pensava già di trasmettere i discorsi di Mussolini", ma la dichiarazione di guerra del 10 giugno del 1940 "non andrà mai in onda" perché gli impianti furono chiusi nel maggio dello stesso anno 1940.

La guerra interruppe tutto.Lanfranco Palazzolo.

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