13 GIU 2001

Processo per droga a Marco Pannella: La Cassazione conferma la condanna al leader radicale

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Roma, 13 giugno 2001 - La 4a sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna emessa contro Marco Pannella per la cessione gratuita di hashish compiuta al mercato romano di Porta Portese il 28 agosto del 1995, prima di una serie di disobbedienze civili compiute tra il 1995 e il 1997 per le quali sono sotto processo venticinque fra dirigenti, parlamentari e militanti antiproibizionisti radicali.Nell’udienza di questa mattina il sostituto procuratore generale ha contestato le motivazioni dell’appello proposto dalla difesa di Pannella.

Secondo il rappresentante
dell’accusa, la questione dei criteri di determinazione della cosiddetta "dose drogante" non si pone data la rilevanza della quantità di sostanza ceduta (l’accusa ha ricordato che la stessa Corte Costituzionale, con un proprio pronunciamento, ha lasciato alla discrezione del legislatore la determinazione di detti criteri).

Inoltre, anche la valutazione del dolo personale, secondo il sostituto procuratore, prescinde dai motivi dell’azione posta in essere da Pannella.

"Singolare" è stata poi definita la questione sollevata dalla difesa intorno al mancato intervento preventivo delle forze dell’ordine che, nonostante fossero state debitamente e preventivamente avvertite, presero provvedimenti solamente al momento in cui la disobbedienza civile venne effettivamente posta in essere al mercato di Porta Portese.

La difesa di Pannella, rappresentata anche in questa occasione dall’avvocato Giandomenico Caiazza, ha ovviamente respinto le osservazioni del procuratore, sostenendo i motivi dell’appello e ribadendo la propria linea, maturata nei vari procedimenti che vedono Marco Pannella imputato per le disobbedienze civili compiute in questi anni (agli atti dei quali, acquisiti in questo procedimento, Caiazza ha fatto numerosi riferimenti).

Oltre a insistere con forza sulla questione dei criteri con cui nei tribunali, ogni giorno vengono stabilite le "singole dosi droganti" delle sostanze sequestrate (e dalla cui rilevanza dipendono le decisioni dei giudici e quindi la condanna o l’assoluzione degli imputati), l’avvocato Caiazza ha fatto presente che per Pannella l’accusa riguarda la detenzione a fini di cessione e quindi, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa, le finalità dell’azione compiuta a Porta Portese sono assolutamente rilevanti ai fini del giudizio.

A questo proposito Caiazza ha fatto riferimento al procedimento relativo alla cessione di oltre 200 gr.

hashish compiuta da Pannella nel dicembre 1995 durante la trasmissione televisiva "L’Italia in diretta" condotta da Alda D’Eusanio.

Per quell’azione la procura aveva chiesto l’archiviazione, mentre il Gip decise per il rinvio a giudizio.

Al dibattimento il pm rinnovò la richiesta di assoluzione.

Successivamente, il nuovo pm nel frattempo subentrato, chiese invece la condanna di Pannella che la corte invece decise di assolvere riconoscendo le motivazioni politiche dell’azione (attualmente è in corso il procedimento d’appello la cui prossima udienza è fissata per lunedì 18 giugno).

I giudici della 4a sezione penale della Cassazione non sono stati però di questo avviso e accogliendo le tesi dell’accusa hanno rigettato il ricorso della difesa confermando la sentenza di secondo grado che condannava Marco Pannella.

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  • Francesco Marzano, Relatore

    <strong>Indice degli interventi</strong>
    0:00 Durata: 13 min 13 sec
  • Giuseppe Veneziano, Pubblico Ministero

    0:13 Durata: 10 min 25 sec
  • Giandomenico Caiazza, Avvocato Difesa Pannella

    0:23 Durata: 16 min 18 sec