15 LUG 2001

Assemblea costituente della Margherita: seconda giornata - sessione mattutina

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 50 min

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Roma, 15 luglio 2001 - Prosegue, nella seconda giornata dell'Assemblea Costituente della Margherita, il dibattito dopo la relazione introduttiva e le proposte di Francesco Rutelli.

Prendono la parola, volta per volta, 'frenatori' ed 'acceleratori'.

«Vorrei dire ai tanti Schumacher che uno come me, con 45 di scarpa, qualche volta frena, ma non per ostacolare».

Nicola Mancino è a favore dell'unità della Margherita, ma a determinate condizioni.

«Quello che stiamo costruendo - spiega l'ex presidente del Senato - è l'avvenire di una società pluralista che non sempre rigetta le identità».

C'è
il rischio, secondo Mancino, di imitare Berlusconi, mentre la Margherita dovrebbe essere un partito «non effimero», che preserva «culture, identità e riferimenti».

In questo senso l'Ulivo non deve diventare un solo partito politico.

«In questa grande coalizione - rileva - c'è una Margherita tendenzialmente destinata a crescere e i Ds che devono fare i conti con la propria identità».

All'interno della stessa Margherita, poi, «la cultura liberale democratica non può diventare la cultura riformista-cattolica, entrambe possono e devono coesistere».

I congressi dei vari partiti devono arrivare al risultato di superare le posizioni di difficoltà, portando tutti dentro questo nuovo soggetto politico.

Un accenno anche alla collocazione europea.

«Non ci sono le condizioni per abbandonare uno schieramento solo perchè non è gradito.

Guai a immaginare fughe in avanti ritenendo che si possa costruire un Ulivo europeo.

Noi restiamo nel ppe per continuare una battaglia di contrapposizione e di identità».

Critico anche Ciriaco De Mita.

«Se la Margherita riuscirà a dar vita a un soggetto unitario, le strutture preesistenti non avranno ragione di esistere.

Ma se non ci riuscisse, diventa difficile dire: rompete le righe».

A chi vede la Margherita come uno stadio di passaggio dell'Ulivo, De Mita si oppone apertamente.

«Amici state attenti, perchè la storia insegna che alcune accelerazioni sono negative.

Credo molto di più ad un rapporto tra identità politiche diverse perchè le coalizioni sono proprio questo: l' esaltazione di identità politiche diverse e la convergenza su obiettivi politici comuni».

De Mita afferma anche di condividere «non tanto la relazione di ieri di Rutelli, quanto piuttosto l'articolo sul Corriere della Sera in cui si è posto il problema del limite della libertà di coscienza, recuperando così un riferimento religioso.

Ma non basta la bioetica per poter definire un nuovo movimento politico».

Secondo l'ex ministro bisogna dire che al centro c'è la famiglia, la persona umana «che vive non da sola, ma in relazione agli altri a cominciare dalla propria famiglia».

«Mi rendo conto che è difficile dire ai nostri parlamentari di andare via dal partito popolare europeo, però lì non ci possiamo più stare, perchè quello è il polo conservatore e noi siamo chiamati a costruire quello riformatore».

Rosy Bindi nel suo intervento invita il nuovo partito a posizioni coraggiose in Italia come in Europa.

Per l'ex ministro, però, il problema della costruzione del polo riformista non riguarda soltanto la Margherita, ma anche i Ds e la Sinistra dell'Ulivo: «Non è amato che si deve preoccupare del fatto che non voglio morire socialdemocratica, se vuole fare il polo riformista non può morire socialdemocratico neanche lui.

Noi siamo il laboratorio del polo riformista in Italia e in Europa».

Più disteso l'intervento del capogruppo della Margherita al Senato Willer Bordon.

«Il nuovo soggetto politico che stiamo costruendo ha bisogno di più convinzione ed entusiasmo» - afferma l'ex ministro.

«Non possiamo perdere questa possibilità - aggiunge - fuori da quello che stiamo costruendo non c'è nulla».

Un sì convinto alla nascita del nuovo partito anche da parte dell'ex ministro dell'Industria, Enrico Letta.

L'esponente dei Popolari vede nella nascita della Margherita «un dato di originalità» nel panorama politico italiano, che «è sempre stato pieno di tante scissioni, di tanti no».

«E' molto più facile - sostiene Letta - fare notizia se ci si divide, ci si scontra e se si dicono dei 'no'.

Non a caso fa notizia di quest'assemblea, oltre a ciò che ha detto ieri Rutelli, tutto ciò che c'è stato di 'ni'.

Io però darò un sì convinto.

Farà poca notizia, ma sono sicuro che avrà molto più futuro».

Letta invita i costituenti della Margherita a tener presente che il nuovo soggetto politico non può essere separato dall'Ulivo.

«La Margherita ha senso - osserva - se è nell'Ulivo, e questo deve essere costitutivo della sua nascita.

Fuori dall'Ulivo non ha nessun futuro».

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