18 LUG 2001

Pubblica Istruzione: Comunicazioni ministro Urbani sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero

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Comunicazioni di Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le Attività culturali sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero.

Registrazione di "Pubblica Istruzione: Comunicazioni ministro Urbani sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero", registrato mercoledì 18 luglio 2001 alle 00:00.

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  • Relazione di Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le Attività culturali

    Il ministro URBANI dichiara innanzitutto alla Commissione la natura provvisoria della sua esposizione relativa agli indirizzi generali della politica del Dicastero, i quali assumono i connotati di un progetto in progress, non solo a causa dell'inizio di una nuova legislatura e del cambiamento intervenuto nella dirigenza politica del Paese, ma anche e soprattutto in ragione della necessaria ridefinizione dei compiti e delle strutture del Ministero richiesta dalle cosiddette riforme Bassanini. Per tale motivo, il Ministro si dichiara già disponibile per ulteriori incontri con la Commissione al fine di precisare meglio quegli aspetti che esigono un'opera di maggiore approfondimento. Le direttrici strutturali del programma del Ministero non devono comunque limitarsi all'immediato ma allargarsi al medio e al lungo periodo, in considerazione dell'ampiezza delle prescrizioni previste dalla normativa vigente che includono i profili della tutela, della promozione e della valorizzazione dei beni culturali, che il Ministro considera alla stregua di "testimonianze di civiltà".<br>Dopo aver chiarito che le sue dichiarazioni si baseranno su tre diverse chiavi di lettura, ne illustra la prima, attinente alle attività del Ministero in relazione sia ai cantieri aperti che ai grandi progetti straordinari e ai più conosciuti eventi tradizionali. Dal punto di vista dei cantieri aperti, che sono circa 500 e riguardano prevalentemente il recupero – inteso in senso ampio – dei beni culturali, egli afferma l'esigenza di portare avanti proficuamente i lavori in tutti i casi considerati, vale a dire sia nei cantieri aperti da poco tempo sia in quelli già prossimi alla chiusura. <br>Per quanto concerne i grandi progetti, che occorre distinguere da quelli meramente ordinari, il Ministro ricorda l'obiettivo di ampliamento di alcuni musei, come Brera e gli Uffizi, nonché l'opera di ricostruzione di teatri distrutti, come La Fenice di Venezia. In merito poi al sito archeologico di Pompei, egli sottolinea il positivo aumento dei visitatori, ma stigmatizza anche la grave diminuzione del numero delle ville visitabili. Infine, il Ministro ricorda, fra i grandi progetti da portare a compimento, il recupero della cattedrale di Noto (per la quale si è perso il diritto ad alcuni canali di finanziamenti a causa dei ritardi che hanno caratterizzato il ritmo della ricostruzione), il ritrovamento di navi romane a Pisa (per le quali si dovrà pensare a un circuito unificato di fruizione che le colleghi alle navi già scoperte a Olbia) e la realizzazione di un Museo dell'olocausto a Ferrara, che ha già visto l'insediamento di una commissione ministeriale al fine di predisporre un progetto mirato. <br>Quanto infine ai grandi eventi tradizionali ricompresi nell'agenda storica del Ministero, egli accenna alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma.<br>Il Ministro sottolinea poi l'esigenza che il suo Dicastero si munisca di mezzi atti a garantire un flusso di informazioni molto rapido sullo stato dei beni culturali, in modo tale da poter affrontare tempestivamente le emergenze che si dovessero verificare. Pur riconoscendo la meritoria opera di ausilio svolta dal personale in servizio che di volta in volta può dare l'allarme e quindi sollecitare interventi di salvaguardia dei beni culturali, egli ritiene infatti necessario il ricorso a strumenti più sofisticati di segnalazione di eventuali danni. <br>Altro campo che impegna in maniera crescente il Ministero è quello relativo al rinvenimento di nuovi beni culturali a seguito soprattutto delle segnalazioni delle sovrintendenze che indirizzano i relativi scavi e ricerche, attività comunque da contemperare con l'esigenza di non paralizzare l'attività delle sovrintendenze stesse e la vita dei comuni cittadini da un lato e di assicurare idonee forme di tutela dall'altro.<br>La seconda chiave di lettura proposta dal Ministro concerne l'opportunità di interventi correttivi nell'ambito delle risorse organizzative del Ministero, della normativa vigente e dei meccanismi di finanziamento. Del resto già le riforme Bassanini avevano introdotto degli istituti soggetti a sperimentazione situati, in particolare, nel difficile punto di snodo in cui si articola il rapporto tra Stato e Regioni. Egli si riferisce soprattutto ai sovrintendenti regionali, cui occorre dare senz'altro un assetto definitivo, considerando fra l'altro che si tratta di una figura definita in modo approssimativo dalla stessa legge istitutiva: essi collocano infatti in una posizione sovraordinata rispetto ai sovrintendenti di livello provinciale e al tempo stesso non dovrebbero essere soggetti a rapporto gerarchico rispetto ai direttori generali del Ministero. I sovrintendenti regionali peraltro rischiano di non avere le necessarie competenze tecniche per intervenire, quasi in ultima istanza, in ambiti specialistici come quelli loro propri.<br>In merito alle possibili modifiche legislative, il Ministro rende noto che da parte dei sovrintendenti è stata avanzata la richiesta di una revisione della legge 11 febbraio 1994, n.109 (cosiddetta "legge Merloni"), che nella regolamentazione delle procedure tenga conto della specificità del settore dei beni culturali. Analogamente, un'iniziativa riformatrice è stata richiesta per il decreto-legge 14 novembre 1992, n. 433 (cosiddetta "legge Ronchey"), e per il conseguente regolamento adottato con decreto ministeriale 31 gennaio 1994, n.171, in considerazione della necessità di adeguarne le previsioni normative all'evoluzione economica e sociale. <br>Rimanendo nell'ambito dell'attività legislativa, il Ministro rammenta che nel corso della precedente legislatura il Parlamento non aveva completato l'iter del provvedimento concernente il settore della musica e comunica che richieste di modifica, sebbene in maniera più discordante rispetto alle materie sopra citate, sono state avanzate anche per quanto riguarda il cinema.<br>Modifiche richiede poi la normativa sulla tutela dei beni culturali. In proposito, viene segnalato il rischio di una grave discontinuità degli interventi a causa della mancanza di criteri comuni che guidino l'opera dei sovrintendenti provinciali. L'obiettivo di una ragionevole uniformità dell'attività di tutela per il momento è assicurato solo dalle capacità di equilibrio e dal buon senso dei singoli sovrintendenti. Occorre fra l'altro ripensare un sistema che, prevedendo una scansione degli interventi a partire dal sovrintendente provinciale per passare poi al sovrintendente regionale e fino al Ministro (che ovviamente è organo politico), non sempre garantisce che le decisioni ultime sulla tutela dei beni culturali vengano assunte dal livello che possiede le maggiori conoscenze tecniche.<br>Per quanto concerne i meccanismi di finanziamento del Ministero, anche se nulla si dice al riguardo nel Documento di programmazione economico-finanziaria, che è incentrato sulle problematiche del rilancio dello sviluppo e della finanza pubblica, il Ministro assicura che più ampio spazio al settore dei beni culturali verrà dato nell'ambito della manovra finanziaria. E' necessario infatti compiere uno sforzo in considerazione del fatto che negli ultimi due esercizi finanziari sono state stanziate le medesime risorse. I proventi derivanti dalle entrate acquisite attraverso i giochi, in particolare il gioco del lotto, sono certamente importanti per il Ministero, ma anche questo meccanismo richiede delle modifiche, in considerazione sia dei nuovi giochi che si è in procinto di introdurre che del momento di crisi che nel contempo altri giochi stanno attraversando. In proposito, è già stata avanzata la richiesta di una delega al Governo per l'istituzione di una Agenzia dei giochi che conferisca stabilità al settore al fine di rendere meno aleatori i flussi finanziari che ne derivano. <br>Ancora sotto il profilo dei meccanismi di finanziamento, il Ministro richiama l'importanza del coinvolgimento dei privati, dal momento che si è rivelato insufficiente non solo l'intervento dello Stato, ma anche quello degli enti locali. E' opportuno allora rivedere il regime fiscale relativo agli atti di liberalità, giacché la legislazione italiana in merito non appare avanzata rispetto agli altri Paesi europei: anche su questo punto sarà quanto prima presentata una richiesta di delega al Governo, così da poter acquisire rapidamente nuove risorse.<br>Ugualmente importante è il coinvolgimento di fonti di finanziamento estere, per le quali bisogna introdurre strumenti di facilitazione. Del resto, la necessità del reperimento di flussi finanziari aggiuntivi a quelli statali non riguarda solamente i beni culturali in senso stretto, bensì anche i quattro settori rientranti nell'ambito dello spettacolo, vale a dire il cinema, il teatro, la musica e i circhi.<br>Per quanto riguarda lo sport, il Ministro evidenzia come negli ultimi due esercizi finanziari siano cresciute pesantemente le esposizioni passive con conseguenti ricadute negative sul bilancio dello Stato. Occorre peraltro distinguere lo sport professionistico, che non dovrebbe essere di diretta spettanza dello Stato, dagli interventi relativi alla diffusione della pratica sportiva, che al contrario rientrano a pieno titolo fra i compiti del Ministero. <br>Il Ministro illustra infine la terza chiave di lettura alla quale intende improntare la propria azione di Governo: quella più propriamente attinente ai contenuti. Al riguardo, ricorda che fra i compiti del Ministero particolare rilievo riveste la valorizzazione dei beni culturali, non solo quale momento terminale dell'azione di tutela, ma anzi quale suo motore imprescindibile. Dalla valorizzazione dei beni culturali dipende infatti il tasso di tre fattori determinanti: la domanda di tutela, quella di fruizione e l'assegnazione di risorse finanziarie.<br>Se da un lato egli conviene quindi con coloro che invocano la massima attenzione affinché il Ministero per i beni e le attività culturali non si intrometta nella definizione dei contenuti artistici e culturali, totalmente rimessi alla libertà d'espressione, dall'altro egli sottolinea il ruolo del Ministero al fine di ampliare il più possibile la comprensione dei beni culturali e delle civiltà di cui essi sono testimonianza, nonché di ricercare la qualità e l'eccellenza soprattutto con riferimento alle espressioni artistiche contemporanee.<br>In questa ottica, alcune competenze rientrano senz'altro nella sfera di azione di altri Dicasteri, quale quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Inoltre, importanti risultati possono essere conseguiti attraverso un sapiente uso dello strumento televisivo ed in tal senso fa riferimento ad un protocollo d'intesa (di cui è previsto il rinnovo a breve) fra il Ministero e Tele Più per la realizzazione di brevi trasmissioni dedicate ai beni culturali. Ancora di più si può fare, prosegue il Ministro, attraverso migliori allestimenti delle sedi museali, alcune delle quali attualmente caratterizzate da una eccessiva aristocrazia del sapere. A tal fine, è senz'altro indispensabile una rivoluzione culturale e strumentale, nonché la predisposizione di idonee attrezzature.<br>Egli invoca poi la massima sinergia fra beni culturali, spettacolo e turismo. Pur nella consapevolezza dell'attuale ripartizione di competenze (che assegna il settore del turismo al Ministero delle attività produttive, anziché a quello, forse più affine, dei beni e delle attività culturali, come di fatti avviene in altri Paesi europei), egli auspica infatti una proficua collaborazione che consenta di trarre i massimi benefici connessi alla crescente domanda di fruizione di beni culturali da parte di una altissima percentuale di turisti.<br>Egli lancia infine un grido d'allarme per la condizione di depauperamento delle scuole tecniche, che non riescono a formare in numero sufficiente nuove generazioni di specialisti in tecniche particolari, quali il restauro e la conservazione dei beni culturali.<br>Avviandosi alla conclusione, il Ministro sottolinea poi le inevitabili ripercussioni positive che le azioni di Governo dianzi illustrate avranno sulle forme artistiche contemporanee. Al riguardo, assicura il proprio impegno affinchè la sfida lanciata alla tutela del paesaggio dal rilancio delle infrastrutture avviato dal nuovo Governo si risolva in termini positivi, quale occasione di arricchimento estetico per il territorio.<br>Infine, richiama le dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio Berlusconi nel suo discorso sulla fiducia in Senato in favore della promozione della lingua e della civiltà italiane all'estero e conclude ricordando gli accordi comunitari sulla disciplina dei mezzi audiovisivi e sull'utilizzazione delle televisioni pubbliche a fini formativi e di ampliamento della comprensione dei beni culturali. <strong>Indice degli interventi</strong><br>La seduta comincia alle 15h30<br>Presidenza del Presidente <strong>Franco Asciutti</strong><br>
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  • Presidente

    Il Presidente ringrazia il Ministro per le dichiarazioni rese e comunica che il dibattito si svolgerà in una seduta da convocarsi nella settimana dal 30 luglio al 3 agosto prossimi.<br>Il seguito della procedura informativa è quindi rinviato.<br>La seduta termina alle 16h30 <br>
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