25 LUG 2001

Pubblica Istruzione: Dibattito sulle comunicazioni di Letizia Moratti sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 39 min

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Dibattito sulle comunicazioni del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Letizia Moratti, sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero.

Registrazione audio di "Pubblica Istruzione: Dibattito sulle comunicazioni di Letizia Moratti sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero", registrato mercoledì 25 luglio 2001 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 39 minuti.
  • Guido Brignone (LNP)

    Il senatore Guido Brignone rileva come alcuni aspetti delle dichiarazioni programmatiche del Governo in tema di istruzione rappresentino questioni avvertite da tutte le forze politiche e dalla stessa società civile. Questo fenomeno deve essere valutato positivamente, in quanto sta a significare che le tematiche della scuola stanno tornando a svolgere un ruolo centrale nella vita del Paese. Tuttavia tradurre le numerose istanze che in proposito vengono avanzate in provvedimenti legislativi è questione assai più complicata.<br>Il senatore osserva poi che le dichiarazioni del Ministro hanno eluso due temi di rilevante importanza. In primo luogo si riferisce all'edilizia scolastica, problema la cui prima evidenziazione egli rivendica a se stesso. In proposito pur avendo la legge n. 23 del 1996 iniziato ad introdurre un'opportuna regolamentazione della materia, rimangono irrisolte alcune questioni, come le disparità fra le diverse realtà provinciali, le condizioni particolari delle scuole site in edifici storici di particolare valore architettonico, la scelta strategica tra la costruzione di nuovi edifici o la regolarizzazione a norma di legge di quelli esistenti, la mancanza di un sistema nazionale di rilevamento dei dati.<br>L'altro tema che ha avuto poco spazio nell'esposizione del Ministro è rappresentato dalle problematiche del personale ausiliario, tecnico e amministrativo (A.T.A.), che invece è protagonista autentico dell'autonomia scolastica. <br>Né va dimenticato che i dirigenti amministrativi sopportano il peso derivante dallo smantellamento dei provveditorati, dovendo fronteggiare adempimenti sia amministrativi che logistici. E' positivo quindi che si sia finalmente bandito un nuovo concorso per i dirigenti scolastici, ma al tempo stesso non si deve dimenticare la disparità di trattamento che intercorre fra il personale precario e i presidi incaricati, per i quali – anche se titolari di incarico ormai da anni – non sono previsti percorsi privilegiati, se non in maniera modesta, nell'espletamento dei relativi concorsi; problema al quale vanno aggiunti quelli derivanti dalle eccedenze di organico e dall'inquadramento in ruolo dei direttori amministrativi.<br>Dal punto di vista finanziario, è noto che in Italia si spende poco per la scuola, ma ad avviso del senatore si spende comunque troppo rispetto ai risultati che in concreto si riesce ad ottenere. <br>Nell'avviare l'azione riformatrice, inoltre, non ci si deve basare acriticamente sui dati forniti dall'OCSE e citati dal Ministro, trattandosi di dati statistici estremamente differenziati a causa della cultura, della storia e della tradizione di ciascun Paese. Non si può, ad esempio, paragonare il ruolo preponderante degli studi matematici in Paesi caratterizzati in maniera diversa dal punto di vista economico rispetto all'Italia, che è invece votata allo sviluppo di settori particolari (come il turismo) che rendono preferibile il mantenimento della nostra tradizione di studi tendenzialmente umanistica. Tale tradizione non deve essere stravolta, anche se il processo di globalizzazione esige le opportune correzioni al nostro sistema di istruzione. Del resto, le medie statistiche in Italia, sia per la scuola statale che per quella non statale, sono sempre il risultato di una realtà composta da punte di eccellenza e da aree di modesta qualità. Occorre allora assicurare al sistema formativo italiano uno standard medio di buona qualità. A tal proposito, egli non crede che il sistema di istruzione pubblico possa essere superato in tempi brevi, essendo il solo in grado di assicurare appunto un livello medio di buona qualità. Al contrario, la scuola privata in Italia annovera, accanto a punte di eccellenza, anche i cosiddetti "diplomifici"; né si può prescindere dalla vigenza del valore legale dei titoli di studio.<br>Altra media abitualmente diffusa, che però deve essere oggetto di riflessione critica, è quella concernente il rapporto fra docenti e alunni, che in Italia è più basso rispetto agli altri Paesi europei. Affinché la media sia corretta, infatti, occorre verificare il numero degli alunni effettivamente frequentanti. Ciò non toglie che l'attuale dimensionamento delle classi nei centri urbani possa essere valutato positivamente.<br>Il senatore ricorda poi i principali progetti sulla scuola già indicati nelle linee strategiche della riforma amministrativa in itinere avviata dal precedente Ministro per la funzione pubblica. Si pone allora l'esigenza di una ricognizione a livello capillare di tutte le problematiche del mondo della scuola, che indaghi in modo rigoroso ed analitico sullo stato di attuazione dei diversi progetti. Il vero aspetto innovativo introdotto dall'autonomia scolastica è costituito comunque dalla partecipazione più ampia di tutti i soggetti interessati ai vari processi decisionali, che pure resta di diversa intensità a seconda del contesto in cui si realizza; appare pertanto auspicabile incentivare ulteriormente il fenomeno anche ricorrendo a nuove forme di partecipazione. Così come la scuola non può appartenere ad una sola parte politica, ugualmente non deve essere gestita solamente da docenti, studenti e genitori. Nell'immaginare una consulta o degli "stati generali" dell'istruzione, sarà bene prendere in considerazione il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Vi sono infatti terreni comuni e obiettivi condivisi su cui lavorare e al riguardo il senatore Brignone riconosce la disponibilità dell'ex ministro Berlinguer e degli esponenti della precedente maggioranza politica ad affrontare all'epoca temi delicati come lo stato giuridico degli insegnati di religione cattolica.<br>Le questioni di interesse comune che coinvolgono oggi il mondo della scuola riguardano in particolare l'esigenza di garantire una correlazione tra i processi di sperimentazione e l'ordinaria amministrazione (troppo spesso, infatti, i primi confluiscono nella seconda prima ancora di aver portato a termine il proprio percorso), la corretta gestione della scuola statale e la devoluzione dei poteri nel campo dell'istruzione alle regioni. Il sistema scolastico integrato non deve infatti comportare una dicotomia tra la scuola statale e non statale, né può dare inizio a fenomeni di competizione tra i due settori che prescindano dalle finalità proprie del sistema di istruzione, il quale non può essere aziendalizzato, ma deve piuttosto precorrere i bisogni dell'economia e della società intera. <strong>Indice degli interventi</strong><br>La seduta comincia alle 14h30<br>Presidenza del Presidente <strong>Franco Asciutti</strong>, indi del Vice-Presidente<strong> Francesco Bevilacqua</strong><br>Il Presidente dichiara aperto il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche rese dal ministro Moratti nella seduta del 19 luglio scorso.<br>
    0:00 Durata: 19 min 58 sec
  • Fulvio Tessitore (DS-U)

    Il senatore Fulvio Tessitore si dichiara innanzitutto scevro da pregiudizi nello sviluppare le sue considerazioni sulle dichiarazioni programmatiche del ministro Moratti, dal momento che a suo tempo non aveva condiviso incondizionatamente le riforme del precedente Governo di centro-sinistra. Nonostante ciò, confessa la propria delusione per i contenuti dell'esposizione del Ministro.<br>In merito ai cicli scolastici, considera un errore la decisione di aver interrotto il processo di riforma, consentendo al tempo stesso l'avvio della riforma universitaria seppure secondo il criterio delle cosiddette "due velocità". I due aspetti erano infatti strettamente correlati nell'impostazione riformatrice del precedente Governo, la quale mirava a rafforzare i rapporti della scuola con il mondo esterno superando la tradizionale impostazione piramidale che vedeva nella laurea universitaria l'unica autentica conclusione del processo formativo iniziato alle scuole elementari.<br>La scelta della "doppia velocità" nell'attuazione della riforma universitaria ha inoltre determinato una disparità sia tra le diverse sedi universitarie che fra i corsi di studio all'interno dei singoli atenei. Egli ritiene tra l'altro non corretto il riferimento del Ministro alle riserve avanzate dalle facoltà umanistiche, che non sono relative alla durata triennale delle lauree, bensì ai meccanismi di accesso all'università e di formazione dei docenti. Occorre allora riconsiderare un sistema che prevede l'iscrizione alle scuole di specializzazione per gli insegnanti dopo la laurea di durata triennale e dopo il raggiungimento di 60 crediti formativi, in quanto questa soluzione determina la dequalificazione delle stesse lauree di durata triennale. E' più opportuno allora richiedere la conclusione del ciclo di studi quinquennale, al termine del quale sarebbe forse sufficiente un solo anno di tirocinio per accedere all'insegnamento.<br>Nelle dichiarazioni del Ministro non si è prestata neppure la necessaria attenzione a tutte le implicazioni della riforma didattica. La frammentazione in un numero eccessivo di insegnamenti può infatti comportare lo scadimento della qualità dei corsi relativi alle lauree di durata triennale.<br>Per quanto concerne la formazione post universitaria, inoltre, è preferibile adottare soluzioni di tipo istituzionale come è già avvenuto in alcuni atenei- che garantiscano rapporti con i settori della ricerca e con il mondo del lavoro; la formula migliore per consolidare questo rapporto è rappresentata dai consorzi tra soggetti pubblici e privati realizzati anche attraverso l'intervento ministeriale. Invita peraltro il ministro Moratti a chiarire il significato che attribuisce al processo di autonomia. Non si determinano gli stessi effetti se si pensa a una autonomia del sistema universitario o se viceversa si ritiene che a rendersi autonome debbano essere le singole parti del sistema. Si rischia infatti di indebolire ulteriormente la nostra identità statale, con gravi conseguenze anche sulla stessa identità nazionale, che al momento è ancora forte anche se si configura in maniera pluralista e pluricentrica. La scelta tra i diversi tipi di autonomia del resto può comportare un rafforzamento o un indebolimento anche della ricerca e al riguardo il senatore si dichiara interessato a conoscere l'opinione del Ministro in merito alla ricerca di base che è notoriamente carente nel nostro Paese. Nel contempo, al potenziamento della ricerca tecnologica non deve corrispondere la sottovalutazione della ricerca umanistica, nell'ambito della quale siamo ancora concorrenziali a livello internazionale; e inoltre, la ricerca umanistica rappresenta una componente indispensabile per lo sviluppo del sistema di istruzione, che non deve arrendersi a una visione aziendalista della scuola incentrata sulla funzione salvifica del mercato.<br>Si rendono allora necessari degli interventi strutturali nel settore della ricerca, che determinino la creazione di alcuni centri di eccellenza, di numero limitato ma dotati di adeguate potenzialità; creazione che potrà realizzarsi anche in questo caso attraverso forme consortili con la partecipazione solo iniziale del Ministero e il successivo ricorso all'autofinanziamento.<br>Passando ad esaminare il sistema di valutazione, il senatore Tessitore ritiene che il competente comitato dovrebbe essere autonomo, ma dovrebbe anche avere natura pubblica e lavorare sulla base di regole chiare e trasparenti. Egli denuncia inoltre la recente diffusione sulla stampa di statistiche concernenti i diversi atenei, che sono risultate poco fondate e che hanno creato un grave disorientamento fra gli studenti.<br>Si dichiara poi favorevole al ritorno al criterio del vincitore unico nei concorsi, quindi con l'espressione di giudizi assoluti e non relativi, ritenendo nel contempo opportuno incentivare le procedure di tutorato. <br>Dopo aver condiviso le sollecitazioni del senatore Brignone in merito all'esigenza di rigorose e analitiche indagini sull'attuazione dei processi di riforma, egli introduce una distinzione fra il criterio del merito, che valuta positivamente, e il sistema meritocratico. Al riguardo, confessa di essere sempre stato un tenace oppositore del metodo del numero chiuso negli accessi all'università, in qualunque forma esso sia stato proposto: respingere il principio del numero chiuso non vuol dire infatti determinare uno svilimento delle istituzioni universitarie, ma significa tener conto della strutturazione sociale del Paese. <br>
    0:19 Durata: 21 min 15 sec
  • Albertina Soliani (Mar-DL-U)

    La senatrice Albertina Soliani manifesta innanzitutto la propria intenzione di instaurare un dialogo cordiale e franco con il Governo e la sua maggioranza, in considerazione delle sfide che il mondo della scuola si trova ad affrontare e che non possono essere riduttivamente ricondotte alla sola competizione economica, investendo piuttosto le grandi domande di natura etica e politica che provengono soprattutto dalle nuove generazioni.<br>Le dichiarazioni programmatiche del Governo sembrano invece collocarsi in un contesto superato, caratterizzato esclusivamente dalle problematiche della competizione economica e tutt'al più valido negli anni '70. Le idee che ciascuno nutre in merito alla società, al mercato e alla stessa unificazione europea influenzano infatti la concezione che ciascuno ha della scuola. Non si possono allora sottovalutare le differenze esistenti tra la cifra culturale europea e quella degli Stati Uniti d'America. Il concetto di cittadinanza democratica, il senso di appartenenza alla comunità internazionale e a quella globale, il senso di responsabilità politica devono essere elementi fondamentali del percorso formativo scolastico. Al contrario le dichiarazioni del Governo su una scuola funzionale alla competizione di mercato e basata su una impostazione individualista prescindono dai compiti educativi propri del percorso formativo che deve saper investire nelle grandi energie delle giovani generazioni, le quali devono essere confortate nel loro senso della vita e della convivenza sociale senza essere convogliate esclusivamente verso l'obiettivo del successo economico-sociale. La visione della società e del mercato fondata su un'ottica individualista, che trapela dalle linee direttrici esplicitate dal Ministro, non appare adeguata a raccogliere le complesse sfide che attendono il mondo della scuola e che richiedono invece di garantire la coerenza del sistema pubblico di istruzione, la coesione fra gli operatori della scuola e le famiglie, fra settore pubblico e privato. La strategia di divisione e di frantumazione del sistema scolastico è altra cosa rispetto al positivo processo di autonomia che è già stato avviato. In proposito, è illuminante leggere le dichiarazioni del ministro Moratti in maniera integrata con le affermazioni dei ministri Bossi e Maroni (oltre che del sottosegretario Sgarbi), i quali stanno ormai assumendo delle decisioni anche nel campo dell'istruzione. Mentre il ministro Moratti, infatti, cita il federalismo solidale senza specificarne i contenuti, il Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) introduce il principio della devoluzione inteso come superamento della forma burocratica classica. La senatrice Soliani chiede quindi al Ministro se il termine "forma burocratica classica" vada identificato con il sistema pubblico di istruzione. Chiede inoltre di conoscere il modo in cui si intende realizzare il sistema di valutazione dei docenti, in quanto un meccanismo di valutazione esterno al di fuori di un quadro istituzionale pubblico dovrebbe essere valutato negativamente. <br>Un altro chiarimento che si rende necessario è relativo al concetto di separazione fra eccellenza e solidarietà, che sembra coinvolgere il destino dei soggetti più deboli e le forme della loro integrazione nel sistema di istruzione in caso di prevalenza dei criteri privatistici nella gestione della scuola. Ma soprattutto si rende necessario un più generale chiarimento terminologico, dal momento che è sottile il confine tra l'esigenza di modernizzazione e l'obiettivo di una vera e propria rottura sociale, culturale e istituzionale del mondo della scuola. L'ambiguità linguistica, che conferisce significati diversi a termini uguali, è pericolosa. Il disegno compiuto del Governo in merito alla politica scolastica non può essere reso noto solo nel prossimo autunno, poiché ciò impedirebbe il confronto politico. Del resto, l'analisi del Ministro è viziata da un punto di partenza sbagliato che, come accade per il DPEF, traccia il quadro di un Paese in declino, mentre al contrario la scuola italiana è vitale e merita l'opportuno incoraggiamento.<br>La senatrice auspica infine che il Ministro possa reperire risorse adeguate a garantire il migliore funzionamento della scuola e voglia lavorare per raggiungere obiettivi unitari e non di frantumazione del sistema di istruzione. Si dichiara tuttavia scettica circa le reali intenzioni del Ministro in considerazione dei presupposti politici che ispirano il Governo. Le forze politiche che si riconoscono nell'Ulivo si propongono comunque come soggetto di confronto e di dialogo, purché la maggioranza non pensi di poter affrontare le questioni con la sola forza dei numeri. <br>
    0:41 Durata: 19 min 10 sec
  • Luigi Berlinguer (DS-U)

    Il senatore Luigi Berlinguer sottolinea anzitutto come, per la coalizione dell'Ulivo, l'istruzione rappresenti uno strumento di costruzione della civiltà di un paese: esso non si caratterizza infatti come strumentale rispetto al lavoro, alle professioni o al mercato, ma rappresenta in sè un valore fra i più elevati nella coscienza civile e sociale di una Nazione. Egli apprezza pertanto l'intenzione, dichiarata dal ministro Moratti, di coniugare solidarietà ed eccellenza. Rileva tuttavia che si tratti di una scommessa molto delicata, il cui fine deve essere quello di garantire il diritto al successo scolastico per tutti gli alunni. <br>Invita poi il Ministro a cogliere la novità fondamentale che caratterizza le società moderne rispetto al passato: i sistemi cognitivi non sono più gerarchizzati e piramidali, ma - al contrario - diffusi e orizzontali. Purtroppo, dalle dichiarazioni programmatiche del ministro Moratti, che ha prevalentemente citato dati statici e non dinamici, non emerge tale significativa novità. Rispetto ai dati statistici richiamati dal ministro Moratti, che scontano caratteristiche proprie della popolazione adulta, egli tende infatti a sottolineare i dati resi noti dal CEDE in ordine alle fasce di età più giovani: rispetto agli anni Sessanta, in cui raggiungeva il diploma di scuola secondaria superiore solo il 10 per cento della popolazione, nel 1999 tale dato saliva al 70 per cento (laddove nel 1995 era fermo al 63 per cento); quanto alle immatricolazioni universitarie, si passa da un percentuale del 7 per cento del 1960 al 48 per cento del 1999; anche con riferimento ai laureati, il passaggio percentuale è significativo (dal 7 per cento del 1970 al 16 per cento del 1999). <br>Il senatore Berlinguer si sofferma quindi sulle ipotesi di riforma del sistema di valutazione. Al riguardo, richiama l'importanza dei passi già compiuti, che si augura il nuovo Governo non intenda cancellare tout court. Al contrario, sollecita una riflessione, scevra dalla contrapposizione ideologica fra pubblico e privato, in grado di avvantaggiarsi dell'opera di formazione dei valutatori finora compiuta.<br>Quanto poi alle considerazioni critiche relative all'eccessivo numero di insegnanti che caratterizzerebbe la scuola italiana, egli rileva che l'Italia registra un elevato numero di insegnanti di religione cattolica non presenti negli altri paesi europei, un altrettanto elevato numero di insegnanti di sostegno per alunni portatori di handicap che rappresentano un fiore all'occhiello del nostro sistema scolastico, nonché un costante aumento dell'offerta formativa. Per altro verso, è invece innegabile un processo di polverizzazione delle materie che ha a monte una non condivisibile politica di allargamento degli organici.<br>Egli richiama poi gli sforzi compiuti dal passato Governo di venire incontro alle diverse vocazioni degli studenti, infrangendo il mito del modello unico di sapere. In tal senso erano orientati il riordino dei cicli scolastici e la riforma universitaria che, unitamente all'autonomia scolastica e alla legge sulla parità, rispondevano alla crescente domanda di flessibilità del sistema. Prende pertanto atto con soddisfazione che, quanto meno con riferimento alla riforma universitaria, il Governo non intende sospenderne l'attuazione.<br>Quanto alla ricerca di un equilibrio fra sistema nazionale e autonomie, egli nega gli aspetti salvifici della devolution, ritenendo iniziative quali il referendum della regione Lombardia del tutto prive di consistenza culturale. Punto di assai maggiore equilibrio era invece l'assetto federalista votato dal precedente Governo che, sia pure integrato con l'istituzione di una Camera delle regioni, deve quindi essere la via maestra anche con riferimento al settore dell'istruzione. A tale specifico riguardo, egli mette in guardia il ministro Moratti dal rischio di un blocco della riforma dell'Amministrazione che possa ridare fiato alle istituzioni di livello provinciale.<br>Il senatore Berlinguer critica poi fermamente la decisione di sospendere la riforma dei cicli scolastici. L'articolo 8 del regolamento sull'autonomia scolastica consentiva infatti alle scuole significativi margini di innovazione, fra cui l'introduzione di materie quali la musica, le lingue straniere e l'educazione fisica fin dai primissimi anni della scuola di base. Il blocco della riforma paralizzerà ora il Parlamento per altri decenni, con il rischio di intorpidire gli entusiasmi finora profusi. Invita pertanto il Governo a non dissipare il prossimo anno scolastico, avvalendosi del percorso già compiuto dalla precedente maggioranza. <br>Sottolinea altresì la differenza fra obbligo scolastico e obbligo formativo, sollecitando a non anticipare eccessivamente la scelta degli studenti fra istruzione e formazione professionale, tanto più se ciò dovesse avvenire su pressione di alcune corporazioni. Se il sistema duale rappresenta un'ottima soluzione per l'ultimo triennio, occorre infatti porre particolare attenzione affinchè alla formazione professionale non sia riconosciuta una funzione meramente residuale ma, al contrario, essa sia integrata a pieno titolo con i percorsi scolastici.<br>Quanto agli insegnanti, egli auspica l'individuazione di percorsi di carriera che ne valorizzino il merito, anche attraverso significativi aumenti di retribuzione sia pure graduali e non demagogici. Al riguardo egli lamenta peraltro che il DPEF non contenga cifre specifiche sugli investimenti per la scuola e chiede in tal senso chiarimenti al Ministro.<br>Il senatore passa quindi ad analizzare la parte delle dichiarazioni programmatiche relative all'università, registrando con soddisfazione che il ministro Moratti ritenga la riforma universitaria un primo passo positivo dopo anni di immobilismo. L'articolazione in un triennio, seguito da un biennio di specializzazione, dota infatti il sistema di quella flessibilità necessaria per contrastare i deprecabili fenomeni di dispersione universitaria. Occorre tuttavia incentivare l'impegno didattico dei professori universitari, arginare l'arroganza delle baronie ed evitare di svilire il diploma di laurea (triennale) onde non rendere di fatto indispensabile il conseguimento anche della laurea specialistica con l'inevitabile conseguenza di una recrudescenza del fenomeno degli studenti fuori corso.<br>Egli si esprime poi in favore della proposta di ritornare al vincitore unico dei concorsi universitari, anche se ricorda che furono proprio esponenti dell'attuale maggioranza a reclamare, nella scorsa legislatura, il sistema delle terne. <br>Dopo aver invocato un serio impegno in favore delle residenze universitarie, sulla scia della legge in tal senso approvata nella passata legislatura, si sofferma infine sulle tematiche attinenti la ricerca. In particolare, invoca la riforma del sistema di ripartizione del 40 per cento dei fondi per la ricerca, nonché la correzione di alcune storture emerse nelle procedure di riforma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Conviene poi con le forme di incentivazione dei finanziamenti privati richiamate dal ministro Moratti, pur ritenendo che il Ministro abbia posto la questione in termini di eccessiva dicotomia fra pubblico e privato. Sollecita infatti un significativo impegno anche degli stanziamenti pubblici, nonché una maggiore attenzione alla ricerca industriale. Auspica infine una rapida e positiva conclusione del contratto dei ricercatori degli enti di ricerca. <br>
    1:00 Durata: 23 min 51 sec
  • Maria Chiara Acciarini (DS-U)

    La senatrice Maria Chiara Acciarini prende le distanze dalla valutazione pesantemente negativa che il ministro Moratti ha dato nelle sue dichiarazioni programmatiche sulla scuola italiana. A suo giudizio, nonostante le evidenti carenze, il sistema scolastico italiano è infatti anche estremamente ricco e vivace. Al di là di dati meramente quantitativi, si registra infatti una diffusa volontà di innovazione da parte degli insegnanti, che hanno dato vita negli ultimi anni a molte positive sperimentazioni. Contesta pertanto la definizione contenuta nel DPEF degli insegnanti quali meri burocrati, che risulta riduttiva ed ingenerosa.<br>Ella richiama quindi le rilevanti novità introdotte nell'ordinamento nella passata legislatura: piena realizzazione dell'autonomia scolastica, parità, riforma dei cicli. E' peraltro a suo avviso inconcepibile che la riforma dei cicli sia stata bloccata con la motivazione di voler innescare un maggior coinvolgimento delle categorie interessate (docenti, famiglie, studenti). Si tratta infatti di soggetti che hanno già da tempo assicurato il loro contributo alla riforma e il cui apporto appare al contrario sminuito dall'arresto subito dal processo riformatore. Analoghe considerazioni valgono per la riforma degli organi collegiali, con riferimento alla quale ella ricorda che fu proprio la coalizione di centro-destra a non dare fiducia agli strumenti di rappresentanza di quegli stessi soggetti di cui ora invoca l'apporto. Al riguardo, ella rinnova l'appello a mantenere distinto il momento assembleare di discussione da quello rappresentativo, incaricato della gestione.<br>Ella si sofferma poi sulla formazione degli insegnanti, invitando il Governo a non trascurare l'esperienza delle scuole di specializzazione che, per la prima volta, avevano dato vita ad una positiva interazione fra scuola e università.<br>La senatrice Acciarini critica poi che le dichiarazioni programmatiche del ministro Moratti, per altri versi molto generiche, siano state estremamente precise su un punto assai delicato e controverso quale il ripristino di una divaricazione precoce fra istruzione e formazione professionale.<br>Nel ribadire la propria assoluta contrarietà al blocco della riforma dei cicli scolastici voluta dal nuovo Governo, ella si esprime criticamente anche con riferimento al decreto-legge sull'avvio dell'anno scolastico, su cui la Commissione sarà chiamata a pronunciarsi nei prossimi giorni.<br>Invita infine il ministro Moratti a chiarire quali siano le politiche di investimento sulla scuola presenti nel DPEF e, nel sottolineare le differenze fra il Documento presentato dall'attuale maggioranza e quelli elaborati nella passata legislatura dalla maggioranza di centro-sinistra, conclude esprimendo preoccupazione per la prospettiva di una devolution nel settore dell'istruzione paventandone i rischi di frammentarietà e particolarismi locali.<br><br>Il seguito del dibattito è quindi rinviato. <br>
    1:24 Durata: 15 min 20 sec