28 NOV 2001

Istruzione Pubblica: Audizione del Ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 43 min 30 sec

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Seguito dell'indagine conoscitiva, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.

Audizione del Ministro per gli affari regionali. .

Registrazione audio di "Istruzione Pubblica: Audizione del Ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia", registrato mercoledì 28 novembre 2001 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 43 minuti.
  • Relazione di Enrico La Loggia, ministro per gli Affari Regionali

    Il ministro Enrico LA LOGGIA ripercorre brevemente l'iter che ha condotto alla definitiva entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di modifica del Titolo V della parte II della Costituzione. Al riguardo, ricorda che si tratta di una riforma non da tutti condivisa, approvata sul finire della scorsa legislatura e su cui egli stesso ha promosso una consultazione referendaria. Peraltro, a seguito dei risultati del referendum, che hanno confermato un orientamento favorevole alla legge, egli professa piena lealtà nei confronti di una legge dello Stato, che riconosce essere suo preciso dovere istituzionale attuare.<br> Svolge quindi una indispensabile ricostruzione del testo di legge, osservando che il nuovo articolo 114 della Costituzione, secondo il quale "la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo Stato", inverte la precedente elencazione assegnando un ruolo paritario a ciascuna articolazione, ivi compreso lo Stato, che conseguentemente perde la posizione di preminenza prima rivestita.<br>Inoltre, il primo comma del nuovo articolo 117 pone, quali limiti alla potestà legislativa dello Stato e delle regioni, non solo il rispetto della Costituzione ma anche quello dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Nell'auspicare maggiore chiarezza quanto a quest'ultimo profilo, tanto più in considerazione del crescente numero di accordi internazionali per i quali non è previsto un atto di ratifica da parte del Parlamento, si sofferma quindi sui successivi commi del nuovo articolo 117, relativi rispettivamente alle materie sulle quali lo Stato mantiene competenza legislativa esclusiva, alle materie rimesse alla legislazione concorrente di Stato e regioni, nonché alla sfera di potestà legislativa delle regioni.<br>Quanto in particolare alle materie rimesse alla legislazione esclusiva dello Stato, egli osserva che l'elenco recato dal secondo comma del nuovo articolo 117 non può certamente ritenersi esaustivo, atteso che molti altri articoli della Costituzione prevedono riserve di legge statale, da intendersi evidentemente in senso esclusivo. Anche in questo caso, occorre peraltro chiedersi se la nuova concezione di Stato recata dall'articolo 114, quale articolazione pari ordinata alle altre (comuni, province, città metropolitane e regioni), non sia gravida di conseguenze di estrema gravità, sia pure al di là delle intenzioni, certamente ottime, del legislatore costituente.<br>Il terzo comma dell'articolo 117 reca invece un lungo elenco di materie rimesse alla legislazione concorrente di Stato e regioni, anche in questo caso evidentemente considerate due articolazioni dello stesso livello.<br>Il quarto comma dell'articolo 117 riguarda infine la potestà legislativa delle regioni, che peraltro non viene definita "esclusiva". Si tratta del resto di un rinvio estremamente generico a "ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato", che rischia innescare un ampio contenzioso.<br>A conclusione di tale esposizione introduttiva, il Ministro ritiene che la legge costituzionale n. 3 non configuri un federalismo fiscale compiuto né affermi inequivocabili principi di sussidiarietà orizzontali o verticali. Infine, essa non detta esaurienti disposizioni con riferimento alle regioni a statuto speciale, non potendosi di fatto considerare tali quelle contenute nell'articolo 10.<br>Se poi per federalismo è da intendersi il concreto decentramento istituzionale, legislativo, amministrativo e fiscale dal centro alla periferia - da attuarsi spogliando lo Stato di competenze, strutture, uffici e spese da riversare alle regioni - egli ritiene che il lungo elenco di materie rimesse alla legislazione concorrente di Stato e regioni dal terzo comma dell'articolo 117 si ponga in netta controtendenza. Imponendo infatti allo Stato di determinare i principi fondamentali per una così vasta congerie di materie, si rischia di duplicare le funzioni anziché spostarle in capo ad un soggetto diverso, tradendo lo spirito riformatore.<br>Al contrario, occorre distribuire più nettamente la potestà legislativa fra Stato e regioni, attribuendo a queste ultime un più folto numero di competenze, ma riportando allo Stato in via esclusiva quelle su cui erano sorte maggiori perplessità. <br>Nell'auspicare un'ampia convergenza su tale intendimento di chiarificazione affinchè, al di là delle differenziazioni fra schieramenti politici, si riesca ad evitare l'insorgere di un vasto contenzioso, egli riterrebbe per il momento preferibile una pausa di riflessione sia da parte dello Stato che da parte delle regioni onde non avviare una legislazione che, in un prossimo futuro, potrebbe risultare invasiva di competenze altrui. <br>L'invocata redistribuzione di materie in via esclusiva fra Stato e regioni non esclude peraltro, sottolinea il Ministro, che possano rimanere alcune aree in cui lo Stato sia chiamato a porre "paletti" a garanzia di uniformità di trattamento sul territorio nazionale: si dovrebbe tuttavia trattare, a suo giudizio, di una limitata serie di materie, ben lontana dallo sterminato elenco recato dal terzo comma dell'articolo 117.<br>Quanto poi all'inclusione dello specifico profilo della valorizzazione dei beni culturali, oggetto dell'indagine conoscitiva in corso, fra le materie rimesse alla legislazione concorrente, egli professa minore preoccupazione rispetto ad altre materie pur rientranti nella competenza della Commissione, quali l'istruzione e la ricerca scientifica e tecnologica. Con particolare riguardo alla valorizzazione dei beni culturali e alla promozione e organizzazione di attività culturali, appare infatti sensato che le regioni possano tener conto delle proprie specificità, come del resto avviene nella Regione Siciliana dal lontano 1946. Al riguardo egli richiama altresì i risultati di un'indagine svolta dall'UNESCO, secondo cui il 60 per cento dei beni culturali mondiali ha sede in Italia e, fra questi, il 60 per cento in Magna Grecia e, fra questi ultimi ancora, il 60 per cento in Sicilia. Anzi, a suo giudizio, potrebbe essere compiuto un passo ulteriore, rimettendo la materia della valorizzazione e della fruizione alla competenza esclusiva delle regioni, sia pure prevedendo un organismo di tutela a carattere statale. <br>Egli ricorda poi che già il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, aveva riservato allo Stato le funzioni e i compiti di tutela dei beni culturali, prevedendo invece un concorso delle regioni e degli enti locali per le attività di conservazione. Esso aveva altresì rimesso ad una commissione paritetica l'individuazione dei musei e degli altri beni culturali statali la cui gestione sarebbe rimasta allo Stato e di quelli per i quali essa sarebbe stata invece trasferita, secondo il principio di sussidiarietà, alle regioni e agli enti locali. Infine, esso aveva stabilito che lo Stato, le regioni e gli enti locali dovessero curare, ciascuno nel proprio ambito, la valorizzazione dei beni culturali e la promozione delle attività culturali. <br>Dal punto di vista sostanziale, le novità sono pertanto limitate se non per la diversa concezione dello Stato che ispira il nuovo Titolo V, su cui richiama quanto già detto in precedenza. <br>A tale quadro normativo vanno poi aggiunti: la cosiddetta "legge Ronchey" (legge n. 4 del 1993, di conversione del decreto-legge n. 433 del 1992), ai sensi della quale, nei musei e monumenti statali, i servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico, nonché eventualmente di pulizia, vigilanza e biglietteria, possono essere affidati in concessione a privati; il decreto legislativo 20 ottobre 1998 n. 368, istitutivo del nuovo Ministero per i beni e le attività culturali, che - all'articolo 10 - prevede la possibilità di accordi con amministrazioni pubbliche e soggetti privati per una più efficace valorizzazione dei beni culturali; da ultimo, l'articolo 22 (ora 24) del disegno di legge finanziaria per il 2002, attualmente all'esame della Camera dei deputati nel testo licenziato dal Senato, che prevede la possibilità di concedere a soggetti privati l'intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali, nonché il concorso nel perseguimento delle finalità di valorizzazione, secondo modalità fissate con regolamento ministeriale. Alla luce delle modifiche all'ordinamento costituzionale, il Ministro ritiene tuttavia indispensabile compiere un passo ulteriore, sia pure al di fuori della manovra di bilancio, atteso che il regolamento ministeriale andrebbe ad incidere su materia ormai rimessa alla legislazione concorrente. <br>In una breve interruzione il senatore D'ANDREA ricorda di aver insistentemente richiesto, nel corso dell'esame della manovra di bilancio, lo stralcio dell'articolo 22 dal disegno di legge finanziaria.<br>Si associano le senatrici PAGANO e MANIERI.<br>Il ministro LA LOGGIA riprende la parola, osservando che eventuali modifiche saranno prese in considerazione al momento debito. Lamenta poi che il testo della legge costituzionale n. 3 non contempli i compiti di gestione, su cui occorrerà pertanto muoversi con estrema cautela. <br>Nel ricordare indi la puntuale definizione delle attività di tutela, gestione, valorizzazione e promozione dei beni culturali recate dal decreto legislativo n. 112, egli richiama il documento approvato lo scorso 25 ottobre dai presidenti delle regioni, che sollecita un ulteriore passo avanti nella definizione di una compiuta architettura. In tale documento, si richiede infatti, fra l'altro, che anche i compiti di tutela dei beni culturali rientrino fra le materie di legislazione concorrente, che il decreto legislativo n. 112 sia adeguato al nuovo ordinamento costituzionale, che la "legge Merloni" sia rivista con riferimento ai cantieri di recupero e restauro dei beni culturali, che nella prossima primavera sia indetta una Conferenza nazionale sui beni culturali, che siano individuati con chiarezza i musei da trasferire alle regioni e siano infine riordinati e potenziati gli istituti centrali dipendenti dal Ministero, con articolazioni territoriali. <br>Il Ministro ricorda infine l'ampia delega in materia di beni culturali contenuta nel disegno di legge n. 1534 attualmente all'esame della Camera dei deputati ed auspica che, anche grazie allo spiccato senso di responsabilità dimostrato dall'opposizione, si possa individuare un percorso legislativo conforme al nuovo ordinamento costituzionale che coinvolga tutti i livelli istituzionali del paese. <p>Il presidente ASCIUTTI ringrazia il ministro La Loggia per l'ampia ed interessante esposizione e rinvia il dibattito ad altra seduta. <p>Il seguito dell'indagine conoscitiva è quindi rinviato.<p>La seduta termina alle ore 16h30. <strong>Indice degli interventi</strong><br>L'audizione comincia alle 15h40<br>Presidenza del Presidente <strong>Franco Asciutti</strong><br>
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