23 GEN 2002

Vigilanza Rai: Audizione di Carlo Freccero, dir. Raidue

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 10 min

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Audizione del Direttore di RAIDUE.

Registrazione di "Vigilanza Rai: Audizione di Carlo Freccero, dir. Raidue", registrato mercoledì 23 gennaio 2002 alle 00:00.

La registrazione ha una durata di 2 ore e 10 minuti.
  • Relazione di Carlo Freccero, direttore di RAIDUE

    Il dottor Freccero si sofferma in primo luogo sul contesto politico-culturale nel quale si è dispiegata l'offerta televisiva negli ultimi mesi.<br>L'apparizione del movimento no global, poi gli attentati dell'11 settembre e infine il fallimento argentino hanno determinato una crisi profonda e repentina di quel «pensiero unico» liberista, in nome del quale si era arrivati a decretare la morte della storia, che si era tradotto nello scorso decennio in un'estetica e in un'etica del consumo che aveva trovato nella pubblicità il suo principale veicolo di penetrazione e acculturazione, come dimostra il ruolo rilevante rivestito dai modelli di consumo proposti dalla televisione occidentale nella crisi di consenso che ha prodotto il crollo dei regimi comunisti.<br>Gli avvenimenti degli ultimi mesi, sorretti dalla divulgazione della critica radicale al modello dominante rappresentata dai libri di Klein e Rifkin, hanno lacerato questa estetica, costringendo la stessa pubblicità, pur di non vedere annullata la sua capacità di comunicazione, a confrontarsi, magari attraverso l'ironia, con le immagini della guerra, della devastazione, della stessa materialità della produzione e dello sfruttamento ad essa legato.<br>In questo contesto la televisione generalista che, in quanto suscita discussioni e polemiche pubbliche, resta il principale spazio sociale della comunicazione, cerca con difficoltà di costruire un nuovo linguaggio adeguato alla vicenda storica in atto, anche perché è messa in difficoltà dalla sempre più rilevante cesura tra i gusti e le aspettative del pubblico anziano e quelle di un pubblico più giovane, ormai abituato da internet e dalla Pay TV alla richiesta di un prodotto maggiormente personalizzato.<br>La televisione peraltro, rispetto ad altri media, ha per sua natura la massima potenzialità di cogliere come un sismografo e selezionare i segnali di rinnovamento culturale, ma può svolgere appieno tale funzione solo se libera da qualsiasi censura ed anche da un'impostazione aziendale troppo rigidamente economicistica.<br>Il dottor Freccero osserva quindi come nei sei anni trascorsi nella RAI egli abbia avuto modo di confrontarsi con tre diverse filosofie di gestione aziendale. <br>Nel periodo della gestione Siciliano-Iseppi, infatti, a RAIDUE fu assegnato un ruolo di punta in un progetto culturale che privilegiava la sperimentazione e la creatività, tentando di tradurre la cultura in linguaggio televisivo attraverso «eventi» quali la pièce di Marco Paolini sul Vajont o «la giornata Callas». Questa fu anche una stagione di varietà d'autore, si pensi a «Macao» o al «Pippo Kennedy Show».<br>La successiva gestione Celli guardò invece alla RAI essenzialmente in termini industriali, come azienda da risanare in vista della privatizzazione. <br>Nacque così il modello organizzativo divisionale nel quale la RAI dovette sfumare la propria autonomia caratterizzandosi da un lato come rete giovanile, e dall'altro come sede per la sperimentazione di programmi da trasferire, in caso di successo, sulla rete ammiraglia: tale il caso di prodotti narrativi come «Incantesimo» o «Un prete fra noi» e di programmi contenitore come «La vita in diretta». <br>Non sono mancati peraltro programmi innovativi, specialmente in seconda serata, come «Convenscion» o «Libero», né sceneggiati di livello come «Il Commissario Montalbano».<br>Nell'ultimo periodo, infine, nell'ambito di una televisione che ha operato in un ambiente spesso ostile per rimanere fedele al ruolo di servizio pubblico che registra l'evoluzione dei tempi, RAIDUE ha spesso prodotto eventi capaci di dettare l'agenda degli altri media accendendo dibattiti che hanno guadagnato la copertina dei settimanali sia nel campo dell'intrattenimento sia in quello dell'informazione.<br>Oggi la RAI si accinge ad una nuova trasformazione, che matura nella critica delle scelte editoriali del passato: proprio adesso però occorre riaffermare la vitalità e la necessità di un servizio pubblico, nel quale la televisione, libera da qualsiasi censura, possa, come una bussola della società civile, coglierne le sensazioni ed i bisogni prima che ne sia maturata la coscienza e la riflessione sulla pagina scritta. Per questo l'unico modo di fare televisione consiste nell'ascoltare la televisione stessa assecondandone gli umori e gli sviluppi. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h00.<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 27 min 26 sec
  • Enzo Carra (MARGH-U)

    Il deputato Carra osserva che nella relazione del dottor Freccero, pure ricchissima di spunti di riflessione, è sembrato mancare qualsiasi riferimento alla categoria dei valori.<br>Questa significativa assenza determina un atteggiamento di relativismo estetico ed etico testimoniato, ad esempio, nell'attribuzione della qualità di prodotto d'autore che il dottor Freccero ha conferito ad un programma discutibile come «Macao». <br>Interrogazioni e quesiti dei Commissari<br>
    0:27 Durata: 6 min 49 sec
  • Paolo Romani (FI)

    Il deputato Romani giudica di estremo interesse la relazione del dottor Freccero: del resto egli non si sarebbe aspettato nulla di meno da colui che può essere considerato a buon diritto come l'inventore della televisione commerciale in Italia.<br>La relazione però sembra aver dato un'immagine quasi autoreferenziale della televisione, trascurando in qualche misura gli effetti della sua interazione con la realtà politica e sociale. Anche per comprendere il punto di vista del dottor Freccero su questi aspetti, sarebbe quindi auspicabile che questi, che ha con tanta convinzione rivendicato la necessità di mantenere e sviluppare il ruolo di servizio pubblico, chiarisca la natura di quest'ultimo e in cosa esso si deve differenziare dalla televisione commerciale. <br>
    0:34 Durata: 4 min 39 sec
  • Gino Moncada Lo Giudice (CCD-CDU-BF)

    Il senatore Moncada Lo Giudice si sofferma sulla questione della censura preventiva, la cui esclusione è stata rivendicata con tanta forza dal dottor Freccero. In proposito egli manifesta il proprio disagio su questo tema, anche alla luce dell'audizione del presidente Zaccaria svolta dalla Commissione alla fine dello scorso anno. Egli ritiene in linea di massima condivisibile la scelta di evitare qualsiasi censura preventiva, tuttavia questo pieno riconoscimento della libertà di espressione non può non tradursi in un'assunzione di responsabilità da parte di chi tale libertà esercita, al fine di evitare che in suo nome possano essere consumate ingiuste offese. Nella RAI sembra però mancare un criterio per l'individuazione delle responsabilità e in questo senso, a suo parere, la televisione pubblica rappresenta una manifestazione ad un tempo tipica ed estrema di un problema che investe molti aspetti della vita sociale e politica italiana. <br>
    0:38 Durata: 4 min 20 sec
  • Paolo Gentiloni Silveri (MARGH-U)

    Il deputato Gentiloni Silveri osserva che la relazione del dottor Freccero si presenta come un'occasione importante, anche perché certamente non frequente, per un dibattito in Commissione più approfondito rispetto ai temi della quotidiana cronaca politica e televisiva, e tale da tentare di osservare gli scenari culturali e comunicativi di lungo periodo.<br>Egli chiede però al dottor Freccero di voler fornire alla Commissione anche una previsione, alla luce della sua particolare competenza, sui possibili sviluppi del servizio pubblico nel prossimo futuro. In proposito egli ritiene che non si può far finta di sottovalutare, magari confidando nelle prospettive di pluralismo aperte da un passaggio al digitale terrestre che viene peraltro continuamente differito nel tempo, le conseguenze determinate sugli assetti dell'informazione televisiva dalla presenza di un Governo e di una maggioranza parlamentare guidate dal massimo imprenditore della televisione privata. <br>
    0:43 Durata: 5 min 34 sec
  • Francesco Giordano (RC)

    Il deputato Giordano esprime in primo luogo una piena consonanza con l'analisi del quadro di riferimento politico-culturale svolta dal dottor Freccero, che ha saputo cogliere con rara acutezza gli effetti di lungo periodo dei fenomeni che negli ultimi mesi, sul piano interno ed internazionale, hanno messo in discussione i postulati del «pensiero unico» liberista.<br>A fronte di un'analisi così lucida, però, vi è la realtà di una televisione pubblica ancora incapace di dare in maniera strutturale spazio a un dibattito realmente pluralistico e libero, e ancora troppo ossequiosa nei confronti dei poteri consolidati; è proprio la mancanza di un quadro strutturale di libera espressione di tutte le culture, anche antagoniste, che contribuiscono a formare la società italiana, a rendere poi così difficile difendersi dalle censure e dai tentativi di censura quando, più o meno eccezionalmente, si aprono spazi di libera critica al potere politico ed economico e ai suoi detentori. <br>
    0:48 Durata: 5 min 40 sec
  • Michele Lauria (Mar-DL-U) - Interviene Carlo Freccero

    Il senatore Lauria esprime vivo apprezzamento per la relazione del dottor Freccero, che ha colto con chiarezza il carattere di cesura epocale rivestito dagli eventi dell'11 settembre. Egli ritiene tuttavia che la capacità di costruire un linguaggio adeguato alla nuova realtà non possa prescindere da quell'attenzione ai valori richiamata dal collega Carra. C'è da chiedersi peraltro quanto influiranno sulla libera ricerca di questo nuovo linguaggio, che giustamente il dottor Freccero indicava come l'unico modo per fare televisione senza mortificarne le potenzialità, i nuovi assetti editoriali conseguenti all'identità tra il Capo del Governo ed il proprietario del polo privato che fa concorrenza al servizio pubblico. <br>
    0:54 Durata: 8 min 2 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    Il senatore Falomi osserva come dalla relazione del dottor Freccero emerga un'immagine centrale della televisione come sismografo che registra, prima ancora che vengano analizzate in sede accademica o politica, le trasformazioni che avvengono nel costume e nelle dinamiche sociali.<br>Egli peraltro invita il dottor Freccero ad una comune riflessione su quanto la televisione contribuisca a creare quei fenomeni che registra. Ciò evidentemente è vero soprattutto per la televisione commerciale, in quanto indotta a promuovere comportamenti e stili di vita, ciò che giustifica a suo parere una approfondita riflessione sulla compatibilità tra pubblicità e servizio pubblico.<br>Egli conclude comunque esprimendo pieno consenso con la rivendicazione del direttore Freccero in favore di un'informazione e di una ricerca espressiva libere da limitazioni, condizionamenti e censure, che deve essere riaffermata e difesa soprattutto oggi, a fronte del manifestarsi di tentazioni di controllo politico. <br>
    1:02 Durata: 6 min 32 sec
  • Michele Bonatesta (AN)

    Il senatore Bonatesta giudica disarmante l'intervento del dottor Freccero.<br>Alla Commissione sono state fornite analisi teoriche, indubbiamente non prive di interesse, sugli effetti che gli eventi degli ultimi mesi hanno prodotto nell'estetica della comunicazione, senza però che vi sia stata alcuna seria riflessione su ciò che RAIDUE ha prodotto negli ultimi anni in termini di qualità, qualità assente sia nell'intervento del dottor Freccero che nella programmazione televisiva, e che dovrebbe essere invece perseguita quale criterio per garantire tutto e tutti, in modo da evitare, senza che sia necessario ricorrere ad alcuna censura, di offendere di volta in volta le diverse sensibilità degli ascoltatori. <br>
    1:09 Durata: 4 min 3 sec
  • Gloria Buffo (DS-U)

    Il deputato Buffo, nell'osservare come le molte sollecitazioni contenute nella relazione del dottor Freccero richiederebbero un approfondito confronto che certamente non può essere realizzato in questa sede, si sofferma sulla qualifica, attribuita dal direttore di RAIDUE alla televisione generalista, di ultimo spazio sociale della comunicazione: a prescindere dalla condivisibilità anche teorica di questa affermazione, va detto che nella prassi la televisione sembra sempre meno in grado di svolgere questo ruolo come si può facilmente constatare osservando che i settori più mobilitati e culturalmente creativi della società registrano una crescente estraneità nei confronti della televisione.<br>In realtà la televisione pubblica appare costantemente in ritardo sia sul piano delle scelte tecniche sia su quello culturale; va osservato infatti, ad esempio, come proprio quei gruppi dirigenti che più avevano predicato la necessità di una azienda innovativa e aggressiva sul piano industriale, si sono poi dimostrati estremamente tardi nel cogliere le possibilità di sviluppo dei nuovi media, mentre sul piano dei contenuti si assiste ad una crescente attenzione alle sensibilità del potere politico ed economico, sfocianti a volte in imbarazzanti tentativi di censura.<br>L'onorevole Buffo auspica quindi un impegno per un rinnovamento culturale profondo del servizio pubblico che abbia come obiettivo una ricerca di qualità, certamente non identificabile con quel servizio pubblico paludato e bacchettone auspicato da taluni con l'evidente intento di mortificarne le capacità di competere con il polo privato. <br>
    1:13 Durata: 6 min 15 sec
  • Alessio Butti (AN)

    Il deputato Butti rileva come la ricca relazione del dottor Freccero abbia posto l'accento su numerose questioni sulle quali già in passato si sono registrate nette diversità di opinione con la sua parte politica.<br>Egli però ritiene che questa non sia la sede più adatta per aprire polemiche, neanche su talune affermazioni del direttore che ha posto l'accento piuttosto sui successi della sua rete, sacrificati magari a RAIUNO che sui non meno frequenti e significativi insuccessi registrati da numerose trasmissioni.<br>Egli ritiene quindi di dover formulare in questa sede piuttosto delle domande puntuali, e pertanto chiede al dottor Freccero se, a suo giudizio, RAIDUE abbia rispettato i parametri del contratto di servizio, in particolare per quanto riguarda la percentuale dei programmi di servizio pubblico, sia se ritiene che la rete da lui diretta abbia rispettato il codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori. <br>
    1:19 Durata: 7 min 5 sec
  • Davide Caparini (LNP)

    Il deputato Caparini, nel condividere le osservazioni del deputato Butti, si sofferma sulla questione della tutela dei minori, facendo presente le numerose segnalazioni degli utenti circa le violazioni del codice di autoregolamentazione, nonché sulla presenza e sulla tutela in televisione dei portatori di handicap. <br>
    1:26 Durata: 4 min 41 sec
  • Presidente

    Il Presidente nel ringraziare il dottor Freccero per la sua ampia e approfondita relazione, ritiene che questa fornisca numerosi spunti di riflessione.<br>In particolare, per quanto riguarda il condivisibile richiamo contro le tentazioni di censura, egli chiede al dottor Freccero se, in un quadro generale in cui la censura non è certamente ammessa, vi siano stati a suo parere singoli episodi nei quali si sono verificati fatti o comportamenti che possono essere definiti come censura.<br>Egli chiede quindi di conoscere l'opinione del Direttore circa l'interpretazione che deve essere data ai vincoli posti dalla legge in particolare all'informazione televisiva, quali il pluralismo, l'indipendenza e l'obiettività, e alle loro reciproche relazioni.<br>Infine egli osserva come le metafore sviluppate dal dottor Freccero circa la televisione quale sismografo o bussola della società andrebbero completate tenendo conto che la televisione non è un mero strumento che registra impulsi ad essa esterni, ma un prodotto culturale ed umano sottoposto alle sollecitazioni di chi ne coglie la potenza pervasiva. In questo quadro assume una particolare importanza l'individuazione della specificità del servizio pubblico. <br>
    1:31 Durata: 12 min 53 sec
  • Replica di Carlo Freccero

    Intervenendo in sede di replica il dottor Freccero ritiene che il punto di partenza per tentare di fornire una risposta ad alcune delle molte ed interessanti informazioni emerse nel corso del dibattito è l'individuazione della differenza tra televisione commerciale e servizio pubblico. A tal fine è opportuno ricordare che la televisione commerciale è nata in Italia, anche per la presenza di taluni vincoli legislativi, come una televisione registrata, che si contrapponeva al servizio pubblico che proprio in quegli anni faceva della trasmissione diretta, e quindi della immediata narrazione della realtà, un proprio rivendicato punto di forza. La televisione privata quindi si costituiva fin dall'inizio con un linguaggio ad un tempo necessariamente e volutamente alternativo all'estetica veristica della televisione pubblica, e complementare a quello della comunicazione pubblicitaria. La televisione pubblica e gli operatori culturali sono stati sicuramente lenti nel comprendere la novità espressiva che si veniva costituendo ed il suo potere seduttivo, che ha trasformato nel profondo la società italiana ben prima di realizzare quella conquista, alla quale pure si è prestata giustamente tanta attenzione, delle società dell'Est europeo.<br>Il problema con cui la RAI si è dovuta confrontare in questi anni è stato quello di sviluppare una capacità di comunicazione in grado di arrivare ad un pubblico così trasformato e sempre più differenziato al suo interno salvaguardando le sue funzioni di servizio pubblico. È in questo senso che a suo parere occorre salvaguardare il ruolo di spazio della comunicazione sociale, di creazioni di eventi sui quali si costruisce il dibattito pubblico che è proprio della televisione generalista; laddove questo patrimonio venisse disperso in favore ad esempio di un approccio sterilmente tematico non potrebbero essere colte neanche le enormi possibilità che promette il passaggio al digitale terrestre, che consentirà ad esempio la costruzione di una serie di sottocanali per cui, nell'ambito del modello comunicativo e culturale che caratterizza la singola rete, sarà possibile proporre un'offerta ampiamente variegata che consentirà all'utente di personalizzare, tramite il telecomando, il proprio menu televisivo. Proprio in questa perdita di identità culturale delle singole reti generaliste è riposto il rischio del modello divisionale, che tende a confinare i Direttori di rete in un ruolo di responsabili tematici.<br>Per quanto riguarda la questione della censura, il direttore Freccero si sofferma sull'episodio del film sul G8 di Genova, costruito da lui e dagli altri autori con il puro montaggio delle scene, di straordinaria qualità tecnica e comunicativa, riprese dagli operatori delle testate giornalistiche della RAI. La censura imposta a quest'opera, determinata dal fatto che accanto alle violenze dei black block essa testimoniava anche quelle delle forze di Polizia, si è tradotta in una censura alla grande professionalità della RAI e alla sua capacità di testimoniare e raccontare la realtà.<br>Per quanto riguarda le questioni afferenti al contratto di servizio e alla quantità e qualità dei programmi di servizio pubblico il direttore Freccero ritiene che RAIDUE possa considerarsi esente da qualsiasi critica. Si pensi soltanto, per rispondere alla domanda del deputato Caparini, al fatto che RAIDUE è l'unica rete pubblica o privata a trasmettere in orario di pregio un telegiornale per i sordomuti e si pensi al ruolo centrale che i problemi dell'handicap hanno in una trasmissione di grande seguito come «I fatti vostri». Si pensi altresì all'impegno di RAIDUE nel campo della musica e del teatro, fino alla trasmissione in prima serata di numerosi eventi di grande valore culturale come è stata ad esempio la trasmissione «Totem» di Alessandro Baricco.<p>Il Presidente ringrazia il dottor Freccero e dichiara conclusa l'audizione.<br>La seduta termina alle 16h15. <br><br>
    1:43 Durata: 26 min 40 sec