26 FEB 2002

Vigilanza Rai: Audizione Agostino Saccà, dir. Raiuno su sospensione «Quiz show»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 28 min

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Audizione del Direttore di RAIUNO Agostino Saccà sulla sospensione del programma «Quiz show».

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Audizione Agostino Saccà, dir. Raiuno su sospensione «Quiz show»", registrato martedì 26 febbraio 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 28 minuti.
  • Presidente

    Il Presidente ricorda che l'audizione di oggi è stata disposta dall'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi a seguito di una richiesta del senatore Falomi, il quale lo scorso 6 febbraio aveva segnalato con lettera alcuni elementi di criticità che a suo parere richiedevano particolari chiarimenti, emersi dall'audizione del dottor Saccà dello scorso 29 gennaio, relativamente alla sostituzione del programma preserale di RAIUNO «Quiz show», e agli effetti di tale sostituzione sul «traino» dell'edizione serale del TG1.<br>Il direttore Saccà aveva fornito per lettera alcuni chiarimenti, che a giudizio del senatore Falomi non apparivano sufficienti, così da far ritenere più opportuna un'audizione in Commissione. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 12h40<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 3 min 27 sec
  • Relazione di Agostino Saccà, direttore di Raiuno

    Il dottor Saccà, direttore di RAIUNO, si sofferma in primo luogo sui dati riportati nella richiesta di chiarimenti del senatore Falomi riguardo alla caduta di audience registrata da «La vita in diretta» rispetto a «Quiz show». In realtà occorre considerare che ogni programma nuovo ha bisogno di un certo tempo per radicarsi nel pubblico e «La vita in diretta» sta ottenendo ultimamente un seguito lusinghiero: del resto gli indici di ascolto delle prime settimane di «Quiz show» non erano stati migliori di quelli de «La vita in diretta».<br>Per quanto riguarda gli effetti del traino sull'andamento degli ascolti del TG1, va in primo luogo precisato che nel corso dell'ultimo mese il telegiornale ha conosciuto un netto miglioramento, riducendo da 0,5 a 0,1 la sua distanza dal TG5 e ciò sia grazie all'impegno dei giornalisti, sia anche per effetto del miglioramento de «La vita in diretta» e del suo effetto di traino.<br>Passando ad un'analisi più particolareggiata di questo effetto, va premesso che il traino di un telegiornale o di un'altra trasmissione non può essere considerato lo scopo di un programma, che deve essere prima di tutto quello di centrare, autonomamente, l'obiettivo editoriale assegnato. Ciò nel caso de «La vita in diretta» è senz'altro avvenuto, dal momento che a questo programma era stato assegnato quale obiettivo una quota del 22 per cento ed ha ormai raggiunto il 23-24 per cento, consentendo nel contempo, rispetto al «Quiz show», un risparmio di 107 milioni di lire a puntata – pari a 21 miliardi di lire all'anno – che nella congiuntura vissuta dalla RAI con il crollo del mercato pubblicitario, si presentava assolutamente necessario.<br>Ciò premesso l'effetto di traino si è indubbiamente verificato: se è vero infatti che «Passaparola» ha mediamente un milione e mezzo di spettatori più della «Vita in diretta», è anche vero che una percentuale più elevata degli spettatori di quest'ultima restano sulla rete per seguire il telegiornale. Ciò è vero anche in rapporto a «Quiz show» che con un audience mediamente superiore del 6 per cento alla «Vita in diretta» instradava però una percentuale meno elevata di spettatori verso il TG1.<p>Si apre il dibattito. <br>
    0:03 Durata: 9 min 50 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    Il senatore Falomi illustra una serie di dati dai quali si evince come, al di là della maggiore o minore percentuale di spettatori trasferiti al telegiornale, in termini assoluti l'abbandono di «Quiz show» a favore della «Vita indiretta» abbia determinato un indubbio indebolimento dal telegiornale principale.<br>Basti pensare ad esempio che il dato secondo il quale la «fuga di pubblico» al momento della presentazione del TG1 è inferiore a quello che si verificava quando c'era «Quiz show», non tiene conto del fatto che, in termini assoluti, la presentazione del TG1 raggiunge oggi 2 milioni di spettatori in meno.<br>L'importanza dell'effetto di traino nello spiegare il sorpasso del TG1 da parte del TG5 è confermata dalla circostanza che il TG1 si mantiene saldamente in testa nei giorni di sabato e domenica, quando si modifica la programmazione preserale.<br>Ciò considerato finisce per destare perplessità anche l'affermazione secondo la quale scopo dei programmi è il raggiungimento dei fini editoriali e non il traino, dal momento che proprio l'esigenza di sostenere il TG1 è stata portata come argomento per giustificare i progetti di soppressione della rubrica di Enzo Biagi. <br>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:13 Durata: 10 min 34 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U)

    Concorda il deputato Gentiloni Silveri, il quale chiede chiarimenti al dottor Saccà in ordine al risparmio di 21 miliardi annui che si sarebbe realizzato con il passaggio da «Quiz show» alla «Vita in diretta» dal momento che tale passaggio ha indubbiamente determinato una notevole perdita di audience, di cui sarebbe interessante conoscere gli effetti in termini di minori ricavi pubblicitari. Ciò anche in considerazione dell'opportunità di contrastare in maniera più aggressiva la concorrenza del TG5, spesso sleale come dimostra l'accanimento contro il TG1 manifestato negli ultimi mesi da «Striscia la notizia». <br>
    0:23 Durata: 8 min 4 sec
  • Enzo Carra (MARGH-U)

    Il deputato Carra fa in primo luogo presente che le dichiarazioni del dottor Saccà contribuiscono solo in parte – anche perché molte questioni delicate restano fuori dall'oggetto dell'odierna audizione – a dissipare la sgradevole impressione creata dalle dichiarazioni da lui rilasciate alla stampa, dopo la seduta dello scorso 29 gennaio. Ciò premesso egli si dichiara colpito dall'enfasi che è stata data all'aspetto del risparmio economico, laddove egli si sarebbe aspettato che la scelta della sostituzione di «Quiz show» con «La vita in diretta» fosse stato determinato, dall'idea di offrire allo spettatore un «blocco informativo» , che partendo da una trasmissione di attualità sociale, si sviluppasse poi attraverso il telegiornale per concludersi un momento di approfondimento di elevata qualità come «Il Fatto» di Enzo Biagi, che invece sembra essere valutato solo in relazione alla sua capacità di reggere più o meno la concorrenza di «Striscia la notizia». <br>
    0:31 Durata: 4 min 40 sec
  • Paolo Romani (FI)

    Il deputato Romani esprime vivo stupore per le critiche formulate dai parlamentari dell'opposizione, quando proprio dalla sinistra in questi anni sono venuti appelli affinché la televisione pubblica si sottraesse, in nome di una ricerca di qualità che dovrebbe essere propria del servizio pubblico, alla logica della omologazione ai modelli della televisione commerciale e alla ricerca spasmodica dell'audience.<br>A suo parere in realtà quello del preascolto è un problema in gran parte artificioso, ove si consideri fra l'altro che il pubblico del TG5 è semmai trattenuto piuttosto dall'aspettativa di seguire «Striscia la notizia» che dal traino di «Passaparola», e dovrebbe essere piuttosto il telegiornale a riflettere sulle ragioni della sua perdita di autorevolezza. <br>
    0:36 Durata: 6 min 11 sec
  • Gloria Buffo (DS-U)

    La deputata Buffo osserva che dai dati forniti, anche nella precedente audizione, dal dottor Saccà sembrerebbe che il TG1 sia dotato di forza propria, tanto da avere un pubblico crescente durante la trasmissione diversamente da quanto avviene per il TG5; sarebbe quindi interessante capire se si attribuisca o meno un valore al «traino».<br>Il dottor Saccà ha inoltre affermato, sempre nella precedente audizione, che più che di un calo di audience per il TG1 si dovrebbe parlare di un successo crescente del TG5; c'è da chiedersi se, nel quadro di un sistema competitivo come quello attuale, la crescita del TG5 non fosse in alcun modo contrastabile da parte della RAI.<br>Ella ritiene infine che non si possano condividere le affermazioni secondo cui la trasmissione preserale di RAIUNO ha raggiunto gli obiettivi assegnati, dal momento che una perdita di spettatori del 6 per cento non può in alcun modo essere considerata un risultato commercialmente positivo. <br>
    0:42 Durata: 4 min 58 sec
  • Maurizio Bertucci (AN)

    Il deputato Bertucci ritiene che la discussione sugli effetti di traino del programma preserale abbia finito per occultare i veri motivi della crisi di un TG1 che ha cambiato nove direttori in nove anni, che ha risorse umane ipertrofiche e che ha progressivamente perso la sua autorevolezza presso il pubblico, che lo ha visto trasformarsi essenzialmente in un telegiornale politico. <br>
    0:47 Durata: 2 min 4 sec
  • Michele Lauria (Mar-DL-U)

    Il senatore Lauria nel concordare con le osservazioni precedentemente svolte dal deputato Carra sottolinea la necessità di garantire il ruolo e il primato del TG1 ove elemento di pregio e qualificante del servizio pubblico.<br>In proposito egli, dopo aver preso atto del miglioramento conseguito dal telegiornale nell'ultimo mese, chiede al dottor Saccà se siano stati avviati contatti con la redazione per cercare soluzioni per il rilancio del giornale. <br>
    0:49 Durata: 4 min 45 sec
  • Davide Caparini (LNP)

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    0:54 Durata: 2 min 13 sec
  • Presidente

    Il Presidente osserva in primo luogo che, secondo quanto affermato dal dottor Saccà il TG1 avrebbe perso negli ultimi otto anni un punto percentuale all'anno, passando dal 38 per cento al 30 per cento. È forse il caso di ricordare che il TG5 ha festeggiato quest'anno il suo decennale, e che quindi bisogna tener conto per una corretta valutazione dei risultati del TG1 della comparsa di un concorrente che prima non c'era; si potrebbe affermare che aver mantenuto il 30 per cento in un quadro così mutato sia un risultato tutt'altro che negativo.<br>Il Presidente chiede quindi al dottor Saccà di conoscere chi abbia a suo tempo preso la decisione di sopprimere «Quiz show».<br>Il Presidente si sofferma infine sulla questione, che è stata richiamata nel corso del dibattito, della quota di ascolto de «Il fatto» di Enzo Biagi che, seppur di poco inferiore a quella di «Striscia la notizia» – un programma d'altra parte sicuramente imparagonabile alla qualità giornalistica del programma di Biagi – è sempre rimasta intorno a una media del 25 per cento, superando anche il 31 per cento.<p>Dichiara quindi chiuso il dibattito. <br>
    0:56 Durata: 9 min 28 sec
  • Replica di Agostino Saccà

    Il dottor Saccà intervenendo in sede di replica fa in primo luogo presente che i dati offerti dal senatore Falomi, per quanto corretti, non sono però omogenei dal momento che, come egli ha già detto, a qualunque trasmissione occorre un certo lasso di tempo per raggiungere il suo pubblico standard, e che pertanto i confronti tra «Quiz show» e «La vita in diretta» devono essere svolti prendendo quale termine di paragone fasi analoghe del loro percorso televisivo.<br>In proposito egli ribadisce che nel mese di febbraio, anche per effetto del miglioramento de «La vita in diretta» il TG1 appare in netta ripresa.<br>Per quanto riguarda poi sia la questione sollevata dal deputato Carra sia la richiesta del Presidente di chiarimenti sulla decisione di sopprimere «Quiz show», egli si rifà a quanto affermato nella precedente audizione circa i motivi editoriali che, accanto e prima di quelli economici, avevano indotto a sostituire il programma di quiz.<br>Premesso infatti che la formula del quiz puro, adottata originariamente per far fronte al «Miliardario» di Canale 5, appariva comunque troppo pesante per un programma preserale e con cadenza quotidiana - diversa infatti e più leggera è la tipologia del game show come «Passaparola» - si doveva comunque fare i conti con un'immagine della rete che, come rilevato dallo studio della Makno, era in grave crisi. La rete infatti aveva perso consensi in tutti quegli item, quali l'affidabilità e la serietà, che erano sempre stati caratteristici di RAIUNO, e il «Quiz show» di Amadeus ne era diventato il programma caratteristico agli occhi dell'opinione pubblica, piuttosto che il telegiornale o «Il fatto» di Biagi. La decisione di sostituire il programma quindi fu assunta dal Capo servizio, unitamente a lui quale Direttore del marketing e all'allora direttore di rete Beretta.<br>È evidente che questo tipo di scelta, diretto ad evitare che in una ricerca dell'audience pagante nel breve periodo si danneggiasse l'immagine della rete, dovesse porsi degli obiettivi realistici di quota di ascolto, che sono stati pienamente raggiunti.<br>Il dottor Saccà rivendica dunque alla propria direzione di aver conseguito successi editoriali e commerciali estremamente significativi, che hanno permesso alla rete di uscire da una grave crisi di funzionalità e di identità tanto da conseguire – pur in presenza di una politica di investimenti per l'azienda penalizzante per la rete ammiraglia, diversamente da quanto è accaduto in Mediaset – anche un lusinghiero successo nella raccolta pubblicitaria.<br>Per quanto riguarda infine l'osservazione del senatore Falomi circa il sorpasso che il TG1 realizza il sabato e la domenica pomeriggio, egli non crede che questo possa essere attribuito al traino del preascolto, ma piuttosto che si debba tener conto del fatto che il TG5 ha mediamente un pubblico più giovane, che proprio in quei giorni della settimana è meno presente davanti al teleschermo.<p>Il Presidente dichiara conclusa l'audizione.<br>La seduta termina alle 14h30. <p>
    1:06 Durata: 22 min 26 sec