06 MAR 2002

Vigilanza Rai: discussione sulla formazione dei piani annuali della Rai per il 2002

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 51 min 17 sec

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Discussione sui criteri di formulazione dei piani annuali di produzione e trasmissione di raiuno, raidue, e raitre e del piano di assegnazione delle risorse economiche alle diverse aree di attività aziendali per l'anno 2002.

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: discussione sulla formazione dei piani annuali della Rai per il 2002", registrato mercoledì 6 marzo 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 51 minuti.
  • Relazione del Presidente

    Riferisce alla Commissione il Presidente Petruccioli, il quale compie in primo luogo una ricognizione dei poteri di indirizzo attribuiti dalla legge alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, osservando in particolare che l'articolo 2, comma 5, della legge n. 206 del 1993 impone al Consiglio di Amministrazione della RAI di elaborare annualmente il Piano editoriale, nel rispetto degli indirizzi formulati dalla commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, mentre il comma 7 stabilisce che: « il Consiglio, sulla base di specifici piani, assegna annualmente le risorse economiche alle diverse aree di attività aziendale..... su tali piani e sui criteri di scelta dei vicedirettori generali e dei direttori di rete e testata e su quelli di formulazione annuale dei piani di produzione e trasmissione, riferisce alla Commissione parlamentare».<br>Il comma 1 dello stesso articolo dispone più in generale che «il Consiglio di amministrazione della società concessionaria procede a verifiche bimestrali sull'attuazione del piano editoriale e ne informa con apposita relazione la Commissione bicamerale. La Commissione bicamerale può formulare, con delibera assunta con la maggioranza assoluta dei componenti, motivate proposte al consiglio di amministrazione in ordine al rispetto delle linee e degli obiettivi contenuti nel piano editoriale, nonché all'adeguamento del piano stesso da parte delle reti e delle testate nel corso del periodo temporale di validità del piano».<br>Il richiamo a questi riferimenti di legge più accendere qualche timore che il rapporto fra questa Commissione e gli organi della concessionaria del servizio pubblico possa subire appesantimenti burocratici o confusioni e sovrapposizioni improprie. Ma questi rischi divengono minacce effettive tanto più quanto meno si rispettano le norme che determinano i poteri della Commissione.<br>Il primo punto sul quale è necessario esprimere un orientamento è suggerito già nella prima riga dei criteri, dove si dice che la RAI, per il 2002, oltre a confermare il ruolo di servizio pubblico che le è stato affidato si pone l'obiettivo di «difendere la leadership in campo televisivo nazionale» che, la RAI nel 2001 ha conservato il primato sia in prime time che in day time. Si tratta di un obiettivo pienamente condivisibile, anche se non va sottovalutata la discussione in atto sulla importanza della qualità nelle trasmissioni della concessionaria di servizio pubblico. È noto che, ormai, le risorse del canone coprono solo la metà del bilancio RAI e il loro andamento nel tempo segnala una tendenza alla contrazione in termini percentuali. La RAI ha dunque bisogno di difendere e incrementare le entrate provenienti dal mercato. Inoltre, senza intervenire nelle polemiche alimentate da quello che viene definito «conflitto di interessi», non si può però ignorare la struttura del mercato televisivo italiano, dominato da due protagonisti che sono RAI e Mediaset. È automatico che quote di mercato e di relativo gettito pubblicitario perdute da uno dei due vadano a vantaggio dell'altro. Né si può trascurare che una parte almeno della opinione pubblica di fronte ad un'alterazione nel settore che avvantaggiasse l'azienda che fa capo al Presidente del Consiglio dei ministri ne trarrebbe conclusioni negative nei confronti degli amministratori della azienda concessionaria del servizio pubblico e motivi di polemica che potrebbero inasprire il clima civile del Paese.<br>I criteri in esame considerano poco o nulla i problemi che pure sono stati segnalati di fronte a questa commissione nel corso delle audizioni: in particolare dei tre direttori di rete, Saccà, Freccero e Cereda. È possibile che ciò sia dovuto al fatto che sono stati formulati da un Consiglio in scadenza. Tuttavia il dato va segnalato, perché l'azienda ha una sua continuità e quando un problema esiste il suo rinvio o la sua sospensione producono effetti negativi. Inoltre, mettere in evidenza alcuni punti può servire in vista della discussione del piano editoriale che il nuovo Consiglio dovrà definire e che questa commissione dovrà discutere.<br>In generale i criteri confermano la situazione attuale per ciascuna delle tre reti. Le questioni concernenti il carattere, il profilo di ciascuna rete e le relazioni fra le reti stesse, riguardanti sia il palinsesto sia il trasferimento di programmi dall'una all'altra - questioni che sono state esposte nel corso della audizioni già ricordate - non vengono considerate e non trovano riscontro nelle indicazioni sulla produzione e la trasmissione per l'anno in corso.<br>In particolare la Rete 1 non indica misure di rafforzamento nelle fasce immediatamente precedenti e seguenti il TG delle 20. L'importanza di queste fasce e la necessità di adeguati provvedimenti volti a valorizzarle è emersa negli ultimi mesi a seguito dei cambi di programmazione e per le conseguenze che ne sono derivate per lo stesso TG. Il direttore Saccà nel corso delle audizioni di fronte a questa commissione ha insistito sull'argomento e ha sottolineato la necessità di interventi. Nei criteri non ce n'è traccia. Per la fascia preserale fino al TG delle 20 ci si limita alla conferma della «Vita in diretta». Per la fascia successiva, dalle 20 e 30 alle 21, di cui è stata peraltro più volte sottolineata l'importanza strategica e di cui si è detto che costituisce un problema tradizionale e irrisolto per la rete, non si dice nulla. È un vuoto deplorevole, anche in considerazione che in quella fascia è collocato oggi il programma quotidiano di Enzo Biagi.<br>La novità più rilevante nella programmazione dell'anno sono i mondiali di calcio sulla Rete 1 ai quali si affida una buona parte dei risultati di ascolto e di introiti pubblicitari. Il rilievo particolarissimo (e peraltro giustificato) attribuito a questo evento contrasta tuttavia con la scelta di non acquisire i diritti sia per la coppa Italia che per il campionato 2002-2003 di cui si dà notizia nella parte concernente l'assegnazione delle risorse economiche. Sembra questa una misura dettata dalle esigenze di equilibrio di bilancio per l'anno in corso che tuttavia non fa altro che spostare in avanti un problema. È evidente che, per ragioni di immagine e di ascolto, non si può considerarla definitiva. Valgono anche considerazioni di bilancio, il calcio incide non solo sulle uscite ma anche sulle entrate. È un tema sul quale i nuovi amministratori della RAI e anche questa commissione dovranno tornare.<br>Si segnala infine il silenzio su due punti che a parere di questa Commissione hanno un peso molto grande per l'immagine e il prestigio del servizio pubblico, e per il suo rapporto con i cittadini utenti: il primo riguarda la programmazione per i minori e, più complessivamente l'attenzione ai minori nell'insieme della programmazione. Questa Commissione affronterà entro brevissimo tempo il tema in un'apposita discussione per la quale è stato già indicato il relatore.<br>Il secondo punto riguarda i programmi di approfondimento informativo, la cui importanza è ben chiara a tutti. Il rapporto fra cittadini e servizio pubblico dipende in gran parte da questo settore della produzione, come dimostrano tante discussione che si svolgono dentro o intorno a questa Commissione e le segnalazioni, per non dire le proteste che alla Commissione vengono inoltrate. Su questo segmento incidono principi e valori essenziali, dal pluralismo, alla autonomia e responsabilità della informazione e di chi la costruisce e diffonde, fino alla libertà stessa dei giornalisti e degli ascoltatori, tutti principi e valori che non tollerano la minima lesione e che tuttavia, proprio per questo loro carattere, devono tutti trovare affermazione e rispetto in un equilibrio non facile da raggiungere e da mantenere. La delicatezza della questione impone cautela e responsabilità nell'affrontarla; non giustifica invece le tentazioni di evitarla. Questa Commissione dovrà, come più volte è stato sollecitato da vari parlamentari che ne fanno parte, impegnarsi a fare la sua parte con questo spirito e con questa consapevolezza, a cominciare da un programma di audizioni che consentano gli approfondimenti necessari.<br>Il terzo punto di cui non c'è traccia nel documento e sul quale sarebbe invece utile conoscere la valutazione dei vertici dell'azienda RAI, riguarda aspetti organizzativi e gestionali che incidono sulla distribuzione e l'uso delle risorse economiche. Negli ultimi anni (dal 98-99) la RAI è stata organizzata in «divisioni» che si sono aggiunte alle reti e alle testate; contemporaneamente sono state create società che agiscono in specifici settori e con specifiche funzioni. È ormai opportuno e utile fare il punto sulla esperienza condotta, valutando le conseguenze delle innovazioni introdotte sui processi decisionali, sulla loro linearità e trasparenza, sulla rapidità dei tempi nell'assumere e nell'attuare le decisioni; e, anche, naturalmente, sulla assegnazione delle risorse, sulla rigidità o - al contrario - elasticità che la caratterizza; se l'elasticità sia aumentata a diminuita. Oltre che, come è ovvio, sulla razionalità e produttività nell'impiego delle risorse stesse.<p>Si apre la discussione. <br>Indice degli interventi<br>La seduta comincia alle 14h10<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 18 min 14 sec
  • Davide Caparini (LNP)

    Il deputato Caparini nel concordare con le premesse e con molte delle osservazioni svolte dal relatore, senatore Petruccioli, ritiene che il Piano in esame debba essere valutato negativamente dalla Commissione in quanto fortemente difforme dal Contratto di Servizio 2000-2002.<br>In realtà il Piano appare, ad una valutazione di carattere generale e complessivo, diretto a privilegiare finalità di tipo commerciale, con un evidente e grave sacrificio della missione di servizio pubblico.<br>Tale impostazione è testimoniata dal fatto che, in palese violazione del resto del punto 3 dell'articolo 29 del Contratto del Servizio, il Piano non opera alcuna separazione contabile tra le attività finanziata dal canone e le attività finanziate dal mercato. Da tale omissione deriva la mancata realizzazione di prodotti che il Contratto di Servizio imporrebbe di finanziare con i proventi del canone, quali ad esempio prodotti cinematografici di particolare livello artistico, nonché il mancato rispetto dello specifico vincolo del 20 per cento dei proventi complessivi del canone per la produzione o l'acquisto di opere italiane ed europee.<br>Il Piano non rispetta altresì l'obbligo di equilibrata distribuzione della programmazione di servizio pubblico sulle tre Reti, essendo invece concentrate tale attività sulla terza Rete.<br>Tra le attività di servizio pubblico previste dal Contratto di Servizio che appaiono particolarmente trascurate si segnalano la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, la carenza di una programmazione adeguata, nei termini specificati dall'articolo 5 del Contratto, per bambini e giovani - si pensi in particolare all'omessa destinazione dell'8 per cento della quota destinata alla produzione di film e opere di fantasia a cartoni animati appositamente realizzati per la RAI - la programmazione speciale dedicata alle persone disabili sul piano sensoriale e alle fasce deboli - omissione particolarmente grave laddove si pensi che una televisione dichiaratamente commerciale come Tele+ ha trasmesso in prima serata manifestazioni sportive per disabili - le iniziative per la valorizzazione delle culture locali.<br>Nel segnalare che per una più completa valutazione delle attività di servizio pubblico trasmesse dalla RAI sarebbe opportuno che il Piano indicasse anche gli orari di programmazione, il deputato Caparini osserva come anche per altri aspetti non direttamente concernenti la missione di servizio pubblico il Piano viola il Contratto di Servizio.<br>In proposito egli osserva che nel settore degli spettacoli di intrattenimento varietà, cui il Piano riconosce un carattere centrale nella programmazione di RAIUNO e di RAIDUE, le attività produttive sono interamente appaltate a società esterne, in particolare a quella di Bibi Ballandi, venendo meno così sia all'obbligo di valorizzare le unità produttive dell'Azienda, sia a quello di favorire la concorrenza.<br>Il deputato Caparini conclude osservando come il documento in esame sia assolutamente carente di informazioni sull'assegnazione delle risorse economiche alle diverse attività aziendali. <br>
    0:18 Durata: 26 min 57 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U) - Intervento senza microfono

    Su richiesta del senatore Falomi e del deputato Gentiloni, che sottolineano l'esigenza di un adeguato approfondimento degli elementi forniti dalla relazione del Presidente e dall'intervento del deputato Caparini, il seguito dell'esame è rinviato. <br>
    0:45 Durata: 3 min 58 sec
  • Presidente

    <br>Ufficio di Presidenza
    0:49 Durata: 33 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U)

    La registrazione si interrompe bruscamente.<br>La seduta termina alle 15h10.
    0:49 Durata: 1 min 35 sec