05 GIU 2002

Vigilanza Rai: Seguito discussione su garanzie pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 4 min

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Seguito della discussione sulle garanzie del pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo, ed esame di eventuali risoluzioni .

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Seguito discussione su garanzie pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo", registrato mercoledì 5 giugno 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 4 minuti.
  • Giorgio Merlo (MARGH-U)

    Riprende la discussione sospesa nella seduta del 4 giugno.<br>Il Presidente Petruccioli ricorda che nella seduta di ieri aveva svolto la relazione introduttiva. <br>Dichiara quindi aperta la discussione generale. <p>Il deputato Merlo esprime vivo apprezzamento per la relazione del Presidente, che ha riepilogato con precisione le questioni sottese all'annoso problema del pluralismo sia informativo, sia culturale e politico. <br>La relazione del Presidente sollecita la riflessione di questa Commissione in primo luogo sull'irrisolta anomalia del sistema radiotelevisivo italiano, caratterizzata dal duopolio e dalla permanenza del conflitto d'interessi; una anomalia che giustifica pienamente l'indirizzo della Corte Costituzionale circa l'insufficienza, nella situazione data, di una pluralità di voci a garantire il pluralismo e sulla necessità di un pluralismo cosiddetto interno, cui tutti gli operatori del settore radiotelevisivo sarebbero tenuti.<br>Purtroppo ciò che appare veramente difficile è individuare strumenti idonei a garantire questo pluralismo; lo stesso atto di indirizzo del 1997, certamente condivisibile nella definizione del pluralismo e nell'indicazione dei criteri per la sua realizzazione non sembra aver trovato applicazione in maniera soddisfacente, e la compresenza di una pluralità di riconoscibili operazioni politico culturali all'interno dell'azienda pubblica ha rappresentato finora il massimo pluralismo che si è riusciti a garantire.<br>In questo senso sono gli stessi dati dell'esperienza a contraddire quanto il Presidente afferma a conclusione della sua relazione circa l'impossibilità di considerare il pluralismo come una somma di parzialità. <br>Indice degli interventi<br>La seduta inizia alle 14h15<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 7 min 56 sec
  • Giuseppe Giulietti (DS-U)

    Il deputato Giulietti si associa in primo luogo all'apprezzamento espresso dal collega Merlo per la relazione del Presidente. <br>Egli osserva quindi che il dibattito in corso non può non risentire del clima e del contesto politico in cui avviene: se il Presidente del Consiglio, in una pubblica conferenza stampa tenuta per di più all'estero auspica l'allontanamento di due conduttori televisivi, e in un modo o nell'altro, la RAI dà seguito a questa richiesta, è evidente che questa scelta finisce per assumere oggettivamente, quand'anche tecnicamente motivata, il sapore di una censura politica, e tutto il clima della gestione aziendale finisce per esserne avvelenato.<br>È quindi necessario in primo luogo uscire dalla contingenza del dibattito e sottrarsi alla perniciosa tentazione di valutare le regole secondo la convenienza della propria parte e non come strumenti per tutelare la libertà di tutti.<br>Correttamente, la relazione del Presidente individua la premessa del dibattito sul pluralismo politico-culturale del sistema radiotelevisivo nel grado più o meno ampio della concorrenza esistente sul mercato.<br>È evidente, infatti, che laddove il sistema radiotelevisivo sia caratterizzato da una emittente pubblica e da più emittenti private in concorrenza fra di loro, ma anche da condizioni non proibitive di accesso al sistema radiotelevisivo di nuovi concorrenti, il problema del pluralismo si risolve in re ipsa nel pluralismo cosiddetto esterno. Ciò non vale del resto solo per l'informazione, ma anzi la mancanza di concorrenza condizioni tutte le scelte editoriali in particolare della televisione pubblica: la scelta ad esempio di trasmettere o meno cultura in prima serata è certamente condizionata dalla consapevolezza che così facendo si perdono punti a favore dell'unico concorrente sul mercato.<br>È in questo contesto che la Corte Costituzionale ha chiaramente ribadito con la sentenza n. 155 di quest'anno, che il pluralismo cosiddetto interno deve essere osservato non solo dal servizio pubblico ma anche dalla concorrenza privata, con ciò facendo giustizia di una tendenza spesso riscontrata in passato a richiamare la sola RAI, in quanto servizio pubblico pagato dai contribuenti, al dovere del pluralismo, e a considerarne Mediaset sostanzialmente esentata in nome della libertà editoriale dei privati.<br>Pertanto, ed egli è convinto che questa esigenza debba essere avvertita dalla maggioranza non meno dell'opposizione, si palesa la necessità di avere un osservatorio permanente che dia dati trasparenti, leggibili ed affidabili sull'effettiva parità di accesso su tutte le televisioni di tutti i soggetti politici.<br>Un altro profilo del pluralismo di mercato e del modo in cui questo si riflette sul pluralismo dell'informazione, è rappresentato dalla questione della produzione dei programmi informativi. Nella sua relazione il Presidente ha giustamente rilevato gli effetti determinati dalla totale autosufficienza produttiva di taluni conduttori, che finiscono per essere in questo modo veri e propri «signori» del proprio format, si pensi a Bruno Vespa o a Maurizio Costanzo. Ma sarebbe anche da prendere in considerazione, quale causa di omologazione del prodotto e di riduzione del pluralismo, la posizione oligopolistica di alcuni appaltatori di cui si serve il sistema radiotelevisivo.<br>Nel rilevare come un altro tema che dovrà essere approfondito dal dibattito è quello, certamente assai delicato, del diritto di rettifica e di quello di replica, il deputato Giulietti rileva come il tema del pluralismo vada affrontato non solo dal punto di vista del pluralismo politico-culturale ma anche da quello dell'apertura al pubblico dibattito radiotelevisivo di tutti i soggetti sociali più significativi. In questo senso egli ritiene che sarebbe interessante, oltre alle audizioni già programmate, sentire anche operatori della RAI che si sono confrontati con questo specifico aspetto del pluralismo con trasmissioni come «Mi manda RAITRE» o «Radio anch'io». <br>
    0:07 Durata: 19 min 49 sec
  • Vittorio Pessina (FI)

    Il senatore Pessina condivide in primo luogo le affermazioni del deputato Merlo circa il fatto che fino ad oggi il pluralismo è stato inteso dal sistema radiotelevisivo come una somma di parzialità, alcune delle quali hanno raggiunto la più sfacciata intensità nel corso della campagna elettorale per le ultime elezioni politiche.<br>Egli si sofferma quindi sulle affermazioni contenute nella relazione del Presidente, ed a suo parere, completamente condivisibili, in ordine alla progressiva ipertrofia della funzione del conduttore nei cosiddetti talk show che lo ha trasformato da arbitro in protagonista, e sulla necessità di trovare qualche misura di riequilibrio.<br>A suo parere, seguendo la giusta indicazione del Presidente non si può non prendere in considerazione l'ipotesi di affidare i talk show ad una pluralità di conduttori, secondo una prospettiva da tempo sostenuta da Giuliano Ferrara sul «Foglio» e che si ispira sull'esperienza realizzata dallo stesso Ferrara e da Gad Lerner con le loro trasmissioni di approfondimento su «La Sette».<br>Si tratta di una misura sicuramente in direzione della promozione di quell'informazione aperta e pluralistica che è nella cultura della Casa delle Libertà; non a caso la sua parte politica ha più volte ribadito la necessità che la RAI modifichi talune sue linee editoriali non per sostituire un Santoro di destra ad un Santoro di sinistra, ma per costruire un servizio pubblico in cui tutti i cittadini utenti possano riconoscersi. <br>
    0:27 Durata: 4 min 18 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U)

    Il deputato Gentiloni Silveri esprime in primo luogo soddisfazione per un dibattito che, nato sulla scia di un'iniziativa certamente inopportuna assunta dai Gruppi di maggioranza, quale la risoluzione che intendeva sospendere alcuni talk show prima delle elezioni amministrative, si presenta invece, grazie anche alla qualità della relazione introduttiva del Presidente, come un'occasione di seria riflessione sui problemi del pluralismo. <br>Proprio per questo egli ritiene che sarebbe sbagliato cedere alla tentazione di concentrare il dibattito sulla questione dei talk show, che pure è quella su cui si è appuntata l'attenzione della politica e dei media, mentre sarebbe ben più produttiva un'analisi di carattere generale in grado di tradursi sia in atti di indirizzo e di vigilanza, sia in indicazioni de iure condendo.<br>Premesso che dalla relazione del Presidente bene emergono due aspetti ineludibili per una seria valutazione del problema, vale a dire l'impossibilità di prescindere dal pluralismo editoriale e dal perdurante conflitto d'interessi del Presidente del Consiglio, nonché il definitivo superamento - dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale - della dicotomia tra pluralismo esterno e pluralismo interno, egli si sofferma sull'elenco proposto dal Presidente delle circostanze e dei problemi che hanno sollevato discussioni sul pluralismo e sulle modalità della sua attuazione e tutela.<br>In primo luogo egli condivide in pieno le valutazioni e le proposte del Presidente sia sulla questione delle cosiddette dirette, sia sull'altra delle presenze dei politici nei programmi di intrattenimento.<br>Anche per quanto riguarda i telegiornali le valutazioni del Presidente circa il sostanziale rispetto di una informazione completa ed equilibrata possono essere condivise per quanto riguarda la RAI, della quale questa Commissione si occupa; non bisogna peraltro sottovalutare, specie alla luce della ricordata sentenza della Corte Costituzionale, che da parte dei telegiornali del concorrente privato vi sono state spesso violazioni significative del pluralismo interno.<br>Naturalmente la questione più delicata è quella dei talk show, sulla quale egli dissente parzialmente dal Presidente ritenendo impercorribile l'idea che questa Commissione possa proporre specifiche misure di riequilibrio suggerendo soluzioni, come ad esempio la pluralità di conduttori, che devono rientrare invece nella libera scelta editoriale.<br>Il problema quindi va affrontato attraverso lo sviluppo di regole strutturali per la definizione delle quali vanno tenute presente alcune questioni di fondo.<br>In primo luogo vi è il futuro della legge sulla par condicio, una legge a suo tempo obbligata, anche se tutt'altro che soddisfacente, con la quale si è inteso dare attuazione ad un obbligo che deriva dall'articolo 1 della cosiddetta legge Mammì; questa norma peraltro intendeva garantire la parità di accesso al servizio radiotelevisivo non solo in periodo elettorale ma anche in periodo non elettorale, e questo punto è rimasto privo di soluzione soddisfacente.<br>Un'altra questione è quella dell'individuazione di un soggetto titolare delle sanzioni per l'inosservanza del pluralismo e di un'idonea procedura per la contestazione della violazione, la decisione e la sanzione. A suo parere questo soggetto non può che essere che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che però deve essere in grado di agire in un quadro normativo certo, ma anche assumendosi la necessaria responsabilità delle sue decisioni, senza cioè pretendere da parte del legislatore una minuziosa casistica dei comportamenti che integrano la violazione dell'obbligo sul pluralismo.<br>L'ultima questione che dovrà trovare una soluzione legislativa è infine quella che dovrà trovare dei criteri di nomina del Consiglio di amministrazione, che attualmente non sono tali da garantire sufficientemente quella indipendenza dal Governo e più in generale dal potere politico che, fin dal 1973, è stata indicata dalla Corte Costituzionale come il necessario presupposto della sussistenza del servizio pubblico. <br>
    0:32 Durata: 23 min 42 sec
  • Enzo Carra (MARGH-U)

    Il deputato Carra osserva come il Presidente citando le parole di Nicola Matteucci, abbia rilevato come il pluralismo possa «...darsi solo all'interno di una cultura condivisa, che abbia alcuni valori comuni, soprattutto quello della tolleranza». <br>È singolare a suo parere come proprio oggi che la cultura politica dei cittadini italiani, un tempo lacerata da contrapposte visioni del mondo, è ormai molto vicina ad una completa condivisione dei valori fondamentali della democrazia repubblicana, il mondo mediatico e politico presentino la questione del pluralismo radiotelevisivo in termini che si giustificherebbero laddove fosse ancora in corso la «guerra fredda».<br>Questo atteggiamento trova conferma nella stessa insistenza su questioni come il «doppio conduttore» o come la necessità di assicurare trasmissioni di approfondimento di assoluta ed equilibrata equidistanza, piuttosto che di contrapporre un «Santoro di destra» ad un «Santoro di sinistra»; cosa che d'altra parte si è sempre fatta - si pensi come proprio in contrapposizione alla formula giornalistica di Santoro siano nati alla metà degli anni Ottanta i talk show di Gianfranco Funari - e del resto anche l'idea del doppio conduttore non è nuova ed ha conosciuto in passato realizzazioni non proprio esaltanti dal punto di vista dell'efficacia televisiva e comunicativa.<br>Egli ritiene invece che sarebbe interessante analizzare le sclerotizzazioni che sono dietro all'insufficienza del pluralismo: negli stessi talk show si assiste ormai da anni ad una formula immutata ed ormai logorata dal tempo; ma soprattutto questa sclerotizzazione si manifesta nell'informazione, che costituisse il nodo reale della mancanza del pluralismo più ancora dei programmi di approfondimento e di dibattito, si pensi all'insufficienza delle risorse che affligge una trasmissione come TV7 che pure ha avuto ed ha un ruolo così importante nella storia e nell'attualità dell'informazione televisiva italiana.<br>Il seguito della discussione è quindi rinviato. <p>Il Presidente Petruccioli comunica di aver inviata al Presidente ed al Direttore generale della RAI una lettera in cui, anche facendo seguito alle richieste di diversi componenti della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, sollecita l'invio di numerosi documenti richiesti da questa Commissione e non trasmessi dalla RAI. Con l'occasione egli ha ribadito ai responsabili dell'azienda che, a suo parere la Commissione ha pieno diritto di richiedere ed ottenere dalla società concessionaria del servizio pubblico informazioni senza alcun limite. Tale diritto, funzionale all'esercizio dei poteri di indirizzo e di vigilanza non implica alcuna ingerenza nella gestione dell'azienda, alla cui indipendenza ed autonomia egli stesso e l'intera Commissione sono sensibili. <br>La seduta termina alle 15h10. <br>
    0:55 Durata: 8 min 47 sec