23 LUG 2002

Vigilanza Rai: Audizione dell'Associazione Produttori Televisivi

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 57 min

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Audizione dell'Associazione Produttori Televisivi.

Registrazione di "Vigilanza Rai: Audizione dell'Associazione Produttori Televisivi", registrato martedì 23 luglio 2002 alle 00:00.

La registrazione ha una durata di 1 ora e 57 minuti.
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli, dopo aver rivolto un saluto ai rappresentanti dell'Associazione produttori televisivi ricorda che l'audizione di oggi è stata decisa dall'Ufficio di Presidenza su sollecitazione di due componenti della Commissione che si erano fatti interpreti di una richiesta dell'Associazione produttori televisivi stessa, determinata anche da talune affermazioni rese dal Direttore generale della RAI Saccà, nell'audizione del 9 luglio.<br>In proposito egli fa presente di aver ricevuto una comunicazione telefonica dal Direttore generale della RAI in cui egli gli ha comunicato di aver sentito l'Associazione produttori televisivi dopo quell'audizione e di aver fissato un incontro per discutere i problemi del settore. <br>Il presidente Petruccioli dà quindi la parola al presidente Silva, invitandolo ad illustrare in primo luogo la natura e le dimensioni dell'associazione produttori televisivi, dal momento che alcune imprese del settore ne rimangono tuttora fuori. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h10<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 2 min 59 sec
  • Relazione iniziale di Sergio Silva, Presidente dell'Associazione Produttori Televisivi

    Il Presidente dell'Associazione produttori televisivi Sergio Silva fa presente in primo luogo che l'Associazione produttori televisivi, aderente all'Anica, costituisce l'unica associazione rappresentativa del settore. <br>Ad essa aderiscono cinquanta produttori su sessantacinque.<br>Rispondendo ad una richiesta di chiarimenti del senatore Moncada Lo Giudice, il presidente Silva afferma che anche dal punto di vista del volume di attività e occupazione le imprese aderenti all'Associazione sono ampiamente maggioritarie; alcune delle maggiori imprese del settore aderiscono all'Associazione, mentre altre non ne fanno parte, in ogni caso tutte le imprese operanti nel settore sono comunque di dimensioni medio-piccole. <br>Il presidente Silva osserva dunque come, negli ultimi sette anni, l'attività di produzione di opere narrative per la televisione abbia conosciuto una notevolissima espansione.<br>L'impegno dell'Unione Europea, a partire dalla direttiva del 1989, a favorire la crescita di una industria dell'opera audiovisiva competitiva con quella extraeuropea, in particolare statunitense e sudamericana, è stato per varie ragioni recepito prima da altri paesi che dall'Italia cosicché il sistema produttivo italiano è rimasto indietro nei primi anni novanta rispetto a quello di altri paesi europei. Successivamente però - e ovviamente la legge n. 122 del 1998 rappresenta un momento centrale di tale vicenda industriale - anche l'industria italiana ha conosciuto una rapida espansione, trainata inizialmente dalla RAI e poi estesa a Mediaset. Basti osservare che le opere audiovisive di produzione italiana trasmesse nel 1996 ammontavano a duecento ore complessive, mentre nel 1998 si erano ormai le settecentocinquanta ore, un risultato quindi di tutto rispetto, sebbene inferiore a quello di paesi come la Germania che ha realizzato milleottocento ore di programmi narrativi di produzione nazionale trasmessi, o la Spagna che ha realizzato millequattrocento ore.<br>La crescita della produzione audiovisiva nazionale non deve però essere valutata unicamente in termini quantitativi, dal momento che questo tipo di prodotto ha conosciuto negli ultimi anni un costante miglioramento qualitativo e di gradimento del pubblico. Si pensi al rapporto con il film americano di grande successo, che tradizionalmente è considerato dalle emittenti il prodotto di maggior pregio della prima serata: nell'ultimo anno il successo degli sceneggiati trasmessi da RAIUNO il lunedì in prima serata è stato tale da dimezzare il valore commerciale medio dei film americani di successo trasmessi nella stessa fascia oraria da Canale 5.<br>Si tratta quindi di una fase in cui si sono aperte delle notevoli opportunità per i produttori televisivi che, in particolare per quanto riguarda il rapporto con l'Azienda pubblica, hanno realizzato collaborazioni estremamente felici con i centri di produzione della RAI, costituendo così sinergie di grande pregio tra la loro qualità ideativa e artigianale e le notevoli strutture industriali dei suddetti centri di produzione.<br>Tuttavia occorre considerare che, nel quadro di un sistema in cui il novantacinque per cento della produzione italiana ha carattere esclusivamente domestico e solo il cinque per cento è invece rappresentato da coproduzioni comunitarie o meno, la posizione delle imprese produttrici viene ad essere fatalmente condizionata dalla mancanza di concorrenza che caratterizza il sistema televisivo italiano, fondato dal duopolio RAI-Mediaset.<br>In questo senso l'affermazione resa in questa Commissione dal Direttore generale della RAI Saccà circa la natura di meri produttori esecutivi della maggior parte delle imprese produttrici è solo apparentemente fondata, ma in realtà deriva dalla debolezza contrattuale delle imprese.<br>Queste infatti sono costrette dalla RAI, nel momento in cui la società concessionaria accetta proposte produttive, a rinunciare a tutti i diritti residui, ciò che fra l'altro, paradossalmente, non mette le imprese in grado di beneficiare dei fondi europei per le opere audiovisive, cui pure l'Italia ha contribuito, dal momento che la normativa europea prevede che tali aiuti possano essere concessi solo a produttori titolari di diritti. A questo punto i compensi stabiliti dal contratto con la RAI diventano l'unica utilità percepita dal produttore, che in tale situazione non può certamente assumersi il rischio di impresa. Nell'assemblea generale dello scorso 16 luglio la Presidenza dell'Associazione Produttori Televisivi ha illustrato un documento che si auspica di poter discutere rapidamente con la direzione generale della RAI, sul cambiamento dei rapporti tra i produttori e le società committenti, nel quale si avanzano delle proposte per un trattamento più corretto della materia dei diritti, tale da consentire la partecipazione del produttore al finanziamento ed al rischio d'impresa.<br>D'altra parte non sono solo queste le conseguenze negative del permanere di una mentalità monopolistica da parte della società concessionaria del servizio pubblico, mentalità certamente non modificata da una situazione di duopolio che non contribuisce a creare un mercato trasparente. Infatti i produttori televisivi lamentano anche un atteggiamento generale da parte della RAI che, piuttosto che ad uno spirito di disponibile collaborazione commerciale, sembra improntato ad una diffidenza causidica, che si manifesta innanzitutto nel fatto che le relazioni con in produttori sono gestite dall'ufficio legale. In proposito egli osserva che, a giudizio dei produttori, il regolamento per l'attuazione della legge n. 122 del 1998, redatto dalla Autorità garante per le comunicazioni, appare per molti versi discutibile, ed ha contribuito ad una sostanziale inosservanza della legge, e alla definizione di criteri per il monitoraggio della sua attuazione del tutto insoddisfacenti. Tuttavia, al di là del giudizio negativo dato su tale regolamento, ciò che soprattutto sembra ingiusto ai produttori è il modo puntiglioso con cui questo viene utilizzato dalla società concessionaria per affrontare situazione che meglio potrebbero essere risolte in uno spirito di collaborazione.<br>Il presidente Silva esprime quindi la più viva preoccupazione per il ristagno progettuale della RAI nel campo delle opere audiovisive. Sono ormai otto mesi che la RAI non approva più progetti, bloccata com'è da una ridefinizione di assetti di potere certamente comprensibile ma che in qualsiasi altra azienda non determinerebbe il blocco della pianificazione dell'attività industriale. Se si considerano i tempi - fra uno o due anni - che passano dalla approvazione di un progetto alla sua messa in onda, appaiono giustificati gravi timori di una crisi industriale nel settore tra la fine dell'anno in corso e il 2004. <br>
    0:02 Durata: 26 min 8 sec
  • Giovanna Melandri (DS-U)

    La deputata Melandri, nel ringraziare il presidente Silva per la sua ampia ed esauriente relazione, rileva in primo luogo come i dati da lui forniti, in particolare quelli relativi all'aumento da 200 a 750 ore settimanali in cinque anni delle ore di trasmissione di opere audiovisive nazionale, costituiscano un grande e legittimo motivo di soddisfazione, in particolare per il Centrosinistra che nella passata legislatura ha perseguito una politica di sostegno alla produzione culturale nazionale di grande respiro e che, per quanto riguarda la produzione audiovisiva, ha avuto il suo momento centrale nell'approvazione della legge n. 122 del 1998. <br>Nel condividere le osservazioni del presidente Silva circa la necessità di garantire un'interpretazione ed una applicazione corrette della suddetta legge - e ciò è sicuramente anche compito del Parlamento - ella si sofferma sulla questione della rinuncia dei diritti residui da parte dei produttori e del loro conseguente mancato accesso ai fondi comunitari, questione di cui ella aveva avuto occasione di occuparsi in qualità di Ministro dei beni culturali. In proposito, pur condividendo le osservazioni del presidente Silva, ella invita i produttori a svolgere anche una analisi critica dei motivi che hanno condotto all'instaurazione di questa prassi contrattuale: se è vero infatti che RAI e Mediaset hanno beneficiato dei vantaggi derivanti dalla loro posizione oligopolistica, è però altrettanto vero che è mancata da parte dei produttori una comune volontà che consentisse di far valere la forza della loro associazione nella definizione di regole contrattuali più corrette. <p>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:29 Durata: 11 min 41 sec
  • Giuseppe Giulietti (DS-U)

    Il deputato Giulietti si sofferma sugli elementi distorsivi del mercato prodotti dall'assetto duopolistico del sistema radiotelevisivo italiano, e sui limiti che questi effetti hanno determinato per il libero dispiegarsi dell'attività delle imprese di produzione anche sul piano dei contenuti e della creatività.<br>Egli quindi chiede al dottor Silva se ritiene di poter fornire delle indicazioni al Parlamento per consentire - vuoi attraverso un intervento legislativo, ad esempio aggiornando la legge n. 122 del 1998, vuoi attraverso l'attività di indirizzo - il superamento di una situazione che certamente non favorisce la crescita dell'industria italiana dell'audiovisivo.<br>Riguardo poi alla questione della trasparenza, pure sollevata dal presidente Silva, egli invita i rappresentanti dei produttori ad esporre le loro valutazioni circa l'esistenza di eventuali distorsioni nel normale rapporto di concorrenza, tra la RAI ed il suo competitore privato, in particolare per quanto riguarda la produzione di opere audiovisive. <br>
    0:40 Durata: 9 min 9 sec
  • Stefano Boco (Verdi-U)

    Il senatore Boco, nel ringraziare il presidente Silva per il suo ampio ed approfondito intervento, gli chiede di chiarire la portata delle sue affermazioni circa il mancato rispetto della legge n. 122 del 1998 - che egli ricorda, impone alle emittenti italiane una riserva di destinazione degli investimenti alla produzione di opere audiovisive nazionali ed europee che è del 10 per cento per le risorse privati e del 20 per cento per gli introiti da canone - nonché circa l'inaffidabilità dei criteri di monitoraggio. <br>Egli altresì chiede di conoscere se l'Associazione dei Produttori Televisivi sia stata portata a conoscenza del piano di produzione della RAI per opere audiovisive per il 2003. <br>
    0:49 Durata: 5 min 5 sec
  • Vittorio Pessina (FI)

    Il senatore Pessina ritiene che il problema della ripartizione dei diritti residui tra emittenti e produttori sia fortemente condizionato dalla natura oligopolistica del sistema radiotelevisivo italiano. In effetti è una situazione rovesciata rispetto a quella che hanno vissuto gli operatori di RAI e Mediaset quando, prima del grande sviluppo conosciuto dall'industria europea del settore, si trattava soprattutto di acquistare opere audiovisive prodotte dalle grandi compagnie degli Stati Uniti e del Sud America. <br>Egli osserva quindi come negli ultimissimi anni siano stati costituiti numerosi consorzi tra reti televisive locali che hanno determinato la creazione di una serie di circuiti televisivi di dimensioni commerciali modeste non infime. Egli chiede perciò di sapere se per i produttori televisivi italiani questi circuiti possano o meno rappresentare un possibile sbocco commerciale, tale quindi da ridurre gli effetti dell'attuale situazione di duopolio. <br>
    0:55 Durata: 6 min 17 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    Il senatore Falomi osserva come dall'analitica relazione del presidente Silva emerga un quadro che desta viva preoccupazione, in cui dopo anni di confortante sviluppo dell'industria nazionale della produzione audiovisiva si delinea per il 2002 e per il 2003 il rischio non solo di un arresto di tale crescita ma addirittura di una inversione di tendenza. <br>È evidente che tale situazione deve essere riportata anche a fattori diversi, primo fra i quali la crisi degli introiti pubblicitari, a sua volta collegata alla difficile congiuntura dell'economia mondiale.<br>Vi sono tuttavia, come ben emerge dalla relazione elementi di carattere strutturale, relativi in particolare all'attuazione che è stata data alla legge n. 122 del 1998.<br>La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi può certamente giocare un ruolo importante per garantire una reale e corretta applicazione della legge, in particolare in sede di espressione del parere sul prossimo contratto di servizio, e nella successiva attività di vigilanza sull'attuazione del contratto stesso.<br>A tal fine potrà essere utile una più approfondita conoscenza delle esperienze accumulate negli altri paesi Europei e sarebbe utile se l'Associazione produttori televisivi potesse fornire elementi informativi in proposito in particolare per quanto riguarda i criteri in cui viene svolto il monitoraggio del rispetto degli investimenti riservati. <br>
    1:01 Durata: 7 min 11 sec
  • Gino Moncada (UDC:CCD-CDU-DE)

    Il senatore Moncada Lo Giudice si dichiara in primo luogo vivamente colpito dalla questione della titolarità dei diritti residui, nella quale la RAI sembra esercitare una rendita monopolistica del tutto inaccettabile, rispetto alla quale non può che essere condivisibile l'invito ad una forma di mobilitazione sindacale rivolta dai produttori alla deputata Melandri. Egli chiede poi al presidente Silva di chiarire quanto da lui affermato sul problema della trasparenza, in particolare con riferimento alle modalità con cui avvengono le trattative tra la RAI ed i produttori. <br>
    1:08 Durata: 4 min 40 sec
  • Enzo Carra (MARGH-U)

    Il deputato Carra rileva in primo luogo come dalla discrezione del presidente Silva sia emersa una situazione contraddittoria in cui, a fronte di condizioni oggettive e normative che hanno determinato una crescita notevolissima dell'industria delle opere audiovisive ed una sua positiva ricaduta sugli equilibri economici della RAI, si paventa nel contempo una grave crisi produttiva. <br>Dopo aver osservato come l'esperienza degli ultimi anni abbia dimostrato che il settore dell'audiovisivo può svilupparsi essenzialmente in un quadro di fantasia imprenditoriale - si pensi a quanti pregiudizi avevano accompagnato la produzione di una nota opera audiovisiva da parte del centro di Napoli poi dimostratisi vincente - il deputato Carra chiede quali siano le valutazioni dei produttori televisivi circa le possibilità che sarebbero aperte all'audiovisivo tra loro ed il settore della produzione cinematografica.<br>Egli chiede infine di sapere se il giudizio critico espresso sui monitoraggi intenda prefigurare una sostanziale inattendibilità degli stessi. <br>
    1:13 Durata: 5 min 39 sec
  • Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato Giuseppe Gianni si sofferma sulla questione degli intendimenti recentemente manifestati dalla dirigenza della RAI di decentrare una parte della produzione a Milano e nel Nord. In proposito egli richiama la necessità di favorire una rivitalizzazione dei centri produttivi di Napoli e Palermo, sottolineando la necessità di promuovere la specificità culturale delle regioni meridionali e della Sicilia. <br>
    1:18 Durata: 2 min 48 sec
  • Paolo Gentiloni Silveri (MARGH-U)

    Il deputato Gentiloni Silveri, richiamandosi alle osservazioni del direttore generale della RAI svolte nell'audizione del 9 luglio, chiede al presidente Silva se ritenga fondata l'affermazione del dottor Saccà circa una possibile costituzione di rendite di posizione e favore dei produttori che potrebbe derivare dalla legge n. 122 del 1998. <br>Egli chiede altresì al presidente Silva fino a che punto, a suo parere, i produttori televisivi italiani siano disposti ad assumersi l'onore del finanziamento delle opere ed il rischio d'impresa a fronte di un'equa partecipazione ai diritti residui. <br>Infine chiede di sapere quali siano i margini di competitività sul mercato europeo dell'audiovisivo italiano. In proposito egli è rimasto molto colpito dai dati secondo i quali la produzione tedesca ha una quota superiore a quella italiana sull'audiovisivo trasmesso dalla RAI, cosa che appare piuttosto curiosa se si considera che per ragioni linguistiche, storiche e culturali la realtà sociale tedesca è senz'altro più estranea al pubblico italiano rispetto a quella di altri paesi come la Spagna, la Francia o la Gran Bretagna. <br>
    1:21 Durata: 5 min 28 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli, nell'associarsi alle richieste di chiarimenti sull'effettiva disponibilità dei produttori ad assumere un ruolo attivo nel finanziamento delle opere audiovisive a fronte della partecipazione ai diritti, chiede altresì se la condizione per l'accesso ai fondi europei è la completa titolarità dei diritti residui stessi, ovvero se sia sufficiente il possesso di una quota. <br>
    1:27 Durata: 6 min 2 sec
  • Replica di Sergio Silva

    Il presidente Silva si sofferma in primo luogo sulle richieste di chiarimenti circa le sue affermazioni sulla non corretta applicazione della legge n. 122 del 1998.<br>In proposito egli osserva che la RAI ritiene di dover riservare alla produzione delle opere audiovisive nazionali ed europee unicamente il 20 per cento degli introiti da canone, ritenendo che la riserva del 10 per cento degli introiti pubblicitari sia imposta unicamente agli operatori privati. I produttori ritengono invece che una corretta applicazione della legge imporrebbe alla RAI di riservare anche il 10 per cento delle risorse pubblicitarie, che certamente le opere narrative contribuiscono a raccogliere. <p>
    1:33 Durata: 4 min 31 sec
  • Replica di Carlo Bixio, Vicepresidente dell'Associazione Produttori Televisivi

    Il vice presidente Bixio osserva in proposito come a parere dei produttori il regolamento dell'Autorità garante delle comunicazioni per l'attuazione della legge n. 122 del 1998 risulta in effetti censurabile dal punto di vista del rispetto della legge stessa in particolare per i criteri adottati per il monitoraggio del rispetto delle quote. <br>
    1:37 Durata: 1 min 6 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli fa presente, che ferma restando la libertà dei rappresentanti dell'Associazione produttori televisivi di esporre le loro opinioni la Commissione non può non riservarsi di valutare le argomentazioni dell'Autorità garante delle comunicazioni nel momento in cui viene sostanzialmente accusata di aver emanato un regolamento illegittimo. <br>
    1:38 Durata: 51 sec
  • Seguito della replica di Sergio Silva

    Il presidente Silva prosegue soffermandosi sulla richiesta da più parti formulata di chiarimenti sulla questione della trasparenza. <br>Per quanto riguarda la questione della natura della concorrenza fra la RAI e Mediaset i produttori non hanno alcun motivo per ritenere che fra le due aziende vi siano veri e propri accordi di cartello; tuttavia è naturale che in una situazione di duopolio si finisca per creare una reciproca disponibilità a non modificare situazioni di vantaggio nelle trattative con una controparte, come i produttori, che oligopolistica non è; ne consegue che i rapporti con le emittenti in particolare con la RAI, finiscono per continuare a svolgersi con modalità sostanzialmente monopolistiche. Così quando il produttore indipendente propone una nuova produzione è invitato dalla RAI ad assumersi la sua parte di spese per l'allestimento della sceneggiatura, con totale assunzione del rischio nel caso che questa venga poi rifiutata salvo ad essere costretto a non avanzare pretese sui diritti residui ed ad essere trattato nella fase di realizzazione come una sorta di mero appaltatore.<br>Di fatto questa situazione comporta una grave limitazione nella crescita dell'audiovisivo italiana e nella sua competizione sui mercati internazionali, dal momento che l'emittente è interessata fondamentalmente alla messa in onda e alla raccolta pubblicitaria, mentre è scarsamente motivata - se non dal punto di vista del mantenimento di un controllo monopolistico - all'utilizzazione dei diritti residui nei settori ad esempio delle videoregistrazioni, della concessione dei diritti all'estero od ad emittenti locali e simili, limitando di fatto la creazione di un secondo mercato che sarebbe invece molto appetibile per i produttori indipendenti. Questa situazione spiega la perdita di competitività del prodotto italiano audiovisivo che negli anni Settanta, sia pure in un mercato europeo molto più piccolo dell'attuale, aveva il primato continentale.<br>Il problema della mancanza di trasparenza e della gestione monopolistica dei rapporti con gli imprenditori privati si riflette anche nella gestione non sempre razionale nella gestione dei costi.<br>A questo proposito l'associazione dei produttori ha in più occasioni auspicato, nel quadro di un sistema che ormai caratteristiche sempre più accentuatamente industriali una razionalizzazione mediante l'elaborazione di costi standard orientativi per tipologie fondamentali.<br>Il presidente Silva osserva inoltre a proposito della contraddizione rilevata dal deputato Carra tra la dinamicità del settore ed i timori di recessione, nonché con riferimento alle specifiche richieste del senatore Boco che allo stato non sembra esistere alcun piano della RAI di introduzione per audiovisivo per il 2002 e il 2003 cosa che per un tipo di prodotto che ha tempi di elaborazione fra uno e due anni appare quanto mai preoccupante.<p>Il presidente Petruccioli ringrazia il presidente dell'Associazione produttori televisivi Silva, il Vice presidente Bixio ed il direttore generale Sessa e dichiara conclusa l'audizione. <br>La seduta termina alle ore 16h00. <br>
    1:39 Durata: 17 min 25 sec