10 SET 2002

Affari Costituzionali e Giustizia: Seguito discussione del Ddl Cirami - seduta del 10 settembre 2002

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 17 ore 47 min

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Registrazione audio di "Affari Costituzionali e Giustizia: Seguito discussione del Ddl Cirami - seduta del 10 settembre 2002", registrato martedì 10 settembre 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 17 ore e 47 minuti.
  • Francesco Carboni (DS-U)

    Francesco Carboni (DS-U), nel sottolineare come il provvedimento approvato dal Senato presenti aspetti di incostituzionalità, osserva che la cronologia di taluni avvenimenti, tutti collocati nel mese di luglio, costituisce un segnale preciso delle finalità e degli obiettivi che la maggioranza, violando i regolamenti e la prassi parlamentare, intende raggiungere. Soffermandosi quindi su tali avvenimenti, osserva che il primo di essi, motore dell'iniziativa, è l'istanza di rimessione, proposta dal presidente Pecorella, nella sua funzione di avvocato difensore del deputato Berlusconi, e dall'avvocato Sammarco, difensore del deputato Previti, nel processo che li vede entrambi imputati. Fa presente poi che il secondo avvenimento, conseguente al primo, è l'ordinanza della Corte di cassazione, che ha respinto l'istanza di rimessione ma ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45, mentre il terzo avvenimento, non legato ai primi due passi processuali ma che ha utilizzato la circostanza, è rappresentato dall'iniziativa del senatore Cirami, presentata «ad orologeria» ed approvata con l'introduzione dell'emendamento Carrara. <br>Passando ad esprimere alcune considerazioni sulle circostanze testé descritte, osserva innanzitutto che il tema del legittimo sospetto non rientrava nel programma della Casa delle libertà e segnatamente in quello di Forza Italia, al punto che non era stata espressa alcuna valutazione in proposito da parte del Governo e in particolare del ministro della giustizia, il quale, come sempre, sui provvedimenti di iniziativa parlamentare è silenzioso e collaborativo. Nel sottolineare come solo alla fine del mese di agosto il Presidente del Consiglio abbia dichiarato che la cosiddetta legge Cirami rappresenta l'obbiettivo del Governo (certamente per la pressione di vicende giudiziarie prossime alla conclusione), fa presente che già in altre circostanze il Governo ha utilizzato l'iniziativa parlamentare per introdurre nell'ordinamento disposizioni dirette a risolvere problemi processuali di propri rappresentanti e di sostenitori di maggioranza: ricorda, in proposito, il provvedimento sul falso in bilancio e quello sulle rogatorie. <br>Appare pertanto, a suo avviso, evidente che il provvedimento in discussione non tende a colmare il vuoto legislativo determinato dal difetto di delega, e che se il problema fosse stato questo a maggior ragione sarebbe stato opportuno attendere il pronunciamento della Corte costituzionale. Ritiene comunque che altra sia l'intenzione, posto che la medesima Corte ha affermato, con una sentenza del 1975, che l'attuazione parziale della delega non comporta la legittimità costituzionale delle norme nel frattempo emanate. <br>Nel condividere, nel merito, i rilievi mossi dai colleghi dell'opposizione, segnala, in particolare, che il nuovo quadro normativo ha espunto il riferimento alla gravità delle situazioni locali, nonchè la locuzione relativa alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo. Ritiene altresì che le finalità politiche del provvedimento si evidenzino con le modifiche agli articoli 47 e 49 del codice di procedura penale. Nell'evidenziare inoltre, tra gli effetti delle disposizioni in esame, la sospensione obbligatoria del processo prima delle conclusioni (e in tal caso appare evidente il riferimento al processo Previti), nonché, per favorire quel medesimo processo, l'applicabilità delle norme ai processi in corso e l'immediata entrata in vigore della legge, osserva che si tratta di un provvedimento teso a dare soluzione ad alcuni problemi particolari e certamente a quelli relativi ai due processi in corso di fronte al tribunale di Milano. Condivide pertanto il convincimento che il testo in esame debba essere totalmente riscritto alla luce delle valutazioni che esprimerà la Corte costituzionale, associandosi quindi alla proposta di sospensione dell'esame formulata dal deputato Violante. <br>Indice degli interventi<br>La seduta comincia alle 10h00<br>Presidenza del Presidente della II Commissione <strong>Gaetano Pecorella</strong><br>
    0:00 Durata: 6 min 30 sec
  • Tutto il dibattito

    <strong>Modifiche agli articoli 45, 46, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale. </strong>
    0:00 Durata: 8 ore 57 min
  • Pierluigi Mantini (MARGH-U)

    Pierluigi Matrini (MARGH-U) osserva preliminarmente come, a fronte delle crescenti preoccupazioni che discendono dalle ipotesi di guerra in Iraq e dalla situazione dei conti pubblici del paese, la maggioranza proponga nuovamente leggi eversive, la giustizia «fai da te», senza riconoscere il principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge ed offendendo reiteratamente lo Stato di diritto, con la grave responsabilità di distrarre l'attenzione dai problemi reali della giustizia. <br>Nel precisare come negli ultimi anni il Governo dell'Ulivo abbia operato attivamente per la giustizia, in parte colmando distrazioni e guasti della cosiddetta «stagione degli inciuci», dichiara di condividere molte delle critiche mosse dal «popolo dei girotondi», rilevando che vi è stata una colpevole sottovalutazione della gravità delle questioni relative al conflitto di interessi e dei temi della legalità, dell'efficienza della giustizia penale, della lotta alla corruzione, del rigoroso impegno per la trasparenza dei mercati, nonché divisioni e ritardi nella costruzione dell'Ulivo e delle relative alleanze. Eppure per la prima volta nel nostro paese si è registrato un numero di processi civili «in entrata» inferiore a quelli passati in giudicato, sono aumentati gli stanziamenti per la giustizia, si è introdotta una maggiore efficienza con l'abolizione di numerose procure e poi con l'introduzione del giudice monocratico, delle sezioni stralcio civili e del GOA, mentre nel campo penale l'articolo 111 della Costituzione sul giusto processo e le principali leggi di attuazione hanno rafforzato il ruolo della difesa e le garanzie degli imputati. Osserva altresì che nel campo della giustizia amministrativa l'Ulivo ha fatto moltissimo e che sarebbe stato necessario e possibile accelerare sulla via delle riforme già tracciata. Nel dichiarare l'assenso della propria parte politica all'estensione del patteggiamento per i reati punibili fino a cinque anni, all'estensione dei riti alternativi ed alla sostituzione delle sanzioni penali con sanzioni amministrative ed interdittive quando è possibile, nonché ad una riforma dell'appello ed in generale del sistema delle impugnazioni nel processo penale per garantirne il buon esito in tempi ragionevoli, assicura in questi ambiti, così come nel processo civile, nella giustizia amministrativa e sul tema della riforma dell'ordinamento giudiziario, la disponibilità della sua parte ad un dialogo costruttivo. Lamenta invece da parte della maggioranza la riproposizione in modo ossessivo di leggi che qualcuno ha definito «di Semiramide», leggi speciali, per processi particolari, che distolgono l'attenzione dai problemi reali della giustizia. <br>Nel merito, a suo avviso è errato sostenere la prevalenza del cosiddetto principio di terzietà del giudice sul principio costituzionale del giudice naturale, non essendovi nella Costituzione alcun elemento che possa portare ad una simile tesi. Ritiene infatti che si potrebbe immaginare un contemperamento tra principi costituzionali, di cui tuttavia la precostituzione del giudice naturale non può che essere la regola a fronte dell'eccezione, rappresentata dallo spostamento della competenza territoriale. In altri termini, considera ovvio che il giudice debba essere terzo, ma proprio per questo deve essere predeterminato. Pertanto i casi di deroga devono essere il più possibile determinati dalla legge. Rileva inoltre che il testo approvato dal Senato, nell'introdurre l'ipotesi del legittimo sospetto all'interno dell'articolo 45 del codice di procedura penale, non inserisce tale formula nel contesto di quelle già esistenti bensì la aggiunge ad altre, provocando un effetto di allargamento dei presupposti della rimessione che appare assolutamente incongruo, dal momento che in tal modo il legittimo sospetto verrebbe a configurasi come un'ipotesi di rimessione non solo ulteriore rispetto al contenuto dell'attuale previsione normativa, ma anche sganciata da qualunque riferimento all'esistenza di gravi situazioni locali, tali cioè per loro natura da poter turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili. A questo punto la formula del legittimo sospetto, così come configurata nella proposta C. 3102, finirebbe per costituire una sorta di contenitore dai contorni evanescenti, in cui potrebbero confluire in chiave residuale, quale causa di trasferimento del processo, tutte le situazioni oggi non riconducibili nell'ambito dell'articolo 45 del codice di procedura penale. Vi potrebbero dunque rientrare anche situazioni non locali, ovvero situazioni riconducibili a timori, congetture, supposizioni o condizionamenti apprezzabili solo sul terreno psicologico. <br>Ritiene pertanto che la modifica legislativa proposta, traducendosi in un ritorno al passato, finirebbe per risultare costituzionalmente illegittima per la vaghezza dei confini della formula del legittimo sospetto. Sottolinea altresì le conseguenze che potrebbero derivarne in determinati processi, in particolare per delitti di criminalità organizzata, rispetto ai quali non dovrebbe essere difficile preordinare in via artificiosa situazioni ambientali tali da integrare la vaga condizione del legittimo sospetto. <br>Rileva quindi che il vero obiettivo della proposta di legge approvata dal Senato è la modifica degli effetti processuali, sottolineando come sul punto la disciplina proposta contrasti con l'articolo 111 della Costituzione in tema di giusto processo, in quanto scardina il principio fondamentale della ragionevole durata dei processi. Nell'esprimere critiche in merito all'interpretazione della citata norma costituzionale da parte del centrodestra, pone l'accento sull'esigenza di assicurare una ragionevole durata dei processi al fine di garantire l'efficienza degli stessi e i diritti di tutte le parti in causa. <br>Si afferma quindi sulla disciplina degli effetti processuali, che rappresenta il punto più controverso, richiamando il contenuto della proposta di legge n. 3024, di cui è primo firmatario, in materia di rimessione del processo, che salvaguarda la natura garantista dell'istituto, consentendo al tempo stesso, nei casi di evidente infondatezza o strumentalità delle istanze di rimessione, di evitare che il processo si blocchi, in ossequio al già richiamato principio della ragionevole durata. Al riguardo, ricorda che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 353 del 1996, ha dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 47, primo comma, del codice di procedura penale nella parte in cui, a processo non sospeso, vietava la pronuncia della sentenza da parte del giudice fino all'emissione dell'ordinanza della Cassazione che rigettava o dichiarava inammissibile la richiesta di rimessione. Sottolinea l'esigenza che il legislatore interpreti tale pronuncia alla luce del nuovo articolo 111 della Costituzione, in modo che, nell'introdurre nuovi istituti o nel riformare quelli esistenti, sia garantita la loro economicità processuale. Ritiene pertanto necessario un approfondimento sul punto, anche alla luce delle preoccupazioni recentemente manifestate dal Presidente della Repubblica. <br>Rilevato altresì come la paralisi del procedimento alle soglie della sentenza in attesa della decisione della Corte di cassazione determinerebbe un irragionevole allungamento della durata del processo, in contrasto con la richiamata norma costituzionale, osserva che la sospensione automatica dei processi non è prevista da alcun ordinamento europeo. <br>Sottolinea quindi che il centrosinistra è favorevole ad un'attuazione dei principi del giusto processo tale da garantire l'efficienza del medesimo e, con essa, tutte le parti processuali, mentre il centrodestra si preoccupa solo dei casi giudiziari in cui sono coinvolti i propri esponenti. In sostanza, il centrodestra ritiene che un processo sia giusto soprattutto quando non si svolge, il che contrasta con l'obiettivo, perseguito invece dall'opposizione, di una giustizia veramente efficiente. <br>In conclusione, annuncia che inizierà uno sciopero della fame, in segno di protesta per il modo in cui è stata imposta l'organizzazione dei lavori relativi al provvedimento in esame, in totale spregio del regolamento e delle decisioni del Presidente della Camera, auspicando che sia al più presto ripristinata una procedura più rispettosa dei diritti dei parlamentari e del popolo italiano. <br>
    0:07 Durata: 22 min 9 sec
  • Graziella Mascia (RC)

    Graziella Mascia (RC), nel sottolineare che la proposta di legge approvata dal Senato avrà una rilevante ricaduta sui processi in corso, rileva come sia a suo avviso necessario che l'esame della stessa e delle proposte di legge abbinate sia svincolato dal contesto politico, invitando tutti a compiere uno sforzo in tale direzione. <br>Si sofferma quindi sugli effetti che produrrà la proposta di legge Cirami, osservando come essa scardini i limiti rigorosi attualmente vigenti per la rimessione dei processi e dilati oltre misura i tempi processuali, con pesanti conseguenze anche sotto il profilo della prescrizione dei procedimenti. Dopo aver espresso perplessità anche in merito al punto relativo all'eliminazione di qualsiasi riferimento all'esistenza di gravi situazioni locali, pone l'accento sul mancato rispetto del principio della tassatività del processo penale e sulla genericità dell'istituto del legittimo sospetto. La disciplina proposta, inoltre, nega il principio del giudice naturale predeterminato per legge, che risponde ad esigenze di garanzia.<br>Nel ricordare che in passato l'istituto del legittimo sospetto è stato utilizzato solo nell'interesse di chi deteneva il potere, osserva come nei casi in cui si è fatto ricorso a tale istituto l'obiettivo perseguito non è stato certamente quello di garantire la serenità e l'imparzialità del giudice. Richiamate le pronunce della Corte costituzionale in materia, rileva che il provvedimento in discussione contrasta con l'articolo 111 della Costituzione in tema di giusto processo, in quanto scardina il principio della ragionevole durata dei procedimenti, riaffermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 353 del 1996, più volte richiamata nel corso del dibattito. Pone quindi l'accento sull'esigenza di considerare la rimessione del processo un'ipotesi eccezionale e non ordinaria, come si evince dal combinato disposto degli articoli 25 e 111 della Costituzione. <br>Dopo aver rilevato l'opportunità di approfondire il punto relativo alla sospensione del corso della prescrizione, si sofferma sulla facoltà di sospensione del processo, osservando come l'impossibilità per il giudice di emettere una decisione appaia in contrasto con la richiamata sentenza n. 353 della Corte costituzionale. Esprime inoltre forti critiche sull'applicazione della disciplina in esame ai processi in corso, sottolineando altresì come la stessa non abbia un carattere innovativo sotto il profilo delle garanzie per i cittadini. <br>In conclusione, ritiene che l'istituto della rimessione debba considerarsi del tutto residuale e che, a fronte di processi di rilevanza nazionale, non sia di alcuna utilità al fine di preservarli da influenze ambientali esterne. Esprime quindi un giudizio del tutto negativo sulla proposta di legge approvata dal Senato. <br>Gaetano Pecorella, presidente, fa presente, con riferimento alla richiesta al Governo di acquisire dati in ordine ai casi di rimessione del processo, che è opportuno distinguere tra le ipotesi in cui la stessa sia avvenuta per motivi di ordine pubblico e quelli in cui sia stata invece motivata da legittimo sospetto. <br>
    0:30 Durata: 19 min 13 sec
  • Enrico Buemi (Misto-SDI)

    Enrico Buemi (Misto-SDI), premesso che i socialisti sono sempre stati sensibili ai temi della giustizia, rileva come il provvedimento in esame susciti preoccupazioni sia sotto il profilo del merito sia del metodo. <br>Rilevato che l'esame del provvedimento relativo all'istituzione di una Commissione d'inchiesta su Tangentopoli sarebbe stato propedeutico rispetto a quello in discussione, evidenzia l'esistenza di una vera e propria questione democratica, in quanto si è operata una forzatura delle regole parlamentari in presenza di un palese conflitto di interessi: nelle aule parlamentari vi sono infatti deputati che hanno un interesse diretto alla conclusione dell'iter in corso. Nel richiamare la maggioranza ad un rigoroso rispetto delle suddette regole, segnala il rischio di una pericolosa deriva democratica del nostro paese, esprimendo altresì preoccupazione per la nostra immagine a livello internazionale. <br>Osserva che la disciplina in esame deve tutelare i diritti di tutte le parti processuali, ma anche rispettare l'interesse generale del paese, che in questo momento è messo a repentaglio. Occorre affermare chiaramente che il provvedimento in esame è finalizzato a tutelare gli interessi processuali degli imputati Berlusconi e Previti. Invita quindi alla cautela in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale, in quanto una forzatura della situazione non darebbe alcun contributo alla causa del garantismo. <br>Nell'evidenziare il diritto delle parti processuali ad un rapido processo, oltre che ad un giudice imparziale, rileva come la prevista sospensione del procedimento contrasti con tale diritto e come non si ravvisi da parte della maggioranza la volontà di risolvere i problemi nell'interesse del paese, come dimostra la sua totale indisponibilità ad un confronto serio ed approfondito. <br>Conclude rilevando come una soluzione equilibrata possa essere raggiunta solo attraverso il contemperamento di due fondamentali principi, la garanzia di un comportamento giusto e corretto da parte del giudice e di un processo svolto in tempi celeri. <br>
    0:49 Durata: 9 min 51 sec
  • Giuseppe Caldarola (DS-U)

    Giuseppe Caldarola (DS-U), dopo aver contestato preliminarmente le decisioni assunte ieri sera in sede di ufficio di presidenza in merito all'organizzazione dei lavori, osserva come il tentativo della maggioranza di concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla proposta di legge in esame serva semplicemente a porre in secondo piano la grave situazione economica ed internazionale. <br>Nel rilevare come sarebbe stato opportuno un atteggiamento improntato alla massima prudenza, osserva che l'azione politica della maggioranza sembrerebbe basata sul presupposto, a suo avviso infondato, del permanere di un consenso da parte dell'opinione pubblica a prescindere dagli atti politici concreti posti in essere. <br>Evidenzia quindi come il modo di governare del centrodestra stia portando ad una vera e propria distruzione del sistema maggioritario, soprattutto sul versante del rapporto tra cittadini e sistema politico, in quanto la maggioranza ha una visione estremistica di tale sistema e tende a manipolarlo per conseguire i propri obiettivi. Dopo aver rilevato che anche nell'ambito del centrodestra vi sono segnali di disagio a tale proposito, sottolinea come le leggi finora varate incrinino gravemente il rapporto con i cittadini e incidano negativamente sui fondamenti stessi del vivere civile. <br>Infine, invita la maggioranza ad operare una riflessione, anche al fine di evitare che si produca un vulnus irreparabile al funzionamento del Parlamento. <br>
    0:59 Durata: 11 min 44 sec
  • Maurizio Paniz (FI)

    Maurizio Paniz (FI) rileva che il provvedimento in esame è coerente rispetto alle numerose pronunce della Corte di cassazione nonché ai principi contenuti nella legge delega del 1987, sottolineando altresì come esso non contraddica il principio del giudice naturale precostituito per legge, ma sia invece volto ad offrire agli imputati garanzie circa la sua serenità ed imparzialità nel giudicare. <br>Osserva quindi che l'urgenza di esaminare il provvedimento non può essere considerata sospetta ove si pensi che l'intervento del legislatore è stato sollecitato dalla Corte di cassazione, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45 del codice di procedura penale. <br>Nel condividere le osservazioni sulla impraticabilità della soluzione prospettata dal professor Conso, in quanto sarebbe aberrante una sospensione del processo di Milano non prevista dall'attuale ordinamento, ricorda che in passato il Parlamento è intervenuto spesso a modificare normative che avevano influenza su processi in corso, come avvenne per le modifiche alla legge Merli, che sottrassero molti amministratori locali alle iniziative di varie procure della Repubblica. <br>Osserva peraltro che il provvedimento interviene su norme processuali e quindi non prefigura alcuna decisione nel merito: se si ha fiducia nella magistratura, non si deve avere timore a rimettersi al suo prudente giudizio ogni qual volta venga prospettata una eccezione relativa al legittimo sospetto. <br>Infine, ritiene che la proposta di legge in esame sia esente da censure di tipo giuridico o da rilievi di incostituzionalità; in particolare essa non può essere considerata funzionale ed assecondare tattiche dilatorie da parte degli imputati, non prevedendo la sospensione del processo quando l'istanza sia meramente ripropositiva di una richiesta precedentemente inoltrata e respinta. <br>
    1:10 Durata: 10 min 32 sec
  • Carlo Carli (DS-U)

    Carlo Carli (DS-U), nell'elevare una vibrata protesta per la riduzione dei tempi del dibattito decisa nella riunione congiunta degli uffici di presidenza delle Commissioni, considera un paradosso ed un atto molto grave attribuire alla proposta di legge C. 3102 una priorità rispetto ad altri temi di ben maggiore rilievo, quale è, ad esempio, la situazione economica del paese. <br>Ribadisce quindi l'invito alla maggioranza a ritirare il provvedimento, contro il quale il suo gruppo condurrà una dura battaglia parlamentare, confortato dall'appoggio di settori importanti della società civile, che esprimono forte disagio e malcontento per la politica del Governo in materia di giustizia. <br>Osserva quindi che ogni deroga al principio del giudice naturale deve essere tassativamente disciplinata dall'ordinamento vigente e che non sussiste alcun vuoto normativo, come sostengono i presentatori della proposta di legge, che in realtà maschera un uso strumentale della potestà legislativa per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi e Previti. <br>Il provvedimento rischia di concedere agli imputati la possibilità di sottrarsi sistematicamente al giudice naturale, scardinando le fondamenta del sistema giudiziario e producendo devastanti effetti su alcuni processi, come quelli per mafia e terrorismo. Inoltre, determinerà un allungamento dei tempi dei processi, contraddicendo il principio della loro ragionevole durata. Nel ricordare che l'ordinamento già prevede tutte le garanzie contro eventuali abusi dei giudici, sottolinea che l'appello ad un presunto garantismo cela una campagna denigratoria nei confronti della magistratura.<br> Infine, rileva che la proposta di legge in esame si inserisce in un filone di provvedimenti, che vanno da quello sul falso in bilancio a quello sulle rogatorie, che stravolgono la giustizia italiana e che denotano un uso «privatistico» del potere legislativo. <br>
    1:21 Durata: 15 min 5 sec
  • Olga Serio D'Antona (DS-U)

    Olga Serio D'Antona (DS-U), nell'esprimere un forte disagio per la priorità attribuita alla proposta di legge in esame rispetto a temi più importanti, come quelli relativi alla gravità della situazione internazionale ed al preoccupante stato dei conti pubblici, sottolinea che tutta la politica della maggioranza sulla giustizia ha suscitato allarme nel paese attraverso provvedimenti nei quali si intravede una pericolosa erosione dei pilastri dello Stato di diritto e che, in particolare, lasciano trasparire l'intenzione di sottomettere la magistratura al potere politico. In proposito, evidenzia i rischi connessi alla proposta di legge Pittelli, che prevede l'immediata comunicazione dell'avviso di garanzia, che renderebbe estremamente difficile, se non impossibile, il lavoro di indagine in un paese dove mafia e terrorismo rappresentano una minaccia concreta. <br>Anche la proposta di legge C. 3102 rappresenta una vera follia, in quanto tende a sottrarre l'imputato non solo al giudice naturale ma al processo stesso. Particolarmente grave è la fretta con la quale la maggioranza intende procedere, che induce il sospetto che il provvedimento serva ad impedire lo svolgimento di un determinato processo. Per fugare ogni dubbio in proposito, sarebbe opportuno, quanto meno, limitare l'applicazione della norma ai processi futuri. <br>Nel ribadire che ogni tentativo di eludere il giudice naturale rappresenta una grave violazione della Costituzione, conferma che l'opposizione condurrà una battaglia dura contro un disegno di legge vergognoso, sorretta dal consenso dell'opinione pubblica. Osserva infine che il Parlamento non può essere messo al servizio di interessi particolari, altrimenti finisce per perdere dignità e credibilità. <br>
    1:36 Durata: 9 min 43 sec
  • Pierluigi Castagnetti (MARGH-U)

    Pierluigi Castagnetti (MARGH-U) esprime preoccupazione per il progressivo affievolimento dei connotati fondamentali dello Stato di diritto cui si sta assistendo da un anno a questa parte. La proposta del professor Conso è sì rilevatrice di un disagio, non per quanto si sta verificando a Milano, ma per le iniziative legislative che si sono susseguite da un anno a questa parte e che hanno perso il carattere dell'astrattezza e dell'attenzione per l'interesse generale: da troppo tempo si producono leggi che hanno finalità personalistiche. <br>La sensazione di una legislazione ad personam, che mortifica il Parlamento, non viene peraltro smentita dai presentatori della proposta di legge in esame, che esplicitamente indicano come suo obiettivo principale l'urgenza di intervenire prima che si pronunci la Corte costituzionale. <br>Inoltre, la proposta di legge contraddice precedenti pronunce della stessa Corte costituzionale in merito all'impossibilità di sospendere il processo in attesa della pronuncia sull'istanza di remissione. Viene infatti reinserita una norma che la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittima. <br>Peraltro, l'introduzione di una formula così generica come quella del legittimo sospetto crea oggettivamente una condizione di intimidazione permanente nei confronti dei giudici. <br>Infine, contesta la decisione assunta nella riunione congiunta degli uffici di presidenza, che appare rilevatrice di una concezione della democrazia parlamentare basata sulla prepotenza dei numeri e che contraddice l'impegno assunto dal Presidente della Camera di favorire un confronto «serrato e corretto». Quella decisione rappresenta un'autentica sfida nei confronti dell'opposizione, che non potrà non avere conseguenze sulla serenità del confronto parlamentare. Invita quindi la maggioranza a non persistere sulla strada della sfida con l'opposizione. <br>
    1:46 Durata: 19 min 9 sec
  • Roberto Giachetti (MARGH-U)

    Roberto Giachetti (MARGH-U) contesta la decisione assunta ieri nella riunione congiunta degli uffici di presidenza delle Commissioni, che contraddice la linea dettata dal Presidente della Camera, mortificando il Parlamento. Ne consegue che la protesta civile si sposterà nelle piazze, mentre ai singoli parlamentari non rimane che far trasparire concretamente il modo in cui la maggioranza sta umiliando la funzione del Parlamento (Il deputato Giachetti interrompe il suo intervento e si imbavaglia coprendosi la bocca con un fazzoletto annodato alla nuca). Gaetano Pecorella, presidente, rivolge al deputato Giachetti l'invito ad abbandonare l'aula. Al suo rifiuto di ottemperarvi, sospende la seduta. <p>La seduta, sospesa alle 12h05, è ripresa alle 12h10.<p>Gaetano Pecorella, presidente, preso atto che il deputato Giachetti non intende allontanarsi dall'aula, dispone di riprendere l'esame del provvedimento. <br>
    2:05 Durata: 5 min 45 sec
  • Franco Grillini (DS-U)

    Franco Grillini (DS-U) rileva che la fretta con cui si discute del disegno di legge Cirami in materia di reintroduzione del legittimo sospetto è inusitata e, questa sì, sospetta, tanto che una buona parte dell'opinione pubblica, e in particolare quella che manifesterà sabato prossimo in piazza san Giovanni, si chiede se l'urgenza di fatto che si sta praticando in sede parlamentare non sia dettata dalle urgenze giudiziarie del Presidente del Consiglio. Esprime perplessità circa il fatto che un disegno di legge finalizzato alla reintroduzione del legittimo sospetto, ereditato dal codice Rocco, in vigore fino al 1989, istituto che ha visto l'accoglimento delle istanze di rimessione secondo una media di una ogni dieci anni, presenti davvero un carattere di assoluta urgenza, ritenendo che le urgenze vere del paese siano ben altre: il carovita, affrontato dal Governo con proclami dirigisti che contraddicono la sedicente filosofia liberista del centrodestra; i conti pubblici fuori controllo, frutto di una pervicace volontà del centrodestra di adeguare la realtà ai propri desideri; una situazione internazionale dal destino incertissimo, nel quale si prospetta un nuovo intervento anglo-americano in Iraq. Apparentemente le modifiche al codice penale che si propongono sembrano fortemente garantiste, nel senso che attribuiscono all'imputato uno strumento in più affinché egli sia sottoposto ad un processo il più possibile equo. <br>Tuttavia, il principio del legittimo sospetto così come formulato nella proposta dalla maggioranza da una parte pecca di astrattezza e, dall'altra, finisce per essere discriminatorio. Appare astratto perché afferma l'esigenza - condivisa - dell'imparzialità del giudice senza chiarire che essa entra in contraddizione con il principio - altrettanto condiviso - della non sottraibilità dell'imputato al suo giudice naturale, anch'esso garanzia di imparzialità nel processo. È opportuno ricordare che nei regimi democratici liberali persino la libertà è vissuta entro specifici limiti volta a volta sanciti nel normale dialogo democratico fra le forze politiche e nel rapporto sempre delicatissimo con i principi costituzionali. Pertanto, risolvere il problema sottolineando solo l'universale giustezza di uno dei due valori e trascurando del tutto di fare riferimento all'altro è metodo insufficiente e scorretto. <br>Ritiene inoltre che il disegno di legge Cirami come approvato dal Senato non garantisca affatto gli imputati e soprattutto finisca per provocare al sistema giustizia scompensi che, lungi dal garantire il valore al quale si ispirava, finirà per negarlo; richiama in proposito il rischio - rilevato da autorevoli commentatori - che l'ipertrofia legislativa aumenti le contraddizioni fra le diverse parti dell'ordinamento, che poi la magistratura sarà necessariamente chiamata a risolvere, ed invita a valutare attentamente i costi organizzativi e le conseguenze delle innovazioni, specie in termini di efficacia nella lotta alla criminalità. <br>Evidenzia che il provvedimento in esame rischia di prospettare un processo dai tempi infiniti, giudicando sorprendente che il centrodestra, che nel campo della riforma delle istituzioni persegue una maggiore efficienza del sistema democratico propugnando il passaggio ad un sistema presidenzialista, nell'ambito della giustizia si faccia portatore di un principio esattamente contrario. <br>Rileva quindi che il combinato disposto del comma 2 dell'articolo 49 del disegno di legge Cirami («L'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta infondatezza la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia nuovamente proposta purché fondata su elementi nuovi. La richiesta dichiarata inammissibile per altri motivi può essere sempre riproposta») e dell'articolo 48 comma 4 («Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle parti private queste con la stessa ordinanza possono essere condannate al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da euro 1.000 a euro 5.000.») ha un doppio effetto dirompente. Come già ricordato, rischia di allungare il processo in termini inaccettabili e di modificare anche il ruolo dell'avvocato, al quale sarà sempre più richiesto di mettere in campo tutti gli espedienti possibili per impedire che si arrivi alla sentenza. A questo si aggiunga che l'allungamento dei tempi dei processi diventa ovviamente un lusso concesso solo a chi dispone di risorse finanziarie. Se si considera che un'istanza respinta comporta una pena pecuniaria che può arrivare anche a 5.000 euro, si capisce come la possibilità di rimessione per legittimo sospetto sembri trasformarsi nello strumento tecnico attraverso il quale imputati eccellenti e danarosi elaborano una strategia processuale di reiterati rinvii del giudizio definitivo. <br>Ricorda che esiste una filosofia del sospetto, di cui Marx, Nietzsche e Freud sono i padri e che riconosce a questa categoria dello spirito la capacità di scardinare rappresentazioni di sé e della società consolidate, ma fittizie, ma rileva anche che nei periodi della storia europea nei quali il concetto di «sospetto» diventa vero e proprio strumento giudiziario, esso viene a coincidere con il giudizio, in una sorta di circuito che ha prodotti i peggiori orrori della storia europea, dai processi dell'inquisizione a quelli nazisti e staliniani. <br>L'istanza di rimessione è sottoposta alla valutazione della Corte di cassazione; tuttavia il concetto stesso è così vago che può prestarsi oggettivamente ad arbitri, sicché da elemento di garanzia può diventare, al contrario, strumento di pressione a volte anche indebita sul giudice. Non si sente, tra l'altro, il bisogno di un istituto che nella filosofia stessa del disegno di legge sembra nascere non dalla volontà neutrale di difendere più efficacemente i diritti degli imputati, ma da una profonda sfiducia da parte delle forze politiche della maggioranza nei confronti della magistratura. Legiferare animati da questa sfiducia non porterà a nulla di buono e rischia di avere sull'opinione pubblica un effetto dirompente. <br>In relazione alla presunta volontà della maggioranza, anche su pressione del Presidente della Repubblica, di modificare il disegno di legge Cirami su alcuni aspetti decisivi, giudica tuttavia inutile emendare il testo giunto dal Senato e ne sollecita quindi il ritiro. Non si pronuncia, invece, sull'ipotesi di un doppia sospensione del processo in corso a Milano e della discussione parlamentare della Cirami in attesa della sentenza della Corte costituzionale prevista per il 22 ottobre, osservando che ciò prefigura una trattativa e uno scambio politico che, non solo non è previsto dal codice, ma che viola apertamente il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Evidenziando il rischio che il Parlamento diventi una variabile «dipendente» da fattori esterni e da interessi di parte, ribadisce la necessità che il dibattito sia ricondotto nei termini regolamentari del lavoro parlamentare: si discuta pure di legittimo sospetto, ma si rispettino i tempi regolamentari e i diritti dell'opposizione e si ascoltino tutte le parti in causa, compreso chi, il 14 settembre a piazza San Giovanni, esprimerà il più vivo dissenso a una giustizia «pret-à-porter», remissiva con i potenti, ma feroce con chi è debole e privo di mezzi. <br>
    2:16 Durata: 14 min 13 sec
  • Luigi Vitali (FI)

    Luigi Vitali (FI) ricorda preliminarmente che l'attuale opposizione, quando era maggioranza di governo, ha provocato il dissesto dei conti pubblici, ha compromesso la credibilità internazionale del paese, ha lasciato irrisolti i problemi della scuola e della sanità ed ha determinato gravi guasti nel settore della giustizia, introducendo una serie di riforme senza prevedere le risorse necessarie alla loro attuazione. Il Governo Berlusconi, al contrario, ha recuperato prestigio in sede internazionale, sta affrontando importanti riforme nei settori dell'istruzione e della sanità e procede nell'attuazione del programma elettorale del centrodestra in materia di giustizia.<br>Formula quindi valutazioni critiche in ordine all'atteggiamento delle forze di centrosinistra che, in assenza di un leader e di un progetto politico definito, danno luogo ad una spettacolarizzazione della politica, tentando di impedire alla maggioranza di legiferare e di rispettare gli impegni assunti nel corso della campagna elettorale. Evidenzia il comportamento incoerente dell'opposizione che, dopo aver accusato la maggioranza di aver presentato un testo «blindato», di fronte alla disponibilità a discutere nel merito e ad introdurre correzioni migliorative manifestata dai relatori, cambia posizione affermando che la proposta di legge è inemendabile e chiedendo che venga ritirata. <br>Ricordato che nella precedente legislatura discussioni su argomenti molto importanti sono state costrette in tempi assai esigui, fa presente che 45 ore per il dibattito su un provvedimento in materia di legittimo sospetto appaiono sproporzionate rispetto alla valenza del testo, sottolineando che la natura prevalentemente politica degli interventi pronunciati appare impropria rispetto al carattere di istruttoria tecnica che dovrebbe assumere l'esame in sede referente. <br>Passando al merito del provvedimento, osserva che l'istituto del legittimo sospetto era previsto anche dal codice Rocco e rileva come il principio della imparzialità del giudice fosse considerato basilare anche in un regime autoritario come quello fascista; ricorda inoltre che tale istituto, presente nell'ordinamento giuridico italiano fino al 1989 è pienamente in linea con i sistemi dei principali paesi europei. Quanto alle osservazioni circa i rischi connessi alla sospensione del processo in attesa della decisione sull'istanza di rimessione, sottolinea l'indispensabilità di tale misura a tutela dei diritti dell'imputato, ritenendo inopportuno che un giudice su cui grava un legittimo sospetto possa emettere sentenze. Per quanto riguarda la proposta di sospendere l'esame del provvedimento in attesa della pronuncia della Corte costituzionale, avanzata da un'autorevole ex ministro della giustizia, segnala il rilievo formulato da un altrettanto autorevole ex ministro della giustizia, il quale ha sottolineato che la Corte costituzionale non ha funzioni preventive di intervento, ma soltanto compiti di controllo successivo sull'attività legislativa del Parlamento. <br>Osserva, infine, che il dibattito in corso si colloca in un momento delicato della vita politica del paese, segnato da un difficoltoso avvio del sistema maggioritario per responsabilità di un'opposizione parlamentare che appare senza leader, senza progetti, senza idee e senza strategie. <br>
    2:30 Durata: 15 min 50 sec
  • Claudio Burlando (DS-U)

    Claudio Burlando (DS-U), nel ricordare che giudizi critici sul provvedimento in materia di legittimo sospetto sono stati espressi anche da autorevoli esponenti della maggioranza, rileva che da parte dei gruppi di opposizione non vi è una contrarietà pregiudiziale, ma una valutazione negativa fondata su ragioni di merito. Osserva che i numerosi provvedimenti in materia di giustizia portati avanti dalla maggioranza di centrodestra (falso in bilancio, rogatorie internazionali, legittimo sospetto, cui si aggiungono la riforma dell'immunità parlamentare e la modifica delle norme sull'avviso di garanzia) non rappresentano una riforma organica del settore, ma mirano piuttosto al salvataggio giudiziario di alcune specifiche posizioni. In riferimento alla sua vicenda personale sottolinea - uscendo con difficoltà dal riserbo che ha sempre caratterizzato il suo atteggiamento in materia - di aver cercato in tutti i modi di accelerare la conclusione della vicenda giudiziaria da cui è stato interessato, ricorrendo al rito abbreviato proprio per evitare interferenze tra vicende giudiziarie e attività legislativa; ricorda altresì che il deputato Andreatta, anch'egli oggetto di inchiesta giudiziaria, al fine di consentire la conclusione del processo chiese la non applicazione dell'istituto della prescrizione. Ritiene infatti che chi rappresenta la cosa pubblica dovrebbe avere interesse ad essere giudicato il più rapidamente possibile e dovrebbe vivere con grande disagio qualsiasi azione dilatoria. <br>Osserva quindi, sul piano generale, che in un paese democratico devono potersi confrontare liberamente diverse opinioni tutte ugualmente legittime; auspica pertanto la formazione anche in Italia di una destra europea che si qualifichi per la diversità delle sue opinioni e non per la diversità dei suoi comportamenti. Invita quindi la maggioranza ad avviare una riflessione sulle difficoltà del Governo - che ha perso per strada il ministro degli esteri e vede in affanno il ministro del tesoro - ed a tenere conto del cattivo risultato ottenuto alle elezioni amministrative del 2002. Sottolineando il rischio che la linea politica seguita dal centrodestra determini gravi lacerazioni nel tessuto civile del paese, richiama infine la necessità di compiere uno sforzo per stabilire rapporti politici diversi, che consentano di affrontare i reali interessi del paese. <br>
    2:46 Durata: 9 min 59 sec
  • Giovanni Bellini (DS-U)

    Giovanni Bellini (DS-U), condividendo, le preoccupazioni per le conseguenze che l'approvazione del disegno di legge Cirami potrebbe determinare nell'ordinamento giudiziario del paese, espresse in numerosi interventi, sottolinea la differenza tra l'ostruzionismo messo in atto dal centrodestra nei confronti delle riforme necessarie per aderire alla moneta unica europea e l'ostruzionismo attuale nei confronti di un provvedimento che stravolge l'ordinamento giudiziario per meri interessi di parte, caratterizzato dalla presentazione da parte dell'opposizione di numerose proposte alternative. <br>Rileva quindi che per la grande maggioranza dei cittadini italiani la priorità non è rappresentata dall'esigenza di impedire che venga giudicato un ex ministro della difesa accusato di corruzione di magistrati, bensì dalla difficile situazione economica, dai conti pubblici fuori controllo, dal crescente costo della vita, dalla ripresa dell'attività della criminalità organizzata nel sud, dall'allarme terroristico, dalle tensioni internazionali, dal rischio di guerra in Iraq. <br>Segnala la delicatezza della posizione del deputato Pecorella, presidente della Commissione giustizia ed avvocato di parte nel processo in corso a Milano, rilevando come egli, non avendo avuto la sensibilità di aderire ad un appello sottoscritto da migliaia di cittadini affinché rinunciasse ad uno dei due incarichi, con il suo comportamento rischi di inficiare la credibilità dei lavori delle Commissioni. Si sofferma quindi sul fatto che il vero obiettivo dell'intervento legislativo in corso è quello di impedire che il tribunale di Milano si pronunci nei confronti del Presidente del Consiglio e di intervenire preventivamente anche al fine di evitare l'attesa pronuncia della Corte costituzionale. <br>Il centrosinistra concorda sulla necessità di riforme nel settore della giustizia, ma è fermamente intenzionato a contrastare le proposte presentante in materia dal Governo Berlusconi e dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene, in quanto rappresentano un grave attentato al principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, alla cui attuazione sono finalizzate l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. I provvedimenti adottati in questi mesi - falso in bilancio, rogatorie internazionali, rientro dei capitali dall'estero, legge obiettivo - rivelano una generale insofferenza nei confronti della legalità e del sistema di regole europee e rischiano di compromettere l'affidabilità del paese e di danneggiare perfino il sistema produttivo. Ricorda in proposito i giudizi critici espressi da autorevoli riviste internazionali circa le vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio. <br>Esprime infine preoccupazione per i continui richiami della maggioranza all'investitura popolare come unica fonte di legittimazione del potere, che rappresentano un pericoloso segnale di decadimento della cultura istituzionale, rilevando come tale concezione contrasti con i principi dell'assetto costituzionale italiano fondato sulla separazione dei poteri, sulla loro reciproca autonomia e su un sistema di controllo e bilanciamento. Preannuncia pertanto un atteggiamento di opposizione ragionata, fatta di proposte concrete. <p>Gaetano Pecorella, presidente, sospende la seduta al fine di procedere alla riunione dell'ufficio di presidenza delle Commissioni riunite. <p>La seduta, sospesa alle 13h05, è ripresa alle 14h45. <br>
    2:56 Durata: 12 min 21 sec
  • Andrea Annunziata (MARGH-U)

    Andrea Annunziata (MARGH-U), sottolinea che l'improvvisa quanto inaspettata disponibilità, manifestata qualche giorno fa, di parte della maggioranza a modificare il provvedimento in discussione aveva indotto a ritenere l'esistenza della volontà di svelenire un clima politico raramente registrato nel Parlamento e nel paese, determinato da chi ha voluto portare avanti a tutti i costi un provvedimento sbagliato; il dibattito finora svolto ha smentito tale volontà ed ha dimostrato che si trattava di un'ennesima manovra strumentale e propagandistica. <br>Il fatto che pure autorevoli esperti del diritto abbiano avuto bisogno del richiamo del Capo dello Stato per rilevare i passaggi incostituzionali del provvedimento, che pure al Senato erano stati evidenziati ed argomentati in tutti i modi possibili, e le dichiarazioni di vari esponenti della maggioranza sulla «blindatura» del testo approvato nell'altro ramo del Parlamento inducono alla prudenza e ad andare avanti sul terreno della esposizione ferma e ragionata delle argomentazioni contrarie al provvedimento, pronti a raccogliere ogni segnale di reale disponibilità ad un dialogo libero da condizionamenti e pregiudizi, in una prospettiva di moderazione e razionalizzazione dei rapporti tra maggioranza e opposizione. Evidenzia che le ferme riserve espresse dai parlamentari della Margherita sui contenuti del provvedimento affondano le loro radici non nelle carte di un processo, ma nei principi sanciti dalla Costituzione ed in particolare nell'articolo 25, che afferma il principio fondamentale di ogni liberal-democrazia, secondo il quale nessuno può essere distolto dal proprio giudice naturale, salvo nei limitatissimi casi previsti dal codice di procedura penale. <br>Sottolinea che la differenza tra l'opposizione e la maggioranza non è quella tra garantisti e giustizialisti, ma tra chi vuole rispettare le regole e chi tali regole non vuole rispettare, tra chi vorrebbe rivedere, alla luce degli effetti prodotti in questi anni dal nuovo codice di procedura penale, tutto il sistema giudiziario, correggendo quanto di negativo si è riscontrato, e chi invece vuole mettere mano solo ad articoli che interessano i processi del Presidente del Consiglio e dei suoi amici, personaggi che comunque non possono definirsi, per tali motivi, uguali a tutti gli altri cittadini italiani.<br>Aggiunge che, in quanto frutto di una decisione assunta dal Parlamento e dal Governo in sede di riforma del codice non vi è alcun vuoto normativo e non vi fu alcuna dimenticanza; il mancato riferimento al legittimo sospetto fu una scelta consapevole della commissione di studio governativa per la riforma del codice, condivisa dalla Commissione parlamentare bicamerale che ne seguì i lavori e che per ben due volte espresse parere favorevole in merito alla conformità della legislazione delegata alla delega ricevuta; affermare il contrario è, a suo giudizio, un enorme e consapevole menzogna ossessivamente ripetuta per coprire la verità, che è un uso strumentale della potestà legislativa del Parlamento per coprire l'interesse privato di chi vuole sottrarsi a processi in atto. <br>Richiama in proposito una recente intervista del professor Mario Chiavario, componente della commissione incaricata di redigere il testo del codice di procedura penale, il quale ebbe un ruolo particolarmente attivo proprio nella stesura dell'articolo 45, e gli allarmi lanciati dalla magistratura, in particolare le opinioni, sugli effetti del testo approvato dal Senato e sugli aspetti di incostituzionalità, espresse non dalle cosiddette «toghe rosse» ma da parte di magistrati come il dottor Marcello Maddalena, procuratore capo di Torino e leader storico dei magistrati cosiddetti «conservatori»; richiama ancora le dichiarazioni dell'onorevole Filippo Mancuso, fino a ieri punta di diamante dello staff giuridico della Casa delle libertà. <br>Sottolinea che l'economia è in crisi e il bilancio dello Stato è giudicato poco affidabile dalla Corte dei conti; milioni di famiglie sono in apprensione non tanto per i problemi della giustizia, pur gravi ed impellenti, bensì per le allarmanti notizie di questi giorni su inflazione, aumento dei prezzi e delle tariffe e sui provvedimenti finanziari che il Governo ha adottato o si appresta a varare per l'economia, la scuola, il lavoro, la sanità e le politiche sociali; lo scenario del paese è assai diverso da quel «nuovo miracolo italiano» trionfalmente annunciato un anno fa; le preannunciate «riforme» in ogni campo sono state archiviate, tranne che per la giustizia, né minori inquietudini suscitano gli attacchi al pluralismo dell'informazione e le pulsioni antieuropee dei ministri Bossi e Tremonti. Il progetto della destra sta mostrando evidenti crepe e soprattutto non funziona l'idea ossessiva che per modernizzare l'Italia si debba abolire ogni regola, deprimere ogni principio di responsabilità civica e soprattutto che tutto ciò che è pubblico - sia esso scuola, sanità, pensioni, tasse o anche leggi e norme che regolano la vita di una società - sia inutile e debba essere destrutturato per essere sostituito dall'azione privata, dalla competizione individuale e dalle sole leggi del mercato. <br>Conclude sottolineando che l'attività del Parlamento è bloccata da vicende giudiziarie private che stanno incrinando lo Stato di diritto e calpestando principi fondamentali della Carta costituzionale come l'uguaglianza di fronte alla legge, la separazione dei poteri e il principio del giudice naturale. <br>
    3:09 Durata: 21 min 37 sec
  • Elena Montecchi (DS-U)

    Elena Montecchi (DS-U), rivolgendosi ai deputati della maggioranza, si augura che ad essi non sfugga l'effetto politico già determinato dal testo in esame. A suo avviso, infatti, la maggioranza, a poco più di un anno dalle elezioni, si è comportata come se fosse già al crepuscolo della propria attività. Sottolinea di aver colto in alcuni interventi una concezione un po' muscolare del rapporto tra maggioranza ed opposizione, un'idea schematica che non considera i riflessi che gli atti della maggioranza producono sulle categorie e sulle professioni, ben al di là del Parlamento, e si chiede dunque in quale strategia si collochi il provvedimento in discussione. <br>Richiama le dichiarazioni critiche apparse sulla stampa in questi giorni da parte di leader di grandi organizzazioni delle categorie, che pure hanno sostenuto il Polo con entusiasmo; sottolinea positivamente le contraddizioni che tali dichiarazioni evidenziano e si chiede se negli interventi «scolastici» e nelle difese d'ufficio che ha ascoltato non vi sia quell'idea del crepuscolo già richiamata, che ha accompagnato tutto l'iter del provvedimento in discussione, a partire dall'esame presso il Senato, quando con forzature pesantissime si è superato oggettivamente, a suo giudizio, il limite del confronto politico-parlamentare. L'impressione è che non ci si renda conto del vulnus arrecato in quell'Assemblea, che costituirà un problema per i futuri provvedimenti della maggioranza; l'idea che sembra passare è che si vogliano piegare gli interessi collettivi a quelli di carattere privatistico. Lo scontro non è sulla giustizia, le cui necessità di buon funzionamento sono evidenti a tutti, ma su aspetti specifici e particolari, strettamente connessi alle vicende già richiamate dai colleghi intervenuti. <br>Sottolinea la necessità che non si giochi sui temi della giustizia, soprattutto per quel sospetto antico che nel nostro paese, in virtù della sua storia, alligna nei confronti della giustizia e verso l'amministrazione pubblica in generale; sottolinea come, in una democrazia giovane come la nostra, il senso comune abbia trasmesso l'idea di una giustizia non sempre equa. Richiama in proposito i processi degli anni quaranta, cinquanta e sessanta, i giudici «compiacenti» sui reati di inquinamento negli anni settanta e l'uso delle posizioni giustizialiste, non solo da destra, nel biennio 1992-94. I giudizi e le riflessioni non possono essere tutte autocentrate, in modo tale per cui, ad esempio, nessuno si chiede perché alcune forze politiche, in particolare la Lega nord, che fanno parte della maggioranza, ebbero successo su posizioni di giustizialismo nel 1992 o perché oggi non sia possibile affrontare il tema della giustizia in modo sereno e rigoroso, dal momento che la maggioranza è naturalmente garantista e chi pone altre questioni non lo è. <br>Sottolinea, in conclusione, la grande delicatezza delle questioni in discussione, sulle quali anche il mondo dell'avvocatura non è del tutto compatto, e che suscitano legittimi interrogativi; si tratta di questioni da maneggiare con grande cura e rispetto alle quali non si può accettare una agenda o un terreno di discussione determinato dalla fase delle convenienze. <br>
    3:30 Durata: 12 min 45 sec
  • Lapo Pistelli (MARGH-U)

    Lapo Pistelli (MARGH-U) ricorda il disagio vissuto negli anni del Governo dell'Ulivo, pagato poi con la sconfitta elettorale e originato dallo scarto tra le questioni che l'esecutivo riteneva utili, importanti ed urgenti e quella che era la percezione degli elettori e del paese, e la capacità, riconosciuta a chi allora guidava l'opposizione ed oggi siede a Palazzo Chigi, di sintonizzarsi con efficacia e precisione con le aspettative reali della società italiana. A distanza di un anno, ritiene che l'attuale opposizione possa cominciare, a buon diritto e con più di un argomento, a sostenere che la situazione si è rovesciata. <br>Sottolinea il pesante imbarazzo di molti colleghi della maggioranza a sostenere il provvedimento in discussione e la percezione che questi colleghi cominciano ad avere degli orientamenti che iniziano a manifestarsi nei loro elettori. <br>Richiama l'attenzione sul tentativo della maggioranza di accorciare al massimo i tempi di esame e approvazione del provvedimento e sul diritto insopprimibile dell'opposizione, stante la natura delicatissima e costituzionale dei diritti in gioco, non solo per il merito del provvedimento, ma anche per la sua valenza politica, di cercare di dilatare il più possibile gli spazi di attenzione in Parlamento e nell'opinione pubblica, nella convinzione che questo dilati a sua volta la vergogna che gli elettori della Casa delle Libertà cominciano a provare.<br>Non si riesce a trovare lo spazio per discutere dei conti pubblici e della posizione che il nostro paese esprime nella Convenzione europea, non si è in condizioni di discutere preventivamente quale sarà la posizione del nostro paese davanti ai venti di guerra che si annunciano sull'Iraq, non si è in condizioni di discutere provvedimenti che toccano gli interessi reali dei cittadini, ma si trova il tempo per discutere alla Camera ed al Senato, giorno e notte, e a tappe forzate, un provvedimento che, con la scusa di un principio generale, riguarda e fotografa alcune situazioni particolari. <br>Non si sa, in questa corsa contro il tempo, se vinceranno i tribunali che si stanno occupando di alcuni processi o il sistema istituzionale nel modificare una regola mentre i processi sono in corso e questo è un motivo di imbarazzo pesantissimo. La situazione è opposta a quella evidenziata in alcuni interventi della maggioranza; è quest'ultima ed il Governo che stanno aprendo un grave conflitto con la società civile. È sempre più avvertito un nuovo conflitto di interessi, non riferito alla posizione del Presidente del Consiglio quale proprietario di consistenti interessi economici nel campo dell'economia reale e finanziaria e soprattutto nelle telecomunicazioni, bensì all'esistenza di due binari, uno veloce per gli interessi di alcuni membri del Governo, nel quale i provvedimenti vengono concepiti, discussi ed approvati a tempi da record, ed un altro nel quale gli interessi dei cittadini possono attendere. Ritiene difficile sostenere che non via sia concatenazione causale nelle date richiamate nel dibattito con riferimento alla eccezione sollevata dalla difesa dell'onorevole Previti, alla accettazione della richiesta da parte della Cassazione ed alla presentazione subito dopo del progetto di legge Cirami; al di là dei rischi di incostituzionalità richiamati, si dovrebbe riflettere sul pericolo che le norme in esame compromettano, in via di fatto, l'efficienza del processo, che è il bene effettivo da tutelare. <br>Conclude sottolineando che nel sistema maggioritario chi vince governa, ma questo non significa che abbia ragione e sarebbe bene prestare ascolto non solo alle argomentazioni dell'opposizione, ma anche a quelle che cominciano ad emergere nella gente comune, negli stessi elettori dell'attuale maggioranza. <br>Ribadisce l'assoluta contrarietà sul provvedimento in discussione ed invita la maggioranza ed il Governo ad uno scatto di dignità ed orgoglio all'altezza della delicatissima funzione affidata loro dal responso elettorale. <br>
    3:43 Durata: 12 min 40 sec
  • Sesa Amici (DS-U)

    Sesa Amici (DS-U), dichiara preliminarmente di non essere esperta di diritto, né una cultrice di tale disciplina, ma di essere abituata a leggere gli accadimenti della politica per quanto e su quanto la politica stessa incide concretamente sulla condizione delle persone e sulla formazione delle opinioni e delle decisioni, convinta che sia questo che qualifica il grado di civiltà di una società. In questo spirito ha cercato di capire quanto nel provvedimento in esame vada a sostanziare il principio costituzionale dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.<br>Ricorda l'affermazione per la quale tutto ciò che è reale è razionale, ma osserva che nel provvedimento in esame la razionalità ed il dato della realtà da cui esso parte sono dettati da una scansione temporale che non è del tutto immotivata e causale; osserva come invece emerga tutta la politicità di un intervento legislativo che non si limita a ripristinare un elemento di garanzia in più, ma interviene su altri articoli del codice. <br>La scansione dei tempi ha prodotto un vulnus non solo nell'azione di chi governa ma anche di chi esercita l'opposizione, si è rotta l'armonia fra le norme, le leggi, e le condizioni degli assetti istituzionali già dati e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. <br>Sottolinea gli elementi politici che la maggioranza, con il suo comportamento, ha caricato sul Parlamento ed il fatto che questo non sia avvenuto all'interno di un dibattito sulle vere questioni della giustizia; aggiunge che, in queste condizioni, il particolare nesso temporale sottolineato diventa prioritario e di esso occorre tener conto. <br>Ricorda lo slogan usato dalla maggioranza in campagna elettorale sulla giustizia giusta e sulla certezza del processo, sottolineando come, a suo avviso, nel progetto di legge in esame tutto questo venga meno, sulla base dell'idea un po' cinica che la giustizia non è mai stata uguale per tutti, rispetto alla quale ora si immette un elemento di forte ineguaglianza legato agli strumenti non solo di conoscenza ma anche patrimoniali e di ricchezza. Aggiunge che su tali questioni il suo gruppo ha posto problemi concreti e di merito, sottolineando in particolare alcuni aspetti di incertezza che, se dovessero rimanere tali, costituirebbero maglie larghe attraverso le quali sarebbe possibile fuoriuscire dal processo, cioè impedire che il processo stesso venga svolto fino in fondo. Le risposte fornite a tali questioni, tranne alcune eccezioni, sono state, a suo avviso, non convincenti; il provvedimento in discussione appare difficilmente emendabile, per cui sarebbe saggio, per la stessa maggioranza, non solo fermarsi ma portare tutto il tema della giustizia sul binario di un confronto di merito, per affrontare le questioni vere della giustizia con norme che non abbiano un nesso stretto di causalità come oggettivamente hanno quelle in esame. Osserva conclusivamente che le centinaia di migliaia di persone che oggi si interrogano e protestano non sono tutti elettori del centrosinistra, ma persone indignate di fronte al fatto che la legge, che dovrebbe essere uguale per tutti, diventi nuovamente elemento solo per pochi e, come tale, in questo contesto, un fattore di divisione di un'intera comunità. <br>
    3:56 Durata: 8 min 42 sec
  • Barbara Pollastrini (DS-U)

    Barbara Pollastrini (DS-U) esprime preliminarmente rilievi critici sulla costante assenza del ministro della giustizia dai lavori delle Commissioni. In merito alla partecipazione ai lavori dei deputati Pisapia e Pecorella, entrambi difensori di parte in processi in corso, ritiene che le loro opposte scelte rappresentino due visioni del mondo antitetiche: da una parte, il bene comune e il rispetto dei capisaldi della cultura costituzionale; dall'altra, il primato della politica come uso privato del potere.<br>Nel ricordare che in un solo anno, a tappe forzate, la maggioranza ha prodotto violazioni di diritti e lesioni alla libertà dell'informazione e alla legalità, osserva che il principio del giudice naturale è sostanzialmente connesso ai concetti di imparzialità e di terzietà. Ritiene che il provvedimento Cirami sia una legge ad personam, ispirata dalla volontà di tutelare gli interessi di un singolo imputato che ne impone l'applicazione anche ai processi in corso, violando il principio costituzionale secondo il quale il giudice deve essere costituito per legge prima della commissione del reato. <br>Evidenzia la sofferenza di chi è toccato nella dignità e nella sfera personale più profonda quando, essendo innocente, desidera essere sottoposto a processo e ottenere una sentenza; se tale soggetto fosse coimputato in un processo e non chiedesse la rimessione, sarebbe ancor più danneggiato dall'approvazione del provvedimento Cirami. Sollecita la maggioranza a ritirare il provvedimento C. 3102. <br>
    4:04 Durata: 10 min 27 sec
  • Oliviero Diliberto (Misto-Com.it)

    Oliviero Diliberto (Misto-Com.it), evidenziato lo stato drammatico della giustizia penale e civile italiana, ricorda che nella precedente legislatura fu varato un piano generale di riforma della giustizia da cui scaturì l'approvazione di una serie di importanti provvedimenti; si stanziarono 900 miliardi di lire per l'edilizia giudiziaria e si effettuarono nuove assunzioni. Il Governo di centrosinistra prestò particolare attenzione ai temi dell'efficienza della giustizia per dare risposte concrete a milioni di italiani interessati alle questioni fondamentali delle garanzie e dei diritti. Tale processo è stato interrotto con l'inizio della nuova legislatura: il Governo di centrodestra ha infatti concentrato la propria attenzione su imputati ricchi e potenti, evidenziando una concezione «censitaria» della giustizia. Sottolinea come la maggioranza abbia scelto di perseguire una linea autoritaria dimostrando una totale disattenzione ai temi della pena e della detenzione, come testimoniano le recenti proteste nelle carceri italiane. Ritiene pertanto che la linea dell'esecutivo sia particolarmente attenta ai privilegi di classe e non ai diritti dei cittadini, come appare evidente dall'urgenza di approvare un provvedimento il cui contenuto è assolutamente secondario rispetto ai gravi problemi che affliggono la giustizia italiana. <br>Osservato che la proposta Cirami investe il principio costituzionale fondamentale dell'uguaglianza e mette in discussione il diritto del cittadino ad essere sottoposto al giudizio del giudice naturale precostituito per legge, invita l'opposizione ad essere intransigente perché la posta in gioco nell'attuale partita politica è un modello di società fondato sull'universalità dei diritti contrapposto ad un altro basato sull'arroganza di classe. <br>
    4:15 Durata: 14 min 16 sec
  • Marisa Abbondanzieri (DS-U)

    Marisa Abbondanzieri (DS-U) esprime rilievi critici sulle decisioni dell'ufficio di presidenza delle Commissioni riunite che, a suo avviso, ha di fatto stabilito una procedura d'urgenza per l'esame del provvedimento C. 3102. Rilevato che la maggioranza ha più volte motivato l'indifferibilità dell'approvazione del provvedimento Cirami richiamando gli impegni assunti dal Presidente Berlusconi durante la campagna elettorale, ricorda che il programma di Governo, in materia di giustizia presentato agli italiani non conteneva alcun riferimento al legittimo sospetto. Sottolinea altresì che, riguardo alla giustizia penale, esso intendeva soddisfare tre certezze: la certezza del reato, la certezza del processo e la certezza della pena. Tra le proposte del medesimo programma sottolinea il punto relativo alle misure per assicurare la ragionevole durata dei processi, che appare in evidente contrasto con il contenuto del provvedimento Cirami. Ritiene che la proposta di legge sia di natura puramente politica e che sia stata presentata a scopo strumentale, per non attendere la pronuncia della Corte costituzionale. Nel ricordare la scansione temporale delle vicende giudiziarie che hanno condotto alla presentazione della proposta Cirami, sottolinea come essa sia finalizzata a tutelare imputati provvisti di mezzi finanziari idonei a sostenere particolari strategie di difesa, trasformando l'amministrazione della giustizia in garanzia di impunità per chiunque eserciti un potere rilevante sul terreno politico, economico e finanziario. Ritiene che qualora questo provvedimento fosse approvato, si verificherebbe un ingorgo istituzionale tra Parlamento, Corte costituzionale, Corte di cassazione e tribunale di Milano. Nel sottolineare l'importanza delle proposte di legge presentate dall'opposizione su un tema così delicato, osserva come sulle questioni della giustizia che interessano il Presidente Berlusconi la maggioranza non sia disposta a nessun confronto politico, in quanto soggetta ad un possibile potere di ricatto del deputato Previti, secondo una cultura dell'arbitrio che arriva ad intaccare i principi e i diritti sanciti dagli articoli 3 e 25 della Costituzione. <br>
    4:29 Durata: 19 min 35 sec
  • Salvatore Adduce (DS-U)

    Salvatore Adduce (DS-U) esprime preoccupazione sia per il merito del provvedimento sia per la forzatura procedurale che il Presidente del Senato e i presidenti delle Commissioni I e II della Camera hanno attuato nella conduzione dei lavori parlamentari. Ritiene infatti che sarebbe stato necessario un maggiore rispetto delle regole e stigmatizza l'attacco perpetrato dalla maggioranza ad uno dei cardini fondamentali del diritto: la certezza del giudice. Evidenziato come il provvedimento Cirami costituisca un colpo letale per il sistema giudiziario italiano, esprime infine preoccupazione per il merito delle disposizioni in esame, che violano la Costituzione e sospenderebbero, se approvate, i processi in corso determinando vantaggi anomali per imputati eccellenti. <br>
    4:49 Durata: 12 min 12 sec
  • Giannicola Sinisi (MARGH-U)

    Giannicola Sinisi (MARGH-U) svolge preliminarmente un'annotazione di carattere personale, richiamando la sua condizione di magistrato in aspettativa. Ricorda quindi di aver ricevuto una nobile lezione di imparzialità dall'onorevole Mancuso, presidente di corte di appello agli inizi della sua carriera di magistrato, il quale gli rivelò come il compito principale del giudice fosse quello di servire la giustizia e i cittadini, e non servirsi della giustizia. Tale lezione di umiltà ha improntato anche l'esercizio della sua attività parlamentare. Richiamato quindi l'impegno profuso la scorsa legislatura, quando ricoprì incarichi di Governo, si riconosce il merito di avere sempre rispettato nei confronti dell'opposizione i canoni di comportamento appresi durante l'esercizio della sua attività di magistrato. A tale riguardo, osserva come gli stessi comportamenti etici non siano stati assunti da parte della presidenza delle Commissioni nei confronti dell'attuale opposizione: l'illegittimità delle decisioni assunte in merito al contingentamento dei tempi della discussione, una conduzione dei lavori tale da impedire audizioni di membri del Consiglio superiore della magistratura, rappresentano a suo giudizio un autentico abuso. Rileva in proposito come la stessa legge istitutiva di un organo di rilevanza costituzionale come il CSM stabilisca che quest'ultimo è tenuto ad esprimersi sulla materia in esame. L'atteggiamento assunto dalla presidenza delle Commissioni suona, a suo avviso, come una sorta di sgradevole rivincita rispetto alle scelte libere e democratiche nell'elezione di un organo diverso da quello che si voleva concepire. Evidenzia quindi i notevoli errori commessi dalla maggioranza su alcune questioni di fondo. Ricorda, in particolare, come il deputato Palma abbia affermato che la soluzione individuata dal professor Conso sia stata mossa dall'intenzione di verificare una certa anomalia presente presso la sede giudiziaria di Milano; in realtà una situazione anomala si sta verificando a suo giudizio in Parlamento. Prescindendo dall'utilità o meno del provvedimento per taluni soggetti, chiede alla maggioranza se esista un modo democraticamente corretto di coniugare interessi generali e interessi particolari, interessi pubblici e privati. Il deputato Palma ha evocato la questione relativa al deputato Burlando e alla modifica dell'articolo 323 del codice penale approvata la scorsa legislatura. Nel ringraziare il deputato Burlando per la dignità con la quale ha manifestato i propri sentimenti rispetto ad una vicenda molto sofferta, ricorda che nella passata legislatura è stato dimostrato come esista il modo per coniugare interessi pubblici e privati, cioè quello di condividere le scelte. L'articolo 323 non venne modificato perché la maggioranza voleva favorire qualcuno, con imposizioni all'opposizione: la richiesta fu avanzata dall'intera Associazione nazionale dei comuni italiani, che all'unanimità e con insistenza aveva posto la questione, e venne votata da tutti. È questa la differenza di non poco conto rispetto all'attuale maggioranza. A tale proposito, ritiene di non comprendere la ragione per la quale i parlamentari avvocati non debbano essere collocati in aspettativa: ritiene al riguardo opportuna una riflessione sulla necessità di trovare il modo per allontanare da ciascuno il sospetto di essere personalmente coinvolto nelle vicende di cui si discute. La deontologia professionale dei magistrati e degli avvocati deve essere a suo giudizio tutelata dagli ordini, quindi da una efficace azione della sezione disciplinare del CSM nonché da una incisiva azione degli ordini forensi. <br>Con il provvedimento in esame si vuole reintrodurre l'istituto del legittimo sospetto tout court, anche oltre le previsioni dello stesso codice Rocco. Ciò induce una sfiducia generale nei confronti delle istituzioni: il fatto di non prevedere neppure la gravità del legittimo sospetto dilagherà culturalmente e riguarderà non soltanto i magistrati, ma tutte le istituzioni e le categorie professionali. Paventa peraltro il rischio che il legittimo sospetto potrà in futuro riguardare anche le decisioni della Corte di cassazione o della Corte costituzionale, con ulteriore lacerazione dei rapporti tra cittadini e istituzioni. <br>Nel merito della proposta di legge Cirami, ricorda che il legittimo sospetto era previsto dall'articolo 55 del codice Rocco del 1930, nella legge delega del 1987, ma non era contemplato nella legge delega del 1978; nella commissione Pisapia, peraltro, si svolse un dibattito profondo ed articolato, interistituzionale. La formulazione che si vuole adottare ripropone più o meno pedissequamente quella del codice Rocco, ma la giurisprudenza dell'epoca sosteneva, tra l'altro, che per effetto del principio costituzionale della precostituzione del giudice naturale le norme che derogano alle regole attributive della competenza devono essere interpretate restrittivamente. Il problema su cui la maggioranza potrebbe aver ragione, ma così non è, riguarda l'articolo 111 della Costituzione: terzietà ed imparzialità del giudice non possono essere motivo di legittimo sospetto ma ne possono determinare la ricusazione. Appare altresì culturalmente sconcertante e pedagogicamente devastante, sostenere che l'intero ufficio giudiziario non è né terzo né imparziale. Rileva quindi come non ci sia stata alcuna vacatio normativa, ma sia stata adottata semplicemente una formula più moderna e civile, come si evince dall'autorevole giurisprudenza della Cassazione, che non appare affatto mutata nel corso degli anni. La sentenza della Cassazione del 18 gennaio 1991 afferma quanto già espresso nel 1982, con una legislazione apparentemente mutata, ma in realtà ammodernata anche in termini di civiltà giuridica. Richiama quindi i principali elementi della normativa che a suo giudizio rappresentano violazioni della Costituzione, nonché gli aspetti minori, come quello della sospensione della custodia cautelare, che ha la capacità di interdire definitivamente la possibilità per l'accusa di esercitare la richiesta di legittimo sospetto, che quindi diventa una prerogativa solo della difesa. <br>In conclusione, assicura che l'opposizione porrà grande attenzione alle questioni di merito che potranno essere poste, ribadendo con orgoglio l'impegno assunto a difesa delle istituzioni e della democrazia. <br>
    5:01 Durata: 31 min 17 sec
  • Giovanni Russo Spena (RC)

    Giovanni Russo Spena (RC) svolge preliminarmente una osservazione di carattere politico, rilevando come alla discussione siano state imposte tappe forzate che impediscono gli indispensabili approfondimenti su aspetti fondamentali. Si riferisce, in particolare, ai rischi di pericolose involuzioni nelle prassi giurisdizionali, alle certezze di incostituzionalità del provvedimento almeno su due punti, quello del giudice naturale e quello della ragionevole durata del processo, nonché all'impossibilità di promulgazione da parte del Capo dello Stato per la sussistenza del chiaro e ripetuto pronunciamento della Corte costituzionale. Preannunciato che la sua parte politica non intende partecipare a quella che considera una misera trattativa sugli emendamenti, propone alla maggioranza di ritirare un provvedimento che va rivisto nella sua interezza: solo in tal modo sarà possibile proseguire nell'approfondimento della legislazione europea in materia. L'unica condizione per una discussione seria è quindi il ritiro della proposta di legge Cirami, che è volta ad intervenire in maniera frettolosa e raffazzonata non sull'ordinamento processuale in generale, ma su un unico, ben noto, processo penale. Ritiene quindi che l'intervento ispiratore del provvedimento debba essere valutato unitamente alle altre iniziative assunte dalla maggioranza, tutte dirette a smantellare ciò che restava del sistema processuale accusatorio, demolizione peraltro avviata già nella precedente legislatura. Non meraviglia peraltro a suo giudizio il disegno di politica giudiziaria del centrodestra: il presidente del Consiglio Berlusconi aveva solennemente preannunciato la riforma di tutti i codici nel giro di pochi mesi. Rilevato come il complesso di proposte in esame decreti a suo avviso la fine di ogni tentazione accusatoria, si chiede se la possibilità di un processo penale democratico, civile ed uguale per tutti debba essere considerata solo l'illusione di pochi giuristi e di alcuni autentici garantisti. Si vuole intervenire, con improvvide controriforme, forse perché una parte della magistratura ha ritenuto che fosse possibile giudicare in base ai principi di uguaglianza e soprattutto di controllo di legalità. Il blocco proprietario, sotto l'egida del centrodestra, deve essere invece immune da ogni controllo di legalità, la cultura della legalità sembrerebbe essere un impaccio per l'attività di Governo, un vincolo ed un ritardo per il dispiegarsi delle iniziative economiche. Si chiede allora se si possa produrre una riforma organica della giustizia, e non solo norme ad personam. Ritiene altresì che il vuoto normativo potrebbe determinarsi solo a seguito della dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta. Inoltre ritiene debba essere seriamente valutato il problema della prescrizione, dal momento che questa verrebbe sospesa solo per il periodo in cui la Cassazione decide sulla rimessione. Rilevato come il processo si interromperebbe solo nel periodo che intercorre dalla richiesta della parte sino alla decisione della Corte, evidenzia che le prescrizioni continueranno nel frattempo a decorrere, insieme ai termini di custodia cautelare. Si chiede quindi come possa contemperarsi il principio dell'imparzialità del giudice con le manovre delle parti per provocare le incompatibilità ambientali; la creazione di queste ultime introduce un dato discriminante, dal momento che si rendono possibili solo per i potenti. Lo stesso sostantivo «sospetto» andrebbe eliminato: il garantismo è pienezza di regole, di diritti, non è discrezionalità. Inoltre la norma consente di reiterare istanze di rimessione senza limite, cambiando soltanto le motivazioni. <br>In conclusione, pur non attribuendo alcun valore progressivo o rivoluzionario alla repressione penale, ritenendo altresì che la magistratura abbia compiuto in diverse occasioni molti errori, sostiene che non possa essere delineato un disegno riformatore distorsivo che produce una giustizia di classe. <br>
    5:32 Durata: 15 min 20 sec
  • Agazio Loiero (MARGH-U)

    Agazio Loiero (MARGH-U) afferma preliminarmente che, quando si toccano corde delicate della sensibilità collettiva, si lasciano tracce profonde nella psicologia di un paese e gli effetti possono anche non manifestarsi nell'immediato; nel tempo, le conseguenze servono a stabilire il bilancio di un Governo, di una maggioranza. Rileva quindi come di fronte al delicato tema del rapporto malato tra politica e giustizia, la divisione formale, meccanica tra maggioranza e opposizione sia il segno di una profonda distorsione istituzionale; infatti, nei paesi di più lunga tradizione democratica, un tema come questo è notoriamente sottratto alla dinamica bipolare, anzi fa parte del novero del tema da trattare con spirito costruttivo bipartisan. <br>In relazione al disegno di legge Cirami, non pone in discussione l'esigenza di coprire un vuoto normativo, che trova legittima, bensì la fretta e l'incomprensibile superbia della procedura adottata. Infatti il provvedimento mira ad estendere la facoltà dell'imputato di ottenere la rimessione del processo penale a suo carico, facendo dipendere lo spostamento della sede processuale non solo dalla prova concreta dell'esistenza di gravi situazioni locali, atte a turbare la serenità del giudice, ma anche dal ricorrere di un legittimo sospetto in tal senso, ripristinando così una disposizione imperante sotto il codice del 1930, non inserita nel codice del 1989, non per dimenticanza ma allo scopo di ovviare agli inconvenienti discendenti dall'adozione di formule generiche. <br>Dopo aver ricordato che la procedura stabilita dall'articolo 72 della Costituzione per l'approvazione dei disegni di legge non è stata rispettata e che, per far decadere gli emendamenti legittimamente presentati dall'opposizione ed ottenere l'immediata approvazione del testo proposto, gli originali sette articoli di cui questo si componeva, sono stati condensati in un solo articolo, stigmatizza questa grave violazione non solo formale ma sostanziale della Costituzione. <br>Si sofferma quindi sulla disciplina processuale dettata per regolare la materia, ed in particolare sulle norme relative alla sospensione ed alla reiterazione della richiesta di rimessione che, qualora fondata su elementi nuovi, sospende il processo di diritto se questo si trova nella fase conclusiva. In proposito osserva che, qualora tale disciplina fosse applicata in un processo di criminalità organizzata con decine di imputati, la presentazione della richiesta, al momento giusto, da parte di uno degli imputati determinerebbe la sospensione del processo per tutti, sino alla pronuncia della Cassazione. Inoltre, anche intervenuta quest'ultima, lo stesso imputato od altri sarebbero abilitati a presentare nuova richiesta, e così via, fino alla paralisi più assoluta del processo. Sottolinea dunque il pericolo che la normativa possa porre gli imputati che ne vogliano fare uso strumentale in una condizione di impunità, con l'eventualità, non certo recondita, che si favorisca la scarcerazione di qualche pericoloso criminale. <br>Esprime quindi considerazioni sotto il profilo politico più generale del provvedimento, dichiarando di avere una buona sensibilità garantista e di essere favorevole alla separazione della carriere come misura di civiltà della giurisdizione, come recita la Convenzione europea dei diritti dell'uomo nonché il trattato di Maastricht, del febbraio 1992. <br>Esprime rilievi critici sul complesso degli atteggiamenti politici manifestati su tale delicato tema in quest'anno e mezzo di Governo del centrodestra, ritenendo che non abbiano senso tutti i progetti di legge presentati dai singoli deputati al di fuori da un disegno unitario di giustizia. Rileva che in questi anni è stata posta mano in maniera frammentaria alla Costituzione e sono stati rafforzati gli esecutivi: ritiene pertanto che l'artificio a cui è dovuto ricorrere l'attuale Presidente del Consiglio aggiri nei fatti la Costituzione. In materia di giustizia, nella passata legislatura vi era stato un tentativo di procedere in modo organico, con il contributo fattivo dell'opposizione dell'epoca. La stessa Commissione bicamerale voluta dal centrosinistra affidò ad un membro dell'opposizione la presidenza del comitato in materia di giustizia. Rilevato come l'attuale coalizione di Governo disponga di un'ampia maggioranza, ritiene che non vi sia alcun bisogno di forzare le procedure, né di aprire conflitti con la Corte costituzionale. Se si afferma l'idea della ricusazione a catena, non si introducono solo regole di diritto manovrate a proprio piacimento, ma si appesantisce un sistema giudiziario già in affanno. <br>Si sofferma altresì sul concetto di priorità che si vuole attribuire alla proposta di legge Cirami, rivolgendosi a tutti i deputati e soprattutto a quelli meridionali, che hanno a che fare con gravi problemi irrisolti nei loro territori. Si chiede come questi ultimi possano sostenere di fronte ai loro elettori che la proposta Cirami resta la priorità del Governo. Infatti se il provvedimento in esame venisse approvato dalla Camera, sarebbe destinato ad incrinare non solo la fiducia del cittadino comune nelle istituzioni democratiche, ma sarà necessario rivedere finanche l'iconografia classica della giustizia. <br>
    5:48 Durata: 17 min 31 sec
  • Piero Fassino (DS-U)

    Piero Fassino (DS-U), premesso che sul provvedimento in esame molti rilievi sono già stati prospettati con grande competenza da deputati intervenuti in precedenza, rileva che, mentre si sta discutendo sulla proposta di legge Cirami, nelle carceri italiane dilaga la rivolta e ciò costituisce solo il sintomo più drammatico del sensibile peggioramento dello stato della giustizia, dovuto all'incuria ed alla mancanza di interventi organici, che fanno logorare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Nell'osservare che nella coscienza di questi ultimi si sta alterando quello che in una democrazia sana e matura è il rapporto di fiducia e di credibilità nello Stato e in una delle sue principali istituzioni, sottolinea come la maggioranza si stia assumendo la grave responsabilità di mettere in discussione nell'opinione pubblica l'imparzialità della legge e l'uguaglianza dei cittadini di fronte della giustizia: a tale proposito rileva che in un paese nel quale i cittadini non abbiano più fiducia nell'uguaglianza della legge e della giustizia viene leso uno dei vincoli fondamentali di coesione sociale e civile.<br>Osserva quindi che alla giustizia i cittadini rivolgono richieste diverse da quanto si propone con i provvedimenti Cirami, Pittelli e con altre misure, in primo luogo quella di essere facilmente accessibile quando si subisce un torto, che si vuole trovi pronto risarcimento, nonché di essere rapida nell'accertamento delle responsabilità; alla giustizia i cittadini chiedono altresì certezza della decisione e della pena: questa è la giustizia, più accessibile, più rapida e più certa, che i cittadini chiedono a chi riveste responsabilità di governo di assicurare loro, mentre la proposta di legge in esame, come altri provvedimenti presentati dal ministro Castelli e dall'attuale Governo in materia di giustizia, non rispondono a nessuna delle esigenze richiamate, ma anzi per alcuni aspetti le contraddicono. Ricorda quindi che tra il 1996 ed i1 2001 i Governi di centrosinistra hanno incrementato da 7.500 a 12.000 miliardi la spesa per la giustizia, rilevando come tra le prime misure dell'attuale esecutivo le risorse destinate alla giustizia siano state ridotte di 1.000 miliardi, benché tale comparto necessiti di un'ulteriore crescita di stanziamenti e risorse, necessari ad affrontare le numerose distorsioni di carattere strutturale del sistema giudiziario, a partire dalle carenze dell'organico che affliggono quasi tutti gli uffici giudiziari italiani, pur sensibilmente ridimensionate durante gli anni in cui è stato al Governo il centrosinistra. A tale riguardo sottolinea come dal 1996 al 2001 la carenza di magistrati in servizio sia passata dal 27 al 12 per cento, così come si è ridimensionato il deficit di personale amministrativo ed ausiliario: ciò grazie al richiamato incremento di risorse destinate alla giustizia ed alla scelta di rafforzare le strutture ed i servizi a disposizione della magistratura e dell'ordinamento giudiziario. <br>Ricorda altresì come il centrosinistra abbia lavorato affinché i tribunali non venissero intasati e la magistratura ordinaria non divenisse destinataria di ogni contenzioso, anche ricorrendo alla figura del giudice di pace e con l'attribuzione a tale figura di competenze penali, previsione fatta slittare con una delle prime misure del ministro Castelli. Osservato che il centrosinistra ha cercato di intervenire sul sistema processuale, dando corso alla modifica costituzionale che ha introdotto nel nostro ordinamento il giusto processo, richiama l'approvazione di provvedimenti quali quello sulla difesa d'ufficio e sul gratuito patrocinio, con cui si sono rafforzati i dispositivi relativi alle procedure abbreviate e che hanno prodotto esiti, tant'è che, tra l'altro, negli anni 2000 e 2001, almeno per quanto riguarda il primo grado, il numero di processi celebrati è stato superiore a quello dei processi avviati, determinando per la prima volta una significativa inversione di tendenza in direzione di quell'accelerazione della giustizia auspicata dai cittadini. Peraltro, il bando di concorso finalizzato ad incrementare l'organico dei magistrati, provvedimento reiteratamente sollecitato dai magistrati medesimi ed approvato alla fine della scorsa legislatura, inspiegabilmente non è stato ancora perfezionato. <br>Alla luce delle considerazioni esposte osserva che, ferme restando le molteplici questioni di merito su cui si fonda l'opposizione al provvedimento in esame, più volte richiamate, che inducono a ritenere che la proposta di legge Cirami avrà effetti stravolgenti nel funzionamento della giustizia e soprattutto sull'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ritiene che la maggioranza non stia realizzando una politica per la giustizia e non si occupi affatto del sistema giudiziario. Reputa peraltro sconcertante che ad una discussione di cui si occupano da settimane le cronache di tutti i giornali e che costituisce uno dei temi principali del dibattito politico, nonché un passaggio parlamentare cruciale, non sia presente il ministro della giustizia ed ancor più sconcertante il rifiuto opposto alla richiesta avanzata dalla sua parte politica di avere una relazione tecnica del ministro stesso in ordine al provvedimento in esame. Ritiene pertanto che la maggioranza si occupi della giustizia in funzione di due obiettivi, il primo dei quali è quello di mettere in discussione l'indipendenza della magistratura, pur dichiarando, ovviamente, che così non è, dichiarazioni peraltro contraddette a suo avviso dai comportamenti. Nel ritenere ciò molto grave, osserva che la maggioranza continua ad accreditare, anche attraverso le parole del Presidente del Consiglio, la messa in discussione dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura per colpire i privilegi dei magistrati stessi, mentre, come è noto, l'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono sancite dalla Costituzione a tutela di ogni cittadino, affinché lo stesso abbia la certezza di essere giudicato da un uomo libero, non condizionato né condizionabile. <br>L'indipendenza e l'autonomia della magistratura, quindi, garantiscono l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e metterle in discussione significa mettere in discussione quell'uguaglianza: i provvedimenti presentati sono ispirati da questa logica e da una finalità che attiene ad un cardine fondamentale della convivenza civile. Una società libera, in cui ciascuno si senta sicuro della propria vita, è a suo avviso una società in cui si possa confidare su una giustizia imparziale, uguale per tutti, non condizionata e non condizionabile. Pertanto, mettere in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura significa colpire in un punto sensibile il rapporto di fiducia e di credibilità tra cittadino e Stato. Ritiene peraltro che questa finalità sia tanto più grave dal punto di vista politico perché si salda ad un obiettivo più circoscritto e per questo più scandaloso, vale a dire approvare un provvedimento che impedisca lo svolgimento del processo di Milano. Un Presidente del Consiglio, un parlamentare consapevole della sua funzione, non opererebbe per lo stravolgimento della legge in funzione dell'obiettivo di eludere il giudizio, prescindendo dal fatto che non si comprende perché chi si reputa innocente tema di essere condannato. Un Presidente del Consiglio che protesta la sua innocenza con così chiara determinazione non dovrebbe avere paura di alcun giudice, anche perché in questi anni si è riscontrato che non solo a Berlino, ma anche a Roma o Milano, vi sono giudici capaci di assolvere e di riconoscere la legge e la responsabilità per ciò che sono. Ribadisce pertanto come la maggioranza si stia assumendo una responsabilità molto grave. <br>Manifesta quindi sconcerto per come la stessa maggioranza si sia mossa nella vicenda in corso: al Senato sono stati imposti tempi di discussione e di approvazione del provvedimento che non hanno consentito di maturare una decisione con sufficiente cognizione di causa ed all'opposizione che protestava contro il calendario cogente ed oppressivo che il Presidente del Senato ha imposto, violando le sue funzioni di imparzialità e di tutela dei lavori parlamentari, si è rivolta l'accusa di catastrofismo e di far assediare il Senato. Atteso che, tre giorni fa, si è affermato che il provvedimento si può cambiare, si interroga sul perché allora il provvedimento non sia stato modificato nel corso dell'esame da parte dell'altro ramo del Parlamento. Se dunque il provvedimento è emendabile, ritiene si debba riconoscere che aveva ragione l'opposizione a protestare perché si approvava una proposta di legge in tempi serrati, blindando il testo, eludendo ogni discussione e sottraendosi ad ogni confronto e che le ragioni che si chiedeva di ascoltare non erano così peregrine. <br>In ogni caso anche alla Camera, nonostante l'atteggiamento del Presidente di questo ramo del Parlamento, apprezzabile perché diverso da quello adottato dal Presidente del Senato, si sta cercando di comprimere una discussione che, attesa la delicatezza del tema, necessita di essere sviluppata. Nel ribadire di ritenere incomprensibile la reiezione della richiesta della relazione tecnica del ministro sul provvedimento, reputa analogamente incomprensibile la decisione assunta ieri dalle presidenze delle Commissioni congiunte in ordine al contingentamento dei tempi ed alle modalità di conclusione della discussione, che appaiono forzati: a tale riguardo osserva come un Parlamento eletto con il sistema maggioritario dovrebbe essere particolarmente sensibile alla tutela dei diritti dell'opposizione, mentre la maggioranza dimostra di non essere in grado di rispettarne le prerogative. <br>Conclusivamente, manifesta l'intento di capire se la dichiarazione che il provvedimento è modificabile sia destinata ad avere o meno un seguito, atteso che altri annunci sono stati smentiti nel giro di qualche giorno da comportamenti di segno opposto, e quali siano eventualmente gli aspetti emendabili, considerato che finora sono stati fatti accenni tanto vaghi da non essere sufficientemente comprensibili. La verità, a suo avviso, è che la maggioranza sostiene un provvedimento che la maggioranza stessa sa essere scandaloso, largamente opinabile anche sul piano del merito, perché già oggi il giudice sospetto di parzialità e di pregiudizio è ricusabile. Si sta dunque alterando il dettato del codice con un'espressione assolutamente ambigua e dubbia, che determinerà un enorme contenzioso giudiziario, suscettibile di rappresentare un varco per chi vorrà eludere il giudizio e la legge. In particolare, evidenzia come la previsione dell'immediata sospensione del processo nel momento stesso in cui viene evocato il legittimo sospetto si presterà ad essere utilizzata da parte di chi è imputato anche di reati gravissimi, con effetti drammatici in primo luogo per la sicurezza dei cittadini. Nel ritenere che la maggioranza si sia messa nella condizione di avanzare una proposta politicamente insostenibile e sul piano giuridico dalle conseguenze catastrofiche, fa presente come da parte dell'opposizione non si intenda rinunciare ad interventi finalizzati a portare nel dibattito tutti gli argomenti, politici e di merito, che consentano un'attenta riflessione. Manifesta quindi l'intento di presentare, nei tempi definiti, gli emendamenti e le proposte coerenti con la critica severa mossa al provvedimento e la volontà di non rinunciare a ragionare ed a opporsi, fermo restando che la maggioranza ha i numeri per approvare il provvedimento: ciò peraltro non assolve la maggioranza stessa dall'interrogarsi sulle conseguenze di una legge che potrà produrre effetti nefasti, né tantomeno la assolve dalla responsabilità di approvare un provvedimento che molti cittadini giudicheranno non rispettoso di quel principio fondamentale della convivenza che è l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. <br>
    6:05 Durata: 21 min 57 sec
  • Fabrizio Cicchitto (FI)

    Fabrizio Cicchitto (FI) dichiara preliminarmente di non poter condividere le affermazioni dei deputati Violante e Fassino, ritenendosi convinto che il provvedimento in esame interessi realmente i cittadini in quanto teso ad introdurre una garanzia processuale in più, operando una distinzione fra ricusazione e rimessione. Osserva che il disegno di legge verrebbe approvato in tempi rapidi e con un larghissimo consenso se di mezzo non ci fosse l'obiettivo di una larga parte del centrosinistra di far condannare a tutti i costi gli onorevoli Berlusconi e Previti da un tribunale che risulta largamente condizionato da un ambiente fazioso, come ha testimoniato la stessa inaugurazione dell'anno giudiziario del tribunale di Milano, la quale si è tradotta in una manifestazione politica, tutta volta a demonizzare la difesa in un preciso processo. Le conseguenze di questo condizionamento sono clamorose e davanti a tutti: finora quel tribunale ha chiuso gli occhi sui pasticci combinati dall'accusa al bar Mandara, sulla sospetta, asserita, casuale frantumazione di un dischetto caduto per terra, che avrebbe dovuto contenere una intercettazione ambientale così decisiva da aver provocato l'arresto di numerose persone, sull'occultamento durato molto tempo di numerosi fascicoli riguardanti testimonianze non gradite dall'accusa, sulla mancata verbalizzazione di molti interrogatori fatti ad alcuni testimoni, a cominciare dai primi incontri di alcuni inquirenti con l'Ariosto, su altre e forse anche più rilevanti irregolarità.<br>Dunque, se non ci fosse di mezzo questo processo, probabilmente il disegno di legge Cirami avrebbe avuto la stessa corsia preferenziale di cui ha goduto la legge sul finanziamento dei partiti.<br>Infatti, come illustrato in modo assai convincente nelle relazioni dei deputati Anedda e Bertolini, il legittimo processo serve ad assicurare a tutti i cittadini l'imparzialità e l'indipendenza del giudice e l'inviolabilità dei diritti della difesa e la reintroduzione dell'istituto della rimessione consente di evitare che situazioni locali esterne al processo possano ripercuotersi negativamente sulla serenità e imparzialità del suo svolgimento alterandone l'esito. La stessa Corte di cassazione a sezioni riunite ha recentemente ribadito la non manifesta infondatezza della questione. Di conseguenza la sinistra vuole privare i cittadini italiani di una garanzia processuale unicamente perché reputa che, nella situazione ambientale determinatasi al tribunale di Milano, siano alte le possibilità di condanna di Berlusconi e Previti e questo oggi è il suo obiettivo politico principale, come dimostrano sia questi lavori parlamentari sia le manifestazioni di piazza in preparazione. <br>D'altra parte una propaganda martellante cerca di far dimenticare che a decidere sulla rimessione deve essere la Corte di cassazione e che l'indicazione del tribunale a cui spostare il processo non è arbitraria, ma è regolata e predeterminata da una precisa normativa. <br>In effetti questa voglia smodata di un uso politico della giustizia per dare una spallata al Governo si traduce in una posizione che finisce con l'essere offensiva nei confronti della Cassazione e di larga parte della magistratura italiana. <br>Infatti, secondo quanto viene affermato da autorevoli colleghi anche in questa aula, sembrerebbe che solo i magistrati appartenenti ai tribunali di Milano e Palermo siano indipendenti, con la schiena diritta e professionalmente preparati. Gli altri tribunali e gli altri magistrati sarebbero subalterni al potere e disinformati.<br>La ragione di queste affermazioni è totalmente politica. L'Ulivo intende mantenere alcuni processi sotto il controllo di sedi giudiziarie largamente condizionate da Magistratura democratica, che notoriamente si è trasformata da associazione di magistrati in un soggetto politico che ha obiettivi politici precisi. Purtroppo questa lotta politica è stata portata avanti da una parte degli associati a colpi di avvisi di garanzia, di custodie cautelari, di violazioni del segreto istruttorio, in sostanza attraverso l'uso di due pesi e due misure nella gestione di molte vicende processuali: da un lato la gestione del caso Tagliavini, il miliardo di Gardini portato non si sa a chi alla sede del PCI, i sigilli impunemente fatti saltare a Botteghe Oscure, dall'altro l'avviso di garanzia a Berlusconi a Napoli. Molti altri episodi in un verso e nell'altro potrebbero essere citati. <br>Inoltre, per parte sua, la sinistra ha largamente praticato l'intervento legislativo pro domo sua: mentre oggi ogni proposta di amnistia è demonizzata, nel 1989 l'amnistia fu approvata senza alcuna contestazione perché essa era decisiva nel mettere una pietra tombale sul finanziamento sovietico al PCI e su altri reati. Come ha ricordato l'onorevole Palma, la nuova legge sull'abuso in atti d'ufficio, fu decisiva a sua volta per mettere una pietra tombale su alcune precise vicende processuali. Il ministro di grazia e giustizia era Giovanni Flick, che fu anche avvocato difensore dei personaggi richiamati dall'onorevole Palma e, se è vero che l'onorevole Burlando non usufruì di quella legge, avendo chiesto il giudizio abbreviato, è altresì vero che l'onorevole Prodi non ebbe analoga sensibilità e proprio per virtù di quella legge venne prosciolto. A favore di quella legge si espresse anche l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che potè impunemente autoassolversi andando in televisione a gridare «non ci sto» rispetto a procedimenti giudiziari in corso. Oscar Luigi Scalfaro era accusato anche lui dello stesso tipo di reato e fu subito ripagato perché nella stessa legge, per l'abuso di ufficio patrimoniale, vennero dimezzati pene e termini di prescrizione: un caso fatto su misura per coloro che erano stati coinvolti nell'inchiesta sui fondi neri del SISDE. Ma abbiamo avuto anche altre leggi ad personam, una delle quali ha singolari implicazioni con il nostro dibattito. Una legge ad personam fu fatta per Valpreda ed un'altra per Adriano Sofri - lo dico con il massimo rispetto e con la massima solidarietà - approvata l'11 novembre 1988 dal Polo e dell'Ulivo. Quella legge disponeva che, in caso di revisione del processo disposto dalla Corte di cassazione, essa poteva avvenire in una Corte d'appello diversa da quella cui apparteneva il giudice di merito se coinvolto nell'indagine preliminare o nella sentenza di condanna. Con quella legge Polo e Ulivo concordavano proprio su un'autentica sottrazione al giudice naturale. Infatti era proprio la Corte d'appello di Milano ad aver respinto l'istanza di revisione. Non basta. Una legge ad personam fu anche il decreto-legge con cui il ministro Oliviero Diliberto rinviò di sei mesi l'incompatibilità nella funzione di giudice per l'udienza preliminare se nel corso di questa avesse disposto custodie cautelari. L'incompatibilità doveva entrare in vigore nel giugno 1999, ma il Governo D'Alema la spostò al gennaio successivo. Per puro caso si trattava del gip Alessandro Rossato di Milano, proprio quello del processo Imi-SIR, che sarebbe divenuto incompatibile e non avrebbe potuto decidere come gup il rinvio a giudizio che avvenne a novembre. Come è noto la legge Rossato fu difesa a spada tratta dall'Ulivo, per il quale evidentemente le leggi ad hoc vanno bene se tutelano i propri amici e se servono per colpire gli avversari. <br>Rileva che, a conclusione di un intervento durissimo nella sostanza ma pacato nella forma, il deputato Violante ha parlato di una trasformazione della professione dell'avvocato, di avvocati che non difendono nel processo ma dal processo. La sua è una rappresentazione forzata e unilaterale della realtà perché tutti vediamo che è nel processo, in condizioni talora segnate da clamorose irregolarità e forzature, che si sviluppa l'azione dell'avvocatura. Ma tuttavia, se c'è stato un salto di qualità nel confronto fra le parti, ciò è avvenuto perché a monte di ciò di cui ha parlato il deputato Violante è avvenuta la totale trasformazione di una parte della magistratura italiana, un autentico salto di qualità: con la trasformazione di Magistratura democratica in soggetto politico, con l'ingresso in campo anche in Parlamento del «partito dei giudici» organicamente incorporato in un partito della sinistra, con il conseguente uso politico della giustizia, che ha avuto le ricadute che ben conosciamo sul terreno processuale, con il pressante e clamoroso intervento di magistrati nella lotta politica, che arriva fino allo scontro aperto con il Parlamento e con i Governi anche attraverso pronunciamenti televisivi, è entrato in crisi lo Stato di diritto. A causa di questa crescente politicizzazione che fa saltare la divisione dei poteri, entrano altresì in crisi la terzietà del giudice, l'autonomia e l'indipendenza dalla magistratura. Questa crisi ha aspetti drammatici che richiederebbero una riflessione di fondo. Che le cose siano in questi termini è confermato dall'articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di ieri. Afferma conclusivamente che, per queste ragioni, richiamate, tra l'altro, anche nelle relazioni dei deputati Bertolini ed Anedda, è bene che i cittadini italiani possano usufruire della garanzia offerta dalla reintroduzione nel codice di procedura penale della facoltà di chiedere la remissione per legittimo sospetto. <br>
    6:27 Durata: 12 min 7 sec
  • Roberto Ruta (MARGH-U)

    Roberto Ruta (MARGH-U), richiamato preliminarmente il testo vigente dell'articolo 45 del codice di procedura penale, osserva che negli ultimi giorni si è lungamente disquisito se la fattispecie del legittimo sospetto, che il provvedimento in esame si propone di introdurre, costituisca un'ipotesi autonoma. Ricorda che la sentenza n. 50 del 1963 della Corte Costituzionale aveva legittimato l'istituto della remissione, in quanto lo spostamento della competenza per territorio dipendesse necessariamente ed esclusivamente dall'accertamento obiettivo di fatti ipotizzati dalla legge e sottolineando con chiarezza l'esigenza che i suoi presupposti fossero ancorati ex lege a circostanze di fatto ben definite, tali cioè da escludere valutazioni discrezionali da parte dell'organo applicatore, fosse anche la Corte di cassazione. Alla luce del confronto finora svoltosi, ritiene che la proposta di legge in esame presenti profili indiscutibilmente problematici, in primo luogo in relazione al disposto del comma 1 dell'articolo 25 della Costituzione: l'indeterminatezza della dizione di legittimo sospetto, che rappresenta una sorta di formula «ombrello», nella quale può essere compreso tutto e il contrario di tutto, configura un problema oggettivo. Altra questione ritiene sia rappresentata dalla facoltà per il giudice, prevista dal provvedimento in esame, di sospendere il processo, attualmente non contemplata dal codice di rito. Il fatto che tale possibilità sia rimessa alla sola Corte di Cassazione rappresenta peraltro una tutela per il cittadino e per lo stesso giudice, che altrimenti potrebbe essere soggetto a condizionamenti o a intimidazioni. <br>Sottolinea inoltre che la possibilità di riproporre ad oltranza l'istanza di rimessione è suscettibile di rappresentare un elemento ostacolante, attesi gli effetti di tale previsione sui termini di custodia cautelare e di prescrizione. <br>La proposta di legge in esame non specifica inoltre quali atti possano essere fatti salvi dal nuovo giudice: in particolare si tratta di valutare se gli atti già compiuti potranno essere utilizzati e se, in tale eventualità, ciò possa dar luogo a contestazioni e con quali esiti, considerato che tale aspetto non viene disciplinato: a riguardo osserva che, al di là della ratio che ispira ogni norma, quest'ultima e l'attività del legislatore si traducono in locuzioni verbali che devono sostenere l'urto dell'applicazione concreta. Nel giudicare gli aspetti richiamati preoccupanti, ove non meglio disciplinati, manifesta l'intento di riflettere su eventuali ipotesi emendative, osservando che non si tratta di concedere modifiche all'opposizione e che i temi richiamati, vale a dire l'indeterminatezza della formula proposta, la possibilità che a sospendere il processo sia il giudice innanzi al quale insiste la causa, la facoltà di riproporre ad oltranza l'istanza di remissione, sono oggettivamente ragionevoli e dovranno essere affrontati dalla stessa maggioranza, atteso che si tratta di questioni attinenti al funzionamento del sistema giudiziario e che l'efficacia dell'azione giudiziaria deve essere una preoccupazione della maggioranza, la quale altrimenti rinuncerebbe ad un compito che le è proprio.<br>Osserva quindi che la formulazione proposta in ordine al legittimo sospetto, per la sua indeterminatezza, non pone al riparo dal rischio che si determini un contrasto con la garanzia offerta dal comma 1 dell'articolo 25 della Costituzione a tutela del cittadino e che di tale rischio non ci si può far carico, atteso che il grado di civiltà di una società si misura anche dalla capacità di un ordinamento giuridico di regolare nel modo migliore i rapporti tra il potere e il cittadino medesimo. Sottolineata la necessità di individuare una diversa formulazione, ricorda come il codice disciplini espressamente i casi di astensione del giudice, fermo restando che di tali casi la giurisprudenza può fornire un'interpretazione più o meno estensiva, proprio in quanto esiste il disposto di cui all'articolo 25, comma 1, della Costituzione. Sugli aspetti richiamati invita la maggioranza a riflettere attentamente, considerato che una norma ha caratteristiche di generalità e astrattezza e non ha una validità temporalmente delimitata. Non si può pertanto predisporre una disposizione che metta a rischio quello che è un presidio formidabile a garanzia dei cittadini. <br>Ricordato che da taluni interventi di esponenti della maggioranza è emersa la rappresentazione della magistratura italiana divisa in più parti, una delle quali estremamente politicizzata, osserva che se così fosse, questa classe dirigente, politica e giudiziaria, non avrebbe compiuto grandi realizzazioni. Secondo questa rappresentazione della realtà si registra una confusione di ruoli e la mancata consapevolezza dell'importanza del dettato costituzionale, che comporta l'adozione da parte del magistrato anche di un certo stile di vita, nonché la discrezione da parte del potere politico nel rapporto con gli altri poteri, ad esempio quello giudiziario. Nel manifestare il rifiuto ad accogliere questa rappresentazione della realtà, anche alla luce dell'esito di talune vicende giudiziarie e ricordato che lo stesso Berlusconi ha ottenuto diverse assoluzioni, ritiene che il sistema giudiziario italiano funzioni e che nei suoi confronti non si debba nutrire un sospetto costante. Individua pertanto una pervicacia da parte della maggioranza nel sostenere il provvedimento così com'è, nonostante i rilievi di merito e non pregiudiziali, creando a tutti i costi una sorta di grimaldello. Nel ribadire che la mancata tipizzazione dell'istituto del legittimo sospetto potrà rappresentare un ostacolo alla conclusione dei processi, fermo restando il diritto a un pronunciamento giusto, ricorda come in Italia i casi di rimessione siano soltanto una decina. A fronte di tale dato non comprende come intervenire a riguardo possa rappresentare una priorità per il Governo, atteso che ben altre sono le problematiche che coinvolgono centinaia di migliaia di soggetti che si trovano in carcere o soggetti alla custodia cautelare, senza riuscire ad ottenere un pronunciamento da parte del giudice. Non si può negare, dunque, che altre siano le priorità per il Governo, mentre quest'ultimo in materia di giustizia si è candidato a dare risposta ad un numero esiguo di casi. In quest'ottica difficilmente tutto questo può essere letto senza ritenere che vi sia qualcos'altro, mentre si rischia di arrecare un danno all'intero sistema giudiziario a causa delle carenze che caratterizzano il provvedimento in esame. <br>Per le ragioni esposte, tutte di merito, manifesta la propria opposizione al provvedimento, osservando che, se al giudice ed al magistrato è richiesto di tenere un comportamento discreto nell'ambito della comunità, a chi riveste responsabilità istituzionali e politiche si chiede l'opposto: il capo della maggioranza e del Governo, che in quanto tale rappresenta l'Italia all'estero, dovrebbe essere il primo a non volere l'utilizzo da parte della maggioranza di una vicenda che lo vede coinvolto, ed avere interesse ad un giudizio rapido che faccia venir meno dubbi ed equivoci, confidando fino in fondo nel sistema giudiziario. Auspica pertanto che chi ricopre le più alte cariche dia un esempio, soprattutto alle nuove generazioni, affinché siano educate al senso delle istituzioni. <br>
    6:39 Durata: 27 min 3 sec
  • Valerio Calzolaio (DS-U)

    Valerio Calzolaio (DS-U) osserva come la scelta inconsueta operata dall'opposizione per affermare in modo univoco il proprio giudizio sulle pericolose modifiche proposte al codice di procedura penale, in modo da enfatizzare una critica tanto generale quanto di merito, rappresenti un passaggio rilevante della legislatura che inciderà sui rapporti tra maggioranza e opposizione e sul futuro stesso delle istituzioni. <br>È sua impressione che la maggioranza, assumendo un atteggiamento di tipo bellico e quindi identificando la maggioranza della scorsa legislatura con il nemico, si sia sentita in dovere di intervenire senza alcun indugio adottando di tutta fretta, nel corso del primo anno della legislatura, una serie di provvedimenti. Al di là del merito delle norme approvate, per esempio in materia di falso in bilancio o di rogatorie internazionali, stigmatizza la volontà espressa dalla maggioranza di portare fino in fondo senza esitazione e senza alcuna valutazione delle conseguenze un provvedimento come quello in esame, con l'obiettivo di introdurre modifiche nell'ordinamento prima della conclusione dei processi in corso a Milano e del giudizio della Corte costituzionale. Ritenendo tali obiettivi una priorità, la maggioranza rischia di collegare le proposte, la realtà politica, il radicamento storico nel paese della maggioranza alla vicenda processuale del suo principale esponente e non riesce ad interpretare il disagio di quanti, partiti, parlamentari, associazioni e società civile si contrappongono al tentativo di modificare l'ordinamento in relazione alla vicenda processuale del Presidente del Consiglio. La maggioranza non sembra neppure comprendere come, nel comune sentire, venga interpretata questa esasperazione, questa fretta a concludere nel tentativo di spostare la sede di due processi in corso a Milano, che dalla possibilità di decidere con un ampia maggioranza parlamentare fa discendere l'interesse di un singolo individuo. <br>Pur dichiarandosi convinto dell'opportunità che il processo di Milano venga concluso, non può che sottolineare come l'intervento dell'onorevole Cicchitto sia apparso come una sorta di arringa difensiva degli imputati laddove, nel riconoscere che la norma in discussione è stata introdotta ad personam, arriva ad identificare - sbagliando - l'opposizione parlamentare con l'accusa. Osserva peraltro come anche gli interventi della maggioranza che hanno più generalmente fatto riferimento al confronto e alla dialettica parlamentare non riusciranno a modificare il comune diffuso sentire nell'opinione pubblica indotto dalla constatazione che gli articoli della proposta di legge riprendono le eccezioni formulate dagli avvocati nel corso dei processi e che la stessa proposta è successiva di solo tre giorni alla pronuncia della Corte di cassazione. <br>Contesta che l'atteggiamento dell'opposizione sia motivato dalla necessità di rispondere alle esortazioni della piazza ed a favorire la manifestazione del 14 settembre; a tale proposito, invita la maggioranza a non illudersi sulla possibilità di distendere i termini del confronto a partire dal 16 settembre. <br>Osserva inoltre come il centrodestra rischi addirittura di vanificare la propria credibilità politica combattendo in modo così caparbio una battaglia, dettata dall'esigenza di determinare le sorti di un procedimento in corso, che rischia di travolgere regole e principi rendendo infine chiaro ai cittadini quale sia la sola parte politica interessata a tutelarli. Nel chiedere ai membri della maggioranza di chiarire se l'urgenza della normativa sia dettata da motivazioni di tipo assoluto o relativo e quali siano gli interessi che si intende difendere e nell'invitare il presidente della Commissione giustizia, onorevole Pecorella, avvocato difensore nei processi di Milano, a riflettere sul ruolo che svolge nei confronti dell'intero Parlamento, ribadisce che quella in atto rappresenta una svolta dialettica nei rapporti tra maggioranza e opposizione che rischia di pregiudicare per un periodo di tempo non breve il funzionamento del Parlamento. <br>
    7:06 Durata: 14 min 48 sec
  • Antonello Soro (MARGH-U)

    Antonello Soro (MARGH-U) sottolinea a sua volta l'inconsueta partecipazione emotiva dei parlamentari e del paese nel suo complesso su questioni solo apparentemente di natura tecnica. <br>La maggioranza ha scelto di considerare la proposta di legge in discussione il punto principale sul quale impegnare il dibattito politico del paese, prescindendo dalle critiche impertinenti di coloro che ritenevano che il rischio di una guerra che pone i paesi europei di fronte alle necessità di assumere scelte difficili o, per altri versi, la non brillante dinamica dei conti pubblici e l'andamento dell'economia italiana ed internazionale potessero rappresentare più importanti e significativi momenti di confronto. Al di là degli indiscutibili rilievi in considerazione della coerenza della norma con il dettato costituzionale, considera la vicenda della proposta di legge Cirami straordinaria per diversi ordini di motivi: per le scelte procedurali assunte tanto al Senato quanto alla Camera, dove in sede di ufficio di presidenza delle Commissioni riunite si è deciso di contingentare i tempi della discussione, per l'inedito conflitto che si profila tra Parlamento e Corte costituzionale al fine di arrivare quanto prima alla conclusione del dibattito; per la relazione inconsueta tra i tempi dell'iter parlamentare e l'agenda di un tribunale; per l'impatto della discussione sui rapporti anche futuri tra maggioranza e opposizione. <br>Alla luce dell'andamento del dibattito appare difficile individuare un terreno di confronto reale sul tema tra maggioranza e opposizione giacché la prima, nel giudicare eccessivo l'atteggiamento posto in essere dalla minoranza, sembra costruire su questa convinzione di fondo la propria decisione di sottrarsi al confronto. Osservando come neppure l'onorevole Cicchitto abbia fornito risposte alle obiezioni di merito esposte nel corso degli interventi di opposizione, sottolinea come la portata del disegno di legge appaia talmente distorsiva del rapporto fiduciario tra i cittadini e la giustizia da indurre l'opposizione a tradurre tale consapevolezza in un forte atteggiamento di contrapposizione parlamentare. <br>Ricorda quindi come nel passato (da ultimo, nella scorsa legislatura, in occasione della modifica costituzionale delle norme in materia di giusto processo), le diverse maggioranze che si sono susseguite si siano sempre fatte carico di cercare su queste materie un confronto parlamentare senza precludere i rapporti con l'opposizione. La materia in esame pone indubbiamente di fronte al difficile compito di trovare un equilibrio tra diritti diversi: da un lato quello del cittadino ad un giudice indipendente e terzo, dall'altro il diritto, sancito dalla Costituzione, al giudice naturale, nonché la coerenza e la completezza dell'esercizio della giurisdizione nel paese. Giuristi, accademici e la stessa Corte costituzionale hanno dibattuto a lungo sul punto di equilibrio per tutelare diritti differenti e nel ricordare come la stessa Corte, con la sentenza del 14 ottobre 1996, abbia considerato non compatibile con la norma costituzionale il testo oggi riproposto, senza negare alla maggioranza il diritto a modificare l'ordinamento non ritiene opportuno che ciò avvenga sotto la spinta della fretta. Osserva inoltre che, se l'ordinamento deve essere modificato per ampliare le garanzie di ogni cittadino imputato ed evitare qualsiasi discrezionalità, appaiono allora indispensabili interventi ben più puntuali di quelli senz'altro troppo generici contenuti nella norma in esame, che delinea effetti incerti in materia di sospensione del processo, di termine della custodia cautelare, di prescrizione dei reati e di efficienza dei processi. Se davvero la maggioranza ritiene che tale genericità non sussista, sottolinea come sia suo stesso interesse, di conseguenza, introdurre modifiche al testo utili a rimuovere qualsiasi dubbio in proposito con riferimento tanto ai processi in corso quanto a quelli futuri.<br>Nessun dubbio sembra invece sussistere sugli effetti della norma su un particolare processo in corso, dal momento che l'approvazione del provvedimento è stata rivendicata anche nel corso del dibattito odierno al fine di bloccarne lo svolgimento. Stigmatizza, a tale riguardo, che l'andamento di un processo in corso e la volontà di sospenderlo condizionino in modo così significativo tanto il comportamento dell'intera maggioranza quanto i tempi del dibattito parlamentare. <br>Al di là degli interessi del Presidente del Consiglio che gravano sull'approvazione delle norme in esame, ritiene una vera e propria inguaribile patologia del sistema il fatto che l'andamento di tutto il dibattito in materia di giustizia degli ultimi otto anni sia stato regolato e condizionato dalla presenza di un convitato di pietra, il deputato Previti. <br>In conclusione, preannuncia l'intenzione dell'opposizione di svolgere seriamente la propria funzione con l'obiettivo ambizioso di impedire modifiche drammatiche all'ordinamento del paese. <br>
    7:21 Durata: 18 min 52 sec
  • Marida Bolognesi (DS-U)

    Marida Bolognesi (DS-U) sottolinea come l'intervento dell'onorevole Cicchitto abbia contribuito a rafforzare il proprio convincimento ad intervenire su un provvedimento assunto come centrale dal Governo, che ha così inteso subordinare ad esso il dibattito su temi essenziali in materia di giustizia (lentezza dei processi, situazione delle carceri), di questioni sociali (taglio dei finanziamenti per la sanità penitenziaria, sanità, scuola, lavoro) ed economiche (inflazione, conti pubblici e situazione economica in generale). <br>A suo giudizio l'intervento dell'onorevole Cicchitto ha sgombrato il campo a quanti ancora cercavano un terreno di mediazione per difendere il ruolo delle istituzioni. Condividendo le osservazioni dell'onorevole Soro in merito al convitato di pietra Previti, evidenzia come la scelta di forzare le regole e le procedure parlamentari contribuisca alla sensazione di disagio che nasce dalla constatazione che la maggioranza, di volta in volta, sceglie un ambito di intervento che favorisce la difesa di alcuni piuttosto che gli interessi dei cittadini. <br>Rivolgendosi al presidente Pecorella e ricordando come in circostanze analoghe, nel corso della precedente legislatura, abbia potuto personalmente sperimentare, come presidente di Commissione, la difficoltà di garantire, pur se espressione di una parte politica, lo svolgersi di una serena dialettica interna, si chiede se considerazioni di etica istituzionale e di opportunità politica non suggerirebbero di evitare di ricoprire contestualmente troppi ruoli, anche al fine di non piegare un organo parlamentare ad interessi di parte, oltretutto di un solo individuo. Invita quindi i presidenti delle Commissioni a considerare, nel corso del prosieguo dell'iter, la ricaduta sul paese delle decisioni assunte, onde evitare il rischio che i politici eletti vengano percepiti dai cittadini come una classe che si autotutela con il rischio conseguente di un allontanamento delle istituzioni tanto dal paese quanto dalle regole democratiche. <br>Nel merito, osserva che a suo giudizio non sussiste il vuoto legislativo richiamato dai fautori della norma a sostegno della sua urgenza, ritenendo peraltro che, ove anche esistesse, ben altri avrebbero dovuto essere i tempi e le procedure seguite. Non condivide l'osservazione secondo la quale l'approvazione delle norme in esame rappresenteranno una garanzia in più per tutti i cittadini e, valutando negativamente la reintroduzione di una fattispecie già ritenuta anticostituzionale che rischia di intervenire sulla certezza stessa della conclusione dei procedimenti, osserva che l'unico effetto certo della norma sarà quello di bloccare i processi di Milano. Paventa inoltre gli effetti devastanti dell'approvazione del provvedimento, che apre spazi incontrollati al trasferimento dei processi, fattispecie finora solo eccezionale in deroga al principio costituzionale. <br>Sottolineando come il regime transitorio, che consente l'applicazione delle norme ai processi in corso, introduca differenziazioni tra i cittadini sempre più marcatamente a favore dei potenti, osserva come la proposta di legge, oltre a piegare il Parlamento agli interessi di singoli, rappresenti un vero e proprio attacco alle istituzioni democratiche. <br>Il sistema giudiziario necessita di interventi, ma non di stravolgimenti così pesanti. Nel corso del dibattito si è parlato di ritiro del provvedimento, di ridurre i correttivi per gli aspetti incostituzionali e per sanare le principali distorsioni; la correzione del testo si rende necessaria per motivi di opportunità politica: se davvero la maggioranza intende procedere per colmare un vuoto normativo, si intervenga allora con tempi e procedure diverse. Se invece l'obiettivo è davvero solo quello di bloccare i processi di Milano, allora è evidente che viene meno il terreno per un confronto. <br>Osserva infine come le procedure finora adottate siano ben lontane dal recepire lo spirito del sistema maggioritario, che mal si accompagna con simili ferite inferte al ruolo e al prestigio delle istituzioni. Pertanto, nell'auspicare per il proseguo dei lavori una diversa conduzione del dibattito da parte dei presidenti delle Commissioni, invita il presidente Pecorella a valutare una sorta di autosospensione dalla partecipazione al dibattito parlamentare o al procedimento in atto giacché a suo giudizio, se le istituzioni vengono ferite profondamente, è il paese stesso a ritrovarsi più debole e con regole democratiche più flebili e meno sentite come proprie da tutti i cittadini. <br>
    7:40 Durata: 18 min 17 sec
  • Famiano Crucianelli (DS-U)

    Famiano Crucianelli (DS-U) stigmatizza la totale assenza di dialettica del dibattito in corso, che si configura come un vero e proprio monologo dell'opposizione. Ritiene particolarmente grave che la maggioranza non presti l'ascolto necessario su una materia, quale la giustizia, che richiede da sempre un ampio consenso per l'assunzione di regole comuni. <br>Ricorda come nella scorsa legislatura su provvedimenti molti significativi (giudice unico, poteri del giudice di pace, giusto processo) si è registrata un ampia convergenza e si chiede per quali motivi sia venuta meno nella legislatura in corso questa fattiva collaborazione tra maggioranza e opposizione. <br>Giudica quindi inaccettabile il ragionamento del deputato Cicchitto, il quale ha sostenuto che, essendo state predisposte nel passato delle leggi a favore di imputati come Sofri, non si comprende perché non si possa fare altrettanto per Previti. <br>Esprime il proprio rammarico per il fatto che nella legislatura in corso sia stato interrotto quel percorso riformatore che aveva caratterizzato la XIII legislatura, che aveva visto anche la fattiva collaborazione di quelle che erano allora le forze di opposizione. Rileva, quindi, che a quel percorso riformatore, spesso condiviso dalle opposizioni, si è sostituita oggi una serie di provvedimenti, come quelli in materia di falso in bilancio, di rogatorie e, attualmente, di legittimo sospetto, che incideranno pesantemente sulla qualità della giustizia nel nostro paese. <br>In conclusione, esprime l'auspicio che si possa avviare un vero confronto nel settore della giustizia e pervenire ad una modifica reale della proposta di legge C. 3102, in mancanza dei quali, sarebbe, a suo avviso, molto difficile dar vita ad una discussione seria e garantire un clima sereno su tali tematiche. <br>
    7:58 Durata: 9 min 24 sec
  • Massimo Cialente (DS-U)

    Massimo Cialente (DS-U) sottolinea, preliminarmente, che la proposta di legge C. 3102 ha la sola finalità di intervenire sulle note vicende processuali di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza. Ritiene inaccettabile quanto sostenuto dagli esponenti della maggioranza che, specificando le ragioni dell'intervento legislativo in esame, hanno sottolineato l'esistenza di urgenze e priorità che sarebbero giustificate da un improvviso vuoto legislativo provocato dalla deliberazione della Corte di cassazione, che ha rilevato la non manifesta infondatezza di una questione di legittimità dell'articolo 45 del codice di procedura penale. La maggioranza, con la presentazione della proposta di legge C. 3102, sembra dare per scontato che nel 1989 il legislatore positivo abbia di fatto trascurato quanto previsto nella legge delega del 1987. Quando nel 1989 venne approvato all'unanimità l'articolo 45 del codice di procedura penale, il Parlamento intese, a suo avviso, sia rispettare il dettato del primo comma dell'articolo 25 della Costituzione, sia la sentenza della Corte costituzionale n. 50 del 1963. Ritiene che in tal modo si era soprattutto rispettato il criterio fondamentale della giustizia e del diritto: da un lato, il diritto-dovere di ogni cittadino di essere processato dal suo giudice naturale e, dall'altro, quello di dare a tutti gli attori del processo, in particolare all'imputato, la certezza che il giudizio che li riguardava si sarebbe svolto in un clima tale da assicurare l'imparzialità e la serenità del giudice. Alla luce di tali considerazioni, esprime la convinzione che nel 1989 il Parlamento abbia inteso dare una definizione più precisa e corretta del concetto di legittima suspicione nel codice Rocco, di quel legittimo sospetto che, nella sua vaghezza, nebulosità, incertezza e precisione, non può essere inserito in un testo di legge; manca, infatti, delle necessarie determinatezza e tassatività che sono proprie della norma e della legge. <br>Nel richiamare la definizione del legittimo sospetto data dal senatore Cirami, esprime perplessità in merito al fatto che tutto ciò sarebbe necessario ai fini della tutela delle garanzie istituzionali del procedimento giudiziario. Alla luce della suddetta definizione, richiama l'attenzione dei deputati della maggioranza su ciò che verrebbe reintrodotto nel codice di procedura penale, in termini di aleatorietà, vaghezza e nebulosità, se fosse approvata la proposta di legge C. 3102 come modificata dal Senato. Ritiene che le norme, tanto più risultano precise, sicure e chiare, tanto più rappresenteranno una garanzia di giustizia per i cittadini. <br>Riguardo all'articolo 47 del codice di procedura penale ritiene che, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale su tale materia, sarebbe stato più corretto affrontare prima la problematica dell'articolo 47, definita incostituzionale, di quella contenuta nell'articolo 45. Ritiene che con l'approvazione della proposta di legge C. 3102 si darà vita ad un ingorgo, ad un conflitto e ad una alterazione della fisiologia istituzionale del nostro paese: il Presidente della Repubblica non potrà, a suo avviso, firmare una legge che all'articolo 47 riproduce, anzi potenzia ulteriormente ed accentua una questione che la Consulta ha ritenuto non conforme al dettato costituzionale. <br>Esprime il proprio stupore per il fatto che il Parlamento non voglia attendere il parere della Corte costituzionale su tale materia, rispettando, peraltro, una precisa scelta realizzata nel 1989, che, a suo avviso, dovrebbe essere invece difesa.<br>Nel giudicare inopportuna ed inspiegabile la fretta di approvare la proposta di legge C. 3102 da parte della maggioranza, ritiene che il paese non sarebbe in grado di sopportare ulteriori «spallate» di tipo giudiziario che, oltretutto, comporterebbero una grave delegittimazione, nazionale ed internazionale, del Presidente del Consiglio. L'approvazione della proposta di legge C. 3102 denuncerebbe il fatto che in Italia sarebbe finito il concetto stesso di diritto, sanzionando l'esistenza di una attività privatistica della funzione legislativa da parte dell'attuale maggioranza e dell'attuale Presidente del Consiglio: a suo avviso, si tratterebbe di un sospetto e di una delegittimazione ben più gravi di una sentenza sfavorevole di primo grado, poiché darebbero l'immagine di una persona che, in una democrazia occidentale, si comporta come un tiranno assolutista, facendo approvare delle leggi per cavarsi fuori dalle proprie vicende giudiziarie. <br>Dopo aver richiamato i numerosi provvedimenti ad personam varati dall'attuale maggioranza nel settore della giustizia, sottolinea il pesante impatto che tali atti avranno sulla coscienza collettiva degli italiani e sul loro senso dello Stato e il messaggio che verrà inviato alle giovani generazioni. <br>In conclusione, esprime l'auspicio che i parlamentari delle Commissioni riunite I e II, nel nome di un rinnovato senso di responsabilità, decidano di non procedere all'approvazione della proposta di legge C. 3102 e di attendere il pronunciamento della Suprema Corte su tale tematiche. <br>
    8:08 Durata: 18 min 51 sec
  • Aldo Cennamo (DS-U)

    Aldo Cennamo (DS-U) si sofferma preliminarmente sui contenuti del primo comma dell'articolo 25 della Costituzione, che prevede che nessuno possa essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Ciò sta a significare che il giudice che deve giudicare un fatto reato, deve essere predeterminato in relazione a quella situazione processuale sulla base del codice di procedura penale: il giudice, nella sostanza, nasce prima del processo. Richiama inoltre i presupposti che consentono di definire naturale un giudice: che egli sia precostituito; che il sistema di assegnazione sia stabilito per legge e non per scelta; che non vi siano mediazioni di persone o organi tra il giudice e il processo. Osserva che la conseguenza di tale impostazione è rappresentata dal fatto che non si possa cambiare il giudice né con una legge successiva, né con un atto di altra autorità, altrimenti il principio della naturalità sarebbe violato. Sottolinea come nel codice vigente siano scomparsi i «gravi motivi di ordine pubblico» e il «sospetto». Nel richiamare la vicenda storica del processo a Giuseppe Garibaldi per i fatti dell'Aspromonte del 1862, ricorda come il Governo di allora decise, di spostare la sede del processo da Catanzaro a Milano e che lo stesso rimase alla fine senza esito. Dopo aver richiamato anche la vicenda giudiziaria del processo per la strage di Piazza Fontana, sottolinea che la Corte di cassazione, con la propria giurisprudenza più recente, dopo l'entrata in vigore del nuovo codice, ha fatto un uso molto discreto della rimessione. In tal modo si è inteso dare valore più alla certezza del giudice, alla stabilità dei processi ed alla indicazione stabilita dalla legge, che a motivi di opportunità per un cambiamento di sede giudiziaria e quindi di giudice. Sottolinea, d'altra parte, che la formula adottata dal legislatore consente lo spostamento del processo solo per situazioni particolari e tali da non essere altrimenti eliminate: si tratta, quindi, di casi di estrema eccezionalità, nei quali il principio del giudice naturale non verrebbe intaccato. Evidenzia quindi la vaghezza del concetto di legittimo sospetto ed esprime il proprio stupore per il fatto che una formula del genere possa sopravvivere o essere introdotta in un sistema giudiziario moderno. <br>In conclusione, ritiene che, con l'approvazione della proposta di legge C. 3102, tutti i processi «andranno in stallo», poiché la Corte di cassazione non sarà messa nelle condizioni di valutare tutte le situazioni che immancabilmente emergeranno e che verranno portate al proprio esame. <br>
    8:26 Durata: 10 min 43 sec
  • Alfonso Gianni (RC)

    Alfonso Gianni (RC), dopo aver richiamato le vicende processuali riguardanti alcuni autorevoli esponenti della maggioranza e l'iter di approvazione presso l'altro ramo del Parlamento della proposta di legge C. 3102, osserva che, se tale provvedimento venisse approvato, avrebbe una valenza ed una ricaduta di carattere particolare e personale. Ritiene che il Parlamento si dovrebbe occupare di altre questioni che risultano di maggiore interesse per la vita della gente e di grande impatto sociale; la maggioranza di centrodestra preferisce, invece, portare avanti proposte politiche che favoriscono l'impunità della classe dirigente, l'irresponsabilità del Governo e l'immunità della proprietà: questa rappresenta, a suo avviso, l'esatta fotografia dell'attività legislativa di questa maggioranza e la proposta di legge C. 3102 è il trionfo e l'apice di tale impostazione.<br>Soffermandosi sul principio del legittimo sospetto, ne sottolinea la valenza sociale, consistente nel fatto che ad esso hanno fatto sempre ricorso i rappresentanti delle classi sociali ed economiche più avvantaggiate e non certo la gente comune. A tale proposito, richiama il caso della sentenza che assolse la classe dirigente della Montedison per la vergognosa vicenda dello stabilimento di Porto Marghera, che determinò nel tempo la morte di numerosi operai: ritiene che il merito di quella sentenza fosse profondamente sbagliato e che essa abbia comportato un arretramento profondo della cultura giuridica e della sensibilità sociale nel nostro paese, nonché della concatenazione delle cause con i loro effetti.<br>Giudica ridicola la contrapposizione, prospettata dai rappresentanti della maggioranza, tra il concetto di imparzialità dei giudici e quello della loro autonomia e indipendenza. Ritiene che, nel momento in cui si accetta che un ceto politico privilegiato possa scegliere un giudice a proprio piacimento, si consente un netto superamento dei principi dell'ordinamento liberale dello Stato di diritto: la proposta di legge C. 3102, a suo avviso, va proprio in tale direzione. <br>In conclusione, precisa che queste sono alcune delle ragioni, oltre a quelle richiamate nel corso del dibattito, che motivano la radicale, convinta e ferma opposizione del suo gruppo al provvedimento in esame, del quale si parlerà, nonostante la contrarietà del Presidente del Senato, anche in tutte le piazze d'Italia. <p>Donato Bruno, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, mercoledì 11 settembre 2002, alle ore 9.<p> La seduta termina alle 20h40. <br>
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