19 SET 2002

Affari Costituzionali e Giustizia: Seguito discussione del Ddl Cirami - seduta del 19 settembre 2002

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 6 ore 13 min

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Registrazione audio di "Affari Costituzionali e Giustizia: Seguito discussione del Ddl Cirami - seduta del 19 settembre 2002", registrato giovedì 19 settembre 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 6 ore e 13 minuti.
  • Presidente

    Il Presidente Donato Bruno comunica che, a seguito della riunione congiunta degli uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi, delle Commissioni I e II di ieri, mercoledì 18 settembre 2002, è stata stabilita l'articolazione dei lavori delle Commissioni riunite per il seguito dell'esame della proposta di legge C. 3102 e abbinate. <br>Le Commissioni riunite proseguiranno i lavori, sino alla conclusione dell'esame degli emendamenti, nella seduta odierna, fino alle ore 18 (al fine di consentire ai deputati del gruppo UDC, che ne hanno fatto richiesta, di partecipare alla riunione del consiglio nazionale) nonché nella giornata di domani, in seduta antimeridiana, pomeridiana e notturna. <br>Nella seduta di lunedì 23 settembre 2002, a partire dalle ore 10, si svolgeranno le dichiarazioni di voto finali e le Commissioni riunite procederanno quindi, alle ore 12.30, alla votazione del mandato ai relatori a riferire all'Assemblea. Per quanto riguarda le modalità di esame degli emendamenti, in considerazione del loro numero e dell'andamento dei lavori nella seduta di ieri, la presidenza, tenuto conto degli orientamenti dei gruppi nella predetta riunione congiunta degli uffici di presidenza, ha stabilito, sulla base del principio di economia procedurale, di riservare il tempo a disposizione delle Commissioni all'approfondimento delle questioni che nel corso dell'esame preliminare sono emerse come maggiormente rilevanti, procedendo a votazioni per principi e riassuntive. <br>A tal fine la presidenza si è riservata di enucleare una serie di principi emendativi nell'ambito di gruppi di emendamenti che vertono su tali argomenti riconducibili, in via generale, ai seguenti: introduzione del legittimo sospetto tra le cause di rimessione del processo; tipizzazione della nozione di legittimo sospetto; sospensione del procedimento in pendenza del giudizio innanzi alla Corte di cassazione; decorrenza dei termini di sospensione del corso della prescrizione; efficacia degli atti processuali già compiuti in caso di accoglimento dell'istanza di rimessione; applicabilità della legge ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore. <br>Fa quindi presente che gli emendamenti riconducibili agli argomenti sopra elencati rappresentano circa la metà degli emendamenti presentati; gli altri emendamenti - a parte quelli meramente soppressivi di commi o di parti dell'articolato - vertono su questioni specifiche che nel corso dell'esame preliminare non sono emerse tra quelle maggiormente rilevanti. <br>Ricorda altresì che, in caso di votazione per principi, verrà posto in votazione il principio emendativo comune a una serie di emendamenti; la reiezione del suddetto principio comporterà la reiezione di tutti gli emendamenti ad esso riferibili; nel caso, invece, di approvazione del principio emendativo verranno posti successivamente in votazione i singoli emendamenti. <br>La votazione degli emendamenti non riconducibili ai principi emendativi avverrà in via riassuntiva, mediante la votazione sul mantenimento del singolo comma della proposta di legge cui essi si riferiscono. Nel caso di approvazione della proposta di mantenimento del testo, gli emendamenti si intenderanno respinti, mentre in caso di reiezione di tale proposta saranno successivamente posti in votazione. <br>Avverte poi che la presidenza, nell'esercizio dei suoi poteri ordinatori, si riserva di organizzare i tempi degli interventi sulla base dell'andamento dei lavori al fine di assicurare il rispetto delle decisioni assunte a seguito della riunione congiunta degli uffici di presidenza, integrati dai rappresentanti dei gruppi. <br>Ricordato che i deputati del gruppo della Margherita hanno avanzato la richiesta che le Commissioni riunite chiedano, ai sensi dell'articolo 73, comma 1, del regolamento, il parere della Commissione bilancio, avverte che, come convenuto ieri in sede di riunione congiunta degli uffici di presidenza, nella seduta odierna sarà posta in votazione tale richiesta. <br>Avverte, infine, che nella seduta odierna il Comitato per la legislazione ha espresso, ai sensi dell'articolo 16-bis, comma 4, del regolamento, il parere di competenza sulla proposta di legge C. 3102, con la formulazione di due osservazioni. <br>Indice degli interventi<br>La seduta comincia alle 15h10<br>Presidenza del Presidente <strong>Donato Bruno</strong><br>
    0:00 Durata: 3 min 35 sec
  • Tutto il dibattito

    <strong>Modifiche agli articoli 45, 46, 47, 48 e 49 del codice di procedura penale. </strong>
    0:00 Durata: 3 ore 6 min
  • Carlo Leoni (DS-U), sull'ordine dei lavori

    Carlo Leoni (DS-U) ribadisce il dissenso dei gruppi di opposizione sulle decisioni assunte dall'ufficio di presidenza circa il prosieguo dei lavori; quanto alla data del 25 settembre prevista per l'esame in Assemblea, ritiene che sia da ritenersi termine meramente ordinatorio e non perentorio, e ricorda che lo stesso Presidente Casini si è espresso in tal senso, precisando che la fissazione di tale scadenza deve ritenersi collegata alla conclusione del lavoro delle Commissioni riunite. <br>Contestando la decisione assunta dalla presidenza di procedere a votazioni per principi e riassuntive degli emendamenti, che giudica lesiva dei diritti dell'opposizione, afferma che il regolamento garantisce a ciascun parlamentare il diritto di veder votati gli emendamenti presentati; chiede pertanto che si proceda alla votazione di tutti gli emendamenti riconducibili ai singoli principi emendativi. <br>
    0:03 Durata: 2 min 15 sec
  • Antonio Soda (DS-U), sull'ordine dei lavori

    Antonio Soda (DS-U) richiama preliminarmente l'articolo 72 della Costituzione, che stabilisce l'iter ordinario di formazione delle leggi, demandando al regolamento la disciplina dei procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza, tra i quali non rientra quello in oggetto. A tale proposito ritiene che impedire l'esame e la votazione di ciascun emendamento configuri una sorta di procedimento abbreviato, sul quale esprime forti perplessità. Manifesta inoltre dubbi sulla possibilità di ricorrere alle votazioni per principi nel corso dell'esame in Commissione, ritenendo peraltro che siffatta procedura ponga in essere un'ulteriore espropriazione dei diritti dei deputati, già sufficientemente compressi dalla complessa articolazione dei meccanismi parlamentari. Appare inoltre piuttosto arbitraria la decisione di ricondurre gli emendamenti ad un determinato principio, in particolar modo quelli che rispondono a più principi diversi, per i quali sarà particolarmente difficile applicare il meccanismo della preclusione. <br>Osserva conclusivamente che l'urgenza surrettizia con la quale si intende abbreviare il procedimento in sede referente costituisce un vizio procedimentale, la cui gravità sarà messa in evidenza qualora la legge dovesse essere impugnata per illegittimità costituzionale. <br>
    0:05 Durata: 5 min 32 sec
  • Marco Boato (Misto-Verdi-U), sull'ordine dei lavori

    Marco Boato (Misto-Verdi-U), nel condividere i rilievi del deputato Soda, propone di concentrare la discussione sui principi enucleati dalla presidenza, procedendo tuttavia alla votazione di tutti gli emendamenti ad essi riconducibili. <br>
    0:11 Durata: 1 min 3 sec
  • Presidente - Votazione sulla richiesta del parere della Commissione Bilancio - La richiesta è respinta

    Donato Bruno, presidente, ritiene di poter accedere alla richiesta dei deputati Leoni e Boato in via, per così dire, sperimentale, procedendo così alla discussione esclusivamente dei principi enucleati e votando tuttavia tutti gli emendamenti ad essi riconducibili. Si riserva comunque di adottare interamente la procedura precedentemente illustrata qualora quella suggerita dai deputati Leoni e Boato si rivelasse non conforme ad un corretto principio di economia procedurale. <br>Pone quindi in votazione, ai sensi dell'articolo 73, comma 1, del regolamento la richiesta presentata dai deputati del gruppo della Margherita - sottoscritta anche dal deputato Boato - di acquisire il parere della Commissione bilancio sul testo della proposta di legge C. 3102 in esame. <br>Le Commissioni respingono la richiesta del gruppo della Margherita. <br>
    0:12 Durata: 2 min 16 sec
  • Gianclaudio Bressa (MARGH-U)

    Gianclaudio Bressa (MARGH-U) rileva che il provvedimento presenta aspetti di dubbia costituzionalità, che si riserva di evidenziare, sotto il profilo del rispetto dell'articolo 81 della Costituzione. <br>
    0:14 Durata: 28 sec
  • Marco Boato (Misto-Verdi-U) - Presidente

    Donato Bruno, presidente, passa all'esame del primo principio emendativo enucleato, volto a modificare l'articolo 45 del codice di procedura penale, senza prevedere il legittimo sospetto come causa specifica di rimessione, sopprimendo l'espressione «legittimo sospetto» ovvero sostituendola con differenti definizioni, cui sono riconducibili gli emendamenti 1.120, 1.121, 1.119, 1.122, 1.123, 1.124 , 1.96, 1.29, 1.135, 1.137, 1.7, 1.136, 1.140, 1.97, 1.138, 1.139 e 1.208. <br><strong>Esame del primo principio emendativo volto a modificare l'art. 45 del Codice di Procedura Penale. Emendamenti interessati: 1.120 - 1.121 - 1.119 - 1.122 - 1.123 - 1.124 - 1.96 - 1.29 - 1.135 - 1.137 - 1.7 - 1.136 - 1.140 - 1.97 - 1.138 - 1.139 - 1.208</strong><br>
    0:15 Durata: 3 min 20 sec
  • Francesco Bonito (DS-U)

    Francesco Bonito (DS-U), intervenendo sugli emendamenti correlati al primo principio emendativo, osserva che essi attengono alla modifica più significativa dell'istituto della rimessione, finalizzata a reintrodurre la nozione di legittimo sospetto. Ciò contrasta con l'orientamento manifestato dall'opposizione di mantenere invariato il disposto del vigente articolo 45 del codice di procedura penale, o quantomeno di limitare gli effetti negativi che deriverebbero dall'eventuale reintroduzione del legittimo sospetto nella formulazione proposta. Dopo aver ripercorso la storia giudiziaria dell'istituto, afferma che esso, sebbene sia stato riproposto in varie codificazioni, non può certo connotarsi come un elemento strutturale della disciplina processualistica. Tanto meno si può asserire, come fa la maggioranza, che l'introduzione del legittimo sospetto tra le cause di rimessione del processo risponda all'esigenza di colmare un vuoto legislativo che vi sarebbe rispetto alla legge delega n. 81 del 1987; peraltro la stessa Commissione consultiva parlamentare Gallo non trovò nulla da obbiettare in ordine alla conformità alla direttiva n. 17 della norma delegata sui casi di rimessione. <br>Dopo aver manifestato dubbi sull'utilità di mantenere la formula del legittimo sospetto in un contesto democratico moderno, osserva che la libertà di determinazione del giudice deve ritenersi collegata a situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo, evitando in ogni caso di ricorrere a formule la cui genericità si presti ad interpretazioni strumentali. <br>
    0:18 Durata: 12 min 6 sec
  • Marco Boato (Misto-Verdi-U)

    Marco Boato (Misto-Verdi-U), pur confermando l'apprezzamento per il lavoro svolto dagli uffici della Camera, osserva preliminarmente come il resoconto sommario della seduta di ieri - probabilmente a causa dell'eccessivo onere lavorativo al quale sono sottoposti i consiglieri addetti - appaia particolarmente sintetico e, in alcuni passaggi, non sufficientemente esaustivo rispetto alle argomentazioni prodotte. <br>Richiama le più significative pronunce giurisprudenziali intervenute sull'istituto della rimessione, con particolare riferimento alle massime della Cassazione penale relative all'articolo 45 del codice di procedura penale, nonché al previgente articolo 55. <br>Soffermandosi sulle osservazioni formulate dal Comitato per la legislazione, dalle quali si evince la necessità di pervenire ad una più puntuale tipizzazione del concetto di legittimo sospetto, rileva che ciò rappresenta un'autorevole e significativa dimostrazione del valore e dell'utilità degli emendamenti presentati dall'opposizione. <br>Formula altresì puntualizzazioni in ordine a taluni riferimenti contenuti nelle relazioni dei deputati Anedda e Bertolini, sottolineando come i rilievi formulati dall'opposizione trovino conforto nei pareri prodotti sia dalla commissione ministeriale Pisapia sia da quella consultiva parlamentare Gallo sulla validità della vigente normativa dell'articolo 45 del codice di procedura penale. <br>
    0:30 Durata: 18 min 17 sec
  • Graziella Mascia (RC)

    Graziella Mascia (RC), nel richiamare un'autorevole parte della dottrina secondo la quale la vigente formulazione dell'articolo 45 del codice di procedura penale è totalmente conforme alle direttive contenute nella legge delega, manifesta dei dubbi sulle reali finalità del provvedimento in esame. Richiama quindi le più note vicende giudiziarie relative alle istanze di rimessione per legittimo sospetto, dalle quali si evince chiaramente l'abuso che di questo istituto è stato fatto soprattutto dai potenti per sfuggire a determinati processi. <br>Il legittimo sospetto, oltre a violare il principio del giudice naturale di cui all'articolo 25 della Costituzione sotto il profilo dello spostamento del processo in altra sede, lede altresì il principio della tassatività nelle norme penali, essendo formulato in modo dubbio ed equivoco. Ribadisce quindi la necessità di tipicizzare più puntualmente l'istituto della rimessione, che in ogni caso deve costituire un fatto eccezionale cui ricorrere solo in situazioni estremamente gravi, viste le pesanti ricadute processuali. <br>
    0:48 Durata: 9 min 45 sec
  • Pierluigi Mantini (MARGH-U)

    Pierluigi Mantini (MARGH-U), intervenendo sul primo principio emendativo, sottolinea l'evanescenza della nozione di legittimo sospetto che nel testo Cirami appare ancora più generico essendo totalmente sganciato dai riferimenti alla situazione locale e dalla non eliminabilità dei pregiudizi. Ritiene che nel testo base scompaia il carattere eccezionale e derogatorio dell'istituto, unanimemente riconosciuto da dottrina e giurisprudenza e derivante anche dal contemperamento dell'articolo 111 con l'articolo 25 della Costituzione, nonché il riferimento alle ragioni ambientali con una conseguente modifica della nozione stessa di legittimo sospetto. Nell'esprimere rilievi critici sulla decontestualizzazione del pregiudizio dell'ordine processuale dai riferimenti locali, sottolinea infine come molte proposte emendative siano finalizzate a reintrodurre nel testo l'espressione «non altrimenti eliminabili». <br>Ritiene inoltre che il testo non offra garanzie nel caso in cui le parti intendano creare ad arte una perturbazione dell'ordine processuale dando luogo ad una situazione in cui lo svolgimento del processo dipende in larga misura dalla condotta e dalla volontà degli imputati. <br>
    0:58 Durata: 16 min 41 sec
  • Aurelio Gironda Veraldi (AN)

    Aurelio Gironda Veraldi (AN), nel riconoscere al senatore Cirami il merito di aver reso noto ai più l'istituto della rimessione inserito da circa settant'anni nel codice di rito, sottolinea che esso ancora oggi ha come privilegiato destinatario l'ufficio del pubblico ministero. Osserva che il concetto non può essere tipizzato perché si sostanzia in una situazione psicologica personale. <br>Nel sottolineare che le leggi devono essere discusse prescindendo dalle persone, dichiara di non comprendere le motivazioni che hanno causato una così grande opposizione alla proposta Cirami che, in realtà, ha non ha fatto altro che tesaurizzare il contenuto di una sentenza della Corte di cassazione. Ricorda come non sia certamente la prima volta che il legislatore interviene in seguito ad una sentenza della Cassazione con provvedimenti finalizzati ad eliminare eventuali incognite contenute nei testi, sottraendo in tal modo alla Corte costituzionale l'onere di dedicarsi esclusivamente ad un'attività interpretativa della norma. <br>
    1:15 Durata: 15 min 54 sec
  • Giovanni Kessler (DS-U)

    Giovanni Kessler (DS-U), osservato che non è possibile tipizzare il concetto di legittimo sospetto, ritiene inaccettabile che dopo il 1948 possa essere inserita nel nostro ordinamento legislativo una formula così elastica. Ricordato che l'articolo 25 della Costituzione si oppone agli spostamenti di competenza di qualsiasi organo giudiziario, ritiene che non si debbano riconoscere deleghe in bianco neppure alla Corte di cassazione relativamente a concetti non tipizzabili o non chiaramente riferibili a fattispecie normative. Sottolinea inoltre che nella proposta Cirami il concetto di legittimo sospetto è avulso da qualsiasi riferimento alla situazione ambientale e non prevede la possibilità che la situazione non sia altrimenti eliminabile. <br>Nel ricordare che molte proposte emendative sono finalizzate alla tipizzazione del concetto, evidenzia che il processo viene celebrato non solo per l'imputato, ma anche per la collettività che ha diritto alla conoscenza della verità. Ribadisce infine che il legittimo sospetto appare una clausola onnicomprensiva che si presta a qualsiasi interpretazione, nonché ad essere piegata alle convenienze della politica giudiziaria del momento. <br>
    1:31 Durata: 13 min 45 sec
  • Presidente - Votazione degli emendamenti discussi

    Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Boato 1.120, Bonito 1.121, Boato 1.119, Bonito 1.122, 1.123 e 1.124, gli identici emendamenti Sinisi 1.96, Mascia 1.29 e Fanfani 1.135, Fanfani 1.137, Siniscalchi 1.7, Fanfani 1.136, Maura Cossutta 1.140, Sinisi 1.97, Maura Cossutta 1.38 e 1.139 e Fanfani 1.208. <br>
    1:44 Durata: 5 min 20 sec
  • Presidente

    Donato Bruno, presidente, passa all'esame del secondo principio emendativo enucleato, volto a tipizzare la nozione di legittimo sospetto mediante la definizione delle sue caratteristiche ovvero ad escludere che alcune specifiche situazioni possano essere configurate come cause di legittimo sospetto. <br>Ricorda che il principio suddetto è comune agli emendamenti da 1.141 a 1.207, da 1.112 a 1.222, nonché agli emendamenti 1.226, 1.227, 1.228 e 1.229. <br><strong>Esame del secondo principio emendativo volto a modificare l'art. 45 del Codice di Procedura Penale. Emendamenti interessati: dall'1.141 all'1.207 - dall'1.112 all'1.122 nonché gli emendamenti 1.126 - 1.127 - 1.128 - 1.129</strong><br>
    1:50 Durata: 1 min 27 sec
  • Gianclaudio Bressa (MARGH-U)

    Gianclaudio Bressa (MARGH-U), nel ribadire di non ritenere necessaria la modifica dell'attuale testo del codice di procedura penale, prospetta una ricostruzione storica dell'istituto della rimessione, i cui albori risalgono al codice napoleonico e la cui teorizzazione, con il termine di «legittima suspicione», si deve al Romagnosi. Si trattava di una formula vaga, perché non chiariva la sostanza del principio che voleva affermare, cioè il timore che il giudice potesse subire influssi ambientali tali da condizionarlo. Nel ricordare che tale infelice espressione ha condizionato la storia della procedura penale nell'ottocento, osserva che solo nel 1913 si giunse all'introduzione dell'espressione «gravi motivi», proprio per evitare una continua traslazione di processi, avendo la dottrina (Mortara) messo in risalto i rischi di una formula troppo generica. Nel codice del 1930 non ci si discostò dalla formula ottocentesca, ma venne meno il riferimento ai gravi motivi. <br>L'attuale codice di procedura penale ha le sue premesse nelle leggi delega del 1978 e del 1987, nella prima delle quali viene per la prima volta qualificata questa formula generica, intendendola riferita a quei casi in cui «sia pregiudicata l'autonomia morale dei partecipanti al processo». Viene reso esplicito che presupposto della rimessione è la possibilità che venga pregiudicata la libertà di autodeterminarsi dei soggetti chiamati a giudicare. <br>Rispetto a tale formulazione sia la Corte di Cassazione sia il Consiglio superiore della magistratura sollevarono obiezioni, ritenendo preferibile mantenere la formulazione originaria, oggetto di un'intensa elaborazione giurisprudenziale. Tuttavia, la commissione incaricata di redigere il nuovo codice disattese quei rilievi, osservando che la scelta compiuta aveva recuperato tutti i criteri elaborati dalla giurisprudenza nell'interpretazione dell'articolo 55 del codice. <br>Osserva pertanto che non vi fu alcuna violazione della legge delega e che la formulazione adottata nell'articolo 45 del codice di procedura penale è in sintonia con il principio del giudice naturale di cui all'articolo 25 della Costituzione. Inoltre essa ha rappresentato un significativo passo avanti rispetto alla formula viziosa ed inconcludente di «legittimo sospetto». Il legislatore delegato ha quindi tradotto nella maniera più congrua la direttiva della legge delega, con una formulazione che fa riferimento ai criteri già individuati dalla giurisprudenza. Ritiene pertanto che l'articolo 45 del codice di procedura penale costituisca quanto di meglio sia possibile immaginare per definire il concetto di legittimo sospetto. <br>Invita infine la maggioranza a prendere in considerazione le proposte emendative presentate ed a riflettere con grande attenzione prima di procedere alla modifica del codice di procedura penale relativa a questo punto, sottolineando piuttosto la necessità di dare compiuta attuazione all'articolo 111 della Costituzione ed alle riforme già avviate. <br>
    1:51 Durata: 16 min 24 sec
  • Anna Finocchiaro (DS-U)

    Anna Finocchiaro (DS-U) osserva che le motivazioni della proposta di legge in esame mostrano di non comprendere il senso della scelta operata dalla commissione ministeriale nella redazione del nuovo codice. Sembra che non si rifletta sul fatto che nel 1989 l'Italia si diede il primo codice di procedura penale dell'età repubblicana, il primo cioè che aveva come punto di riferimento una Costituzione democratica, tra l'altro una delle più avanzate in tema di tutela dei diritti individuali. Invece, i rilievi mossi dalla Corte di Cassazione e dal Consiglio superiore della magistratura risentivano di una sorta di conformismo culturale e si basavano sulla convinzione che la magistratura avesse già provveduto a tipizzare la categoria del legittimo sospetto. <br>Nel ribadire che la questione della rimessione inopinatamente ed in maniera improvvisa è assurta al rango di priorità del dibattito parlamentare, quando per anni di essa nessuno si era occupato, ritiene che nella discussione non sia stata sufficientemente approfondita un'ulteriore divergenza tra il testo del codice di procedura penale ed i contenuti della legge delega. Si chiede infatti perché i presentatori della proposta di legge non si battano anche per reintrodurre l'espressione «ordine pubblico», che pure figurava nella legge delega, come uno dei presupposti della rimessione. In realtà il legislatore del 1989 ritenne che quella espressione potesse essere sostituita dal riferimento al concetto di «sicurezza ed incolumità pubblica», più aderente ai principi costituzionali ed al quale frequentemente ha fatto ricorso la giurisprudenza repubblicana. In sostanza, la legge delega non poteva che usare termini già conosciuti, già adoperati dalla giurisprudenza, ma è altrettanto ovvio che il primo codice di procedura penale dell'Italia repubblicana non poteva che tradurre l'espressione «ordine pubblico» in un nuovo concetto più aderente ai principi costituzionali. <br>Considera quindi una finta questione quella relativa alla mancata inclusione nel nuovo codice di procedura penale dell'espressione «legittimo sospetto» che figurava nella legge delega. A suo avviso, infatti, o si ritiene che avesse un senso lo sforzo volto a produrre un codice che fosse esemplarmente, anche dal punto di vista lessicale, aderente all'impianto costituzionale, oppure si deve affermare che sarebbe preferibile compiere un passo indietro. Da questo punto di vista, considera un inutile spreco di risorse istituzionali tutta la vicenda parlamentare originata dalla proposta di legge C. 3102, in quanto il giudice che non si troverà di fronte all'attuale testo dell'articolo 45, ma di nuovo ritroverà la formula «legittimo sospetto», non potrà che ricorrere alla consolidata giurisprudenza in materia. <br>Rivolge quindi alla maggioranza un invito al ripensamento, auspicando che si chiuda quella che giudica una brutta pagina per il legislatore ordinario. <br>
    2:08 Durata: 15 min 37 sec
  • Antonio Soda (DS-U)

    Antonio Soda (DS-U) dichiara di non considerare inopportuno un intervento legislativo del Parlamento in pendenza di una sentenza della Corte costituzionale, in quanto il nodo vero della discussione attiene piuttosto alle modalità di tale intervento. <br>Ricorda che i difensori del Presidente del Consiglio e del deputato Previti hanno motivato le loro richieste di rimessione riportando una serie di fatti: la procura della Repubblica di Milano si sarebbe trasformata in un organo politico e avrebbe consentito alcune propalazioni concernenti anche notizie coperte da segreto investigativo; il procuratore generale Borrelli avrebbe rilasciato talune dichiarazioni contro gli imputati Berlusconi e Previti, mentre alcuni provvedimenti sarebbero stati assunti contra legem. La Corte di cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla scorta del vigente articolo 45 del codice di procedura penale, ha ritenuto di distinguere tra il fattore ambientale che incide sulla libera determinazione del giudizio e il legittimo sospetto come ragionevole dubbio che la gravità della situazione locale possa incidere sull'imparzialità del giudice. <br>In realtà, quand'anche si convenisse sulla sottile distinzione evidenziata dalle sezioni unite della Cassazione, il legislatore che ritenesse di dover anticipare la sentenza della Corte costituzionale dovrebbe ricercare una definizione di legittimo sospetto che rappresentasse un punto di equilibrio tra i valori dell'efficienza del processo e della terzietà e neutralità del giudice. Sarebbe infatti inammissibile una formulazione generica che ignorasse gli esiti del dibattito sviluppatosi sul tema. <br>La formulazione proposta rischia viceversa di favorire il moltiplicarsi delle istanze di rimessione, dal momento che i fatti evidenziati nelle richieste avanzate dai difensori degli onorevoli Berlusconi e Previti sono riproponibili in qualsiasi parte del paese. L'istituto del legittimo sospetto rischia di non essere affatto uno strumento di garanzia nel momento in cui si preclude la possibilità ad un magistrato di esprimere la sua opinione quando sia in contrasto con il potere. Ritiene pertanto che la formulazione generica di legittimo sospetto sia suscettibile di aprire il varco ad usi strumentali. <br>
    2:23 Durata: 16 min 13 sec
  • Nino Mormino (FI)

    Nino Mormino (FI) non ritiene che il problema della tipizzazione abbia una reale consistenza, in quanto il legittimo sospetto risponde ad una concreta categoria concettuale sul piano letterale e giuridico; la libertà della determinazione attiene, al contrario, alle ragioni che determinano il sospetto, la cui tipizzazione è determinata da una situazione che lo legittima. <br>Pertanto, nell'ambito del principio del giudice naturale posto a garanzia del cittadino, una volta individuate le possibili tipizzazioni, è stato individuato un margine rispetto a categorie non definitivamente tipizzabili afferenti a situazioni che possono turbare la neutralità del magistrato. Analogamente l'articolo 36 del codice di procedura penale, relativamente all'astensione, indica, accanto a categorie tipizzate, alcuni concetti generali ed astratti di copertura. <br>Resta comunque fermo il fatto che, sebbene l'imputato possa proporre una deroga al principio del giudice naturale, spetta al giudice medesimo - la Corte di cassazione - determinare se la legittimità del sospetto sia ravvisabile. <br>
    2:39 Durata: 6 min 47 sec
  • Presidente - Votazione degli emendamenti discussi

    Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Maura Cossutta 1.141, 1.142, 1.143, Cento 1.144, 1.145, Mascia 1.146, 1.147, 1.148, 1.149, 1.150, 1.151, 1.152, Bressa 1.153, Mascia 1.154, Russo Spena 1.155, 1.156, 1.157, 1.158, 1.159, 1.160, 1.161, 1.162, Buemi 1.163, 1.164, 1.165, 1.166, 1.167, 1.168, 1.169, 1.170, 1.171, 1.172, 1.173, 1.176, 1.178, Pistone 1.179, Bressa 1.180, 1.181, 1.182, 1.183, 1.184 e 1.185. <br>Marco Boato (Misto-Verdi-U) dichiara di astenersi sull'emendamento Bressa 1.186. <br>Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Bressa 1.186, 1.187, 1.188, Leoni 1.189, 1.190, 1.192, 1.193, 1.194, Boato 1.195, 1.196, 1.197, 1.198 e 1.199. <br>Giovanni KESSLER (DS-U) dichiara di astenersi sull'emendamento Boato 1.200. <br>Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Boato 1.201, 1.202, Bonito 1.203, 1.206, 1.207, Fanfani 1.2012, 1.213, 1.214, Maura Cossutta 1.215, 1.216, 1.217, 1.218, 1.219, 1.220, 1.221, 1.222, 1.223, 1.226, 1.227, 1.228, 1.229. <br>
    2:46 Durata: 18 min
  • Marco Boato (Misto-Verdi-U) - Presidente

    Marco Boato (Misto-Verdi-U) chiede chiarimenti in merito alle modalità di votazione degli emendamenti non riconducibili a principi emendativi.<p>Donato Bruno (FI) precisa, come già comunicato in precedenza, che gli emendamenti non riconducibili a principi emendativi saranno votati in via riassuntiva mediante la votazione sul mantenimento del singolo comma. <br>Rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta di domani, convocata alle ore 9.30. <p>La seduta termina alle 18h20. <br>
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