27 NOV 2002

Istruzione Pubblica: Seguito Audizione Moratti nell'indagine sulla politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 32 min

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Seguito dell'indagine conoscitiva sullo stato di attuazione del decreto legislativo 5 giugno 1998, n.

204, recante norme sul coordinamento, la programmazione e la valutazione della politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica: seguito dell'audizione del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Letizia Moratti.

Registrazione audio di "Istruzione Pubblica: Seguito Audizione Moratti nell'indagine sulla politica nazionale relativa alla ricerca scientifica e tecnologica", registrato mercoledì 27 novembre 2002 alle 00:00.

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  • Vittoria Franco (DS-U)

    Riprende l'audizione sospesa nella seduta del 6 novembre scorso nel corso della quale, ricorda il Presidente, il ministro Letizia Moratti ha svolto il suo intervento introduttivo. Dichiara quindi aperto il dibattito.<p>La senatrice Vittoria Franco prende atto che le Linee guida sulla politica scientifica e tecnologica approvata dal CIPE lo scorso aprile rappresentano uno sforzo positivo in favore del settore. Osserva tuttavia che esse rischiano di restare inapplicate a cause degli scarsi finanziamenti assicurati. Nel corso delle audizioni svolte con riferimento allo schema di riparto del Fondo ordinario per gli enti di ricerca, è infatti emerso con chiarezza che tutti gli enti di ricerca hanno ricevuto, per il 2002, un ammontare di risorse di gran lunga inferiore a quello prefigurato nelle precedenti proiezioni, il che rende impossibile mantenere la prevista programmazione. Analogamente, non sembra confermato l'incremento di investimenti per la ricerca deliberato dal CIPE lo scorso aprile, che avrebbe consentito di innalzare la quota percentuale del PIL in favore della ricerca dall'attuale 0,6 allo 0,75, quale primo passo verso l'obiettivo dell'1 per cento nell'arco della legislatura. L'Italia si pone così in netta controtendenza rispetto agli altri Paesi industrializzati che, pur in presenza di congiunture economiche difficili, sono riusciti comunque ad incrementare gli stanziamenti per la ricerca. Tali scelte rischiano di mortificare l'entusiasmo per la ricerca che pure anima il Paese, che difatti dispone di numerosi centri di eccellenza. La progressiva contrazione di risorse va del resto a detrimento delle strutture, dei laboratori e degli istituti. Altro tema su cui la senatrice richiama l'attenzione è il progressivo invecchiamento dei ricercatori, reso ancor più drammatico dal perdurante blocco delle assunzioni. Investire nella ricerca equivale infatti ad investire in risorse umane, atteso che la giovane età dei ricercatori risulta essere una componente essenziale per conseguire risultati significativi. Come ebbe a dire il professor Giacconi, recentemente insignito del Premio Nobel, occorre puntare tanto sulla qualità quanto sul numero dei ricercatori per raggiungere una massa critica idonea allo svolgimento di una ricerca degna di questo nome. Il disinvestimento in atto mortifica invece la ricerca di base, come testimoniato anche dalle scelte operate dalle Linee guida, che valorizzano assai più la ricerca applicata destinata alle imprese rispetto alla prima che pure ne rappresenta il presupposto indispensabile. <br>La senatrice esprime poi preoccupazione per i segnali che le pare di registrare nel senso dell'instaurazione di un controllo politico sulla ricerca, confermato fra l'altro dai vincoli di bilancio imposti all'assunzione dei professori universitari. Ella ritiene che tale meccanismo autorizzatorio in capo al Ministro dell'economia svilisca il controllo della comunità scientifica e finisca per prefigurare uno spoil system che nel settore della ricerca - libero per eccellenza - non può avere motivo di esistere.<br>Ella si sofferma quindi sulle difficoltà determinate dalle recenti modifiche alla normativa sull'immigrazione in tema di scambi internazionali fra ricercatori, che incontrano crescenti impedimenti all'ingresso in Italia. <br>Conclude lamentando un'insufficiente attenzione alla ricerca in campo sanitario e farmaceutico. Al riguardo, richiamando la moratoria delle ricerche sugli embrioni e le cellule staminali di cui il ministro Moratti ha dato conto nella sua esposizione introduttiva, osserva che a suo giudizio le questioni etiche non dovrebbero interferire con la ricerca, con particolare riferimento a quella di base. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h40<br>Presidenza del Presidente <strong>Franco Asciutti</strong><p>Osservazioni e quesiti dei Commissari<br>
    0:00 Durata: 12 min 27 sec
  • Luciano Modica (DS-U)

    Il senatore Modica, premesso di incentrare il suo intervento sugli enti pubblici di ricerca, più propriamente oggetto dell'indagine conoscitiva in corso rispetto alle altre tradizionali sedi della ricerca, riconosce che le Linee guida rappresentano un oggettivo passo avanti nella politica scientifica e tecnologica del Governo. Osserva tuttavia che né le Linee guida né l'intervento del ministro Moratti di esordio dell'indagine conoscitiva contengono una analisi puntuale dello stato di crisi degli enti di ricerca che, a suo giudizio, non è una crisi di temi né di qualità della ricerca. Si tratta, al contrario, del fallimento registrato dai decreti legislativi n. 204 del 1998 e, indi, n. 297 del 1999 a conseguire gli obiettivi prefissati. Se infatti prima della riforma mancava una precisa individuazione degli obiettivi della rete pubblica di ricerca, ora il panorama pare addirittura peggiorato. E' dunque compito dell'indagine conoscitiva in corso analizzare i motivi della crisi ed individuare soluzioni normative idonee a superarli.<br>Al riguardo, egli individua tre profili cruciali. Anzitutto, ritiene che la governance del sistema sia insufficiente rispetto alle esigenze di flessibilità e responsabilità che provengono dal confronto internazionale. In questo senso, il decreto n. 204 ha perduto, nel corso dell'iter, gli stimoli iniziali di prefigurare un nuovo modello di governance per confermarne invece uno piuttosto datato, caratterizzato da consigli di amministrazione inadatti allo scopo ed una totale assenza di coinvolgimento dei ricercatori nelle linee di sviluppo dell'ente. Nel settore della ricerca, appare invece essenziale, nell'interesse stesso dell'ente, valorizzare le competenze interne atteso che spesso i ricercatori non sono solo addetti alla ricerca ma anche i responsabili unici della stessa. <br>In secondo luogo, occorre porre particolare attenzione alla valutazione della qualità della ricerca. In questo senso, il modello delineato dal Ministro nella sua esposizione introduttiva - articolato sostanzialmente in due fasi, di cui una interna ed una esterna - rappresenta il metodo tradizionale che rischia tuttavia di essere introdotto in Italia quando all'estero inizia ad essere abbandonato in quanto inadatto ad assicurare un'efficace valutazione. In questo campo, i modelli fissi appaiono del resto inidonei, stante il carattere dinamico della valutazione. <br>E' infine basso, prosegue il senatore Modica, il livello di conoscenza del sistema, in assenza di approfonditi studi, ricerche ed analisi di settore.<br>Quanto alle ipotesi di riforma, egli osserva che l'attuale panorama degli enti di ricerca, assai variegato, soffrirebbe nel caso di una eccessiva semplificazione. Le pur legittime esigenze di razionalizzazione non devono dunque, a suo giudizio, ridursi ad una schematica semplificazione, confermando al contrario una varietà di approcci e masse critiche che consenta il migliore sviluppo della ricerca. A tale riguardo, egli si esprime criticamente sulla norma, contenuta nel disegno di legge finanziaria attualmente all'esame del Senato, che prevede la soppressione degli enti inutili, fra cui potenzialmente anche alcuni enti di ricerca. <br>Egli si esprime poi in senso contrario alla tradizionale divisione del sistema della ricerca in reti: enti pubblici, università, imprese private. Si tratta, a suo giudizio, di una classificazione di comodo, laddove invece il sistema deve essere considerato nella sua interezza con l'applicazione di metodi di analisi simili. Né può in alcun modo condividersi l'affermazione secondo cui l'università forma ricercatori, che poi presteranno la propria attività di ricerca altrove. Al contrario, l'università è e deve restare sede di ricerca così come gli enti di ricerca sono e devono restare sede di formazione. <br>Analogamente, egli dissente dalla tradizionale distinzione fra la ricerca di base e la ricerca applicata. Preferisce invece distinguere fra una ricerca liberamente proposta dal ricercatore ed un'altra, orientata da esigenze esterne al sistema, entrambe comunque comprese in una rete unitaria e in equilibrio fra loro. Del resto, quando il Ministro rivendica i significativi finanziamenti assicurati al Fondo per gli investimenti nella ricerca di base (FIRB), non va dimenticato che nell'ambito di tale Fondo sono finanziate anche ricerche orientate a scelte di sistema. <br>L'indagine conoscitiva in corso è altresì, prosegue il senatore Modica, l'occasione per ripensare al modello di ricerca affermatosi in Europa che, attraverso i Programmi Quadro, ha scelto di finanziare la ricerca orientata alla competitività in termini occupazionali. Pur dando atto al Ministro di essersi inserita in tale prospettiva nel senso di favorire i settori propri dell'industria italiana, osserva che se tale impostazione si trasferisce dal livello europeo anche a quello nazionale e regionale, vi è l'evidente rischio di una concentrazione degli interventi su un ristretto numero di aree. L'assenza di un'anagrafe della ricerca aggrava, sotto questo profilo, i rischi di deformazione della ricerca e impone una riflessione di carattere politico. Occorre infatti delineare una politica nazionale che introduca elementi di correzione affinchè il doppio canale (europeo e regionale) non comprima e determini anche il canale nazionale. Non va infatti dimenticato che vi sono molti settori di intervento, fra cui cita a titolo di esempio quello chimico, che non rientrano nelle grandi aree in cui si sommano gli interventi europei, nazionali e regionali. Nell'accennare altresì alle discipline umanistiche, sollecita un riordino del sistema nazionale della ricerca che tenga conto dei valori che lo Stato nazionale è chiamato a difendere in un quadro di scelte politiche definite. <br>
    0:12 Durata: 24 min 23 sec
  • Giampaolo Vittorio D'Andrea (Mar-DL-U)

    Il senatore D'Andrea rileva che l'indagine conoscitiva sulla ricerca ha preso l'avvio proprio in concomitanza con il dibattito sulla manovra finanziaria, che ha investito ed investe a pieno titolo i temi della ricerca. Una riflessione approfondita sul sistema della ricerca non può infatti andare disgiunta da un'analisi della gestione politica e finanziaria del settore e lo stesso riordino degli enti di ricerca prende le mosse dalla manovra finanziaria dello scorso anno. Soffermandosi quindi preliminarmente sul tema delle risorse, egli dichiara di condividere l'obiettivo del Governo di incrementare, nell'arco della legislatura, la quota percentuale del PIL in favore della ricerca dall'attuale 0,6 all'1 per cento. Osserva tuttavia che l'attuale manovra finanziaria non incrementa le risorse pubbliche da destinare alla ricerca e che, in mancanza di risorse ordinarie, non sono neanche stanziate risorse straordinarie come era invece avvenuto con la scorsa manovra finanziaria. A suo giudizio occorre invece scegliere quanto meno uno dei due possibili canali di finanziamento (ordinario o straordinario), pena l'evidente impossibilità di raggiungere il predetto obiettivo dell'1 per cento del PIL in favore della ricerca nel 2006. In tal modo verrebbero tuttavia meno non solo il mantenimento dell'Italia nel gruppo di testa dei Paesi industrializzati, ma anche l'indispensabile supporto ad una trasformazione del Paese finalizzata alla competitività.<br>Richiamando poi la 1a Giornata della ricerca, organizzata proprio oggi dalla Confindustria, egli dà conto delle sollecitazioni avanzate in quella sede al fine di rendere credibile il processo di avvicinamento all'obiettivo dell'1 per cento attraverso un aumento proporzionale delle risorse nelle manovre finanziarie annuali. Non va infatti dimenticato che l'attuale disegno di legge finanziaria riguarda il 2003 ma contiene le proiezioni per il triennio 2003-2005. A meno di non immaginare una concentrazione delle risorse nel 2006, occorre pertanto avviare fin da questa manovra finanziaria un correttivo all'andamento della spesa pubblica per la ricerca o un meccanismo di rafforzamento dei finanziamenti. In caso contrario, il risultato diventerebbe del tutto irraggiungibile. Passando ad una riflessione sul compito dell'intervento pubblico in una strategia complessiva di bilancio del settore, egli ricorda che nell'ambito della summenzionata Giornata per la ricerca è stato chiesto con vigore che il Governo definisse la missione pubblica della ricerca, quale elemento indispensabile per alimentare la ricerca privata. A fronte di tale richiesta, il Ministro si è tuttavia limitato a fornire rassicurazioni sulle nuove opportunità offerte dalle Linee guida in termini di incentivi e benefici per la ricerca privata. Occorrerebbe invece definire con chiarezza le responsabilità sia della ricerca pubblica che di quella privata, in uno sforzo comune volto al raggiungimento degli obiettivi di competitività. Occorrerebbe, in altre parole, un messaggio di centralità, in favore di un'organizzazione del sistema che incentivasse la propensione alla ricerca e stimolasse l'iniziativa privata in termini di complementarietà rispetto a quella pubblica. Solo in questo senso si può prefigurare un effettivo riordino degli enti di ricerca, tanto più in considerazione delle implicazioni di carattere costituzionale relative, da un lato, all'autonomia della ricerca e, dall'altro, al nuovo Titolo V della Costituzione. <br>Egli ritiene pertanto l'attuale dibattito prioritario rispetto all'effettivo riordino degli enti di ricerca ed in tal senso sollecita il Ministro a chiarire il proprio pensiero strategico sulla ricerca, al fine di costruire un disegno organico. In particolare, egli ritiene estremamente dannosa per gli enti di ricerca una situazione di incertezza istituzionale e precarietà che rende difficile ogni forma di programmazione. Nel corso delle audizioni svolte con riferimento allo schema di riparto del Fondo per gli enti di ricerca, è d'altronde emerso con chiarezza l'appello bipartisan per il mantenimento dell'autonomia e indipendenza tanto degli istituti quanto dei ricercatori. <br>
    0:36 Durata: 21 min 23 sec
  • Giuseppe Gaburro (UDC:CCD-CDU-DE)

    Il senatore Gaburro registra con soddisfazione il proposito del Governo di incrementare le risorse destinate alla ricerca nell'arco della legislatura, nonché l'impegno profuso per il riordino degli enti di ricerca. Giudica poi positivamente l'indagine conoscitiva in corso quale occasione di riflessione e di miglioramento organizzativo.<br>Si sofferma quindi sul rapporto fra ricerca ed etica, condividendo l'attenzione posta dal Ministro alla questione morale. Con particolare riferimento alla produzione di embrioni, ritiene che essa non possa in alcun modo essere strumentale, neanche a fini di ricerca pura.<br>Quanto ai ricercatori, egli sollecita l'adozione di politiche che ne consentano un'assunzione stabile e graduale nel tempo, al fine di non disperdere le energie del Paese né imporre condizioni di precarietà iniziale e prolungata. Gli investimenti pubblici nella ricerca risultano del resto assai più produttivi degli investimenti in molti altri settori. Né va dimenticato che si registrano ora le conseguenze di una politica ottusa che, negli ultimi dieci anni, ha assicurato ben pochi investimenti nelle grandi imprese. <br>
    0:58 Durata: 9 min 55 sec
  • Albertina Soliani (Mar-DL-U)

    La senatrice Soliani, nel sottolineare come il tema della ricerca sia in questi giorni all'attenzione del Paese (e al riguardo segnala l'iniziativa ad hoc organizzata per la giornata di domani dalle forze politiche che si riconoscono nell'Ulivo), richiama l'opportunità che l'indagine conoscitiva in atto si ponga un obiettivo più ambizioso della mera conoscenza - per quanto approfondita - del sistema della ricerca in senso stretto. A suo avviso, infatti, il vero interesse politico dell'indagine sta nella verifica del rapporto esistente tra coloro che hanno attualmente la responsabilità della guida del Paese, o quanto meno i membri dell'Esecutivo competenti in materia, e il sistema della ricerca. Al tempo stesso, per comprendere quali siano gli elementi che contraddistinguono tale rapporto occorrerà inevitabilmente acquisire anche l'opinione di esponenti della società civile che rappresentino settori interessati all'attività di ricerca. Solo così, infatti, si potrà capire al servizio di quali obiettivi debba essere posta la ricerca.<br>Attraverso un procedimento conoscitivo di questo tipo, in altri termini, si potranno acquisire gli elementi necessari per avviare una strategia di rafforzamento della coesione fra i diversi comparti che debbono contribuire allo sviluppo dell'attività di ricerca, ovviando alle carenze che attualmente presenta il rapporto tra questo specifico settore e la classe dirigente del Paese. Del resto, l'Italia e l'Europa si giocano il loro futuro anche sul piano della ricerca scientifica e spetta pertanto alle forze politiche imprimere un impulso che sia in grado di scuotere e risvegliare una struttura sociale, che viceversa - proprio sotto il profilo della ricerca e del progresso scientifico - appare attualmente chiusa e ripiegata su se stessa. E' necessario cioè porre rimedio a una realtà, nella quale i luoghi deputati a tale attività non riescono ad attrarre né cervelli, né idee, e in cui la caduta dei livelli di ricerca si registra tanto nel settore pubblico che in quello privato.<br>Inoltre, poiché tutto si tiene, dallo spazio di libertà e dall'efficacia operativa che si riuscirà ad assicurare all'attività di ricerca dipendono la stessa libertà del Paese intesa in senso complessivo e il rafforzamento delle sue istituzioni democratiche. E' pertanto indispensabile approfondire la conoscenza di alcuni nodi politici che ruotano attorno alle questioni della ricerca e che oggi si identificano emblematicamente nel confronto dialettico che oppone il ministro Moratti al collega titolare dell'Economia e delle finanze. In particolare, a confrontarsi sono due diverse prospettive che affidano la soluzione dei problemi della ricerca rispettivamente al reperimento di risorse di natura strutturale oppure all'adozione di misure a carattere congiunturale. Ad esempio, la proposta di incamerare fondi grazie alla cosiddetta tassa sul fumo rispecchia un'ipotesi di tipo residuale, oltre che incoerente nelle sue finalità sociali, dal momento che i maggiori introiti dipenderebbero in tal caso da un incremento del numero dei fumatori nel Paese. Nel contempo, sarà opportuno chiarire in che modo il rapporto tra i responsabili politici competenti per il settore della ricerca sia interrelato a sua volta con il sistema Paese e pertanto dovrà essere acquisito l'orientamento dei principali soggetti sociali interessati alla materia, a cominciare dalla Confindustria.<br>La senatrice svolge infine alcune riflessioni sul sistema di istruzione, che dovrebbe essere riordinato non tanto sotto il profilo dell'organizzazione interna dei cicli, ma dal punto di vista dei complessivi risultati culturali a cui la scuola consente di pervenire. Ma un approccio che abbia queste caratteristiche sarà reso possibile, ad avviso della senatrice, solo laddove il percorso formativo scolastico venga a pieno titolo inserito nel sistema della ricerca. Non è sufficiente cioè introdurre meccanismi di valutazione continua, né avviare ulteriori sperimentazioni, se non si rende la scuola un luogo di ricerca, inserito all'interno di un circuito che comporti conseguentemente l'elevamento della qualità del servizio erogato e garantisca la migliore formazione delle giovani generazioni.<br>Ella cita quindi l'ultimo rapporto dell'UNICEF, dal quale si ricava che, per livelli di istruzione, i giovani italiani sono agli ultimi posti della graduatoria dei Paesi industrializzati. In tal senso, appare fondamentale attrarre il sistema di istruzione all'interno del comparto della ricerca, anche come strategia per salvaguardare la scuola italiana dal duplice attacco cui viene attualmente sottoposta da un lato in ragione della costante contrazione delle risorse ad essa destinate, dall'altro a causa del processo di devoluzione che minaccia di far scomparire l'ordinamento scolastico di livello nazionale. Per tali ragioni risulta particolarmente opportuno che questo appello venga raccolto da un Ministro competente sia per il settore dell'istruzione che per quello della ricerca.<br>Il seguito del dibattito è quindi rinviato. <br>
    1:08 Durata: 15 min 35 sec
  • Presidente

    Il presidente Asciutti comunica che il rapporto dell'UNICEF sulla disparità nell'istruzione nei paesi industrializzati è attualmente disponibile in lingua inglese. Assicura peraltro che ne richiederà tempestivamente una traduzione italiana ai competenti uffici del Senato.<br>Prende atto la Commissione.<br>La seduta termina alle 16h00. <br>
    1:23 Durata: 9 min 2 sec