12 FEB 2003

Vigilanza Rai: Seguito dell'audizione del direttore generale della RAI

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 3 ore 37 min

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Seguito dell'audizione del direttore generale della RAI.

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Seguito dell'audizione del direttore generale della RAI", registrato mercoledì 12 febbraio 2003 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 3 ore e 37 minuti.
  • Presidente

    Riprende l'audizione del direttore generale della RAI sospesa nella seduta del 5 febbraio 2003.<br>Il presidente Petruccioli fa presente che nella scorsa seduta alcuni degli oratori intervenuti avevano sollecitato il direttore generale Saccà ad assicurare la ripresa in diretta della manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 15 febbraio per la giornata mondiale della pace. <br>Il Presidente fa altresì presente che, contemporaneamente, numerosi parlamentari gli avevano inviato una lettera in cui gli chiedevano formalmente di fare una richiesta alla RAI in tal senso.<br>In data 11 febbraio il direttore generale Saccà gli ha comunicato che il Consiglio di Amministrazione nella seduta del 6 febbraio 2003 ha deliberato di non concedere la suddetta ripresa televisiva diretta.<br>Al di là del merito, il Presidente osserva che questa risposta ripropone la questione, a suo parere non risolta in maniera chiara e soddisfacente, dei titolari del potere decisionale all'interno della RAI.<br>In precedenti audizioni, infatti, i vertici dell'azienda hanno affermato, anche per giustificare le difficoltà che incontrava la soluzione del problema della collocazione in RAI dei programmi di Michele Santoro, che i Direttori di rete godono di una assoluta autonomia nella formazione dei palinsesti, salvo il potere di coordinamento del Direttore generale. In altra occasione, e sempre con riferimento alla stessa vicenda di Michele Santoro, si è affermata l'esistenza di un potere del Direttore generale di non consentire una determinata collocazione in palinsesto.<br>Infine, oggi si dice che la decisione sulla diretta televisiva è stata assunta dal Consiglio di Amministrazione, il che non può non suscitare qualche perplessità ove si rifletta sul fatto che l'articolo 3 della legge n. 206 del 1993 che, al comma 3, dispone che «il Direttore generale assicura, in collaborazione con i Direttori di rete e di testata, la coerenza della programmazione radiotelevisiva con le linee editoriale formulate dal Consiglio».<br>Del resto questo problema del soggetto a cui sono attribuiti i poteri decisionali riveste una particolare importanza rispetto ad alcune vicende che hanno occupato la cronaca di queste settimane, come quella relativa alla mancata conclusione del contratto con Giuliano Ferrara o quella concernente la ventilata risoluzione del rapporto di collaborazione con Alda d'Eusanio. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h15<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 12 min 29 sec
  • Riccardo Minardo (FI)

    Il senatore Minardo esprime apprezzamento per i brillanti risultati aziendali testimoniati dalla relazione del direttore generale Saccà e si associa alle considerazioni svolte nella seduta precedente dai colleghi Butti e Lainati. <br>Egli si fa quindi interprete di una questione sollevata dall'Associazione nazionale dei ciechi circa una insufficiente attenzione nei messaggi di comunicazione sociale alle esigenze dei fruitori privi di vista.<br>Il senatore Minardo chiede altresì al direttore generale Saccà di conoscere se siano state adottate iniziative per risolvere il problema, da più parte segnalato, della difficoltà di ricezione di RAI INTERNATIONAL in Canada. <p>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:12 Durata: 4 min 8 sec
  • Vittorio Pessina (FI)

    Anche il senatore Pessina si associa alle valutazioni positive espresse da numerosi colleghi di maggioranza sui risultati finora conseguiti dall'attuale gestione della RAI, in particolare sul piano delle relazioni industriali grazie alla recente conclusione di quattro difficili rinnovi contrattuali. <br>L'oratore chiede quindi, pur consapevole che l'istruttoria disciplinare è tuttora in corso, quali siano gli orientamenti dell'azienda per quanto riguarda il comportamento del dottor Bendicenti, comportamento la cui gravità è tale da richiedere a suo parere l'adozione di una sanzione radicale. <br>Il senatore Pessina chiede altresì al Direttore generale di conoscere quali siano stati i motivi della mancata conclusione dell'accordo fra la RAI e Giuliano Ferrara, che avrebbe sicuramente rappresentato un importante acquisto per l'azienda pubblica e avrebbe consentito di colmare con soddisfazione generale il vuoto determinato dall'uscita di Enzo Biagi. <br>
    0:16 Durata: 5 min 26 sec
  • Michele Bonatesta (AN)

    Il senatore Bonatesta ricorda che in una recente lezione tenuta all'Università della Calabria il direttore generale Saccà aveva definito la televisione come un medium amorale. <br>Avendo lui avuto occasione di criticare sulla stampa questa affermazione, il direttore generale Saccà aveva ritenuto di dover replicare con una disquisizione terminologica sulla distinzione, che in realtà è chiara a tutti, fra il significato dell'aggettivo «amorale» e dell'altro «immorale».<br>È evidente che nessuno intende affermare che la RAI persegua l'immoralità; vi è tuttavia da chiedersi che cosa pensi il direttore generale Saccà delle critiche che vengono dal Consiglio di Amministrazione della RAI e dal suo Presidente ad una televisione di bassa qualità, priva di contenuti e che non si preoccupa di rispettare gli spettatori e le loro convinzioni morali: la rinuncia della RAI a perseguire obiettivi di qualità è testimoniata da scelte come la partecipazione al Festival di Sanremo delle T.A.T.U. - due giovanissime cantanti russe che, grazie ad una precisa campagna mediatica, sono assurte ad icona del lesbismo e della pedofilia - ovvero la mancata cancellazione del programma di Alda D'Eusanio, retribuita peraltro con un contratto la cui entità - un miliardo e settecento milioni di vecchie lire all'anno - è sicuramente questo sì immorale, e della quale sarebbe opportuno il licenziamento. <br>
    0:22 Durata: 10 min 13 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    Il senatore Falomi rileva in primo luogo come la decisione del Consiglio di Amministrazione della RAI di non consentire la ripresa diretta della manifestazione per la pace, sia una ennesima testimonianza del fatto che quest'organo, o quel che ne resta, è del tutto incapace di garantire il rispetto del pluralismo. <br>Egli si chiede infatti quale criterio, se non la volontà di non dare spazio ad una manifestazione perché non conforme agli orientamenti politici assunti dal Governo sulla questione della guerra all'Iraq, possa spiegare il rifiuto a dare lo stesso tipo di copertura informativa di quella a suo tempo concessa, ad esempio, alla manifestazione di solidarietà con gli Stati Uniti promossa dal quotidiano «Il Foglio». <br>Il senatore Falomi si sofferma quindi sulla questione della sostituzione di tutti gli inviati della RAI all'estero. Non si era mai verificato in passato che gli inviati venissero tutti contemporaneamente revocati, e sarebbe importante sapere se in qualche modo questa decisione possa essere anche collegata ad una volontà di restaurare una vecchia prassi - fortunatamente abbandonata dalla RAI da molti anni - di richiedere per gli inviati il «gradimento» del Governo del paese ospite.<br>Appare poi particolarmente sconcertante che nell'ambito di questa radicale riorganizzazione delle redazioni estere si proponga la soppressione della redazione dei Balcani, dove pure sono presenti ben diecimila soldati italiani, circostanza questa che da sola dovrebbe far considerare tale area di interesse preminente. <br>Il senatore Falomi chiede poi di conoscere la valutazione del Direttore generale circa la grave situazione che si sta determinando nella redazione del TG della Lombardia, situazione che ha provocato proteste e agitazione da parte di tutti i giornalisti.<br>A suo parere non è accettabile che la RAI non ritenga di dover rispondere ad una sorta di schedatura delle opinioni politiche dei giornalisti del TG Lombardia proposta dal quotidiano La Padania, così come non è tollerabile che un consigliere di amministrazione della RAI, il dottor Albertoni, definisca sprezzantemente come manifestazione della «cultura del piagnisteo» il fatto che il TG regionale della Lombardia abbia aperto una sua edizione con la notizia di un incidente sul lavoro che ha ucciso una persona e ne ha ferite gravemente altre due; lo stesso dottor Albertoni, poi, in un'intervista a «La Padania» preannuncia i suoi piani per la riorganizzazione del settore culturale del TG regionale della Lombardia senza che nulla ne sappiano gli operatori interessati.<br>Il senatore Falomi fa presente altresì che anche il centro di produzione RAI di Milano sembra in questo periodo colpito da una volontà di ridimensionamento, che ha determinato la soppressione di numerosi programmi, e l'affidamento ad appalti esterni della realizzazione di programmi come «L'eredità» e «Bulldozer».<br>Il senatore Falomi infine si sofferma sulla questione, da più parti sollevata della progressiva marginalizzazione dell'informazione parlamentare, che oltretutto riscuote invece un notevole interesse di pubblico. <br>
    0:32 Durata: 15 min 36 sec
  • Giuseppe Scalera (Mar-DL-U)

    Il senatore Scalera esprime in primo luogo vive perplessità sulla fondatezza dell'ottimismo manifestato dal direttore generale Saccà circa l'andamento e il successo di pubblico delle trasmissioni della RAI. <br>In realtà la RAI ha sofferto nel corso del 2000 e nel primo mese di quest'anno di una significativa perdita di posizioni nel prime time, aggravata dall'evidente crisi di RAIDUE che per la prima volta nella storia della televisione viene sorpassata da Italia Uno, ormai stabilmente la terza rete nazionale.<br>Dopo aver chiesto chiarimenti sulla vicenda relativa alla mancata partecipazione di Monica Lewinsky a due trasmissioni della RAI, il senatore Scalera chiede al Direttore generale chiarimenti circa il ruolo che si intende attribuire alla redazione di Palermo nella realizzazione dei programmi di Rai Med, nonché sulle decisioni che sono state assunte relativamente alla collaborazione di Alda D'Eusanio. <br>
    0:47 Durata: 7 min 5 sec
  • Michele Lauria (Mar-DL-U)

    Il senatore Lauria, nell'associarsi all'ultima richiesta formulata dal senatore Scalera, esprime poi un certo stupore per la veemenza con cui alcuni colleghi hanno chiesto punizioni estreme ed esemplari per il dottor Bendicenti, il che costringerebbe i dirigenti della RAI ad immaginare sanzioni mostruose ed inusitate per casi ben più gravi. <br>L'oratore osserva poi che il comportamento del presidente Baldassarre appare una volta di più estremamente contraddittorio.<br>Il presidente della RAI infatti ribadisce in ogni occasione di voler promuovere il pluralismo come valore guida delle linee editoriali della RAI, propone un piano culturale che sembra estremamente vicino alle proposte del cardinale Ruini, che hanno come tema centrale la promozione della cultura della pace, e poi decide di non consentire la ripresa diretta della manifestazione del 15 febbraio, una scelta che non sembra ispirata né ai valori del pluralismo, né a quelli della pace.<br>Il senatore Lauria chiede quindi chiarimenti al dottor Saccà sulla assunzione in qualità di dirigente della RAI di un ex manager di Mediaset, il dottor Gorla, nonché sull'entità della liquidazione riconosciuta al vicedirettore dottor Iasi per la risoluzione di un rapporto di collaborazione durato appena due mesi, e che sembra essere di un miliardo e mezzo di vecchie lire. <br>
    0:54 Durata: 8 min 34 sec
  • Celestino Pedrazzini (LP)

    Il senatore Pedrazzini chiede al direttore generale Saccà alcuni chiarimenti sulle attività produttive che la RAI continua ad appaltare all'esterno, in apparenza anche oltre la misura suggerita dal perseguimento di obiettivi di economicità. <br>Egli si sofferma quindi sull'annuncio dato dal presidente Baldassarre della decisione ormai assunta di procedere alla costruzione del complesso di Saxa Rubra Due. Senza voler entrare nel merito di una decisione che ha sicuramente delle valide ragioni industriali, egli chiede di sapere se essa sia stata assunta tenendo conto di una più ampia strategia di decentramento e regionalizzazione delle attività produttive dell'azienda. <br>
    1:03 Durata: 3 min 21 sec
  • Alfonso Pecoraro Scanio (Misto-Verdi-U)

    Il deputato Pecoraro Scanio si sofferma in primo luogo sull'irrisolta questione del Consiglio di amministrazione della RAI, sulla quale sarebbe opportuno sapere se siano maturati nuovi intendimenti da parte dei Presidenti delle Camere, dopo che essi avevano dato risposte certamente tutt'altro che convergenti alle richieste di chiarimenti formulate nello scorso mese di dicembre dal presidente Petruccioli. <br>L'anomala situazione del Consiglio di amministrazione sembra ormai cristallizzata e indiscrezioni provenienti da settori della maggioranza fanno intravedere un rinvio della soluzione del problema a dopo le elezioni amministrative, quando il centro destra avrà probabilmente risolto i propri problemi interni, cosicché la sostituzione o l'integrazione del Consiglio di amministrazione vengono fatte dipendere - grazie a un mercato trasversale di posti di potere che non ha equivalenti nemmeno nei momenti peggiori della prima Repubblica - alla trattativa su questa o quella Presidenza di regione o di provincia.<br>In secondo luogo egli si sofferma sulla decisione del Consiglio di amministrazione che peraltro dalla lettera inviata al presidente Petruccioli sembra stata condivisa dal direttore generale, di non concedere la ripresa diretta alla manifestazione per la pace.<br>Questa decisione sembra testimoniare l'ormai definitiva perdita di autonomia dell'azienda. Ci si trova in realtà davanti ad una grande manifestazione popolare che, come testimoniano i risultati di tutti i sondaggi, anche di quelli compiuti dagli istituti di ricerca più vicini al Governo, rispecchia una opinione sulla guerra condivisa da una maggioranza dei cittadini così grande da includere necessariamente anche una netta maggioranza degli elettori del centro destra. Il solo fatto però che questa manifestazione trasmetta un messaggio diverso da quello che il Governo intende far passare attraverso i media sulla necessità della guerra induce la RAI ad una sorta di censura; c'è il rischio che, di censura in censura, si possa arrivare perfino ad oscurare i messaggi del Santo Padre quando esprimono una netta opzione contro la guerra all'Iraq.<br>Questo atteggiamento, oltretutto, determina anche una perdita di autonomia imprenditoriale, se è vero che la copertura giornalistica di questo tipo di manifestazioni, rifiutata dalla RAI, viene poi assicurata ad esempio da «La Sette», come è avvenuto per la manifestazione di Firenze, che toglie in tal modo un'occasione per incrementare il suo di solito bassissimo share.<br>Il deputato Pecoraro Scanio si sofferma quindi sui prossimi referendum abrogativi, auspicando che la RAI assicuri la massima visibilità ed una piena parità di condizioni non solo ai sostenitori del sì e del no, ma anche ad entrambi i referendum, sembra infatti che l'attenzione dei media in genere e del servizio pubblico in particolare sia concentrata esclusivamente sul pur importantissimo referendum sull'articolo 18 dei lavoratori, mentre è completamente ignorato il referendum in materia di elettrodotti, che pure investe temi relativi alla salute e alla tutela dell'ambiente che sono di certo importanti almeno quanto quello dei diritti sociali. <br>Il deputato Pecoraro Scanio infine si associa alle considerazioni del senatore Falomi circa il grave stato di agitazione della redazione del TG Lombardia. I Verdi, che non hanno mai partecipato alla lottizzazione della RAI, ritengono di avere proprio per questo titolo per protestare contro il palese tentativo della Lega, sostenuta dal consigliere di amministrazione che continua, nonostante la palese incompatibilità, a rivestire il ruolo di assessore regionale alla cultura. Sarebbe in realtà auspicabile che la RAI riuscisse a darsi dei criteri per cui i dirigenti ed i giornalisti siano nominati non sulla base degli equilibri fra i partiti e dei loro mutamenti ma almeno nella stragrande maggioranza su criteri meramente professionali. <br>
    1:06 Durata: 14 min 33 sec
  • Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato Giuseppe Gianni dopo aver rilevato come dagli interventi fin qui svolti sia emerso il permanere di fenomeni di malcostume e di cattiva gestione della RAI, dalla retribuzione di Alda D'Eusanio alla vicenda Lewinsky, chiede al direttore generale Saccà di dare chiarimenti sulla questione della sistemazione in ruolo dei giornalisti precari e sui danni provocati alle finanze della RAI dalla gestione della vicenda RAI WAY. <br>
    1:21 Durata: 2 min 16 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli ritiene in primo luogo che, ferme restando le differenze di opinione tra i componenti della Commissione, è peraltro giusto che essi possano esprimere le loro valutazioni sulla base di dati precisi. <br>Così ad esempio la valutazione comparativa del bilancio preventivo per il 2002, approvato dal precedente Consiglio di amministrazione ed il preconsuntivo trasmesso dalla RAI testimonia un sostanziale rispetto dei traguardi prefissati e conseguentemente un'indubbia solidità contabile dell'azienda.<br>Peraltro i dati sugli ascolti autorizzano invece ad esprimere qualche preoccupazione, in particolare riguardo alla perdita di posizioni della RAI nel prime time e all'ormai consolidato superamento di RAIDUE da parte di Italia Uno.<br>Il Presidente si sofferma quindi sulla questione relativa alla partecipazione di Vittorio Sgarbi al Festival di Sanremo.<br>Negli interventi di molti oratori è stato correttamente chiarito che la problematica della partecipazione dei politici a trasmissioni di intrattenimento non investe solo il profilo del loro indebito vantaggio economico, ma anche quello di un ingiustificato vantaggio in termini di immagine. Chiarito peraltro che la partecipazione di Sgarbi al dopo Festival sembra debba avvenire a titolo rigorosamente gratuito, il presidente Petruccioli fa presente che l'onorevole Sgarbi collabora abitualmente alla trasmissione «Italia che vai».<br>Il presidente Petruccioli chiede quindi al dottor Saccà se non ritenga di dover ammettere di aver sostanzialmente sbagliato nel ritenere, come a suo tempo disse a questa Commissione, che la cancellazione de «Il fatto» di Enzo Biagi fosse necessaria nell'ottica di un contrasto più aggressivo nei confronti di «Striscia la notizia». In effetti mentre la trasmissione di Biagi aveva uno share intorno al 21 per cento, nessuna di quelle che l'hanno sostituita, compresa quella in corso, è andata oltre il 17 per cento. <br>
    1:23 Durata: 16 min 53 sec
  • Replica di Agostino Saccà, Direttore generale della Rai

    Il direttore generale Saccà si sofferma in primo luogo sull'ultimo intervento del Presidente facendo presente che il rispetto del bilancio preventivo del 2002 redatto dalla precedente amministrazione non è stato di certo conseguito in maniera indolore, dal momento che un'attenta verifica di tale bilancio preventivo aveva messo in luce numerose sopravvalutazioni di entrate e sottovalutazioni di uscite che, se non corrette, avrebbero determinato un maggior disavanzo per circa cento milioni di euro. Il conseguimento di un bilancio in sostanziale pareggio è dunque un merito di questa Direzione generale e di tutta l'azienda, che ha collaborato con grande disponibilità anche a costo di taluni sacrifici produttivi che si sono indubbiamente ripercossi sui risultati in termini di audience. <br>Tuttavia anche sotto questo profilo i dati forniti dal presidente Petruccioli, pur sostanzialmente precisi, non appaiono, se letti correttamente, tali da inficiare il moderato ottimismo sui risultati aziendali da lui manifestato nella relazione introduttiva.<br>Il fatto che la RAI continui a perdere nel prime time, anche se il mese di febbraio sta registrando una consolante inversione di tendenza, non deve far dimenticare che la RAI mantiene la supremazia nel complesso delle diciannove ore di programmazione. È vero che il prime time è l'orario più pregiato, con il maggior numero di spettatori ed il maggior ritorno pubblicitario, tuttavia la posizione di quel concorrente che affida le sue speranze di supremazia ad una sola risorsa, come è per Mediaset che vince in quelle due ore di programmazione, è per definizione strategicamente più debole. Ciò è tanto più vero se si considera che la stessa supremazia della concorrenza nel prime time deriva dal fatto che secondo la convenzione Auditel questa fascia oraria è calcolata a partire dalle 20,30, il che consente a Mediaset di registrare una supremazia in realtà è data unicamente dagli elevati ascolti di «Striscia la notizia» e di «Sarabanda», mentre se si facesse un confronto tra l'effettiva programmazione della prima serata la RAI risulterebbe vincente. <br>Vi è poi la situazione di RAIDUE. In realtà occorre tener presente che la crisi di RAIDUE non incomincia adesso, dal momento che l'ascolto medio di questa rete ha impiegato quattro anni per scendere dal 16 per cento all'attuale 12,2. Per capire questo fenomeno bisogna tener presente che tradizionalmente questa rete ha avuto nell'azienda una programmazione in qualche modo protetta, il che è possibile nelle fasi commerciali più positive, nel corso delle quali non è necessario concentrare il meglio delle risorse sulla rete ammiraglia per battere la concorrenza, mentre è più difficile nei periodi meno prosperi. In ogni caso il direttore Marano sta svolgendo un lavoro di ridefinizione delle caratteristiche dell'identità della rete, che peraltro richiede tempi non brevi, grazie al quale si ritiene di poter contrastare efficacemente la diretta concorrente Italia Uno.<br>Comunque sia, la valutazione complessiva dei risultati conseguiti dall'azienda in questo anno e mezzo non può non tener conto di dati di estrema importanza, come ad esempio la sua assoluta preminenza nel settore dei programmi per bambini: in pratica il 75 per cento dei bambini fra i tre ed i dieci anni segue la programmazione dedicata in onda su RAITRE.<br>Per quanto riguarda la questione relativa alla sostituzione del programma di Enzo Biagi, il dottor Saccà fa presente che una corretta valutazione di tale questione deve tener conto che «Il fatto» non è mai andato in onda in diretta concorrenza con «Striscia la notizia», dal momento che finiva più o meno quando quest'ultima iniziava. RAIUNO ha comunque allo studio iniziative per poter contrastare efficacemente «Striscia la notizia».<br>Il dottor Saccà si sofferma quindi sulla questione relativa alla ripresa diretta della manifestazione per la pace del 15 febbraio.<br>In proposito egli fa presente che la RAI non ha criteri direttivi, né interni, né tanto meno provenienti da questa Commissione, per la copertura informativa di eventi di questo tipo. <br>In generale il potere di proposta sulla programmazione appartiene ai Direttori di rete, e che il Direttore generale nell'esercizio delle sue funzioni di coordinamento può bocciare una proposta proveniente da un Direttore di rete, ma non può in alcun modo obbligarlo a trasmettere un qualsiasi programma; nel caso di manifestazioni come quella del 15 febbraio la valutazione del Consiglio di amministrazione è sempre stata richiesta in relazione alla delicatezza di decisioni per loro natura sottoposte a critiche e che comportano una profonda modifica di palinsesto.<br>Ad esempio in occasione della manifestazione a sostegno degli Stati Uniti promossa da «Il foglio» egli, all'epoca direttore di RAIUNO, ritenne opportuno proporre al Direttore generale la ripresa in diretta di una manifestazione che seguiva ad un terribile evento come l'attentato alle torri gemelle che aveva fortemente impressionato l'opinione pubblica suscitando sentimenti sostanzialmente unanimi fra i cittadini.<br>Il direttore generale presentò la proposta al Consiglio di amministrazione che l'approvò a condizione che venisse assicurata un'adeguata copertura informativa anche alla contromanifestazione organizzata dal movimento New Global.<br>In occasione della prossima Giornata della Pace egli stesso ed il Consiglio di amministrazione non hanno ritenuto opportuno dare lo stesso carattere ad una manifestazione che certamente investe un problema drammaticamente sentito da tutti i cittadini come il rischio di guerra in Iraq, ma sul quale l'opinione pubblica appare divisa; oltretutto la questione della crisi irachena e delle scelte che l'Italia dovrà adottare è tuttora all'esame del Parlamento, e la trasmissione in diretta di questo evento avrebbe potuto essere letta come un tentativo di condizionare le Assemblee legislative da parte del servizio pubblico.<br>Il dottor Saccà fa presente che in questa decisione della RAI non c'è alcun condizionamento di tipo politico, tanto che allo stesso modo l'azienda ha di recente rifiutato la trasmissione in diretta della festa della Lega. Egli assicura comunque che alle manifestazioni del 15 febbraio sarà assicurata un'adeguata copertura informativa.<br>Il direttore generale Saccà si sofferma quindi sulla questione relativa alla signora Alda D'Eusanio. Non vi è dubbio a suo parere che la signora D'Eusanio abbia commesso una serie di errori e di eccessi che sono fortemente censurabili, e tali in particolare da violare la deontologia sotto il profilo dell'utilizzazione dei bambini in trasmissione.<br>Sulla sanzione da irrogare alla signora D'Eusanio vi è stata tuttavia una disparità di vedute fra il Direttore generale - cui spetta comunque la decisione finale in materia - e il Consiglio di amministrazione, nel senso che quest'ultimo riteneva che si dovesse procedere ad una risoluzione del rapporto di collaborazione.<br>Egli ritiene invece che la sanzione più adeguata sia una congrua multa. In primo luogo infatti l'adozione di una misura estrema come la risoluzione del contratto apparirebbe piuttosto squilibrata rispetto alla linea fin qui seguita dalla RAI; in secondo luogo egli ha anche un dovere di difendere il patrimonio ed i risultati commerciali della RAI, e privarsi della signora D'Eusanio vorrebbe dire rinunciare ad un programma che attualmente raggiunge uno share intorno al 24 per cento. È evidente peraltro che qualora si dovessero ripetere comportamenti gravemente scorretti la risoluzione del contratto dovrebbe essere presa in considerazione.<br>Alle ultime considerazioni si riallaccia anche la questione della retribuzione della signora D'Eusanio, la quale ha firmato, peraltro con la precedente Direzione generale, un contratto che prevedeva un compenso annuo di un miliardo e cinquecento milioni di vecchie lire, incrementato del 5 per cento il secondo anno e del 10 per cento il terzo anno. Può sembrare una cifra enorme, e indubbiamente è molto di più di quanto guadagnino i più importanti giornalisti e i massimi dirigenti dell'azienda. Bisogna tuttavia considerare che il contratto della signora D'Eusanio, similmente ad altri contratti di collaborazione stipulati con altri conduttori, risponde ad una logica di mercato; simili contratti infatti sono stipulati sulla base del gradimento delle trasmissioni cui si riferiscono e quindi degli introiti pubblicitari, e la riduzione dei compensi pagati determinerebbe sicuramente l'acquisizione dei migliori conduttori da parte della concorrenza a tutto danno dell'azienda.<br>Lo stesso contratto di Giuliano Ferrara, sul quale si era svolta una lunga trattativa che non rappresenta che l'ultimo dei molti tentativi di riportare Giuliano Ferrara in RAI, non è stato alla fine stipulato perché «La Sette» ha potuto fare un'offerta migliore.<br>Le anzidette considerazioni possono contribuire, a parere dell'oratore, anche a chiarire meglio i termini della questione sollevata dal senatore Bonatesta. <br>In realtà le affermazioni che gli sono state attribuite circa l'amoralità della televisione sono il frutto di un'arbitraria estrapolazione compiuta da un giornale locale da un ragionamento più complesso che egli aveva svolto nel corso della sua lezione pubblica all'università della Calabria.<br>In quell'occasione egli aveva affermato che l'obiettivo della televisione, specialmente in un sistema competitivo, è in primo luogo un obiettivo commerciale, di conseguimento di alti ascolti, e che come tale fa sì che la televisione sia naturalmente portata ad adeguarsi ai gusti ed ai valori socialmente più diffusi piuttosto che a formarli.<br>In questo senso attribuire una finalità morale alla televisione significa attribuirle qualcosa che non appartiene alla sua natura. Si tratta di una questione che è attualmente oggetto di dibattito non solo in Italia ma in tutto l'Occidente. Vi è infatti una tendenza, di fronte al crescente individualismo delle società industrializzate e al venir meno dei tradizionali collanti sociali, a voler attribuire alla televisione un ruolo sostitutivo di tali spazi di aggregazione e costruzione di valori condivisi. Si tratta però di un ragionamento fallace, perché attribuendo alla televisione una funzione di pulpito o di cattedra che non gli è propria si finisce per allontanare il pubblico e quindi per non realizzare quello scopo che ci si era proposti.<br>In questo senso certamente non esiste una televisione etica.<br>Ciò non vuol dire però che non esiste un'etica della televisione, che consiste nella ricerca del successo di pubblico attraverso la qualità ed il buon gusto. Per quanto riguarda le questioni sollevate intorno alla partecipazione a programmi televisivi di Vittorio Sgarbi, il direttore Saccà fa presente che, quanto al differente trattamento tra Vittorio Sgarbi e Riccardo Illy, vi è stata da parte dei responsabili l'ammissione che la cancellazione dell'invito a Illy a partecipare a «Quelli che il calcio» è stata un errore, non essendo stata ancora né presentata la sua candidatura, né tanto meno, ovviamente, essendo in vigore il regolamento che disciplinerà la programmazione nel periodo della campagna elettorale. RAIDUE ha comunque offerto una riparazione a Illy; quanto invece all'aspetto relativo ai compensi di Vittorio Sgarbi, egli fa presente che la deliberazione del 6 dicembre 2001, adottata proprio con riferimento a Sgarbi, partiva dal fatto nuovo che un membro del Governo, quale era allora Sgarbi, collaborasse a trasmissioni televisive; evidentemente nei confronti dei semplici parlamentari la norma non dovrebbe essere applicata con altrettanta severità, non sembrando giusto inibire totalmente ad un parlamentare un'attività professionale. <p>Il presidente Petruccioli fa presente che per numerose categorie professionali - dai docenti universitari ai magistrati e non esclusi i giornalisti della RAI - si prevede un'incompatibilità tra l'esercizio della professione e il mandato parlamentare, e che la delibera del Consiglio di amministrazione del 6 dicembre 2001, pur facendo specificamente riferimento in premessa al fenomeno della collaborazione a trasmissioni televisive da parte di membri del Governo, si riferisce nella parte dispositiva a tutti i parlamentari.<p>Il dottor Saccà fa presente che comunque Sgarbi non percepirà alcun compenso per la partecipazione al dopo Festival. Quanto alla sua partecipazione alla trasmissione «Italia che vai», egli si riserva di effettuare una verifica, ma è comunque certo che anche per questa trasmissione Sgarbi non riceva compenso. <br>Il dottor Saccà si sofferma quindi sulla questione della revoca dei corrispondenti stranieri, che si inquadra in realtà in una più ampia razionalizzazione del settore esteri della RAI.<br>In quest'ottica, per esempio, si intende valorizzare il ruolo di sedi come Bruxelles e Berlino che hanno ormai un'importanza molto maggiore che nel passato, mentre si sta studiando di porre fine all'anomalia per cui la televisione italiana è l'unica ad avere un corrispondente da New York anziché da Washington.<br>La soppressione della sede dei Balcani, poi, non è determinata da una sottovalutazione di quest'area geopolitica, ma dal fatto che essa è talmente vicina all'Italia da rendere più razionale che essa sia seguita, ad esempio, dalla sede di Trieste, mentre si sta ad esempio studiando l'apertura di una sede a Pechino.<br>Rispondendo quindi alle domande del deputato Butti, il dottor Saccà ritiene di dover dare una valutazione estremamente positiva della Commissione per la qualità introdotta dal Contratto di servizio, che consentirà lo sviluppo di parametri oggettivi vi valutazione della qualità stessa, anche ai fini dell'incremento del canone.<br>Per quanto riguarda poi l'adeguamento al digitale terrestre, la RAI è sicuramente pronta anche se è necessaria una collaborazione dello Stato che, egli ricorda, in Gran Bretagna ha concesso alla BBC un incremento di venti sterline, un terzo dell'intero canone italiano, per il solo adeguamento al digitale terrestre.<br>Altro discorso ovviamente è quello della copertura dei televisori digitali, che certamente non dipende dalla RAI ma che il Governo può favorire attraverso opportuni incentivi fiscali.<br>Per quanto riguarda la questione da più parti sollevata della sede del TG Lombardia, egli fa presente che si tratta sicuramente di una sede in passato sovradimensionata e con problemi di produttività, che vengono affrontati dalla nuova Direzione in un'ottica manageriale che è ovviamente destinata a creare qualche malumore, peraltro fisiologico.<br>Per quanto riguarda invece la questione dell'utilizzazione del centro di produzione essa è in realtà molto vicina al livello di saturazione; il fatto che alcune trasmissioni siano realizzate all'esterno del centro dipende semplicemente dalla circostanza che gli studi di Milano sono stati realizzati negli anni Cinquanta, si tratta perciò di studi piccoli non adatti ai moderni varietà per i quali c'è bisogno di spazi che si sviluppano in altezza e che consentano di sistemare numerose telecamere.<br>Del resto questo problema, che a Roma è stato affrontato con la realizzazione di Saxa Rubra, verrà presto risolto anche a Milano con il trasferimento nell'area della Fiera.<br>Per quanto riguarda poi la questione relativa al centro di produzione di Torino sollevata dal deputato Merlo, il direttore Saccà fa presente che la soppressione della soap opera prodotta a Torino è stata determinata dal suo scarso successo; gli studi non sono peraltro inattivi e comunque, come egli ha già avuto modo di dire al Sindaco di Torino e al Presidente della regione Piemonte, giustamente preoccupati per i livelli occupazionali, è allo studio la realizzazione di una nuova opera narrativa.<br>Per quanto riguarda la questione sollevata dal deputato Caparini circa la realizzazione di trenta minuti di trasmissioni in sede regionale previsti dal contratto di servizio, egli fa presente che tale disposizione è stata inserita all'ultimo momento, e che richiede una certa quantità di tempo e di risorse per essere realizzata.<br>A suo parere sarebbe più opportuno investire queste risorse nella realizzazione di un multiplex che consenta la costruzione di televisioni regionali della RAI, in grado di trasmettere nell'arco delle ventiquattrore e di riprodurre programmi in proprio o in collaborazione con altri operatori.<br>Dopo essersi soffermato sul problema dei precari, cui si intende dare una soluzione che non pregiudichi il diritto di giovani giornalisti che non hanno precedenti collaborazioni con la RAI, si sofferma sulle questioni relative all'assunzione del dottor Gorla e all'assunzione del dottor Iasi.<br>Per quanto riguarda il primo, si tratta di un esperto di marketing che ha lavorato con la Fininvest fino al 1994, e successivamente ha svolto attività di imprenditore nel settore negli Stati Uniti. La sua assunzione è stata determinata dalla necessità di rilanciare il marketing editoriale della RAI, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di vendere le opere narrative prodotte dall'azienda sul mercato dei paesi di lingua latina.<br>Per quanto riguarda invece la risoluzione del rapporto del dottor Iasi, egli fa presente che il contratto da questi stipulato stabiliva che in caso di risoluzione avrebbe avuto diritto ad una liquidazione pari a trentasei mensilità ovvero a diciotto in caso di risoluzione consensuale.<br>La RAI ha condotto una dura trattativa spuntare un accordo su dodici mensilità, pari a 350 mila euro.<br>Poiché il dottor Iasi aveva cominciato a svolgere una attività di verifica sui bilanci delle consociate, è stato necessario consentirgli di concludere questo lavoro trasformandolo in un contratto di consulenza per il quale è stato corrisposto un compenso di importo pressocché pari a quello della liquidazione. <p>
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  • Presidente

    Il presidente Petruccioli esprime vivo stupore per il modo in cui la RAI ha condotto la risoluzione del contratto del dottor Iasi. È infatti già di per sé singolare, anche se può essere giustificato dai termini del contratto, che venga pagata una liquidazione pari a dodici mensilità per un rapporto durato appena due mesi. Ma ancor più singolare è il fatto che essendosi evidentemente determinato un rapporto così negativo tra l'azienda e il vicedirettore, tale da determinare la cessazione del rapporto di collaborazione dopo un tempo così breve, si sia però ritenuto di dover trasformare un'attività svolta dal dottor Iasi nell'ambito del suo rapporto in un lauto contratto di consulenza, consulenza per giunta conclusa in tempi brevissimi. <br>Peraltro egli ricorda che il presidente Baldassarre nel corso della sua prima audizione, prima ancora cioè della nomina di Direttore generale, aveva dichiarato che il Consiglio di amministrazione non avrebbe nominato vice direttori generali, se non uno incaricato dallo specifico compito di rivedere le procedure contabili della RAI, la cui nomina gli era stata specificamente richiesta dal Ministro del tesoro che intendeva in tal modo tutelare gli interessi del Ministero in quanto azionista della società. È singolare che dopo la risoluzione del rapporto con il dottor Iasi il ministro Tremonti non abbia più sentito il bisogno che venisse ricoperto questo ruolo al quale egli sembrava attribuire tanta importanza. <br>
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  • Replica di Agostino Saccà

    Il presidente Petruccioli dichiara conclusa l'audizione.<br>La seduta termina alle 17h50. <br>
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