25 FEB 2003

Questioni Regionali: Audizione Unione delle Province d'Italia nell'indagine sul ruolo delle autonomie territoriali per la promozione dello sviluppo, la coesione e la rimozione degli squilibri economici e sociali del Paese

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Indagine conoscitiva, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, concernente il ruolo delle autonomie territoriali per la promozione dello sviluppo, la coesione e la rimozione degli squilibri economici e sociali del Paese.

Audizione di rappresentanti dell'Unione delle Province d'Italia .

Registrazione di "Questioni Regionali: Audizione Unione delle Province d'Italia nell'indagine sul ruolo delle autonomie territoriali per la promozione dello sviluppo, la coesione e la rimozione degli squilibri economici e sociali del Paese", registrato martedì 25 febbraio 2003 alle 00:00.

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  • Introduzione del Presidente

    Prima di dare la parola ai rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia - che ringrazia per aver accolto l'invito della Commissione - il Presidente esprime rammarico per la mancata partecipazione all'odierna seduta del Presidente dell'UPI con il quale era stata concordata la data e l'ora della riunione. Lamenta, in particolare, come quest'ultimo si sia limitato, nella mattinata odierna, a trasmettere via fax i nomi della delegazione dei rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia che vi avrebbero partecipato, senza avvertire la necessità di comunicare la sua assenza per ragioni che, d'altra parte, possono essere comprensibili e giustificate. <br>Dà quindi la parola al Presidente della provincia di Crotone, Carmine Talarico, nella sua qualità di componente l'Ufficio di Presidenza dell'UPI, al quale manifesta l'interesse della Commissione a conoscere l'orientamento dell'Unione sui temi oggetto dell'indagine conoscitiva in corso. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h35<br>Presidenza del Presidente <strong>Carlo Vizzini</strong>
    0:00 Durata: 2 min 46 sec
  • Relazione di Carmine Talarico, Presidente della provincia di Crotone

    Il rappresentante dell'Unione delle Province d'Italia dottor Talarico rileva che l'evoluzione delle politiche di sostegno allo sviluppo conseguente all'apertura dell'Italia ai processi di globalizzazione dei mercati e di unificazione europea (con la fine dell'intervento straordinario e degli aiuti di Stato), dà ampio spazio alle capacità dei diversi agenti locali di produrre politiche di sistema (distretti industriali), coordinare i soggetti pubblici e privati sulla base di schemi negoziali (accordi di programma, programmazione negoziata) e promuovere il territorio rendendo appetibili gli investimenti di capitali esterni. In tale contesto diventa centrale il ruolo delle Province, la loro capacità di coniugare lo sviluppo economico con le esigenze sociali ed ambientali dei territori provinciali, che deriva dalle funzioni ad esse attribuite dal legislatore statale e regionale. <br>Le trasformazioni legislative mirano - prosegue l'oratore - ad un adeguamento degli apparati istituzionali ed amministrativi per renderli capaci di sostenere le sfide competitive del sistema Paese. Lo svuotamento degli Stati nazionali, la loro ricollocazione nell'ambito di un processo di unificazione europea e nell'ambito delle sfide dell'economia mondiale, spingono ad una valorizzazione delle autonomie locali. Il nuovo ruolo provinciale diviene, in questo quadro, componente necessaria della impostazione delle strategie di sviluppo, basate sul localismo e sulla concertazione nel contesto globale.<br>Sottolinea l'importanza dei fattori di identità, la valorizzazione dei modelli economici locali, la partecipazione dei capitali privati al finanziamento degli interventi, nonché il consenso partecipante delle parti sociali, che tendono a spostare a livello di area vasta i processi decisionali, là dove i fattori finanziari, imprenditoriali e della produzione possono svolgere più agevolmente la loro azione negoziale. Rileva inoltre che la qualità nella programmazione dello sviluppo locale implica progetti integrati, ambientalmente sostenibili, in grado di valorizzare risorse e peculiarità locali, sostenuti da reti di servizi, reti civiche, azioni di marketing territoriale: tutti aspetti adeguatamente definibili soprattutto a livello di area vasta: l'intera strumentazione della «programmazione negoziata», che è parte rilevante delle politiche governative per la definizione degli incentivi allo sviluppo, come è noto, trova il suo punto di riferimento proprio nella dimensione provinciale. <br>Il presidente Talarico precisa inoltre che il livello di area vasta è essenziale per le tecniche di programmazione, laddove soltanto realtà istituzionali sovracomunali rendono efficiente ed efficace la riorganizzazione dei servizi e la localizzazione delle infrastrutture: le riforme di settore degli ultimi anni (difesa del suolo, assetto idrico, rifiuti, trasporto pubblico locale) assumono a riferimento il dimensionamento territoriale intermedio quali il bacino, l'ambito territoriale ottimale, la provincia stessa. Del resto è la stessa legislazione comunitaria a spingere per l'organizzazione delle realtà locali, ad incentivarne lo sviluppo e a farne interlocutori diretti dell'Unione europea ai fini delle erogazioni dei fondi.<br>Alle esigenze di natura istituzionale, amministrativa e funzionale che derivano dai profili sopra menzionati è chiamata a provvedere non solo la sede provinciale rinnovata, ma anche altri enti quali le Camere di commercio o le varie forme dell'associazionismo comunale. L'opportunità per le Province consiste nel coordinare ed ampliare tali campi di azione, attraverso una efficace programmazione d'area e di settore, in sintonia con gli indirizzi regionali, che determini un quadro di certezze per l'attività dei soggetti locali, un ruolo di coordinamento delle azioni locali nell'ambito dei processi di concertazione e delle relazioni interistituzionali, un'azione di assistenza tecnica agli altri enti e associazioni del proprio territorio. <br>Le esperienze di questi ultimi anni e le prospettive insite nelle proposte legislative - prosegue il presidente Talarico - invitano le Province a superare il ruolo di anonimi comprimari, su cui spesso pesano l'indifferenza e addirittura i tentativi di superamento, e ad assumere il ruolo strategico di «registe» dello sviluppo locale, come enti di governo di area vasta che valorizzano le forme paritarie e pattizie di rapporto tra diversi livelli di amministrazione. Tale ruolo, emerso man mano dagli sviluppi della programmazione negoziata che hanno evidenziato il territorio provinciale come ambito ottimale della concertazione tra soggetti pubblici e privati (regioni, enti locali, amministrazioni nazionali, associazioni imprenditoriali, sindacati), viene suggellato dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali; in esso si riconosce esplicitamente alle Province un ruolo attivo nel coordinamento e nella promozione dello sviluppo locale: «La Provincia, ente locale intermedio tra Comune e Regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo». <br>Le scelte operate dal legislatore ordinario in materia di decentramento amministrativo trovano infine una conferma nella legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, che riforma profondamente il titolo V, parte seconda, della Costituzione. La riforma equipara - prosegue il rappresentante dell'Unione delle Province d'Italia - il rango costituzionale dei differenti livelli di governo: Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni, Stato, sono tutti elementi costitutivi della Repubblica ed hanno pari dignità ed autonomia costituzionale. La riforma costituzionale si fonda su due principi guida: il principio di autonomia ed il principio di sussidiarietà. L'articolo 117 della Costituzione ribalta la ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni, assegnando a queste ultime una generale competenza residuale in materia legislativa e regolamentare. In tale contesto, tuttavia, l'articolo 117, secondo comma, lettera p), indica, tra le competenze esclusive della legislazione statale, «la legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane». Allo stesso tempo, l'articolo 117, sesto comma, attribuisce anche alle Province la «potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite». Da una lettura combinata delle due disposizioni si ricava che, alla luce della riforma costituzionale, non esiste più un ordinamento generale delle autonomie locali. Lo Stato può disciplinare alcuni aspetti essenziali allo scopo di garantire in tutto il Paese una presenza e una dimensione effettiva ed efficace degli enti locali; le leggi regionali possono conferire funzioni ulteriori, ma l'ordinamento degli uffici e dei servizi provinciali, nonché la dettagliata disciplina delle funzioni esercitate, sono rimesse all'autonomia statutaria e regolamentare riservata dalla Costituzione alle Province. <br>L'opzione dell'autonomia normativa è - secondo il presidente Talarico - conseguenza logica della riserva di funzioni amministrative in capo ai Comuni, Province e Città metropolitane. Nell'articolo 118, sulla base del principio di sussidiarietà, tutte le funzioni amministrative sono riservate agli enti locali. Se i Comuni sono il primo elemento essenziale dell'amministrazione, in quanto più vicini ai cittadini, le funzioni fondamentali e le funzioni proprie di cui sono necessariamente titolari le Province rappresentano il riconoscimento costituzionale del loro ruolo di governo di area vasta, conquistato nei recenti processi di decentramento amministrativo. Viene così completamente ribaltato il parallelismo fra funzioni legislative e funzioni amministrative e viene affermato un nuovo parallelismo tra esercizio di funzioni amministrative e riserva del potere regolamentare.<br>Il riconoscimento costituzionale della riserva di amministrazione e dell'autonomia normativa delle autonomie locali è accompagnato dalla previsione, nell'articolo 119, primo e secondo comma, dell'autonomia finanziaria e contabile. Nei commi successivi dello stesso articolo è altresì previsto che le risorse derivanti da queste fonti devono consentire agli enti locali di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite, anche se, in ogni caso, lo Stato si riserva di stabilire risorse aggiuntive tramite fondi perequativi o interventi speciali in favore di determinate aree.<br>Con legge dello Stato - prosegue il rappresentante dell'Unione delle Province d'Italia - viene quindi istituito un fondo perequativo senza vincoli di destinazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante. Tale fondo potrebbe essere uno strumento particolarmente significativo per attribuire risorse aggiuntive ed effettuare interventi speciali per obiettivi di sviluppo economico, coesione e solidarietà sociale, nonché per rimuovere gli squilibri economici e sociali e favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona. Nella formulazione dei criteri di perequazione l'attenzione deve essere posta a compensare più o meno compiutamente disuguaglianze nelle basi imponibili.<br>Infine il presidente Talarico si sofferma sul fatto che le modalità attraverso le quali verrà attuato il nuovo articolo 119, in particolare le scelte in tema di perequazione, influiranno in modo essenziale sul ruolo delle autonomie territoriali nella coesione e la rimozione degli squilibri economici e sociali del Paese; infatti, più si amplia lo spazio della perequazione a livello regionale e locale, più si riesce ad incidere sulle situazioni di squilibrio esistenti nel Paese. Di contro, la previsione di meccanismi attenuati di perequazione tra aree forti e aree deboli del Paese comporta il rischio di accrescere il divario esistente tra Nord e Sud. <br>
    0:02 Durata: 5 min 25 sec
  • Alberto Zorzoli (FI)

    Il senatore Zorzoli chiede di conoscere il punto di vista dell'UPI in generale sul processo di riforme istituzionali che è in corso; in particolare è interessato alla valutazione che l'Unione delle Province d'Italia dà sul ruolo delle Città metropolitane nella nuova Costituzione. <br>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:08 Durata: 44 sec
  • Walter Vitali (DS-U)

    Il senatore Vitali chiede se, a giudizio dell'UPI, sia praticabile la strada di un effettivo processo di crescita delle Autonomie quando, a fronte della riforma costituzionale del 2001, si assiste, nell'attuale Legislatura, all'approvazione di leggi ordinarie e della legge finanziaria 2003 che si muovono in direzione opposta e cioè nel senso di un ritorno alla logica del centralismo. <br>
    0:08 Durata: 1 min 40 sec
  • Giampaolo Nuvoli (FI)

    L'onorevole Nuvoli chiede di conoscere l'opinione dell'Unione delle Province d'Italia in ordine al tema della istituzione di nuove province. <br>
    0:10 Durata: 27 sec
  • Giulio Schmidt (FI)

    L'onorevole Schmidt, sottolineato che il Presidente dell'UPI si è sempre mostrato critico verso l'istituzione di nuovo province e rilevato che il ruolo effettivo che esse possono svolgere non dipende dal loro numero, ma dall'efficienza della loro azione sul territorio, chiede se la valutazione critica sopra menzionata sia o meno condivisa da parte degli Organi collegiali dell'Unione delle Province. <br>
    0:11 Durata: 1 min 35 sec
  • Presidente

    Il presidente Vizzini si sofferma sulla portata normativa dell'articolo 119 della Costituzione e sulle scelte compiute di recente dal legislatore, con particolare riferimento all'articolo 3 della legge finanziaria 2003. <br>Chiede di conoscere, in particolare, il punto di vista dell'UPI sulle modalità di applicazione del criterio di autonomia impositiva (imposte proprie, imposte sostitutive o compartecipazione alla potestà impositiva dello Stato), nonché sui criteri immaginati dall'Unione delle Province per la ormai prossima designazione dei rappresentanti di esse in seno alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, integrata ai sensi dell'articolo 11, primo comma, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. <br>
    0:12 Durata: 4 min 24 sec
  • Replica di Carmine Talarico

    Il rappresentante dell'Unione delle Province d'Italia Talarico fornisce elementi di risposta ai Commissari intervenuti e svolge ulteriori considerazioni. <p>Il presidente Vizzini ringrazia i rappresentanti dell'UPI per il contributo offerto alla Commissione e dichiara chiusa l'audizione.<br>La seduta termina alle 15h00. <br>
    0:17 Durata: 6 min 30 sec