11 GIU 2003

Finanze: Audizione della Confindustria nell'indagine sugli aspetti finanziari, monetari e creditizi connessi all'allargamento dell'Ue

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 6 min

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Seguito dell'indagine conoscitiva sugli aspetti finanziari, monetari e creditizi connessi all'allargamento dell'Unione Europea: audizione della Confindustria.

Registrazione audio di "Finanze: Audizione della Confindustria nell'indagine sugli aspetti finanziari, monetari e creditizi connessi all'allargamento dell'Ue", registrato mercoledì 11 giugno 2003 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 6 minuti.
  • Introduzione del Presidente

    Il presidente Pedrizzi ricorda preliminarmente gli scopi dell'indagine conoscitiva e i punti salienti delle precedenti audizioni svolte. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 15h15<br>Presidenza del Presidente <strong>Riccardo Pedrizzi</strong>
    0:00 Durata: 2 min 16 sec
  • Relazione di Gian Marco Moratti, Vicepresidente della Confindustria per l'Europa

    Il dottor Moratti sottolinea preliminarmente l'importanza che riveste la prospettiva europea per il mondo industriale italiano, rilevando peraltro la necessità di una maggiore attenzione verso le problematiche relative alle istituzioni europee ed alla loro riforma anche da parte dell'opinione pubblica. <br>Dopo aver messa a disposizione dei senatori la relazione analitica circa i temi oggetto dell'audizione, ricorda come la Confindustria abbia sempre sostenuto la necessità di fornire una risposta politica alle legittime aspirazioni di integrazione dei Paesi candidati, ma come, tuttavia, sussista una certa preoccupazione legata all'impoverimento del dibattito nazionale, che non riesce a cogliere le numerose implicazioni di questo processo per l'industria europea ed italiana in particolare. <br>Ritiene che l'obiettivo strategico comune sia quello di rilanciare la competitività e di fare dell'Europa, entro il 2010, l'economia basata sulla conoscenza più dinamica e competitiva del mondo, come stabilito dai Capi di Stato e di Governo tre anni fa a Lisbona. Ciò significa, innanzitutto, accompagnare l'allargamento con investimenti pubblici e privati in ricerca, formazione ed innovazione poiché l'investimento prioritario deve riguardare il patrimonio di conoscenza. Inoltre, per garantire il corretto funzionamento del mercato interno, l'allargamento dovrà essere governato efficacemente, limitando deroghe e periodi transitori per evitare fenomeni di dumping intra-comunitario e distorsioni alla concorrenza.<br>Evidenzia che secondo stime effettuate dalla Commissione all'inizio dei negoziati di adesione, nel 1999, l'impatto macro economico dell'allargamento per gli attuali Paesi della Unione Europea (UE) avrebbe dovuto essere moderato, ma positivo, in ragione di uno 0,2 per cento del prodotto interno lordo europeo, ma ritiene che, alla luce della situazione congiunturale, tale previsione dovrebbe, realisticamente, essere rivista al ribasso. <br>Passa quindi ad analizzare i flussi commerciali intercorrenti tra l'UE e i Paesi dell'Europa Centro-Orientale (PECO), rilevando come l'allargamento sia stato a lungo preparato dalla strategia di pre-adesione della UE per ammortizzarne gli effetti. Già oggi, quindi, l'accesso delle merci provenienti dai Paesi candidati dell'Est è piuttosto elevato. Ciò indica che l'impatto diretto dell'allargamento sui flussi commerciali sarà quantitativamente modesto. Infatti, non sembrano esservi ragioni per temere un'esplosione dell'export di questi Paesi: le barriere tariffarie del mercato interno per i dieci PECO sono già quasi completamente cadute ed il saldo totale del commercio estero dei PECO con la UE permane notevolmente attivo per l'Europa. Per quanto concerne la situazione nazionale, ricorda come sul fronte delle importazioni, quelle italiane dai PECO pesino soltanto per 1'1,5 per cento della produzione industriale italiana e per 1'1,6 per cento della domanda interna. Ritiene che nei prossimi anni, anche con un elevato ritmo di incremento, tali importazioni manterranno una rilevanza moderata. <br>L'afflusso netto di capitali dall'estero reputa possa essere la strada attraverso cui i Paesi candidati compenseranno i disavanzi strutturali della bilancia commerciale, poiché, essendo Paesi a medio reddito in transizione, i candidati hanno un'elevata propensione a ricevere investimenti diretti esteri (IDE), che sono già quasi totalmente liberalizzati, come confermato dal flusso di IDE dall'Italia, a tutt'oggi intenso. <br>L'oratore si sofferma quindi sul problema dell'impatto dell'allargamento dell'UE sulle disparità esistenti tra le economie di entità territoriali aventi caratteristiche diverse, ritenendo che potrebbe generare nuove disparità fra Stati e regioni delI'UE, dal momento che la riduzione delle disparità economiche si sta realizzando piuttosto rapidamente tra Stati membri, ma molto più lentamente tra le loro regioni, dove la forbice di crescita e sviluppo tra zone, quali il Mezzogiorno, ed i distretti industriali del Nord appare ancora ampia, mentre del tutto opposte sono le dinamiche rilevabili nei PECO, nei quali sia le disparità tra Stati che tra regioni sono più elevate. <br>Giudica evidente che, nel periodo 2000-2006, gli strumenti di intervento per lo sviluppo territoriale debbano mirare ad accelerare i processi di convergenza delle aree arretrate.<br>Reputa che, dato lo scenario rilevante per le piccole e medie imprese italiane (PMI) sia anche e soprattutto quello di lungo periodo, il negoziato attualmente in corso tra la Commissione europea e gli Stati membri che condurrà al prossimo ciclo dei Fondi Strutturali 2007-2013 dovrà consentire all'Italia di mantenere una dimensione adeguata della sua capacità di intervento, sia con riferimento alle risorse provenienti dal bilancio comunitario, sia a quelle nazionali - ivi compreso l'utilizzo delle politica fiscale su base territoriale - mentre la capacità delle PMI italiane di assorbire l'impatto dell'allargamento dipenderà anche dalla possibilità di sfruttare, ottimizzandole, le possibilità di ampliamento dei mercati di destinazione attraverso collegamenti efficienti ai grandi canali infrastrutturali europei. <br>Passando quindi a valutare gli effetti dell'allargamento dell'UE per il mondo delle imprese, sottolinea come opportunità e rischi si vengano a distribuire, oltre che nello spazio, nei settori industriali. <br>Sempre con riferimento ai settori maggiormente suscettibili di essere danneggiati dal processo di allargamento dell'UE, ricorda che nel settore manifatturiero comparti quali i veicoli a motore ed i macchinari elettrici, appaiono, al contempo, ricchi di opportunità e rischiosi, mentre l'abbigliamento e mobile appaiono entrambi settori rischiosi. Uguale situazione si può osservare in alcuni settori dei servizi, quali l'alberghiero, la ristorazione ed i trasporti, dove le pressioni competitive dei Paesi candidati sono già oggi rilevanti. <br>Valutando l'impatto dell'allargamento tenendo conto della quantità dei settori a rischio, ritiene che esso sarà maggiore nei Paesi limitrofi e confinanti con i candidati. <br>In sintesi, l'oratore ritiene che le PMI operanti nelle regioni a PIL pro-capite inferiore alla media europea specie se vicine ai Paesi candidati, appaiano quelle più vulnerabili e suscettibili di perdere quote nella loro contribuzione al totale dell'impiego. <br>Per quanto concerne i sistemi monetari, finanziari e creditizi dei Paesi candidati, ritiene che uno dei passaggi cruciali compiuti dai Paesi candidati all'UE nella transizione da una economia pianificata ad una di mercato, sia stata la rifondazione dei sistemi monetari, finanziari e creditizi. Tutti i Paesi candidati, sebbene con risultati differenziati, hanno creato nuove istituzioni monetarie e bancarie, adottato legislazioni e strumenti di regolamentazione dei mercati e provvedimenti di stabilizzazione con l'adozione di politiche antinflazionistiche. Sono state inoltre avviate significative politiche di ristrutturazione, liberalizzazione e di privatizzazione degli intermediari bancari e finanziari. Infine, sul fronte dei rapporti banca/impresa è stato introdotto il principio di merito del credito, che ha favorito una maggiore disciplina finanziaria da parte delle imprese. <br>Nel complesso, pertanto, giudica che il quadro regolamentare, attualmente in corso di completamento, costituisce un dato di relativa stabilità per le imprese italiane.<br>Ma per assicurare il rilancio competitivo della nuova Europa allargata, giudica necessario che i Paesi candidati adottino al più presto le raccomandazioni e le misure contenute nel Piano di azione per la realizzazione del mercato integrato interno dei servizi finanziari approvato dal Consiglio Europeo di Lisbona entro il 2005. In tale ambito, andranno osservate con grande attenzione le evoluzioni sui fronti del rafforzamento degli strumenti di vigilanza sui sistemi e sulle istituzioni creditizie e finanziarie, soprattutto in materia di riciclaggio, frodi, instabilità e volatilità dei mercati finanziari locali, nonché delle effettive modalità di recepimento dell'acquis comunitario in campo finanziario e bancario in modo da evitare la costituzione di mercati dei valori mobiliari con regolamentazioni deboli e sottoposti a forti pressioni speculative; ed ancora quelle dell'implementazione della normativa comunitaria relativa ai periodi transitori - Polonia, Ungheria e Cipro hanno ottenuto un periodo transitorio sino al 2007 per l'adeguamento del capitale minimo richiesto per le istituzioni creditizie di tipo cooperativo; mentre altre deroghe hanno riguardato il livello dei depositi minimi di garanzia concesse a Estonia, Lituania, Lettonia e Slovenia. Infine, va analizzato l'impatto di Basilea 2 sulla definizione dei requisiti minimi patrimoniali delle banche a fronte dei finanziamenti erogati alle imprese. A tale proposito, osserva che tale adeguamento potrebbe rivelarsi particolarmente negativo per le PMI dei Paesi candidati, con ciò rendendo più complesso l'accesso al credito da parte della nascente imprenditorialità privata e delle stesse società miste costituite con partners stranieri. In tale contesto, ritiene che andrebbero rafforzati gli interventi di istituzioni finanziarie internazionali quali la BERS e la BEI, volti ad assicurare supporto finanziario ad intermediari nazionali certificati e diretti alle imprese per la realizzazione dei piani di sviluppo industriale. <br>Relativamente agli strumenti nazionali di supporto all'internazionalizzazione, osserva che l'allargamento dell'UE ai Paesi candidati apre nuove problematiche nel campo della regolamentazione nazionale volta a sostenere il processo di ampliamento dell'operatività delle imprese italiane all'estero. Numerosi Paesi candidati (in particolare Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) costituiscono l'oggetto dell'utilizzo, da parte delle imprese italiane, degli strumenti di supporto all'internazionalizzazione, sotto la forma della promozione e della assicurazione all'export. Ad esempio, le leggi n. 109 del 1990, n. 394 del 1981 e n. 304 del 1990 recano il vincolo geografico in base al quale non sono agevolabili le iniziative realizzate all'interno dell'UE. Pertanto, le agevolazioni fornite da tali strumenti, oggi fondamentali per l'internazionalizzazione delle PMI italiane, non saranno più utilizzabili una volta che i Paesi candidati faranno ufficialmente parte dell'Unione. <br>Tale mutamento richiede urgentemente una campagna di informazione al fine di evitare che piani di sviluppo aziendali precedentemente stabiliti abortiscano a causa della automatica decadenza delle citate misure di sostegno, allorché i Paesi candidati entreranno a pieno titolo entro i confini territoriali dell'Unione. <br>L'oratore passa quindi a fornire alcuni suggerimenti operativi. <br>Giudica necessario orientare efficacemente la politica di coesione sociale e regionale, nel senso che gli interventi per lo sviluppo territoriale (fondi strutturali) mirino ad accelerare i processi di convergenza delle aree arretrate, favorendo, anzitutto, la creazione di moderne infrastrutture, soprattutto nelle zone transfrontaliere. A tale riguardo, l'esistenza di moderne reti infrastrutturali, che contemplino assi di collegamento nazionali intersecanti le reti transeuropee (TEN) ed i corridoi Pan-Europei verso Est, assumono importanza fondamentale in vista della circolazione delle merci e dei fattori produttivi nella nuova Europa allargata. <br>Riguardo la diversificazione su base territoriale dei regimi fiscali per le imprese, ritiene che essa potrebbe trovare collocazione nel medesimo quadro propositivo. Anticipare la riduzione dell'IRAP nelle regioni del Mezzogiorno rappresenterebbe un importante passo in avanti per sostenere la competitività delle imprese nazionali nelle regioni più svantaggiate, in particolare le piccole e medie imprese, per le quali il peso dell'attuale imposizione fiscale potrebbe costituire un significativo svantaggio competitivo rispetto ai nuovi concorrenti dell'Est. <br>Dal punto di vista del supporto alle politiche e alle istituzioni locali, sottolinea che i programmi di supporto per le strutture politiche e amministrative dei Paesi candidati dovrebbero essere definiti attraverso diagnosi su base nazionale e/o regionale, al fine di individuare e correggere gli ostacoli non tariffari legati alla legislazione societaria, fiscale, assicurativa, del lavoro, civile, amministrativa, regolamentare e tecnica. Poiché l'imprenditore è maggiormente motivato a investire laddove ritrova regole conosciute, ricorda che Confindustria auspica che la Commissione europea intensifichi i programmi di assistenza tecnica da parte delle organizzazioni europee per il trasferimento di conoscenze alle omologhe dei Paesi candidati. <br>La promozione degli investimenti esteri dovrebbe prevedere la valorizzazione del ruolo delle organizzazioni private, attraverso la loro messa in rete e la possibilità di utilizzare i fondi comunitari per fare maggiore ricorso a esperti e consulenti specializzati. <br>Dal punto di vista dell'assistenza alla crescita delle capacità locali, ricorda che un grande numero di PMI nei Paesi candidati sono state create in seguito alla cessazione dell'attività e alla privatizzazione di massa, avvenuta nei grandi conglomerati statali, di piccole unità produttive e commerciali. Altre PMI sono di provenienza dal sommerso, fenomeno che ha caratterizzato tali Paesi durante il corso di tutti gli anni Ottanta. L'obiettivo dovrebbe essere quello di valorizzare il mercato dei servizi locale, di diffondere le migliori pratiche a livello d'impresa e contribuire alla crescita di risorse e di professionalità che restino patrimonio del Paese beneficiario, favorendo le realtà industriali locali attraverso consulenze specialistiche. <br>Con riferimento agli aiuti alle micro-imprese, giudica i maggiori ostacoli allo sviluppo delle attività imprenditoriali di piccola dimensione la mancanza di adeguati servizi, sia tecnici che finanziari a livello locale, di cultura imprenditoriale, d'informazione e le difficoltà di accesso ai mercati e al credito. L'assistenza alle micro-imprese dovrebbe contemplare studi diagnostici e misure d'accompagnamento, contributi finanziari, assistenza alle organizzazioni intermediarie. <br>Per quanto concerne le micro-istituzioni finanziarie ritiene infine fondamentale incoraggiare le piccole società a fornire nuovi prodotti e servizi finanziari adattati ai bisogni delle aziende piccole e piccolissime, attraverso l'integrazione della microfinanza nel sistema locale. A tale fine, giudica necessario istituire un quadro regolamentare che preveda l'inserimento graduale dei piccoli centri di assistenza finanziaria nel sistema nazionale, anche sostenendone lo sviluppo istituzionale. L'enorme settore sommerso che residua nei Paesi candidati, soprattutto in quelli meno sviluppati, verrebbe quindi ad emergere con l'affiancamento di specialisti alla micro-impresa ed il rafforzamento e la regolamentazione dei piccoli centri di assistenza finanziaria da cui esse dipendono. <br>
    0:02 Durata: 17 min 40 sec
  • Presidente

    Il presidente Pedrizzi chiede un giudizio sull'apporto del sistema bancario italiano a sostegno del processo di internazionalizzazione delle imprese italiane, soprattutto in relazione ai Paesi che entreranno a far parte dell'Unione nel 2004. <br>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:19 Durata: 45 sec
  • Replica di Gian Marco Moratti

    Il dottor Moratti sostiene che il sistema bancario italiano, interessato da un processo di profondi cambiamenti e progressi, non sembra ancora sufficientemente diversificato e protagonista nei Paesi in commento, ragion per cui soprattutto le piccole e medie imprese che scelgono di compiere investimenti e di delocalizzare i loro impianti possono non trovare sufficiente sostegno da parte delle banche. Tale carenza risalta maggiormente, se comparata con la situazione di altri Paesi dell'Unione, i quali riescono a far convergere su obiettivi economici ritenuti strategici gli apporti coordinati di imprese, banche e istituzioni pubbliche. D'altro canto, la vivacità e la dinamicità del sistema imprenditoriale italiano merita certamente l'adozione di un tale modello di azione concertata. <br>
    0:20 Durata: 2 min 37 sec
  • Replica di Marco Felisati, esperto di Relazioni con l’Unione europea presso Confindustria

    Interviene anche il dottor Felisati, a giudizio del quale l'analisi del supporto del sistema bancario italiano alle piccole e medie imprese all'estero non può essere limitato ad un giudizio relativo alla grandezza della singola banca, ma deve investire anche l'analisi dei servizi reali offerti alle imprese operanti all'estero. Da tale punto di vista, il ritardo accumulato dall'Italia nell'adottare il modello di banca universale potrebbe, in qualche caso, aver creato un ostacolo alla specializzazione degli istituti di credito a sostenere le singole aziende a penetrare nei mercati esteri. Specifica, infine, che l'apporto sinergico tra pubblico e privato nel settore della internazionalizzazione potrebbe trarre giovamento dalla istituzione, che Confindustria auspica, di una Agenzia per la internazionalizzazione. <br>
    0:23 Durata: 3 min 14 sec
  • Gianpiero Carlo Cantoni (FI)

    Il senatore Cantoni ripercorre il ruolo svolto dal sistema bancario italiano, sotto la guida della Banca Centrale, nella crisi industriale degli anni '70 e '80, e, successivamente, nell'ingresso nell'economia globalizzata. Per inciso, esprime l'opinione che la globalizzazione non governata ha prodotto una crisi finanziaria di portata mondiale, che si è risolta in un sostanziale depauperamento dei risparmiatori più deboli. <br>In riferimento ai temi dell'indagine, rileva che, la scelta dell'Unicredito di essere presente nei Paesi della nuova Europa, e in particolare in Polonia, va apprezzata, ma è anche vero che il ruolo dell'economia italiana, in un'Unione che vede spostare il proprio baricentro verso il Nord-Est, dipende in massima parte dalla capacità del Paese di non rimanere ai margini delle grandi costruzioni infrastrutturali. L'analisi delle caratteristiche delle economie dei Paesi prossimi aderenti all'Unione, mostra come le imprese italiane debbano poter contare soprattutto su servizi reali, anche di tipo finanziario, attualmente inesistenti. Conclude il proprio intervento, sostenendo la strategicità della riforma degli organismi pubblici di supporto all'internazionalizzazione - che finora ha incontrato ostacoli - per dotare finalmente il Paese e le imprese di un sostegno istituzionale operativo e coordinato. <br>
    0:26 Durata: 7 min 17 sec
  • Massimo Bonavita (DS-U)

    A giudizio del senatore Bonavita dalle audizione fin qui svolte è emersa la sostanziale debolezza del processo di internazionalizzazione delle imprese italiane, come dimostrato dal volume complessivo degli investimenti effettuati. Emerge inoltre una certa inadeguatezza del sistema bancario a sostenere efficacemente le aziende italiane, perpetuando peraltro all'estero insufficienze che, in qualche caso, vengono registrate anche in Italia. D'altro canto, ritiene che l'apporto delle banche non vada valutato solo alla luce della loro dimensione - tale da poter competere alla pari sui mercati internazionali - quanto sulla loro capacità di concentrarsi e specializzarsi sull'offerta di prodotti innovativi di reale sostegno alle aziende. <br>
    0:33 Durata: 4 min 16 sec
  • Giancarlo Pasquini (DS-U)

    Il senatore Pasquini chiede informazioni circa il modello di banche adottato nei Paesi PECO, rilevando peraltro che l'accordo di Basilea 2 appare penalizzante per la tipologia di banca universale. Dal proprio punto di vista il sostegno alle piccole e medie imprese può avere effetti significativi solo se abbinato a misure di politica industriale innovative rispetto a quanto compiuto finora in Italia. Per quanto riguarda l'attività degli organismi pubblici di intervento a favore delle imprese che operano all'estero - atteso che le delocalizzazioni non vanno in alcun modo demonizzate - rileva come essa sia caratterizzata da mancanza di coordinamento e di scelta di obiettivi non strategici. Infatti senza un'effettiva integrazione tra l'azione pubblica e gli obiettivi delle aziende private anche la creazione di un'unica Agenzia rischia di perdere di efficacia.
    0:37 Durata: 6 min 7 sec
  • Antonio Girfatti (FI)

    Il senatore Girfatti, anche in qualità di vice presidente della Giunta per gli affari delle Comunità Europee, rileva come i casi di penetrazione commerciale e di investimenti diretti all'estero siano determinati dall'iniziativa di singole imprese, senza che esse abbiano potuto contare sul sostegno e l'apporto di istituzioni finanziarie e bancarie. Gli imprenditori hanno privilegiato gli investimenti nei Paesi nei quali era maggiormente rilevante il differenziale rispetto al costo del lavoro, dovendo poi fare i conti con l'assenza di banche e istituzioni finanziarie in grado di sopportare tali investimenti. <br>D'altro canto, rileva che anche in Italia il credito a medio e lungo termine ha un costo per le imprese certamente più alto rispetto alla media europea. In aggiunta, occorre tener conto della concorrenza delle banche tedesche. <br>
    0:44 Durata: 7 min 48 sec
  • Lanfranco Turci (DS-U)

    Il senatore Turci chiede la valutazione della Confindustria circa le reali opportunità che l'allargamento dell'Unione Europea può offrire all'economia italiana, considerando soprattutto il carattere passivo assunto in passato dall'integrazione dell'economia nazionale con quella europea. <br>
    0:51 Durata: 2 min 2 sec
  • Replica di Gian Marco Moratti

    Il dottor Moratti risponde apprezzando la sostanziale sintonia tra le aspettative e le esigenze della Confindustria con gli interventi svolti, soprattutto in relazione alla scelta di sostenere con un sistema integrato di misure l'internazionalizzazione delle imprese italiane.<br>Dopo aver precisato che il modello di banca universale appare più adatto ad accompagnare le scelte delle aziende, come dimostrato dall'esempio tedesco, insiste sulla novità rappresentata dalla più ampia percezione dell'obiettivo strategico di creare un ambiente istituzionale e politico tale da favorire la penetrazione all'estero delle aziende italiane. Si tratta infatti di sostenere la competitività delle singole aziende sia dal punto di vista dell'azione istituzionale, sia dal punto di vista della regolamentazione normativa. Per quanto riguarda la delocalizzazione, egli cita l'esempio delle aziende venete in Romania.<br>Per quanto concerne, invece, le prospettive dell'Italia, insiste da un lato sulla necessità di inserire l'Italia nella costruzione delle grandi infrastrutture di trasporto, ma soprattutto sull'esigenza che il Paese investa nelle risorse umane e sulla capacità di valorizzare al massimo il patrimonio di conoscenze e di intelligenza che il esso possiede. Conclude auspicando un pieno successo della presidenza italiana dell'Unione Europea, sollecitando la più stretta cooperazione tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Commissione Europea.<p>Il presidente Pedrizzi congeda gli auditi e dichiara chiusa l'audizione.<br>Il seguito dell'indagine conoscitiva è quindi rinviato. <br>La seduta termina alle 16h25. <br>
    0:53 Durata: 12 min 34 sec