22 OTT 2003

Vigilanza Rai: Esame delle linee generali del piano industriale della RAI per il triennio 2003-2005

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 39 min

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Esame di due relazioni bimestrali del Consiglio di Amministrazione della RAI sull'attuazione del piano editoriale (marzo-aprile 2003 - maggio-giugno 2003) - Esame delle linee generali del piano industriale della RAI per il triennio 2003-2005 .

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Esame delle linee generali del piano industriale della RAI per il triennio 2003-2005", registrato mercoledì 22 ottobre 2003 alle 00:00.

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  • Presidente

    Il presidente Petruccioli riferisce congiuntamente sulle linee generali del piano industriale e sulle ultime relazioni bimestrali sull’attuazione del piano editoriale facendo in primo luogo presente che la sua relazione terrà conto anche di altri elementi conoscitivi sulle prospettive di sviluppo e sulle visioni editoriali della società concessionaria del servizio pubblico, osservando come da tali documenti si possa ricavare un quadro interpretativo della situazione della RAI che, proprio perché proveniente dall’azienda stessa, risulta in definitiva decisamente contestabile. <br>Tale quadro di lettura vede in primo luogo il mercato televisivo italiano nel suo complesso tuttora dominato da una televisione di tipo generalista, che attrae un pubblico sempre più anziano, a prevalenza femminile e a basso reddito.<br>Le risorse del mercato televisivo nel suo complesso, pari nel 2002 a 6,6 miliardi di euro, sono costituite per i due terzi dalla raccolta pubblicitaria, per il 21 per cento dal canone e per il 13 per cento dagli abbonamenti alla Pay TV, la cui crescita è peraltro rallentata negli ultimi tempi.<br>Per quanto riguarda in particolare i ricavi del canone, si mette in rilievo come la televisione pubblica italiana sia penalizzata rispetto a quella degli altri grandi paesi europei non solo dall’importo unitario molto più basso, ma anche dal tasso di evasione molto più alto. Il risultato della combinazione di questi due elementi è che i ricavi del canone sono in Italia pari, ad esempio, a poco più di un terzo rispetto alla Gran Bretagna. <br>Il piano industriale reca poi una serie di osservazioni di grande interesse sulla situazione di nuovi media. <br>Si rileva in particolare che dei 21 milioni e 600.000 delle famiglie italiane che sono in possesso di almeno un apparecchio televisivo il 23 per cento circa può usufruire delle televisioni satellitari mentre l’11 per cento gode di un abbonamento alla Pay TV, cosicché quello italiano si presenta come il mercato televisivo europeo nel quale la televisione a pagamento risulta finora meno sviluppata.<br>Il documento analizza quindi l’impatto della nascita di Sky Italia sul mercato televisivo italiano, che viene valutata alla stregua della vera e propria nascita di un terzo polo televisivo, osservando che la quota media giornaliera di ascolto della TV satellitare, attualmente attorno all’1,6 per cento potrebbe raggiungere, trainata dallo sviluppo della nuova piattaforma, il 5 per cento nel 2005 con un conseguente calo di audience e quindi di investimenti pubblicitari sia per la RAI sia per Mediaset.<br>Nel soffermarsi poi sull’impatto di Sky Italia nel sistema televisivo per quanto riguarda lo sviluppo del digitale terrestre, il relatore osserva che il documento imposta il problema in maniera molto corretta: si chiarisce come - premesso che nel mercato televisivo digitale la penetrazione del digitale satellitare è destinata ad essere competitiva con lo sviluppo del digitale terrestre in quanto difficilmente un utente sarà disponibile ad acquistare due decoder - lo sviluppo del digitale terrestre abbia essenzialmente lo scopo di aumentare le frequenze disponibili per gli operatori e di non emarginare un numero considerevole di cittadini dall’utilizzazione delle opportunità interattive offerte dal digitale, ma ben difficilmente possa soppiantare il digitale satellitare o impedirne lo sviluppo, sia perché le frequenze satellitari disponibili sono comunque molto più numerose, sia perché la loro locazione da parte degli operatori è senz’altro meno costosa.<br>Nell’analizzare l’attuale situazione della RAI il documento reca una articolata analisi del posizionamento dell’azienda nel suo complesso e delle singole reti nel mercato televisivo italiano che conferma purtroppo, almeno fino a questa estate, la progressiva perdita del primato da parte dell’azienda di servizio pubblico.<br>Tale perdita appare più pronunciata nelle regioni settentrionali, anche se c’è da chiedersi quanto ciò sia determinato da una immagine della RAI distante da modelli di vita di quelle regioni, o non piuttosto dal maggiore reddito familiare che induce un maggior numero di spettatori settentrionali ad abbandonare la televisione generalista in favore della Pay TV.<br>In questo quadro appare particolarmente preoccupante l’incapacità di sviluppare l’offerta internazionale da parte dell’azienda; in proposito il relatore sottolinea l’urgenza di un’audizione dei responsabili di Rai International che il documento caratterizza con una missione non più in sintonia con il suo ruolo istituzionale e con una struttura commerciale poco efficace, con particolare criticità sull’offerta e la distribuzione.<br>Ai problemi di posizionamento dell’azienda corrisponde una ormai pluriennale perdita di introiti pubblicitari, anche se il documento ritiene probabile un’inversione di tendenza e indica in tale inversione il principale strumento per migliorare le entrate di parte corrente, dando sostanzialmente per acquisito l’abbandono di quello che il documento stesso definisce come «modello BBC», fondato su una implementazione dei ricavi non primari - vendita di programmi e format televisivi, merchandising, produzione per altri media come gli home video, l’editoria, il software, internet e gli spettacoli dal vivo, vendita di servizi interattivi, valorizzazione commerciale del patrimonio infrastrutturale - che costituiscono il 18 per cento dei ricavi annui della società di servizio pubblico britannica.<br>Il documento svolge quindi un’accurata analisi degli assetti industriali dalla quale si evince da un lato una crescente dinamica dei costi di produzione, parzialmente contenuta nell’ultimo esercizio da operazioni di razionalizzazione, e dall’altro un elevato fabbisogno di investimenti ad alta intensità di capitale – valutati in euro 198 milioni per triennio – a causa dell’obsolescenza degli impianti, spesso non compatibili con la tecnologia digitale, che viene definita non compatibile con l’attuale situazione economica finanziaria della gestione. In tale quadro assumono particolare rilievo i dati relativi alla vita utile del capitale investito, dal momento che si valuta che oltre la metà degli investimenti programmati diverranno obsoleti nel triennio.<br>Sulla base delle predette considerazioni il piano individua alcune aree di intervento per la realizzazione degli obiettivi di servizio pubblico - che il documento classifica avendo quale unico criterio di riferimento il contratto di servizio - e per il conseguimento di obiettivi di redditività e di sviluppo.<br>Il documento individua in primo luogo un’offerta di base sulla quale agire in modo da favorire un riposizionamento di RAIUNO rispetto alla diretta concorrente, una completa revisione del palinsesto di RAIDUE e una difesa dell’attuale posizionamento di RAITRE.<br>A tale scopo si propongono la riduzione degli eventi, la riduzione delle sovrapposizioni di palinsesto, la creazione e il mantenimento di format con un ciclo di vita di più stagioni, la razionalizzazione del magazzino fondato sulla fiction, prevalentemente di lunga serialità e autoprodotta, l’incremento dei programmi destinati al pubblico più giovane, il mantenimento della programmazione sportiva su tutti i canali con un picco nel 2004 per le olimpiadi di calcio.<br>A tale ultimo proposito va osservato che nel piano sembra continuare la sottovalutazione di profondi mutamenti indotti nell’offerta televisiva sportiva dallo sviluppo della televisione a pagamento. A questo proposito il relatore sottolinea la necessità di un’urgente audizione dei responsabili di Rai Sport.<br>Segue l’individuazione di una serie di azioni dirette a definire l’identità delle tre reti rafforzando quella di RAIUNO quale leader del pubblico familiare, trasformando l’identità di RAIDUE con l’obiettivo di rivolgersi ai giovani, agli adulti e ai bambini, rafforzare l’identità di RAITRE quale rete di servizio dell’esplorazione e della memoria.<br>A questo ultimo proposito va rilevato il costante incremento, specialmente nel settore dell’intrattenimento, della produzione cosiddetta di «utilità immediata», che sembra far venir meno la potenzialità, che pure era stata sviluppata in passato dalla RAI, di costruzione di un patrimonio «bibliotecario» riutilizzabile nel tempo e trasmissibile attraverso le generazioni.<br>Il piano indica poi una serie di azioni dirette al miglioramento dell’offerta internazionale e di quella nei nuovi media, quest’ultima collegata allo sviluppo del digitale terrestre del quale peraltro non ci si nascondono le difficoltà, in particolare in relazione alle esperienze europee, dalle quali il documento ricava la conclusione che l’unico modello sostenibile sia quello basato sull’offerta in chiaro. Per quanto riguarda le linee di intervento sugli assetti industriali il piano suggerisce iniziative di cui in verità non appare sempre chiara la coerenza interna ove si pensi che, mentre da una parte si indica come criterio generale di economicità la standardizzazione della produzione, dall’altra si auspica ad esempio una maggiore esternalizzazione degli impianti mobili, e prioritariamente degli automezzi pesanti, e un ricorso sistematico alla gestione di attività in out sourcing.<br>Per quanto riguarda il riassetto delle aree immobiliari, mentre si prevede un adeguamento in tempi brevi delle strutture direzionali di Roma e di Torino e la ristrutturazione del centro di produzione di Napoli, il progetto relativo al centro di produzione di Milano appare caratterizzato da tempi molto lunghi.<br>Il piano prefigura poi un nuovo modello organizzativo che a una prima analisi appare non privo di criticità anche in relazione alle indicazioni contenute nella relazione approvata lo scorso luglio dalla Corte dei conti, ad esempio laddove si auspica un orientamento ad un core business di cui resta tuttora indefinito il contenuto, o laddove si prefigura la diffusione dell’organizzazione di attività di servizio pubblico che non appare coerente con la netta separazione gestionale fra attività di servizio pubblico e attività commerciali proposta fra l’altro dal disegno di legge del Governo in materia di riforma del sistema radiotelevisivo.<br>Per quanto riguarda gli interventi di carattere economico finanziario, infine, pur non mancando l’indicazione di obiettivi di incremento di ricavi, gli interventi di carattere ordinario sembrano incentrati essenzialmente su progetti di riassetto diretti alla riduzione dei costi, mentre per quanto riguarda gli interventi di carattere straordinario, oltre al recupero delle morosità del canone e alla politica di adeguamento, si individua il ricorso a dismissioni immobiliari legate all’abbandono di tecnologie obsolete. <br>Il presidente Petruccioli propone quindi di rinviare a martedì 28 ottobre 2003 l’apertura della discussione.<br>Egli fa quindi presente, rispondendo ad una richiesta di chiarimenti del deputato Caparini, che a suo parere è opportuno non determinare fin da ora quale dovrebbe essere l’esito del dibattito, dal momento che è proprio in base a quanto da esso risulterà che la Commissione potrà meglio decidere se adottare atti formali di indirizzo nei confronti della società concessionaria, così come se procedere ad audizioni come quelle da lui auspicate dei responsabili di Rai International - proposta alla quale si associa il senatore Minardo - e dello sport.<br>Il seguito dell’esame è quindi rinviato. <p><strong>Sui lavori della Commissione</strong><p>Il presidente Petruccioli, dopo aver reso noto alla Commissione che il sindacato dei giornalisti della RAI USIGRAI ha inviato una pressante richiesta alla Commissione di iscrivere al proprio ordine del giorno la questione dei giornalisti precari, fa presente che i recenti sviluppi dei problemi relativi al governo della RAI impongono alla Commissione di assumere un’iniziativa per ricondurne la soluzione in un quadro istituzionale, evitando di abbandonare l’immagine dell’azienda a speculazioni mediatiche e politiche. <br>Egli ritiene pertanto che sia della massima urgenza effettuare un’audizione della Presidente e del Direttore generale della RAI convocando la Commissione per domani. <br><strong>Indice degli interventi</strong><br>La seduta comincia alle 14h35<br>Presidenza del presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong>
    0:00 Durata: 1 ora 2 min
  • Riccardo Minardo (FI)

    <br><strong>Dibattito sui lavori della Commissione</strong>
    1:02 Durata: 2 min 15 sec
  • Giuseppe Giulietti (DS-U)

    Concorda il deputato Giulietti il quale rileva che la questione che ha dato origine allo scontro, determinata dal rifiuto da parte del Direttore generale di assicurare al sindacato uno spazio di revoca al Presidente del Consiglio e un’idonea copertura informativa delle manifestazioni di venerdì prossimo, appare particolarmente grave non solo sul piano della tutela del pluralismo, ma anche su quello più propriamente industriale, laddove si consideri la ventilata possibilità dello svolgimento su Canale 5 di un faccia a faccia sul problema delle pensioni tra il Presidente del Consiglio e il segretario generale della CISL, con un evidente abbandono alla concorrenza privata di attività che sarebbero proprie del servizio pubblico. <br>L’oratore sottolinea poi come proprio in relazione a questa rinuncia a svolgere un’attività che sarebbe propria del servizio pubblico, e che è quella di dare voce non solo alla politica ma anche alle parti sociali - che sono naturalmente non solo i sindacati ma anche ad esempio le organizzazioni imprenditoriali - assuma particolare gravità la battuta attribuita al Direttore generale circa il fatto che le posizioni dei sindacati sarebbero già rappresentate da RAITRE, una frase che risulta offensiva per RAIUNO e RAIDUE.<br>Il deputato Giulietti infine rileva come la crisi del pluralismo all’interno dell’azienda di servizio pubblico si manifesti anche attraverso decisioni come quella di impedire la ripresa da parte di RAIDUE della trasmissione «Mixer» per non disturbare quello che è ormai un vero e proprio monopolio dell’approfondimento informativo da parte di Bruno Vespa. <br>
    1:04 Durata: 7 min 2 sec
  • Giorgio Lainati (FI)

    Il deputato Lainati, pur favorevole all’audizione della Presidente e del Direttore generale, ritiene che non sussistano motivi per svolgerla domani, anche perché la questione della copertura giornalistica e delle manifestazioni di domani è stata sostanzialmente superata dalla richiesta dei responsabili di RAITRE e del TG3 di poter effettuare alcune finestre informative. <br>
    1:11 Durata: 1 min 52 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U)

    Il deputato Gentiloni Silveri concorda con la proposta del Presidente rilevando la necessità di confrontarsi direttamente con i vertici dell’azienda sull’interpretazione che loro danno agli atti di indirizzo di questa Commissione. <br>Si pensi non solo alla questione della copertura giornalistica della manifestazione di domani, ma anche a quella, anch’essa regolata dall’atto di indirizzo dell’11 marzo 2003 della presenza di esponenti politici in trasmissioni di intrattenimento. <br>Quella delibera infatti aveva sì consentito che si facesse eccezione al generale divieto di presenza di esponenti politici in questi programmi, qualora essa trovasse motivazione nella competenza e responsabilità degli invitati su argomenti trattati nel programma, ma sempre garantendo la pluralità dei punti di vista e la necessità di un contraddittorio. Si è invece arrivati al paradosso che, mentre in una trasmissione giornalistica la presenza ad esempio di un esponente del Governo è sempre controbilanciata da quella di un esponente dell’opposizione, qualora si tratti di una trasmissione di intrattenimento la RAI ritiene di poter invitare, come è stato fatto, il ministro Tremonti a parlare di riforma delle pensioni senza alcun contraddittorio.<br>Il deputato Gentiloni Silveri concorda quindi con il carattere di urgenza dell’audizione rilevato dal Presidente, soprattutto dopo che la presidente Annunziata, evidentemente rifacendosi all’interpretazione sostenuta e applicata dal presidente pro tempore Baldassarre secondo la quale la convocazione del Consiglio di amministrazione spetta al solo Presidente, ha annunciato che non convocherà il Consiglio la settimana prossima.
    1:13 Durata: 7 min 35 sec
  • Davide Caparini (LNP)

    Il deputato Caparini, pur concordando con la necessità di audire la Presidente ed il Direttore generale, ritiene che una convocazione immediata potrebbe avere l’effetto controproducente di alimentare quelle polemiche mediatiche che invece si tende a superare. <br>Sarebbe invece a suo parere preferibile che il presidente Petruccioli chieda formalmente alla presidente Annunziata e al direttore generale Cattaneo di chiarire le loro rispettive posizioni sulle questioni controverse, così da portare tali chiarimenti a conoscenza della Commissione e solo successivamente procedere all’audizione. <br>
    1:21 Durata: 6 min 5 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli fa presente al deputato Caparini di aver già percorso nei giorni scorsi la strada da lui giustamente indicata; tuttavia ad una lettera di chiarimenti da lui inviata non è stata fornita alcuna risposta e ciò, come gli è stato detto, con la motivazione che gli organismi di governo della RAI rispondono alla Commissione in quanto organo collegiale e non al suo Presidente. <br>In tale situazione egli ritiene di non poter far altro che convocare in audizione la dottoressa Annunziata ed il dottor Cattaneo dal momento che non è possibile che la Commissione rimanga inerte di fronte agli avvenimenti di questi giorni. <br>La Commissione, a maggioranza concorda. <br>La seduta termina alle 16h10. <br>
    1:27 Durata: 11 min 57 sec