02 DIC 2003

Stampa araba: Corrispondenza dal Cairo di Emma Bonino del 2 dicembre 2003

[NON DEFINITO] | di Emma Bonino - 00:00 Durata: 25 min 38 sec

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Il Cairo, 2 dicembre 2003 - Appuntamento giornaliero con la rassegna della stampa araba a cura di Emma Bonino.

Tutti i giornali aprono con la visita ufficiale del presidente di Malta in Egitto.

Durante la conferenza stampa che è seguita, Mubarak ha affermato che l'Egitto è il paese che ha più democrazia in questa parte del mondo, che la democrazia è un processo lungo; ha fatto un appello ad un ruolo più intenso delle Nazioni Unite in Iraq ed ha concluso che non ci sono problemi per quanto riguarda i rapporti finanziari con gli USA.

I giornali ricordano che il dialogo del Cairo tra le
fazioni palestinesi è stato rinviato a domani, per consentire ai delegati di arrivare.

Il presidente siriano ha detto che spetta agli USA aiutare a riprendere il dialogo tra Siria ed Israele.

Riguardo alla riforma della Lega Araba, ieri Mubarak ha ricevuto il segretario generale, il quale ha affermato che ci dovrebbero essere cambiamenti radicali sia nel settore politico, sia in quello sociale, che amministrativo e commerciale.

Dovrebbero inoltre essere stabiliti un parlamento arabo ed una corte araba di giustizia.

Bush rende nota una nuova iniziativa per il grande Medio Oriente, che dovrebbe vedere una partecipazione della Nato per portare la zona verso sistemi più democratici.

Condoleezza Rice ha dichiarato che i regimi arabi stanno usando il conflitto israelo-palestinese come scusa per ritardare le necessarie riforme politiche.

La Bonino passa poi all'esame di alcuni editoriali.

Il primo s'intitola "Premi egiziani" e dice che ci sono tre nomi importanti che rendono attivi i circoli culturali in Egitto e tra questi Saadeddin Ibrahim.

In tutti e tre i casi, il dibattito ha ignorato i contributi innovativi di questi tre individui nei loro campi, focalizzandosi sui premi ricevuti.

Si è dunque discusso di soldi, che sono stati ritenuti politicamente contaminati.

L'articolo prosegue illustrando le motivazioni che hanno spinto a rifiutare e condannare questi premi.

Il denaro che dovrebbe arrivare per Saadeddin Ibrahim, che servirebbe per far di nuovo funzionare il suo centro, completamente distrutto nei tre anni in cui è stato in carcere, viene condannato perché deriva dagli Stati Uniti; il crimine in questo caso sarebbe ancora più grande perché pare che questo denaro sia sottratto dall'aiuto ufficiale americano all'Egitto.

Queste campagne di condanna - osserva il giornalista - derivano da un punto di vista unilaterale e semplificato che considera che dare denaro agli intellettuali, alla cultura, alle istituzioni sociali da parte dell'occidente e dall'America come un tentativo di corruzione, come in realtà a volte capita nei nostri paesi.

Questi tre casi rappresentano anche un ruolo innovativo in cultura ed in politica; un ambiente semplicistico e fondamentalista ha però portato ad un assassinio e ad un tentativo di assassinio.

Saadeddin Ibrahim ha ragione quindi a preoccuparsi di essere la prossima vittima.

Secondo questa visione, il nazionalismo è dunque l'odio per l'America e per Israele e l'unica battaglia possibile è contro questi due avversari.

Fino a quando l'America sarà l'unica che vuole la democrazia, le parole che dirà saranno interpretate come parole del nemico.

Noi però abbiamo il diritto di disprezzare lo sviluppo, il progresso e la democrazia solo per imbarazzare gli americani - si chiede il giornalista? Abbiamo il diritto di alimentare un nuovo fondamentalismo politico? Così conclude l'articolo.Un altro articolo, riguardante Bush, Blair e Sharon, si dice in disaccordo con Bush solo sulla sua politica relativa al Medio Oriente, mentre trova lodevole la posizione inglese.

Conclude il giornalista: io condanno l'attuale campagna contro l'Islam, ma più di tutto condanno le azioni terroristiche, che hanno reso più facile questa campagna e l'hanno resa più penetrate.La leader radicale fa quindi il resoconto di un editoriale che dice che oggi negli Stati Uniti si parla dei dividere l'Iraq per indebolire i sunniti.

Oggi c'è una proposta secondo cui la soluzione è in tre stati; strategia che punta a rafforzare curdi e sciiti e ad indebolire i sunniti.

Questa proposta non è più il frutto dell'immaginazione di un gruppo di estremisti e, mentre ufficialmente l'amministrazione americana si oppone a questa divisione, in realtà bisogna stare attenti a queste idee, proprio per non accorgersi ad un certo punto e trovare che sono diventate realtà nell'establishment americano.

L'impegno americano - asserisce il giornalista - è un errore essenziale perché l'Iraq unito sarebbe un progetto fabbricato per cercare di unire tre etnie e confessioni religiose completamente diverse.

I sunniti sono più interessati, rispetto ai curdi ed agli sciiti, ad un Iraq unito, perché il centro dell'Iraq è senza petrolio.

L'articolo si conclude con l'affermazione che questa proposta pericolosa è però seria tra gli intellettuali americani.

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riduci

  • La visita del presidente maltese in Egitto e le dichiarazioni di Mubarak

    <br><strong>Indice</strong>
    0:00 Durata: 1 min 44 sec
  • L'incontro tra le fazioni palestinesi e il dialogo tra Siria ed Israele

    0:01 Durata: 1 min 51 sec
  • La riforma della Lega Araba

    0:03 Durata: 1 min 10 sec
  • Il piano di Bush per il Grande Medio Oriente

    0:04 Durata: 1 min 47 sec
  • L'editoriale dal titolo «Premi egiziani»

    <br><strong>Gli approfondimenti</strong>
    0:06 Durata: 7 min 4 sec
  • L'articolo su Bush, Blair e Sharon - La campagna contro l'Islam e le azioni terroristiche

    0:13 Durata: 3 min 8 sec
  • L'articolo sulla divisione dell'Iraq per indebolire i sunniti

    0:16 Durata: 7 min 23 sec
  • La mancanza di una posizione unica dei paesi arabi

    0:24 Durata: 1 min 31 sec