10 FEB 2004

Vigilanza Rai: Seguito dell'audizione del direttore del TG1 Clemente Mimun

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 42 min

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Seguito dell'audizione del direttore del TG1 Clemente Mimun.

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Seguito dell'audizione del direttore del TG1 Clemente Mimun", registrato martedì 10 febbraio 2004 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 1 ora e 42 minuti.
  • Alessio Butti (AN)

    Prende la parola il deputato Butti il quale deplora in primo luogo il malvezzo di numerosi colleghi, in particolare dell’opposizione, di abbandonare le audizioni dopo aver svolto il loro intervento, e quindi senza confrontarsi con gli auditi e con i colleghi. <br>Nel rilevare come le critiche rivolte in queste settimane al TG1 appaiono chiaramente pretestuose e prive di fondamento laddove si consideri l’evidente equilibrio della testata che non a caso accoglie un crescente apprezzamento da parte del pubblico, il deputato Butti osserva quanto sia ipocrita che certe critiche vengano proprio da parte di chi ha scelto in altri contesti di difendere la legittimità di un giornalismo schierato come quello di Enzo Biagi e Michele Santoro, e quanto ad una rappresentazione pluralista della realtà politica, sarebbe interessante valutare le linee editoriali di talune nuove reti satellitari che fanno informazione come Iride TV e Jimmy Channel.<br>L’oratore sottolinea quindi come la vicenda di cui oggi si occupa la Commissione nasca da un vero e proprio attacco che di sindacale non ha nulla, apparendo piuttosto squisitamente politico da parte dell’Usigrai, e della FNSI.<br>Per comprendere a fondo le dinamiche sottese a tali vicende, il deputato Butti chiede al dottor Mimun se la dottoressa Tagliafico, nel lungo periodo in cui ha collaborato con lui al TG2 dopo essere stata allontanata dal TG1 sotto la direzione del dottor Sorgi, abbia mai avuto alcunché da lamentare circa la linea editoriale di quel telegiornale. <br>Chiede altresì se quando la dottoressa Tagliafico è tornata al TG1 l’onorevole Fassino era già segretario politico dei Democratici di sinistra e se egli abbia mai ricevuto pressioni da esponenti dell’opposizione per l’assunzione o il conferimento di un incarico particolare a questo o a quel giornalista della testata. <br><strong>Indice degli interventi</strong><br>L'audizione comincia alle 13h55<br>Presidenza del presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><p>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:00 Durata: 9 min 28 sec
  • Davide Caparini (LNFP)

    Il deputato Caparini nell’associarsi alle domande formulate dal deputato Butti chiede al direttore Mimun se, secondo la sua valutazione, in passato l’atteggiamento della sinistra verso la RAI sia stato improntato ad un rispetto dell’autonomia dell’azienda tale da legittimare le critiche di oggi, ovvero se egli non ritenga che proprio quelli che oggi sono i suoi critici abbiano in passato praticato una sfacciata lottizzazione dell’azienda del servizio pubblico teorizzandone la vera e propria militarizzazione. <br>
    0:09 Durata: 2 min 5 sec
  • Maurizio Bertucci (FI)

    Il deputato Bertucci ritiene in primo luogo improprio aprire una polemica sulla cosiddetta lottizzazione osservando come in passato l’appartenenza ad una area politico-culturale di questo o quel giornalista non fosse stata intesa né come uno strumento per promuovere soggetti professionalmente non qualificati, né come un mezzo di intervento diretto dei partiti nella gestione dell’azienda, ma sostanzialmente come una forma di equilibrio editoriale. <br>Il TG1 è sempre stato sicuramente il punto più delicato del sistema dell’informazione televisiva; è quasi paradossale accusare di essere filogovernativa una testata come il TG1 che è sempre stata vicina a chi governava e alle istituzioni, ed è sempre stata il veicolo privilegiato del pensiero del Santo Padre.<br>In fondo il fatto che negli ultimi undici anni si siano alternati alla direzione del TG1 ben 13 direttori non fa che testimoniare quanto sia difficile mantenere quel tipo di equilibrio che deve essere caratteristico di questa testata.<br>Al Direttore del TG1 va riconosciuto di aver saputo gestire con successo tale equilibrio, tanto da essere alla direzione da ormai due anni e mezzo, e tuttavia proprio da questa longevità professionale deriva l’obbligo di valutare con particolare attenzione se la linea editoriale del giornale non sia stata negli ultimi tempi troppo squilibrata, e a questo proposito egli chiede al direttore Mimun di conoscere le sue valutazioni sui dati dell’Osservatorio di Pavia. <br>
    0:11 Durata: 7 min 12 sec
  • Ottaviano Del Turco (Misto-SDI)

    Il senatore Del Turco ritiene in primo luogo che la convocazione di audizioni aventi ad oggetto la situazione di difficoltà o di crisi che si manifestano all’interno di una redazione deve essere valutata sempre con molta prudenza, altrimenti si concederebbe a qualunque giornalista che si opponga alla linea editoriale della sua testata un potere di convocazione della Commissioni che gli stessi parlamentari non hanno. <br>Pur non sottovalutando il problema dell’effettivo rispetto del pluralismo all’interno dell’informazione fornita dalle varie testate giornalistiche - e in proposito egli si rammarica che il Parlamento in sede di esame della cosiddetta legge Gasparri non abbia accolto la proposta del presidente Petruccioli di estendere la competenza della Commissione alle televisioni private dove spesso, come nel caso del TG4, il pluralismo, l’imparzialità e la completezza dell’informazione sono spesso violati in misura tale da non poter essere giustificata dalla non appartenenza al servizio pubblico - il senatore Del Turco ritiene che il problema vada impostato in una prospettiva di più ampio respiro.<br>Egli ricorda infatti come per circa quaranta anni l’informazione politica televisiva sia stata data prevalentemente da quello che in gergo veniva definito il «mezzo busto», quel giornalista spesso di grande professionalità, si pensi a personaggi come Granzotto o Zatterin, capace di raccontare agli spettatori le vicende della politica e le concrete diversità delle posizioni in campo.<br>Oggi i nuovi «mezzi busti» sono diventati i portavoce dei partiti, alle cui dichiarazioni presentate in successione - magari secondo una sequenza maliziosamente diretta a favorire l’uno o l’altro o attribuendo all’uno cinque secondi, all’altro quindici e all’altro ancora venti - viene affidata l’esposizione delle opinioni delle rispettive forze politiche.<br>In questo modo però si perde il senso profondo del dibattito politico, che agli occhi degli spettatori appare sempre di più come una sequenza di concitate polemiche tra addetti ai lavori, e sempre di meno come il confronto sulla risposta ai bisogni e agli interessi della collettività. <br>
    0:18 Durata: 7 min 37 sec
  • Paolo Barelli (FI)

    <br>
    0:26 Durata: 5 min 14 sec
  • Giampaolo D'Andrea (Mar-DL-U)

    Dopo un intervento del senatore Barelli, il quale nel sottolineare l’inopportunità di prolungare una audizione di cui è evidente il carattere pretestuoso chiede al dottor Mimun di fornire dati sul successo della testata e sul rispetto del pluralismo, il senatore D’Andrea osserva in primo luogo come le polemiche di questi giorni fra gli uffici stampa della RAI e di Mediaset dimostrino con quanta prudenza siano da prendere i dati della lotta tra il TG1 e il TG5 per la conquista del primato nella prima serata. Tuttavia al tempo stesso queste polemiche dimostrano come il TG1 non riesca a consolidare un primato indiscusso sulla testata concorrente. <br>Egli chiede quindi al dottor Mimun se non ritiene che una delle cause di questa difficoltà risieda proprio nel fatto che il TG1 ha un produttore editoriale troppo simile a quello del suo diretto concorrente e perciò stesso non riesca pienamente ad esprimere quel carattere di autorevolezza che dovrebbe essere proprio della testata «ammiraglia» del servizio pubblico.<br>Probabilmente tale risultato sarebbe favorito se il dottor Mimun riuscisse di più a rappresentare, in quanto direttore, un punto di equilibrio fra le diverse sensibilità all’interno della testata, cosa che non sempre succede come dimostra il deprecabile caso dei pesanti apprezzamenti da lui rivolti a due autorevoli redattori della testata che, probabilmente anche a causa dell’improvvido e non richiesto intervento a suo sostegno del ministro Gasparri, ha finito per suscitare la riprovazione anche de «L’Osservatore romano». <br>Il senatore D’Andrea chiede quindi se egli non ritenga che sarebbe opportuna una rotazione fra i redattori che seguono la cronaca politica, in modo da evitare, per esempio, che i due schieramenti politici alternativi del Paese vengano sempre raccontati allo stesso modo. <br>
    0:31 Durata: 9 min 54 sec
  • Michele Bonatesta (AN)

    Il senatore Bonatesta ringrazia il direttore Mimun per la sua scelta di non aprire l’audizione con un proprio intervento, quasi che avesse qualcosa da giustificare, mentre si è invece dichiarato disponibile a rispondere a domande e contestazioni, con ciò smascherando l’intento dell’opposizione di trasformare una volta di più l’audizione in Commissione in una sorta di processo sommario, come è stato in passato nei casi che riguardavano Biagi, Santoro o la Guzzanti, ovvero oggi per Daniela Tagliafico. <br>Del resto il fatto che la decisione del dottor Mimun avesse fatto perdere all’audizione la sua utilità strumentale è dimostrato dalla decisione del collega Giulietti di non intervenire e di affidarsi invece alle agenzie stampa. <br>
    0:41 Durata: 5 min 56 sec
  • Gino Moncada (UDC)

    Il senatore Moncada Lo Giudice esprime il suo disagio per il fatto che vuoi i risultati di Auditel di questo o quel telegiornale, vuoi la presenza calibrata al millimetro di questa o quella forza politica vengano trasformate sempre in occasione di polemiche e lotte epocali. Per parte sua egli ritiene invece di dover esprimere vivo apprezzamento al dottor Mimun per la qualità e l’obiettività del telegiornale da lui diretto. <br>
    0:47 Durata: 3 min 38 sec
  • Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato Giuseppe Gianni osserva come, pur non avendo in passato lesinato critiche al TG1 ogni volta che le ha ritenute giustificate, tuttavia non può non esprimere la sua solidarietà al dottor Mimun per il pretestuoso attacco basato unicamente sulle parole, magari inopportune, da lui rivolte nei confronti dei redattori Sassoli e Ferrario, un attacco del tutto ingiustificato da parte di chi ritiene accettabile che Michele Santoro apostrofi pubblicamente la Presidente dell’azienda da cui dipende come una «figurante». <br>Egli chiede quindi di conoscere da quanto tempo siano in servizio al TG1 i redattori Ferrario e Sassoli e se a lui risulti che Michele Santoro è in procinto di candidarsi al Parlamento Europeo. <br>
    0:51 Durata: 1 min 47 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli concorda in primo luogo con quanto osservato dal deputato Butti circa l’opportunità che chi interviene in seduta rimanga anche per ascoltare gli altri interventi e le repliche ed esprime un forte auspicio in questo senso, pur nella consapevolezza degli obiettivi impegni di molti commissari. <br>Il Presidente ritiene quindi che questa audizione, come altre che sono in corso di svolgimento, deve essere l’occasione per avviare una riflessione della Commissione sullo stato dell’informazione televisiva, sia dei telegiornali e delle loro rubriche sia dei programmi di approfondimento.<br>Bisogna cioè chiedersi perché gran parte degli spettatori avvertano, quando assistono a questo o a quel telegiornale e a questa o a quella trasmissione di approfondimento, uno stato di insoddisfazione e di disagio dal momento che si rendono conto come quella sede televisiva venga utilizzata più come occasione per dare visibilità e far prevalere questa o quella posizione, piuttosto che come una utile occasione per aumentare e migliorare la conoscenza del problema di cui si tratta da parte degli spettatori stessi. Eppure non mancano esempi di come si possano realizzare trasmissioni di questo genere anche su temi delicati: in proposito egli fa riferimento, a titolo di esemplificazione, all’interessante dibattito sull’antisemitismo e sul sionismo andato in onda di recente nel corso della trasmissione «Enigma».<br>Un problema sicuramente collegato è quello della necessità di un rapporto più limpido e meno ispirato a forme di protagonismo tra la RAI e i conduttori; se ad esempio ogni volta che il più noto conduttore di programmi di informazione pubblica un libro questo viene promosso sulla RAI nelle sedi più disparate, è evidente che qualcosa non funziona.<br>Venendo poi alla questione del modo in cui i telegiornali sono confezionati e i tempi sono ripartiti, non vi è dubbio che questioni come quelle della regola dei tre terzi, di chi abbia diritto all’ultima parola e del cosiddetto «panino» abbiano la loro importanza; e tuttavia non va dimenticato che si tratta di meri artifici tecnici per dare maggior rilievo ad una notizia o ad una opinione - artifici non ignoti ovviamente neanche nei giornali stampati, si pensi all’uso del taglio, dei titoli o delle fotografie - mentre a suo parere la questione principale resta quella acutamente descritta dal senatore Del Turco, vale a dire la sostituzione del racconto giornalistico, dell’editoriale, della spiegazione di una notizia politica e della sostanza delle posizioni in campo, con le dichiarazioni in voce degli esponenti politici. <br>Giustamente ha osservato il senatore Del Turco che questo sistema svilisce l’immagine della politica, ma più ancora svilisce l’immagine del giornalismo e la percezione da parte del pubblico della sua idoneità ad informare. <br>
    0:52 Durata: 14 min 26 sec
  • Replica di Clemente Mimun, direttore del TG1

    Intervenendo in sede di replica il dottor Mimun ricorda come da venti mesi il TG1, sotto la sua direzione, sia ritornato ad essere il primo telegiornale italiano, con una costante vittoria sul diretto concorrente in prima serata ed una crescita di interesse per le sue rubriche; difficilmente la testata potrebbe ottenere questi risultati se veramente operasse forme di censura o mistificazione. <br>Certamente, come sempre succede in un giornale pressato dall’urgenza, anche il TG1 sbaglia spesso, ma questo non giustifica la scelta di chi, magari in vista della campagna elettorale, ha deciso di dipingerlo come un censore. In ogni caso sbaglierebbe chi si aspettasse una sua fuga davanti alle critiche.<br>In proposito egli ricorda come ultimamente alcuni suoi detrattori sono passati da critiche legittime a veri e propri insulti, arrivando, come fa l’Usigrai a indicare come un crimine ai danni del pluralismo il fatto che nelle riunioni di redazione, come in quelle di tutti i quotidiani e i settimanali, si ritenga nel corso della discussione di non accettare la proposta di un servizio o di un tema.<br>Egli ritiene poi inaccettabili le critiche di chi accusa il TG1 di fare una programmazione leggera e lontana dai problemi della gente.<br>Accurati studi della RAI, alla quale ci si potrà rivolgere per avere dati più dettagliati, dimostrano che il telegiornale dedica il 22 per cento del tempo agli esteri, il 21 alla cronaca, il 16,70 alla politica, il 10,30 alla società, l’8,10 a scienza e ambiente, il 6,60 alla cultura, il 6,20 all’economia e il 6,10 allo sport. <br>Allo stesso modo il direttore Mimun nega con forza le accuse di censure al Capo dello Stato o al Santo Padre. <br>Soffermandosi sulle critiche di alcuni conduttori, che hanno parlato addirittura di vergogna o hanno descritto il TG1 come una minestra insopportabile, egli ritiene come l’attuale gestione sia sicuramente migliore di quelle che in passato trattavano in maniera scandalistica il caso Tortora, dedicavano dirette di una dozzina di minuti per le relazioni dei segretari nei congressi della Democrazia Cristiana, o incorrevano in incidenti come quello delle immagini trasmesse sul caso della pedofilia. In quell’occasione ci si scusò, ma a pagare fu solo il direttore dell’epoca e non i diretti responsabili.<br>In ogni caso, come ha riconosciuto la stessa Sabina Guzzanti, è singolare che un giornalista accetti di condurre un telegiornale che giudica così indigeribile.<br>Il direttore Mimun si sofferma quindi sulla politica da lui seguita in materia di personale della testata, che è stata sempre attenta a valorizzare chi già vi si trovava e a cercare nuovi talenti solo all’interno della RAI.<br>L’oratore ritiene quindi di non poter condividere le accuse relative al cosiddetto «panino», negando che la cronaca politica sia iniziata e conclusa sempre allo stesso modo e rilevando come ben altre siano le forme di violazione della correttezza professionale. In proposito ricorda che il professor Zaccaria, peraltro da lui considerato un validissimo presidente della RAI, alla vigilia del voto nel 2001, dovendosi per legge riportare i programmi di approfondimento nel corso delle campagne elettorali alla responsabilità di un direttore di testata, cercò di imporgli l’assunzione del programma di Michele Santoro senza però di consentirgli di essere messo al corrente della scaletta e degli ospiti, e al suo rifiuto passò da responsabile del programma a direttore del TG1. <br>Soffermandosi poi su una serie di questioni sollevate dagli interventi di oggi egli rileva in primo luogo che, secondo i dati dell’Osservatorio di Pavia, la presenza delle opposizioni nel 2003 sul TG1 è stata effettivamente inferiore ad un terzo, sebbene non nella misura indicata dal deputato Gentiloni Silveri, e si impegna a corregge questo squilibrio, che peraltro è certamente molto minore di quello a favore dell’opposizione che si riscontra sul TG3.<br>Per quanto riguarda le questioni sollevate dal deputato Butti il direttore Mimun fa presente che la dottoressa Tagliafico fu da lui assunta al TG2, dopo che aveva lasciato il TG1, sulla base di una segnalazione meramente aziendale. Nel corso della sua esperienza al TG2 la dottoressa Tagliafico non aveva avuto alcun motivi di diverbio con lui, anzi avevano collaborato in maniera molto positiva e lei stessa aveva abbandonato con nostalgia la redazione del TG2 per tornare al TG1.<br>Per quanto riguarda le eventuali segnalazioni da parte di esponenti politici della sinistra di redattori del TG1 il dottor Mimun dichiara che in ogni caso egli non si occupa di segnalazioni di politici di nessun genere, né ne tiene conto per le sue scelte di politica del personale.<br>Comunque sia, rispondendo alla domanda del deputato Caparini, egli ritiene che nei sette anni che vanno dal 1995 al 2002 la sinistra abbia organizzato la sua presenza in RAI, non diversamente da come afferma che starebbe facendo oggi il centro-destra.<br>Egli condivide poi le osservazioni del Presidente e del senatore Del Turco circa il modo in cui viene trattata la politica nei telegiornali. Vi è però da dire che l’elevatissima sensibilità delle forze politiche, oltretutto in un quadro come quello dell’attuale legge elettorale che determina la nascita di tre o quattro schieramenti e all’interno di questi di un gran numero di liste e partiti differenziati e di differenti sensibilità, renderebbe ben difficile immaginare la possibilità, ad esempio, di un editoriale come quelli che faceva sul TG2 con grandissimo mestiere, ma anche con una certa faziosità peraltro riequilibrata da altri giornalisti sul TG1, il compianto Emanuele Rocco.<br>Egli concorda poi con quanto affermato dal senatore D’Andrea sulla opportunità di una rotazione dei giornalisti che si occupano di cronaca politica. Questo al TG1 viene già fatto, ma non vi è dubbio che una rotazione più frequente potrebbe contribuire ad una maggiore varietà di punti di vista. <br>Il presidente Petruccioli ringrazia il dottor Mimun e dichiara conclusa l’audizione. <br>
    1:07 Durata: 33 min 36 sec
  • Conclusioni del presidente

    <br>La seduta termina alle 15h40. <br>
    1:40 Durata: 1 min 41 sec