17 FEB 2004

Vigilanza Rai: Audizione del Direttore delle Risorse Umane della RAI Gianfranco Comanducci

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 3 ore 6 min

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Audizione del Direttore delle Risorse Umane della RAI Gianfranco Comanducci.

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Audizione del Direttore delle Risorse Umane della RAI Gianfranco Comanducci", registrato martedì 17 febbraio 2004 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 3 ore e 6 minuti.
  • Introduzione del presidente

    <br><strong>Indice degli interventi</strong><br>L'audizione comincia alle 12h05<br>Presidenza del presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong>
    0:00 Durata: 2 min 8 sec
  • Relazione di Gianfranco Comanducci, Direttore delle Risorse Umane della RAI

    Dopo una breve introduzione del presidente Petruccioli, prende la parola il dottor Comanducci direttore delle Risorse Umane della RAI.<br>Sin dall’inizio degli anni Novanta la RAI ha intrapreso una politica di gestione del personale cosiddetto «precario» finalizzata a dare alle risorse garanzie di stabilità e di utilizzazione.<br>Il rilevante ricorso alla contrattazione a tempo determinato trae le sue radici dalla specificità del prodotto RAI, per la realizzazione del quale è essenziale la scelta di professionalità adatte e fungibili per ogni singola produzione. Le esigenze di competenza specifica sono poi accompagnate da non secondarie necessità - storicamente insite nella mission RAI - di rinnovamento, freschezza ideativa, rispetto del pluralismo.<br>Di tali peculiarità ha dovuto tener conto anche il legislatore che, nel 1977, ha ampliato il ricorso alla contrattazione a termine previsto dalla legge n. 230 del 1962 per la realizzazione di programmi radiotelevisivi, precedentemente limitata alle sole figure artistiche e tecniche.<br>Va anche precisato, sotto un altro aspetto, come la stipula di contratti a termine legati all’elevato numero di programmi che la RAI realizza ogni anno risponda anche ad ovvie esigenze di razionalità ed economicità della gestione aziendale, in quanto il ricorso ad assunzione di lavoratori a tempo indeterminato per ogni esigenza comporterebbe - avendo a mente anche la caratteristica «stagionale» di alcuni prodotti - la formazione di un organico solo parzialmente utilizzabile. In tale contesto (basti pensare che in tutta la storia della radio e della televisione sono stati immatricolati oltre trentamila collaboratori esterni), e atteso che il ricorso al precariato è sempre avvenuto nell’ambito di forme contrattuali pienamente legittime, RAI ha avuto sempre la necessità di gestire le comprensibili aspettative dei precari, se e quando giustificate da congrua quantità e continuità di utilizzo.<br>Dopo un’articolata ricostruzione degli accordi stipulati negli ultimi anni, il dottor Comanducci fa presente che in occasione del rinnovo contrattuale del 16 luglio 2002, l’azienda presentò la propria proposta circa la gestione del precariato. Il sindacato richiese di stralciare il capitolo dei contratti a termine e di dedicare uno specifico spazio negoziale alla materia, in ragione della complessità della medesima, che implicava ed implica, evidentemente, la valutazione di aspetti, oltre che economici e normativi, anche di politica aziendale.<br>L’azienda convenne su tale opportunità ed in armonia con le logiche sinora esposte presentò una «proposta d’accordo» consistente in un percorso, che andasse oltre quanto posto in essere sinora, informato a criteri di realismo, gradualità e prospettiva, avendo comunque a mente l’esigenza di soluzioni valide non solo nel transitorio o nel contingente ma, come detto, nel breve-medio periodo e che contemperasse le aspettative del precariato con le compatibilità gestionali.<br>I tratti salienti della proposta possono essere così rappresentati: costituzione di un bacino di reperimento professionale nel quale far confluire i giornalisti maggiormente utilizzati, ai quali garantire stabilità di occupazione per 4-5 anni; in particolare, per le Testate nazionali, l’azienda propose la costituzione di un bacino di 150 unità con garanzia di occupazione non inferiore agli 8-9 mesi per ciascuna stagione produttiva, nonché la suddivisione del bacino in due fasce sulla base dei giorni di utilizzazione, con l’ipotesi di attingere per le assunzioni a tempo indeterminato dalla prima fascia, prevedendo, ove questa fosse esaurita, lo «scorrimento» dalla seconda alla prima. In concreto, la prima fascia del bacino avrebbe costituito nel breve-medio periodo prospettiva certa di assunzione per i primi 75 componenti il medesimo, esauriti i quali si sarebbe attinto alla fascia successiva, innescando contestualmente il reintegro di tale fascia secondo, appunto, una logica permanente di scorrimento dal basso; per le Testate Regionali fu altresì proposta la costituzione di un bacino di circa 70-80 unità da impegnare per esigenze produttive o sostitutive; condizione d’accesso al bacino, l’impegno a non promuovere nello stesso periodo di vigenza dell’accordo azioni di contenzioso nei confronti della RAI. In altri termini una «tregua» senza rinunciare ad eventuali diritti maturati. Restava ferma comunque la possibilità per i «non aderenti» di continuare a collaborare con RAI; disponibilità, sotto il profilo del trattamento economico, a riconoscere agli appartenenti al bacino, in aggiunta al trattamento previsto per gli assunti con c.d. art. 1 «depotenziato», un ulteriore somma nonché un importo fisso in luogo del premio di risultato, sempre in un’ottica di avvicinamento all’art. 1 «pieno»; disponibilità a prevedere non meno di 40 assunzioni a tempo indeterminato di giornalisti appartenenti al bacino (tanto quello per le Testate Nazionali, quanto quello per le redazioni regionali) nell’arco del biennio luglio 2003-luglio 2005 prevedendo successivi incontri, a cadenza annuale, per verificare le esigenze di organico nel frattempo venutesi a determinare. È utile precisare come il numero di 40 assunzioni fosse da considerarsi un minimo di garanzia, non necessariamente esaustivo delle richieste d’organico. Tale elemento esalta la portata della proposta aziendale, nel complessivo contesto che è caratterizzato, in controtendenza, dal generale contenimento degli organici.<br>Come noto il sindacato ha rifiutato la proposta ritenendola insoddisfacente, in particolare per quanto concerne il numero delle assunzioni (la richiesta era quella di sancire l’impegno dell’azienda per l’effettuazione di almeno 100 assunzione a tempo indeterminato di giornalisti nel quadriennio di vigenza dell’accordo).<br>Peraltro, la ragionevolezza della posizione aziendali rispetto al numero di assunzioni cui l’impegno con il sindacato era riferito, è dimostrata dal numero di assunzioni effettuate nei sette mesi intercorsi dal rifiuto della proposta. Dalla data di tale evento sono stati infatti assunti circa 25 «precari».<br>Tale consistenza, esaminata in termini tendenziali è perfettamente coerente con il numero massimo di assunzioni che l’azienda, responsabilmente, poteva impegnarsi ad effettuare in previsione di un processo di riorganizzazione.<br>Tra le rinunce accettate per pervenire ad un risultato positivo, una è stata particolarmente dolorosa, perché relativa ad una iniziativa alla quale la RAI ha sempre, storicamente, connesso una grande importanza anche in termini di trasparenza: una proposta di selezione per giornalisti avanzata infatti dall’azienda sin dalla metà del 2002 e anche preannunciata, proprio in questa medesima sede, dal Direttore generale allora in carica.<br>Con l’obiettivo di individuare un sistema stabile e duraturo di regole riguardanti l’ingresso dei giornalisti in RAI, si era pensato di definire tre canali: il primo consisteva nelle selezioni tra giornalisti professionisti, che avrebbero dovuto costituire anche il principale bacino di reperimento per le nuove utilizzazioni a tempo determinato; il secondo era rappresentato dai precari maggiormente utilizzati per i quali, dunque, contrariamente a quanto previsto nella precedente selezione progettata nel 2000 (in occasione della quale comunque i precari avrebbero fruito di corsie preferenziali), non era prevista alcuna prova selettiva, a meno che non ne facessero richiesta gli stessi interessati; il terzo riguardava le chiamate dirette, espressamente consentite al Direttore di Testata dall’art. 6 CNLG, nel rispetto, quindi, di una facoltà da sempre legittimamente esercitata in RAI, seppur con la estrema misura e cautela che lo scenario complessivo descritto in questa relazione, evidentemente, consiglia: si badi che nell’ipotesi da noi prospettata, anche le cosiddette chiamate dirette erano condizionate ad un percorso selettivo del tutto analogo a quello che sarebbe stato definito per i professionisti che avessero inteso partecipare alla selezione.<br>Su tale impianto, già vi era stato un positivo, seppur informale, confronto con la rappresentanza sindacale e si erano anche ipotizzate delle percentuali da riservare alle varie categorie di reperimento.<br>È a questo punto che dolorosamente, come detto, trattandosi di un principio generale di riferimento nelle strategie di politica del personale, l’azienda decise di accantonare il progetto di selezione, per nessun altro motivo se non quello di tutelare ancor più precari, che avrebbero visto ridotte le loro prospettive di accesso dagli idonei da selezione.<br>È quindi da rimarcare, ancora, il concetto espresso all’inizio di questo capitolo: molto pensiamo di aver fatto in termini positivi nella materia oggi trattata, ma riteniamo che prova assai difficilmente confutabile della nostra attenzione al tema del precariato sia rappresentata anche dalle rinunce da noi accettate sul terreno della politica gestionale, che costituisce l’impegno primario della nostra azione.<br>Per meglio valutare la proposta precedentemente descritta, va sottolineato come nell’ultimo decennio si sia assistito ad una continua e metodica contrazione degli organici RAI. Vale la pena di ricordare al riguardo come nel 1997 sul medesimo tema discusso presso la Commissione parlamentare dei servizi radiotelevisivi, venisse sottolineato da RAI, non senza pessimismo o comunque in difesa come fosse «prevedibile che la politica degli organici negli anni futuri dovrà continuare ad essere improntata a criteri fortemente restrittivi».<br>In coerenza con quanto precede: la forza lavoro si è ridotta dai primi anni ’90 ad oggi, in termini complessivi, del 21 per cento circa; il numero dei dirigenti, nel medesimo periodo, si è sostanzialmente dimezzato (da 612 a 317, ovvero il 48 per cento).<br>L’unica categoria professionale nella quale RAI ha ritenuto (anche a fronte della più completa e diversificata offerta) mantenere un trand positivo di organici è proprio quella giornalistica. Rispetto alla consistenza dei primi anni ’90 l’incremento è pari al 16 per cento circa, che equivale in valori assoluti ad una crescita di oltre 260 unità a tempo indeterminato.<br>È poi utile precisare come le assunzioni di personale giornalistico dell’ultimo decennio (ivi ricompresi gli impegni assunti per l’anno in corso e per il 2005 come precedentemente descritti) abbiano riguardato, in misura superiore all’80 per cento degli ingressi complessivi, i giornalisti precari maggiormente utilizzati dall’azienda.<br>Per una più efficace messa a fuoco della questione si rileva, che nella quota residuale (meno del 20 per cento) sono ricomprese: le assunzioni di competenza consiliare per incarichi di Direttori e di Vice direttori; le reintegrazioni da causa, a cui l’azienda è tenuta ad ottemperare e che si riferiscono comunque a personale già impegnato in modo rilevante nel corso del tempo in RAI; le chiamate dirette, in cui confluiscono peraltro anche le assunzioni di giornalisti con una professionalità specifica, legata in particolare al territorio (ad esempio i giornalisti in lingua ladina, tedesca, o comunque appartenenti alle minoranze linguistiche, difficilmente reperibili fra i precari), ai quali sono di difficile estensibilità i normali criteri che riguardano il precariato.<br>Con accordi sindacali sottoscritti nel 1997 la RAI ha intrapreso il percorso della costituzione di bacini di reperimento del personale da assumere a tempo determinato, con riferimento ad alcune figure professionali dell’area produttiva, rispetto alle quali si manifestavano maggiori esigenze di impegno. Attraverso tali accordi sono state individuate due tipologie di bacini: la prima – che interessava tecnici, operatori di ripresa, specializzati di ripresa, costruttori, montatori – stabiliva dei criteri di priorità da rispettare nella scelta delle risorse da assumere (idonei da selezione per T.I./C.F.L., lavoratori con un numero di giorni di impegno superiore a 220 negli ultimi tre anni, idonei da selezioni per bacini T.D.); la seconda - destinata esclusivamente ai programmisti registi - prevedeva la formalizzazione di un contratto triennale per coloro che avessero maturato almeno 960 giorni di utilizzazione negli otto anni precedenti. In relazione al più che positivo riscontro (in particolare su quest’ultima iniziativa) sia da parte del personale interessato come delle parti sindacali, nel 2000 è stato deciso di proseguire il percorso intrapreso, attraverso la costituzione di un nuovo bacino per i programmisti registi, che ha previsto la formalizzazione di contratti quinquennali (che scadranno, dunque nel 2005) per coloro che avevano maturato un certo numero di giorni di impegno (960 giorni negli otto anni precedenti ed almeno un periodo contratto in ciascun anno, ovvero 1200 giorni nel medesimo periodo ed almeno sei inizi contratto). A fronte del possesso di tali requisiti l’Azienda ha garantito a ciascun interessato un impegno pari a 41 mesi complessivi.<br>Giova ricordare come la costituzione dei bacini abbia consentito iniziative mirate di: selezione per assunzione: i programmisti registi rientranti nel bacino costituito ai sensi degli accordi del 1997 hanno partecipato ad una selezione a seguito della quale sono state individuate 55 unità da assumere a tempo indeterminato; formazione (la selezione per la partecipazione al Master Autori RAI, progetto strategico dell’Azienda per la formazione di una nuova generazione di autori televisivi di Servizio Pubblico è stata aperta, oltrechè ai programmisti assunti con contratto a tempo indeterminato anche ai componenti il cosiddetto bacino quinquennale (sette idonei su sedici) per i quali il percorso ha costituito e costituisce grande opportunità di valorizzazione.<br>Il positivo riscontro degli strumenti impiegati nella selezione per l’assunzione di 55 fra i precari maggiormente utilizzati, ha consentito che tali strumenti fossero estesi all’accertamento di tutte le cosiddette «prime utilizzazioni», con la doppia finalità di verificare la rispondenza dei requisiti di chi entra in Azienda, e di presidiare il livello qualitativo dei bacini (nei quali, dopo eventuali ripetute utilizzazioni, tali risorse evidentemente confluiranno).<br>L’ultima iniziativa è stata attivata nel 2003, con la sottoscrizione di accordi sindacali avvenuta nei mesi di aprile e maggio, che hanno stabilito quanto segue: conferma dei bacini già costituiti; costituzione di nuovi bacini per i profili professionali per i quali non erano previsti (compositore video, aiuto costumista, addetto ai costumi, grafico operatore animatore, aiuto arredatore, aiuto scenografo, consulente musicale, organizzatore ispettore di produzione, sarto tagliatore, documentatore, realizzatore decoratore, truccatore parrucchiere), ai quali assicurare una priorità di assunzione; costituzione di bacini per gli assistenti ai programmi ai quali garantire una media di 8 mesi di impegno per stagione produttiva, nel periodo 2003-2008. Rispondendo infine ad una richiesta di precisazione del senatore Falomi, il dottor Comanducci fa presente che il numero complessivo dei precari appartenenti ai bacini di maggiore utilizzazione è di circa 850 dei quali 150 programmisti-registi, 220 giornalisti, circa 100 ausiliari e per il resto tecnici.<br>A questi vanno aggiunti alcuni precari che hanno in questo momento contratti in corso, 400 con le testate nazionali e circa 150 con quelle locali, per un totale di circa 1.600 unità che costituiscono un numero molto inferiore al massimo previsto dai contratti collettivi. In particolare i giornalisti precari sono il 10-11 per cento del totale contro il 20 per cento previsto come massimo dal contratto,mentre il personale del settore produttivo è all’incirca il 7-8 per cento contro il 15 per cento previsto. <br>
    0:02 Durata: 36 min 49 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    <br>Osservazioni e quesiti dei Commissari
    0:38 Durata: 1 min 44 sec
  • Gianfranco Comanducci

    <br>
    0:40 Durata: 6 min 3 sec
  • Antonio Falomi (DS-U)

    Il senatore Falomi osserva in primo luogo che la relazione del dottor Comanducci conferma che il precariato rappresenta una realtà molto significativa nella RAI, che va certamente oltre quelli che dovrebbero essere i limiti fisiologici in una azienda di questo tipo.<br>Sarebbe in proposito interessante avere dei chiarimenti sui meccanismi che hanno storicamente determinato il riprodursi di questo fenomeno. In particolare egli chiede al dottor Comanducci di chiarire se una delle cause che determinano il permanere del precariato non risieda nel fatto che l’azienda ricorre con eccessiva frequenza, anche quando non ve ne sarebbe bisogno, alla chiamata di nuovo personale a tempo determinato, così rendendo più difficile ai vecchi precari il conseguimento di un plafond di giorni di collaborazione sufficiente per rientrare nei bacini dei precari di maggiore utilizzazione.<br>Una seconda questione che desta preoccupazione è quella della crescita esponenziale delle vittorie dei precari ricorrenti nelle cause per l’ottenimento del reintegro nel posto di lavoro; mentre in passato la RAI risultava soccombente in media trenta volte all’anno, nel 2002 si è improvvisamente passati a circa 60 sentenze di condanna e nel 2003 a circa 100 e non è chiaro quale politica del personale la RAI intenda perseguire per far fronte a questa tendenza.<br>Il senatore Falomi si sofferma quindi sul problema di RAINEWS 24, una testata che per la sua peculiare impostazione editoriale ha naturalmente bisogno di un numero di collaborazioni a tempo determinato superiori a quelle delle altre testate giornalistiche.<br>In questo contesto suscitano preoccupazione le scadenze dei contratti di ben dieci giornalisti fra i più anziani e tecnologicamente esperti della testata, anche per le voci che sono circolate di accorpamenti con altre testate giornalistiche e con televideo. <br>
    0:46 Durata: 17 min 17 sec
  • Giuseppe Giulietti (DS-U)

    Il deputato Giuilietti osserva in primo luogo come la problematica dei precari riproponga sotto un’altra angolazione un problema più generale - certamente non rientra se non per alcuni aspetti nelle competenze del dottor Comanducci - che è quello della costruzione di un sistema uniforme di regole per la gestione del personale all’interno della RAI, basti pensare al modo ben differenziato da caso a caso con cui l’azienda ha risposto al rischio anche potenziale di subire un danno di immagine dal comportamento di un dipendente, o all’uso che è stato fatto nei confronti del TG3 di poteri di ispezione che nessuno ha ritenuto di dover esercitare, ad esempio, nei confronti del TG1 in situazioni, come quelle verificatesi nelle ultime settimane, che sono certamente più gravi.<br>L’oratore osserva quindi che il problema del precariato in RAI meriterebbe una risposta di tipo strategico. In questo senso egli ricorda come alla fine della passata legislatura l’allora presidente di questa Commissione onorevole Storace avesse presentato una proposta di legge diretta a perseguire una sanatoria della posizione di tutti i precari della RAI, una proposta che a suo parere sarebbe necessario valutare con attenzione, anche perché la sanatoria dell’attuale precariato è la condizione necessaria per tornare ad un metodo di selezione basato sui concorsi.<br>Il deputato Giulietti si associa quindi alle domande formulate dal senatore Falomi, e chiede inoltre quale esito sia stato dato al problema di due dipendenti precari del TG3 che aveva determinato anche uno sciopero dei dipendenti della testata. <br>
    1:04 Durata: 15 min 7 sec
  • Alessio Butti (AN)

    Il deputato Butti nel sottolineare come la risposta alle legittime aspettative dei collaboratori precari della RAI sia una preoccupazione che non può che essere condivisa dall’intera Commissione e che non si presta certamente a speculazioni politiche o al gioco degli schieramenti, si associa alla richiesta di chiarimenti sulle questioni dei dipendenti precari di RAINEWS 24 e del TG3 e solleva la questione delle proteste del personale del Giornale Radio; in proposito egli chiede al dottor Comanducci di chiarire quale sia la situazione effettiva della testata, anche considerando che la pianta organica non è stata modificata dal 1996. <br>
    1:19 Durata: 5 min 57 sec
  • Paolo Gentiloni (MARGH-U)

    Il deputato Gentiloni Silveri si sofferma in particolare sul problema dell’elevata conflittualità prodotta dal sistema dei precari e della crescita esponenziale, già ricordata dal senatore Falomi, delle soccombenze della RAI. In proposito egli rileva come questo sistema danneggi l’azienda sotto numerosi profili, non solo cioè dal punto di vista economico, ma anche con una perdita della capacità dell’azienda stessa di programmare la propria politica del personale, che di fatto finisce per essere decisa in sede giudiziaria. Una conseguenza notevole di questo fenomeno è l’inversione di tendenza avvenuta nell’ultimo biennio della costante riduzione del personale aziendale in atto da 10-15 anni. Nell’ultimo decennio, in realtà, la RAI ha seguito una politica di incentivazione all’esodo che consentiva l’uscita di un centinaio di unità di personale all’anno, sicchè il reintegro per via contenziosa di una media di trenta dipendenti finiva per essere fisiologico e per lasciare spazio non solo alla riduzione del personale, ma anche ad assunzioni dall’esterno di personale decise dall’azienda nell’ambito delle proprie strategie editoriali ed industriali. Si tratta di una situazione evidentemente preoccupante, alla quale l’azienda dovrebbe rispondere con delle proposte che purtroppo al momento sembrano mancare. <br>
    1:25 Durata: 11 min 10 sec
  • Michele Bonatesta (AN)

    Il senatore Bonatesta osserva che se è vero, come affermato dal collega Butti, che la soluzione del problema dei precari interessa tutti e che i precari non hanno colore, altrettanto non si può dire della genesi del problema stesso, che invece ha un colore ben individuabile e dei precisi responsabili, individuabili nelle passate gestioni uliviste della RAI e nel sindacato dei giornalisti.<br>Quest’ultimo ha infatti da tempo rinunciato a svolgere il proprio ruolo di soggetto delle relazioni industriali in favore di un ruolo eminentemente politico, e la resistenza sindacale ad accettare le proposte della nuova dirigenza aziendale per risolvere il problema dei precari tradiscono la volontà che il problema stesso non si risolva, e ciò per occultare le responsabilità passate del sindacato stesso e della vecchia amministrazione dell’azienda.<br>In particolare egli stigmatizza il fatto che il deputato Giulietti consideri ora meritevole di attenzione la proposta avanzata nella scorsa legislatura dall’onorevole Storace per una sanatoria dei precari RAI, proposta che la maggioranza di allora si guardò bene dal sostenere. <br>
    1:36 Durata: 7 min 42 sec
  • Presidente

    <br>
    1:43 Durata: 2 min 13 sec
  • Davide Caparini (LNFP)

    Il deputato Caparini esprime in primo luogo vivo apprezzamento per la relazione del dottor Comanducci e auspica che venga avviata al più presto a soluzione l’annosa questione dei precari della RAI anche perché l’opinione pubblica non è più disposta ad accettare che una azienda con 10 mila dipendenti come la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo ritenga di dover ricorrere all’apporto di personale esterno assunto con contratti a tempo determinato. <br>
    1:46 Durata: 2 min 7 sec
  • Giuseppe Scalera (Mar-DL-U)

    Il senatore Scalera si associa alle considerazioni svolte da numerosi colleghi sugli effetti negativi della crescita esponenziale delle cause di lavoro in cui la RAI risulta soccombente e chiede al dottor Comanducci se questo non debba in parte ascriversi alla scarsa disponibilità dell’azienda a portare fino in fondo le procedure dirette al conseguimento di accordi stragiudiziali.<br>L’oratore si associa quindi alla richiesta di notizie sul futuro dei dieci contratti scaduti a RAINEWS 24, sottolineando in particolare come fra i giornalisti i cui contratti sono scaduti ci sono soggetti con una preparazione di eccellenza nel campo delle nuove tecnologie. <br>
    1:48 Durata: 7 min 12 sec
  • Vittorio Pessina (FI)

    Il senatore Pessina osserva come in passato la formazione del precariato sia stata una delle manifestazioni dell’ingerenza della politica nella RAI, nel senso che generalmente le assunzioni a contratto determinato rispondevano ad un criterio di segnalazione da parte delle forse politiche.<br>Proprio per questo egli ritiene che sarebbe illuminante avere un quadro dei precari classificati per anzianità di rapporto con l’azienda, così da comprendere a quali gestioni debba essere maggiormente attribuita la formazione del precariato. <br>
    1:55 Durata: 3 min 38 sec
  • Gloria Buffo (DS-U)

    La deputata Buffo esprime forti dubbi circa la serietà delle proposte avanzate dall’azienda, comprensibilmente respinte dai sindacati, per addivenire ad una soluzione del problema del precariato.<br>Proporre infatti la costituzione di un bacino dal quale individuare un certo numero di contratti poliennali e solo quattro di contratti biennali, e solo a fronte di un impegno a rinunciare a qualsiasi contenzioso verso l’azienda, cioè a rinunciare a far valere i propri diritti, appare come una proposta formulata con l’intento di essere respinta. <br>
    1:59 Durata: 3 min 4 sec
  • Giuseppe Gianni (UDC)

    Il deputato Giuseppe Gianni chiede al dottor Comanducci se rispondano a verità le voci circa una prossima liquidazione della redazione di RAIMED di Palermo e il suo assorbimento da parte della testata RAINEWS 24. Se confermata questa notizia comproverebbe l’esistenza di una politica aziendale di emarginazione delle realtà produttive meridionali - si pensi al ridimensionamento del centro di produzione di Napoli - e in particolare della RAI siciliana, come dimostra anche il persistente sottodimensionamento della redazione del TG Regionale. <br>
    2:02 Durata: 3 min 25 sec
  • Giorgio Lainati (FI)

    Il deputato Lainati nell’esprimere vivo apprezzamento per l’intervento del dottor Comanducci chiede chiarimenti sulla situazione del Giornale Radio e, riallacciandosi alle considerazioni svolte dai colleghi sul problema della conflittualità giudiziaria con i precari, chiede se l’azienda abbia valutato la possibilità di un ricorso più frequente a procedure transattive. <br>
    2:05 Durata: 4 min 18 sec
  • Paolo Barelli (FI)

    Il senatore Barelli si associa alla valutazione positiva dell’onorevole Lainati circa lo sforzo che l’attuale amministrazione aziendale sta compiendo per avviare a soluzione un problema, quello del precariato, indubbiamente ereditato dalle passate gestioni. <br>
    2:09 Durata: 4 min 5 sec
  • Presidente

    Il presidente Petruccioli osserva in primo luogo che le affermazioni del senatore Pessina, il quale sembra far discendere il problema del precariato esclusivamente dalla necessità per l’azienda di dare risposta a segnalazioni politiche o comunque esterne appare un po’ troppo semplicistica, laddove la presenza di una consistente quota di praticantato e precariato è in una certa misura fisiologica in tutte le imprese che producono informazione e comunicazione. Ciò che occorre evitare, naturalmente, è che tale presenza superi la fisiologia e che venga impropriamente utilizzata come strumento di sottovalutazione sia dal punto di vista professionale che economica del lavoro svolto da un elevato numero di collaboratori.<br>Non ci si può naturalmente nascondere che la soluzione del problema del precariato richiede anche l’individuazione di risorse adeguate, e che nel contempo - sono illuminanti in questo senso le esperienze maturate negli scorsi decenni nel mondo della scuola - la indubbia necessità di dare risposta alle legittime aspettative dei precari non deve andare a detrimento dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro.<br>Riallacciandosi quindi a quanto osservato dal deputato Gentiloni Silveri, il Presidente chiede al dottor Comanducci se la RAI, nell’ambito della sua politica del personale, prevede di ricorrere ancora allo strumento delle incentivazioni all’esodo spesso utilizzato in passato. <br>
    2:13 Durata: 11 min 42 sec
  • Replica di Gianfranco Comanducci

    Il dottor Comanducci si sofferma in primo luogo sulla questione di RAINEWS 24 facendo presente che è attualmente in corso una trattativa diretta al rinnovo annuale del contratto per otto dei dieci dipendenti il cui contratto è scaduto, nonché per una ricollocazione degli altri due, fermo restando che l’azienda ritiene del tutto legittimi i contratti a tempo determinato di 48 mesi che erano stati stipulati con questi dipendenti, in considerazione della natura sperimentale dell’attività.<br>Allo stesso modo è in via di soluzione il problema dei due precari del TG3 e quello della risoluzione della pianta organica del Giornale Radio.<br>Rispondendo alla deputata Buffo, il dottor Comanducci fa presente che la proposta aziendale non intende rappresentare una soluzione definitiva del problema del precariato, ma avviare un percorso di superamento di questo fenomeno; in particolare per quanto riguarda l’impegno di assumere in organico almeno 40 precari nel biennio 2003-2005, va specificato che si tratta dell’obiettivo minimo sul quale la RAI si può responsabilmente impegnare e che non pregiudica la possibilità di un numero maggiore di assunzione. Allo stesso modo la richiesta di un impegno a non promuovere azioni di contenzioso nei confronti dell’azienda non intendeva rappresentare una sorta di rinuncia ai diritti maturati, ma semplicemente l’impegno, per un periodo limitato, a mantenere su un unico tavolo la trattativa sul riconoscimento dei diritti stessi.<br>Il dottor Comanducci fa presente quindi al senatore Falomi che per quanto è di sua conoscenza, e cioè per quanto riguarda gli ultimi cinque o sei anni, il ricorso a contratti a tempo determinato con nuovi soggetti non è avvenuto mai a detrimento dei diritti dei precari storici, ma è stato sempre determinato da esigenze aziendali.<br>Anche per la questione sollevata dal deputato Giuseppe Gianni il dottor Comanducci fa presente che negli ultimi tempi la questione del sottodimensionamento della redazione del giornale siciliana è stata oggetto di una trattativa diretta ad avviare una soluzione, mentre non gli risulta che sia in atto alcun ridimensionamento di RAIMED.<br>Per quanto riguarda la questione relativa all’elevata conflittualità, il dottor Comanducci fa presente che la gestione di quest’ultima non rientra tra le compentenze della direzione delle Risorse Umane, in ogni caso egli fa presente al deputato Lainati che il ricorso alle transazioni se è spesso consigliabile sul piano della tecnica giudiziaria può alle volte risultare controproducente su quello delle relazioni industriali.<br>Per quanto riguarda infine le osservazioni del Presidente il dottor Comanducci fa presente che la RAI è del tutto consapevole della necessità di dare spazio ai giovani anche perché l’azienda ritiene che parte della sua funzione di servizio pubblico sia proprio quella di formare competenze nei settori dell’informazione, della comunicazione e dello spettacolo. <br>Per quanto riguarda infine la possibilità di ricorrere come già in passato alle incentivazioni all’esodo, è evidente che ciò dipenderà anche dai termini della riforma delle pensioni.<br>Il Presidente ringrazia il dottor Comanducci e dichiara conclusa l’audizione.<br>La seduta termina alle 15h00. <br>
    2:25 Durata: 40 min 40 sec