17 NOV 2004

Lavori Pubblici: Comunicazioni di Maurizio Gasparri sull'attuazione della legge 3 maggio 2004

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Comunicazioni del Ministro delle comunicazioni, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, sull'attuazione della legge 3 maggio 2004, n.

112, recante norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A., nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione .

Registrazione di "Lavori Pubblici: Comunicazioni di Maurizio Gasparri sull'attuazione della legge 3 maggio 2004", registrato mercoledì 17 novembre 2004 alle 00:00.

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  • Relazione di Maurizio Gasparri , ministro delle comunicazioni

    Il presidente GRILLO avverte che è stata avanzata, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, la richiesta di attivazione dell'impianto audiovisivo per lo svolgimento delle comunicazioni del Ministro delle comunicazioni, che ha informato della richiesta anzidetta il Presidente del Senato il quale ha preannunciato il proprio assenso. Propone pertanto di adottare detta forma di pubblicità.<br>La Commissione conviene.<br>Il ministro GASPARRI, nell'esporre l'impegno del Governo nel dare attuazione alla legge n. 112, si sofferma in primo luogo sulla questione del passaggio al sistema digitale ricordando che l'articolo 1 della legge n. 43 del 2204 - di conversione del decreto-legge n. 352 del 2003 - e l'articolo 25 della legge n. 112 del 2004 hanno dato mandato" all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di presentare, entro il 30 aprile 2004, una relazione alle Camere sugli esiti dell 'accertamento compiuto in relazione all'offerta televisiva in tecnica digitale terrestre, sulla base dei tre parametri della quota di popolazione coperta dalle nuove reti, della presenza sul mercato nazionale di decoder a prezzi accessibili e dell'effettiva offerta anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche. Con l'accertamento dell'Autorità sulla complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri può considerarsi definitivamente cessato il regime transitorio introdotto dalla legge n. 249 del 1997 ed iniziata la nuova era del cosiddetto switch-over, ossia della coesistenza delle trasmissioni su frequenze terrestri in tecnica analogica ed in tecnica digitale. Si tratta di una fase risolutiva e chiarificatrice per il tema del pluralismo nell'informazione che giustifica il diverso assetto, introdotto dalla legge n. 112, indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 466 del 2002, come possibile e legittimo a condizione che risulti dimostrato lo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in ottemperanza a quanto disposto dalla legge n. 43 del 2004, emanata nel solco delle indicazioni contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere del 15 dicembre 2003, ha verificato positivamente la sussistenza delle tre condizioni volute dal legislatore. I dati relativi alla diffusione del digitale terrestre sono peraltro confortanti. Confermano, infatti, che il digitale terrestre è una realtà, frutto dell'impegno del Governo e delle emittenti che hanno deciso di investirvi per aumentare l'offerta televisiva e spingono ad ottimistiche previsioni sul rapido allargamento della sua diffusione, che dovrebbe giungere ad una copertura ben maggiore di quella obbligatoria per la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo, e pienamente in linea con il termine del 31 dicembre 2006 stabilito dalla legge n. 66 del 2001 per lo switch-off. Ha certamente agevolato la diffusione dei decoder lo stanziamento previsto nella legge finanziaria per il 2004 per un contributo di 150 euro finalizzato all'acquisto del set-top-box in favore degli abbonati RAI in regola, con il pagamento del canone di abbonamento. A questo riguardo fa presente che con il decreto interministeriale 30 dicembre 2003 sono stati definiti i criteri e le modalità di erogazione del contributo. Per consentire ai cittadini di usufruire con facilità del contributo governativo sono state prescelte modalità semplici ed efficaci: il contributo, infatti, è stato erogato sotto forma di sconto sul prezzo finale di acquisto dei suddetti apparati e, quindi, gli utenti ne hanno usufruito già all'atto della vendita presso il negoziante. Il successo ottenuto dalla misura, che ha portato all'esaurimento già nel mese scorso dei contributi stanziati, ha spinto il Governo a proseguire, anche per il futuro, l'incentivazione avviata. Considerato il notevole calo del prezzo dei decoder si è ritenuto tuttavia di abbassare il contributo a 70 euro il che consentirà, con i 110 milioni stanziati nella manovra finanziaria ora all'esame della Camera dei deputati, di agevolare la vendita di circa 1.500 decoder. A ciò si aggiungerà l'utilizzo del 25 per cento dei proventi della privatizzazione RAI, prevista nella legge 112. Passa quindi ad illustrare le questioni relativi alla privatizzazione della Rai facendo presente che la prima tappa di tale processo, costituita dalla fusione per incorporazione, della RAI Radiotelevisione Italiana S.pA nella società Rai Holding, con la nascita della nuova RAI Radiotelevisione S.p.A. si è già conclusa. Pur essendo stato superato il termine di 60 giorni dall'entrata in vigore della legge n. 112, peraltro non perentorio, è stata comunque perseguita l'esigenza di pervenire in tempi rapidi alla fusione. In tale direzione la RAI ha mosso i passi decisivi, ottenendo da parte del consiglio di amministrazione l'approvazione del progetto di fusione, che comprende anche la bozza del nuovo statuto della società risultante dalla fusione stessa. Il progetto di fusione è stato approvato anche dal consiglio di amministrazione di Rai Holding, ed è stato sottoposto alle Assemblee della società incorporata RAl-Radiotelevisione Italiana S.p.A. e della società incorporante RAI Holding S.p.A. che lo hanno approvato, insieme allo statuto, 1'8 settembre 2004. Lo statuto, dopo l'approvazione dalle Assemblee delle suddette società, in data 6 ottobre 2004 ha conseguito il parere favorevole della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Lo statuto è stato infine approvato dal Ministro delle comunicazioni, secondo il disposto dell'art. 5 del decreto legislativo 3 aprile 1947, n. 428, con decreto del 8 ottobre 2004. Trascorso il termine di legge per il deposito del progetto di fusione, la stipulazione del relativo atto è prevista proprio per oggi. La fusione costituisce il presupposto per l'avvio della privatizzazione della RAI, secondo le direttrici delineate dall'articolo 1 della legge n. 112. In questa fase riveste un ruolo fondamentale il Ministero dell'economia, che è azionista della società da privatizzare. Occorre peraltro raccordare la generale disciplina sulle privatizzazioni e delle procedure sin qui seguite in altri casi di alienazione di partecipazioni statali in società con la normativa speciale contenuta nella legge n. 112. Tra le modalità di vendita dalla stessa previste la legge n. 112 presceglie il solo sistema dell'offerta pubblica di vendita regolata dal decreto legislativo n. 58 del 1998. Sottolinea quindi che la vendita di partecipazioni, sia dirette che indirette dello Stato, quando abbia ad oggetto il trasferimento del controllo di società operanti nel settore dei servizi pubblici, è disciplinata anche da speciali norme che per lo più mirano a tutelare gli interessi collettivi degli utenti, gli interessi generali dello Stato, la promozione della concorrenza e la trasparenza della procedura di vendita. Al riguardo, l'articolo 21 della legge n. 112 prevede che, per motivi di interesse generale e di ordine pubblico connessi alla concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo affidata alla RAl-Radiotelevisione italiana S.p.A., sia inserita nello statuto della società la clausola di limitazione del possesso azionario, prevedendo il limite massimo del possesso dell'uno per cento delle azioni aventi diritto di voto. Inoltre, la legge n. 112 riserva una quota (la cui misura verrà definita dal CIPE) di azioni in favore degli abbonati RAI in regola con il pagamento del canone radiotelevisivo, con il limite dell'inalienabilità per un periodo di 18 mesi. Il CIPE, secondo quanto stabilito dalla legge, assume un ruolo chiave, dovendo definire, con proprie deliberazioni, tutti gli elementi rilevanti ai fini della alienazione, primo fra tutti la quantità di azioni da immettere immediatamente sul mercato. Ciò chiarito, illustra le procedure da attuare per l'avvio della seconda fase. Anzitutto, il Ministero dell'economia deve scegliere il pool di consulenti che lo affiancherà durante la privatizzazione. Il 15 novembre è scaduto il termine per presentare la propria offerta da parte degli advisor invitati dal Ministero. Occorreranno circa dieci giorni affinché il Ministero selezioni l'advisor. Le tappe successive verranno messe a punto in un apposito programma operativo di lavoro concordato con l'advisor. Quindi verranno delineate tutte le condizioni ed informazioni necessarie per consentire agli acquirenti di giudicare l'offerta, riassunte in un documento formale da comunicare alla Consob. Tale soggetto, entro quindici giorni dalla comunicazione, potrà indicare agli offerenti informazioni integrative da fornire e specifiche modalità di pubblicazione del documento d'offerta, nonché particolari garanzie da prestare. Decorso tale termine il documento potrà essere pubblicato mediante l'offerta per l'alienazione delle quote. Fondamentale sarà il ruolo del CIPE alla cui approvazione dovranno essere sottoposte tutte le condizioni dell'offerta, ivi compresa quella relativa al prezzo.<br>L'articolo 16 della legge n. 112 delega il Governo ad emanare un testo unico della radiotelevisione, recante norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI. In attuazione di tale delega il Dicastero delle comunicazioni ha pertanto predisposto lo schema di decreto legislativo, anche con la collaborazione dell' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di cui la legge n. 112 prevede l'intesa, che dovrebbe essere approvato in via preliminare dal prossimo Consiglio dei ministri. Sullo schema di decreto legislativo dovrà essere acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari competenti, ai sensi del comma 3 dell'articolo 16. Il testo unico della radiotelevisione completerà l'intervento di riordino della materia della comunicazione- ad eccezione della stampa e della propaganda elettorale - avviato con l'emanazione del codice delle comunicazioni elettroniche. Lo schema normativo conterrà un' organica ricostruzione della disciplina vigente in materia di radiodiffusione e sarà ispirato ai principi di coordinamento, semplificazione, armonizzazione ed efficacia che presiedono alla compilazione dei testi unici. Esso si preoccuperà, tra l'altro, di dare piena attuazione alle norme di diritto internazionale vigenti nell'ordinamento italiano e agli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e alle Comunità europee. Il decreto legislativo in elaborazione definirà i principi della materia, tratti dalla costituzione e dalla legislazione primaria, riordinerà, esercitando una funzione di semplice coordinamento, la disciplina delle attività di operatore di rete radiotelevisiva, quella di fornitore di contenuti televisivi su frequenze terrestri, via satellite e via cavo, e radiofonici su frequenze terrestri, in ambito nazionale e locale, e quella di fornitore di servizi. Recherà inoltre le norme a tutela dell'utente, comprese quelle a garanzia dei minori, la disciplina organica della RAI radiotelevisione italiana S.p.A. e riordinerà sistematicamente le fattispecie di violazione e le relative sanzioni di competenza, rispettivamente, dell'Autorità e del Ministero.<br>Il passaggio alla tecnica digitale sarà un traguardo da raggiungere anche con riguardo alle trasmissioni radiofoniche. La legge n. 66 del 2001, nell'ottica dello sviluppo delle trasmissioni radiotelevisive digitali, aveva già previsto la sperimentazione della radiofonia digitale su frequenze terrestri. La legge n. 112 getta le basi per la fase di avvio dei mercati e l'effettiva applicazione della nuova tecnologia. L'articolo 24 reca, in particolare, la disciplina della fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale e prevede l'emanazione di due provvedimenti attraverso i quali il quadro normativo relativo allo sviluppo dello standard tecnico T-DAB (digital audio broadcasting) troverà una compiuta definizione. In particolare. all' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la legge affida il compito di adottare il regolamento per il rilascio delle licenze e delle autorizzazioni per l'esercizio della radiodiffusione sonora in tecnica digitale, mentre al Ministro delle comunicazioni spetta, invece, di stabilire il programma con cui sono individuate le specifiche misure di sostegno per agevolare il passaggio alla diffusione digitale delle trasmissioni radiofoniche. Il Dicastero ha avviato quindi lo studio per la predisposizione di un programma che individuerà delle misure di sostegno per la diffusione radiofonica in tecnica digitale. E' chiaro che il programma non conterrà quantificazioni di spesa ma servirà ad orientare le future scelte la cui concreta attuazione dipenderà dalla capacità di impegno finanziario del Governo. E' inoltre importante, ai fini dell'adozione del programma che l'Autorità emani il regolamento di propria competenza per definire la corretta direzione di sviluppo di questo sistema.<br>Si sofferma infine sulle questioni relative all’impiego dei minori in programmi radiotelevisivi ricordando che l'articolo 10 delle legge n. 112 si pone l'obiettivo di assicurare una tutela maggiore e più adeguata ai minori, rafforzando gli strumenti già esistenti e creandone di nuovi, avendo riguardo al minore non solo come utente del servizio radiotelevisivo ma anche come protagonista dei programmi e portatore di una sua propria immagine. In particolare tale articolo, oltre a dare fondamento legislativo al Codice di autoregolamentazione TV e minori, approvato il 29 novembre 2002, prevedere un inasprimento delle pene e l'individuazione dei soggetti preposti all'applicazione delle norme ed i relativi compiti, e stabilisce che l'impiego della figura del minore di quattordici anni nei programmi radiotelevisivi sia disciplinato da un regolamento. Il regolamento, da adottarsi da parte del Ministro delle Comunicazioni, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per le pari opportunità, è preordinato sia a garantire che venga rispettata la dignità personale del minore di quattordici anni, assicurando che la sua immagine venga utilizzata secondo criteri rispondenti ad un elevato livello di tutela, quali il divieto di ogni strumentalizzazione della sua età o della sua condizione socio-familiare, sia a tutelare il lavoro minorile. Sulla base di questi presupposti e con queste finalità il suo Dicastero ha già predisposto uno schema di regolamento che ha già ricevuto l'assenso del Ministro delle pari opportunità, mentre si attende ancora il parere favorevole del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Seguendo il dettato della legge n. 112, verrà poi individuata nella Commissione per i servizi e prodotti dell' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni l'organismo che dovrà vigilare sull' osservanza delle norme del regolamento e provvedere all'irrogazione delle sanzioni nel caso in cui i principi contenuti nell' articolato vengano violati. <br><strong>Indice degli interventi</strong><br>La seduta comincia alle 15h20<br>Presidenza del presidente <strong>Luigi Grillo</strong><br>
    0:00 Durata: 23 min 52 sec
  • Luigi Enrico Zanda (Mar-DL-U)

    Il senatore ZANDA (Mar-DL-U) chiede quale sia l’opinione del Ministro delle comunicazioni sulla correttezza del processo di privatizzazione della RAI, considerato che il suo consiglio di amministrazione è sprovvisto di un presidente e non è possibile nominarne un altro se non procedendo al rinnovo dell’intero consiglio. Chiede poi quali siano le implicazioni per il sistema di governance dell’emittente radiotelevisiva pubblica alla luce della prossima privatizzazione. Chiede inoltre se il Ministro giudichi compatibile l’esistenza di proventi derivanti dal canone con l’operazione di privatizzazione e se tale processo non contrasti con gli obblighi di servizio pubblico stabiliti dal contratto di servizio. Osserva poi che il miglioramento dei risultati operativi della RAI sembra dipendere più dal peggioramento dei risultati delle emittenti del gruppo Mediaset che da un reale incremento della qualità della produzione dell’emittente pubblica. Fa quindi riferimento ad un’audizione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato svoltasi il 19 maggio scorso, presso la Camera dei deputati, nel corso della quale il Presidente dell’Antitrust ha giudicato incompatibile l’attività di servizio pubblico svolta dalla Rai con la ricerca dei profitti sul mercato pubblicitario, ed a tale riguardo chiede di conoscere quale sia l’opinione del Ministro delle comunicazioni. <br>
    0:23 Durata: 8 min 24 sec
  • Vittorio Pessina (FI)

    Il senatore PESSINA (FI) rileva che gli scenari drammatici previsti al momento dell’approvazione della legge n. 112 non si sono verificati ed i problemi che sembravano allora prospettarsi sono stati superati o sono in corso di soluzione. Chiede quindi chiarimenti sull’utilizzo della quota del venticinque per cento dei proventi della privatizzazione della Rai e sulla nomina del pool di consulenti incaricato di valutare l’azienda ai fini della sua collocazione sul mercato. <br>
    0:32 Durata: 4 min 32 sec
  • Antonio Falomi (Misto)

    Il senatore FALOMI (Misto) chiede quale sia l’orientamento del Ministro delle comunicazioni in merito alla fissazione del canone per l’abbonamento Rai, paventando la possibilità che questa forma di prelievo possa indirettamente incrementare gli utili percepiti dai futuri detentori delle azioni della società, nel caso in cui la separazione contabile tra le attività di servizio pubblico e quelle di carattere strettamente commerciale non sia operata in modo netto. Sottolinea pertanto la necessità di completare quanto prima tale separazione contabile e di chiarire l’effettivo ammontare delle azioni da collocare in borsa. Manifesta poi perplessità sulle modalità di quotazione in borsa dei titoli. Al riguardo non è chiaro, tra l’altro, quale sia la quota di azioni che può essere venduta agli abbonati in regola con il pagamento del canone. Per quanto riguarda poi la determinazione del valore della società, ricorda che sono state formulate valutazioni molto diverse: è pertanto necessario che il rapporto dei consulenti incaricati della valutazione sia reso pubblico in Parlamento non appena disponibile. Chiede poi quale sia l’orientamento del Ministero sulla vendita di una delle reti Rai e siano state formulate ipotesi operative nel merito. Fa inoltre presente che la Rai sembra essersi autoesclusa dal mercato relativo alla trasmissione criptata delle partite di calcio sul digitale terrestre: chiede quindi di conoscere le ragioni che hanno suggerito tale scelta. Sull’utilizzo dei minori in spot pubblicitari osserva che la relativa norma della legge n. 112 risulta quotidianamente disattesa: chiede pertanto di conoscere quali siano i provvedimenti adottati in merito dal Ministero delle comunicazioni. Manifesta infine la propria perplessità sul fatto che la questione relativa alla par condicio non sia presa in considerazione dal testo unico della radiotelevisione in corso di redazione. <br>
    0:36 Durata: 9 min 5 sec
  • Paolo Brutti (DS-U)

    Il senatore Paolo BRUTTI (DS-U) chiede chiarimenti sulle modalità e sui tempi di attuazione del passaggio al sistema del digitale terrestre. Ritiene infatti poco probabile che possa essere garantito il risultato del completo passaggio dal sistema analogico a quello digitale entro il 2006 perchè ciò richiederebbe la presenza sul mercato di circa venticinquemilioni di decoder in tempi brevi, cosa materialmente impossibile. Paventa poi il rischio che il digitale terrestre si trasformi in una sorta di pay-tv di minor pregio, a causa del possibile oscuramento dell’analogico e dell’incompleta diffusione del digitale terrestre. Sottolinea inoltre la necessità di operare una netta distinzione tra le attività di servizio pubblico e quelle commerciali, al fine di una maggiore trasparenza della gestione amministrativa. Ritiene poi che l’emanando testo unico sulla radiotelevisione debba limitarsi a raccogliere le norme già esistenti, in considerazione del suo carattere meramente compilativo. Chiede quindi quali siano i provvedimenti da adottare per sanzionare le emittenti che non hanno rispettato i limiti massimi dei cosiddetti tetti pubblicitari e se corrisponda al vero che il Ministro abbia intenzione di ridurre le sanzioni a carico di queste ultime. Chiede infine quali siano i provvedimenti che il Ministero intende adottare per rendere efficace la disposizione della legge n. 112 che vieta l’impiego dei minori nelle pubblicità televisive. <br>
    0:45 Durata: 15 min 57 sec
  • Presidente - Angelo Maria Cicolani (FI)

    Il senatore CICOLANI (FI) chiede chiarimenti sui tempi e sulle modalità di avvio delle trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale. A tale riguardo fa presente al Ministro l'anomala situazione per cui gli operatori associati in consorzio diventano di fatto operatori di contenuti e non risultano così soggetti alle limitazioni previste dalla legge <br>
    1:01 Durata: 5 min 29 sec
  • Replica di Maurizio Gasparri

    Il ministro delle comunicazioni GASPARRI risponde alle questioni poste dai senatori intervenuti nel dibattito, facendo presente che ben può avvenire, da un punto di vista strettamente normativo, un processo di privatizzazione di una società sprovvista di presidente. La questione si pone semmai in termini di opportunità politica. A tale proposito osserva che l’assenza di tale figura non ha recato pregiudizio all’operatività del consiglio di amministrazione ed i risultati raggiunti in termini di ascolti e di risultati economici lo dimostrano ampiamente. Giudica poi compatibile il canone Rai con il processo di privatizzazione. Ritiene infatti che l’entrata derivante dal canone trovi corrispondenza nelle attività di servizio pubblico che proprio tale canone giustificano. Per quanto riguarda l’audizione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, svoltasi nello scorso maggio presso la Camera dei deputati, si riserva di acquisire la relativa documentazione al fine di conoscere meglio i contenuti sui quali il senatore Zanda chiede la sua opinione. In relazione alle procedure operative inerenti alla privatizzazione della Rai, fa presente che la legge è molto accurata nell’individuare le diverse fasi di tale operazione. A tale proposito sottolinea che, in merito alle valutazioni del valore della Rai spa e alle modalità di quotazione dei titoli azionari in borsa, sarebbe opportuno per la Commissione sentire il parere del Ministero dell’economia, a cui compete tale questione. Per quanto riguarda poi la fissazione del canone Rai dichiara di essere personalmente contrario ad un suo aumento e fa presente che, da un punto di vista strettamente economico, tale canone costituisce il corrispettivo delle prestazioni di servizio pubblico fornite dalla Rai. Particolare attenzione merita inoltre la separazione contabile tra le attività commerciali e quelle di servizio pubblico, sul cui esito positivo si dichiara fiducioso. In merito alla quota di capitale azionario della Rai collocata sul mercato, non è possibile dare una risposta precisa in termini quantitativi. Ritiene tuttavia che non sarà superato, almeno per il momento, il limite del 50 per cento. Sottolinea poi l’importanza degli interventi operati sul versante dei tagli alle spese e della razionalizzazione dell’impiego delle risorse interne, che hanno consentito di ridurre i costi senza pregiudicare la qualità della produzione. Sulla questione dell’utilizzo dei minori nelle pubblicità radiotelevisive ricorda che è attualmente all’esame della Camera dei deputati un disegno di legge volto a modificare la legge 112 allo scopo di eliminare qualsiasi incertezza interpretativa. Con riferimento all’acquisizione dei diritti relativi alla trasmissione criptata di manifestazioni calcistiche da parte della RAI, fa presente che gli organi di amministrazione non hanno ritenuto di procedere in tal senso poichè tale acquisizione non era prevista dal contratto di servizio ed i costi relativi sono stati ritenuti non competitivi. Si riserva infine di rispondere sulla questione relativa alle sanzioni per il mancato rispetto dei limiti di affollamento pubblicitario, poiché è ancora in corso un accertamento da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. <p>Il presidente GRILLO in considerazione dell’avvio dei lavori dell’Assemblea rinvia il seguito delle comunicazioni del ministro Gasparri. <br>La Commissione prende atto.<br>La seduta termina alle 16h45. <p>
    1:07 Durata: 19 min 9 sec