25 GEN 2002

Tribunale Internazionale: Ad Amsterdam per la ratifica dello Statuto entro luglio.

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Prima giornata di lavori ad Amsterdam del convegno dedicato alle Corti e ai Tribunali Internazionalizzati organizzata da ACIL, Amsterdam Center for International law, dal PICTS, Project on International Courts and Tribunals e da Non c'è Pace Senza Giustizia il 24 e 25 gennaio 2002 nella sede dell' Accademia delle arti e delle scienze.

Amsterdam, 25 gennaio 2002 - Sergio Stanzani, presidente di Non c'h Pace Senza Giustizia, ha aperto i lavori di oggi ricordando gli impegni e gli obiettivi di quest'anno, primo tra tutti l'entrata in vigore della International Criminal Court, che deve essere
appoggiata da 60 ratifiche.L'attività di Npwj Stanzani ha illustrato l'attività di appoggio legale che Npwj continua a svolgere non solo alle Nazioni Unite ma anche in molti paesi.

Come prova di testimonianza il Presidente ricorda la realizzazione della Corte speciale in Sierra leone e il lavoro di raccolta di elementi, di prove nella ex Yugoslavia che sono serviti poi anche per l'incriminazione di Slobodan Milosevic.I tribunali ad hoc e le corti speciali Antonio Cassese, docente di Diritto Internazionale all'universit` di Firenze,e giudice al tribunale ad hoc per la Ex Yugoslavia, nella sua relazione spiega il confronto tra i tribunali ad hoc voluti e nati con risoluzioni del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli esperimenti locali, 4 in tutto per il momento: Sierra Leone, Timor Est, Kosovo e Cambogia.

Questi esperimenti, ha illustrato Cassese, hanno una serie di risvolti positivi quali il fatto di svolgersi nei luoghi dove sono stati compiuti i crimini e quindi rendono giustizia dall'interno, oltre ad avere un effetto catartico collettivo, ottenendo una graduale ma effettiva riconciliazione tra le varie parti.

Un altro aspetto tecnico molto importante nelle corti internazionalizzate è quello di permettere la formazione di una intera classe di magistrati sull'esempio di una giustizia internazionale.

Ma a questi lati positivi si affiancano altri di uguale peso ma di segno contrario: per la riuscita di questi tribunali le varie componenti locali devono collaborare tra di loro e con quelle internazionali e ci deve essere la certezza del reperimento dei fondi diceva Plutarco La giustizia è infallibile se adeguatamente supportata .

Questa analisi fatta dal prof.

Cassese ha trovato conferma nelle relazioni successive che riguardavano nello specifico l'illustrazione delle singole situazioni ad esempio la collaborazione fra le parti in Sierra Leone: in teoria è obbligatoria ma se questa non c'è che si pur fare? L'accordo non ne parla .La corte di Timor Est E ancora a Timor Est il ruolo dell'Indonesia é centrale perchè è il paese dove hanno trovato asilo molti dei responsabili dei crimini commessi, ma l'Indonesia si rifiuta e anzi ha istituito dei tribuanli, per così dire, finti per giudicare questi presunti criminali.

Ma nulla sembra ancora accadere.Il problema economico Altro versante critico è il reperimento dei fondi che è condizionante per aiutare la difesa a svolgere il suo ruolo secondo giustizia: “A Timor - ha raccontato Silvia de Bertodano di Npwj avvocato appunto della difesa - i processi si svolgono in maniera difficoltosa perchè mancano le cose più semplici, dalla cancelleria all'accesso ad internet, e considerate che il tribunale di Timor è stato concepito sull'esempio dello statuto di roma dell'Internationa Criminal Court".

Situazione ancora diversa in Cambogia dove il tribunale esiste solo sulla carta e si dovrebbe` occupare di crimini avvenuti 25 anni fa ad opera dei Kmer rossi e dove alcuni dei capi hanno superato il limite di durata di detenzione preventiva e non si trovano altri espedienti per farli rimanere in carcere ma neanche liberarli.La collaborazione tra i diversi corpi giuridici Altre questioni riguardano poi l'adeguamento, la fusione tra i diversi corpi giuridici dato che queste corti funzionano sia con quelli locali che con quello internazionale: e anche questo non è di facile soluzione.

Il prof.

Cassese in chiusura del suo intervento ha anche fatto un elenco delle possibili aree del mondo dove forse ci potrebbe essere bisogno di tribunali con queste caratteristiche la Colombia, l'Afganistan la Palestina e ha poi invitato a riflettere sul superamento dei tribunali ad hoc soprattutto in vista dell'operatività della International Criminal Court.La corte speciale della Sierra Leone Ma di rapporto tra Icc e corti speciali si parlerà domani.

Nel pomeriggio la prima sessione è stata dedicata al tribunale speciale per la Sierra Leone, nato il 16 gennaio di questo anno grazie al lavoro e all'attività di Non C’è Pace Senza Giustizia.

E proprio un legal adviser di Npwj Allison Smith, che ha seguito direttamente a Freetown il percorso che ha portato all'accordo tra le Nazioni Unite e il governo della Sierra Leone per istituire questa corte, ha illustrato i contenuti dell'articolato: “Corte anche questa mista con la partecipazione quindi di giudici locali e di i giudici della comunità internazionale che ha come già ricordavamo prima il problema dei fondi: non pagano l'Onu ma una serie di paesi come Gran Bretagna, Usa, Canada, Nigeria Lesotho e Paesi bassi, ma che hanno garantito almeno fino ai prossimi tre anni i processi a quanti si sono macchiati di crimini contro l'umanità nei dieci anni di guerra civile che ha insanguinato il paese.

Questo tribunale speciale si ritroverà a dover fare i conti proprio con quanto ricordava nel suo intervento il prof.

Cassese :”Una lenta catarsi collettiva per arrivare ad un processo di vera riconciliazione, tenendo presente che la questione si complica dato che il principale sostenitore dell'esercito rivoluzionario del paese è il presidente della vicina Liberia con il conseguente problema sembra risolvibile dal consiglio di sicurezza delle estradizioni di quanti vi hanno trovato rifugio”.

La situazione del Kossovo Poi si è parlato delle corti del Kossovo, argomento spinoso.

Ne hanno discusso con i partecipanti il giudice Karphammer del distretto di Mitrovica, primo fra i giudici internazionali ad aver avuto l'incarico e la rappresentante del centro per i diritti umani di Belgrado Natacha Kandic.

Il quadro é desolante: “Oltre alle inevitabili difficoltà tecniche già riscontrate per altre corti, mancanza di fondi, rapporti non facili con i locali si aggiunge il fatto che non c'erano all'inizio giudici albanesi che manca quasi del tutto la collaborazione fra le due magistrature quella serba e quella kosovara e dove sia in Serbia che in Kosovo il condizionamento della realtà locale è talmente forte da rendere impossibile il normale svolgimento dei tribunali.

Manca poco alla partenza dei giudici internazionali e forse l'unica possibilità rimane proprio le corti speciali.L'international Criminal Court Domani la giornata sarà dedicata all'International Criminal Court e ai rapporti con questi tribunali: Il lato oscuro dell'umanità rappresentato dai crimini efferati per cui si chiede giustizia diceva oggi il prof.

Cassese e l'entità del compito è tale da richiedere molteplici risposte: forse le corti miste potrebbero essere una soluzione possibile.

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