26 GEN 2002

Federalismo: Riforma amministrativa e revisione costituzionale

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 4 min

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Istruzione, scuola e polizia locale, dare più potere economico alle regioni, non creare un neo-centralismo, soddisfare le esigenze democratiche delle assemblee regionali.

Devolution di destra o federalismo di sinsistra? Genova, 26 gennaio 2002 - Nell'aula del consiglio Regionale della Liguria si è parlato di federalismo.

Esponenti della destra e della sinistra hanno cercato di trovare punti in comune per mandare avanti la riforma alla modifica del titolo V della parte seconda della costituzione, approvato l'8 maggio scorso.

Lo scorso 8 maggio il governo ha approvato una legge in materia di
federalismo, passata poi al valio dei cittadini italiani con un referendum confermativo.

Lo scopo dell'incontro è stato quello di capire come intraprendere la strada, se proseguire con la modifica del titolo 5 oppure se questo sia solo un punto di freno per il cammino federalista dello Stato.

Il federalismo della sinistra Il vicepresidente della Camera Fabio Mussi, ha illustrato il motivo per cui "bisogna andare avanti con il processo di riforma del titolo 5".

"L'investitura diretta dei presidenti delle regioni - spiega Mussi - ha aperto una forbice tra la potenza dell'investitura diretta e la debolezza degli strumenti a disposizine e questo ha messo a rischio il rinnovamento politico istituzionale e aprendo un rischio democratico".

Conciliare la nuova legge e il programma di devolution del Governo.

Il ministro Scajola pone all'attenzione le difficoltà che il governo sta percorrendo, sostenedo che "il programma della maggioranza in materia di devoluzione è diverso dal titolo quinto della costituzione modificato dal governo precedente" e di dover quindi compiere "un percorso difficile: dare attuazione alle leggi costituzionale e portare avanti il nostro programma".

Questa fase di conciliazione creerebbe delle difficoltà ad "intendere il trasferimento di competenze che - afferma Scajola - deve essere contemperato da un assoluto equilibrio fra regioni, province e comuni e deve essere condiviso fra gli organi elettivi diversi all'interno di queste stesse assemblee".

Il rischio che potrebbe nascere risiede nella formazione dell'architettura del federalismo, creando un neo-centralismo tra comuni e regioni.

"Più controllo alle regioni" Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche Comunitarie, si dichiara molto critico nei confronti della riforma portata avanti dal governo precedente, sostenedo che "la riforma della sinistra è stata la costruzione di un federalismo impossibile, per poi dire che il federalismo non fa per l'Italia e - continua Buttiglione - non garantisce nè l'unità della nazione nè l'autonomia delle regioni".

Il ministro-professore è per un federalismo più forte, che dia più potere alle regioni, perchè avendo fatto una riforma federalista "il controllo dello Stato viene meno" e se questo controllo non viene dato ai consigli regionali, essendo troppo deboli, "nessuno è in grado più di svolgere le funzioni, deve crescere la capacità di controllo democratico interno dei consigli regionali".

Polizia locale, sanità, istruzione Il ministro per le Riforme istrituzionali e la devoluzione Umberto Bossi, pur apprezzando il tentivo della sinistra di aver cominciato il processo di riforma federale, tiene a sottolineare i punti vacanti della modifica al titolo 5, prima tra tutte la possibilità da parte delle regioni di fare le leggi, in particolare per alcune competenze: polizia locale, istruzione e sanità.

A questo proposito sottolinea la mancata cessione alle regioni delle competenze economiche:"Il governo sta facendo un ragionamento più complessivo - afferma Bossi - il processo viene fermato dal fatto prima di tutto economico, perchè molte leggi sono già di attuazione delle regioni, ma queste devono rivolgersi allo Stato per avere le risorse economiche" "Quindi prima di tutto bisogna attuare un passaggio di competenze economiche".

A ribattere alle affermazioni del ministro Bossi si presenta Fabio Mussi, affermando: "Sulla polizia locale ci sono già molte polizie, il problema sarebbe regolamentarle meglio e non aggiungerne" e poi passa alla questione della sanità, ricordando il documento presentato dalle regioni in cui "si dichiarano perplesse, perchè oggi gli ordinamenti regionali sanitari sono nella piena disponibilità delle regioni", proponendo poi un tavolo di concertazione permanetnte sulla questione delle risose.

Per quanto riguarda l'istruzione l'on Mussi si dichiara per "una scuola italiana e non regionale".

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