18 FEB 2002
intervista

Radicali: Massimo Lensi intervista "Robert", ex compagno di cella nel carcere di Vientianie

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 23 min 47 sec

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Robert, ex detenuto laotiano, parla delle condizioni del "miglior" carcere del Laos, della corruzione, delle torture subite, delle malattie e dei decessi all'interno del carcere.

Roma, 18 febbraio 2002 - Massimo Lensi intervista per i microfoni di Radio Radicale, Robert, ex detenuto del carcere di Phontong (Laos) e suo compagno di cella.

Subito dopo la manifestazione in Laos Olivier Dupuis, Nikolaj Khramov, Silvja Manzi, Bruno Mellano e Massimo Lensi, sono stati arrestati e trasferiti nel carceri per stranieri di Vientiane, divisi e costretti ad alloggiare in misere celle con altri detenuti per
poi essere messi in isolamento.

Robert è stato il compagno di cella di Massimo Lensi durante la sua permanenza nel carcere di Phontong, a Vientiane.

È stato rilasciato dopo aver scontato sette anni di pena per un reato minore, connesso al traffico di eroina sul confine tra la Thailandia e il Laos.

In questa intervista a cura di Massimo Lensi, Robert descriverà quello che ha visto, che ha subito sulla sua carne, sul suo fisico, sul suo spirito in sette anni di detenzione in un carcere dove si e' isolati dal mondo.

"Il Laos è un Paese dove corruzione e violenze, sono all'ordine del giorno - introduce Lensi - ma questo già si sa forse, grazie anche alla nostra azione non-violenta per i cinque studenti incarcerati dal 1999, di cui non sappiamo più niente e per i quali continuiamo a batterci con le nostre possibilità, le nostre azioni, facendo approvare risoluzioni, mozioni, ordini del giorno nei consigli comunali, nei consigli regionali e spingendo l'Unione Europea a muoversi in questo senso, perchè dei cinque studenti non si hanno più notizie".

"In questo Paese dove vige una vera e propria dittatura - continua Lensi - un regime totalitario in mano ad un gruppo di burocrati del Partito Comunista Laotiano, vi sono carceri a dir poco spaventose, terribili.

Carceri dove si muore, dove si perdono le speranze, dove non si hanno contatti con il mondo esterno: non è possibile contattare la propria famiglia, la propria Ambasciata, i propri legali.

Un Paese in cui i carcerati sono alla mercè delle disposizioni della Direzione del carcere".

In quel carcere Lensi ha incontrato molti detenuti che non avevano commesso nessun reato: erano solamente "dentro" per poter essere oggetto di ricatto economico diretto alle ditte commerciali che li avevano assunti.

Praticamente erano e sono dei sequestrati in attesa di essere riscattati con le autorità carcerarie laotiane.

Una situazione quasi paradossale, una situazione che rimanda al nostro Medioevo.

"Sono tante, troppe, le persone che oggi vivono in questi regimi.

Regimi bestiali che negano qualsiasi diritto alla persona, e dove si è semplicemente un oggetto in mano al potere corrotto, o al traffico illegale di droga, come e' il caso del Laos".

Robert adesso è fuori, ma ha avuto grossi problemi nell'uscire dal carcere e questa che ha rilasciato ai microfoni di Radio Radicale è la sua prima intervista.

La sua prima testimonianza dei suoi sette anni terribili anni.

Massimo Lensi: Robert, puoi raccontare ai nostri ascoltatori la tua esperienza nel cercare per stranieri di Phonthong, a Vientiane? Robert: "Sono stato arrestato nel 1994 e dal momento del mio arresto sono rimasto in prigione un anno e mezzo prima di essere portato davanti ad un tribunale.

Durante quel periodo ho avuto seri problemi con la salute, aggravati dal fatto che per me era molto difficile trovare qualcosa da mangiare.

Il cibo che ci davano in prigione oltre che essere pessimo, era per me proibito.

Io sono musulmano.

Prima di ammalarmi avevo la possibilità di comprare qualcosa dallo spaccio interno del carcere, ma ovviamente la malattia mi ha impedito di uscire di cella e non avevo nessuno che potesse cucinare per me, né tantomeno ricevere la visita di un medico".

ML: Che tipo di malattie hai sofferto durante la detenzione? R: "Ho perso completamente l'uso dell'occhio sinistro.

Mentre ero ammalato di malaria il mio occhio si e' infiammato, pieno di sangue.

Non solo non mi hanno dato nessuna medicina, ma se si fossero accorti dello stato del mio occhio, mi avrebbero pure rimproverato.

Dopo tre mesi grazie ad un programma speciale per i detenuti, sono andato in ospedale.

Sono stato portato in ospedale per un totale di nove volte.

Il medico che mi ha curato ha scritto una lettera alle autorità per chiedere loro di rimandarmi nel mio paese di origine".

"Devo dire che dal momento del mio arresto la mia famiglia non ha mai avuto mie notizie.

Come credereste normale, io ho chiesto di poter avvertire i miei familiari, mandare loro un messaggio, di scrivere loro una lettera, ma questo non mi è stato permesso".

"Ritornando al momento in cui mi hanno portato in ospedale, il dottore che mi ha visitato nel 1999, circa cinque anni e sei mesi dopo il mio arresto, ha chiesto nuovamente di rimandarmi nel mio Paese.

Per dare sostegno a questa richiesta, il medico ha mandato al ministro degli interni tutta la raccolta delle mie cartelle cliniche, ma dal ministero non e' mai arrivata nessuna risposta a riguardo.

Probabilmente la pratica si è fermata perchè io non avevo sufficienti soldi per accelerarne il corso.

Tornato in prigione non avevo soldi per comprarmi le medicine.

Da quello che so, dall'ospedale ne avevano mandate appositamente, ma io non le ho mai ricevute.

In carcere è complicatissimo avere anche una semplice pasticca di Paracetamol per il mal di testa".

"Come possiamo immaginare in quella parte del sud est asiatico ci sono molte malattie, per cui a chi capita la sventura di finire in carcere è molto difficile sopravvivere senza medicine".

ML: Puoi farci un quadro delle condizioni generali in cui si trovano i prigionieri del carcere di Phontong.

R: "Le condizioni dei prigionieri del carcere di Phontong, come in tutte le carceri di quel paese, sono veramente dure perchè non vi è nessun tipo di garanzia.

La situazione e' veramente al di fuori di qualsiasi tipo di legge.

Ad esempio nel mio paese, nei paesi musulmani, se un prigioniero chiede di lavorare gli viene data una piccola paga con la quale si può comprare cibo e medicine.

Ma questo a Phontong non ci è stato permesso.

Ci hanno fatto lavorare ma senza avere nessun soldo.

Gli altri, come me, erano in condizioni terribili.

Mi ricordo che nessuno di noi poteva avvertire la famiglia.

Nessuno di noi poteva ricevere aiuto dall'esterno.

Non ci è stato permesso di comunicare con l'esterno ed eventualmente chiedere aiuto.

Per ricevere una visita era necessario che l'eventuale visitatore facesse richiesta al Ministero degli Interni, richiesta che andava opportunamente spinta con soldi, che nessuno di noi aveva".

ML: Ci puoi parlare delle pratiche di tortura sui prigionieri all'interno del carcere? R: "A questo riguardo vi vorrei raccontare la storia di un gruppo di ragazzi africani che circa dieci mesi prima del mio rilascio sono stati arrestati e trasferiti a Phontong.

Una volta finiti in cella sono stati immobilizzati con dei ceppi di legno ai piedi, pesanti più di cinque chili, e selvaggiamente picchiati con dei bastoni attorno ai quali era stato avvolto del filo spinato.

Dopo questo trattamento, per circa tre settimane questi ragazzi erano in condizioni pietose, tra la vita e la morte.

Da allora sono stati rinchiusi in celle di isolamento da cui nei dieci mesi successivi non sono mai usciti".

"Questi cinque ragazzi sono stati arrestati perchè erano di colore e giravano tutti insieme, e dato che il Governo, la dittatura comunista del Laos, sostiene che gli africani hanno un disegno sovversivo dell'ordine del paese sono finiti in carcere.

Li hanno picchiati davvero, io non ho mai visto picchiare nessuno in quella maniera, cosi' brutalmente in tutta la mia vita.

C'era un sacco di sangue, avevano le gambe rotte, le caviglie spezzate, le braccia fratturate.

Ovviamente non è stata data loro nessuna cura medica, tantomeno sono stati portati in ospedale, perchè si sarebbero accorti delle torture.

Non gli è stato concesso l'uso dei soldi in loro possesso al momento dell'arresto per potersi comprare qualche medicina all'interno del carcere.

Gli unici prigionieri che potevano vederli, passando davanti alle loro celle, erano uomini di nazionalità cinese, vietnamita o thailandese.

Parlando un'altra lingua però non avevano nessun modo di comunicare e dar loro alcun tipo di aiuto".

ML: Robert da quel che mi ricordo il carcere di Phontong dovrebbe essere un carcere per stranieri, ma durante la nostra prigionia c'erano anche molti detenuti laotiani.

Che mi dici di questa stranezza? R: "Quando voi siete stati portati a Phontong si è subito sparsa la voce che eravate lì per condurre una battaglia in favore del rispetto dei diritti umani.

In quei giorni nel carcere c'erano molti prigionieri politici laotiani.

Dopo quattro giorni dal vostro arrivo sono scomparsi: sono stati portati via, sembra trasferiti in un carcere che viene chiamato l'"Isola" (1)".

"Questa famigerata Isola, è la prigione dove vengono rinchiusi i laotiani, in gran parte prigionieri politici.

Una volta che si viene trasferiti, la vita è segnata, è finita, perchè da quello che si sa, in quel carcere non ti danno cibo, e non ce lo si può procurare da soli.

La nostra prigione".

"Il carcere di Phontong, è di fatto molto meglio: si vive molto meglio che negli altri carceri del Laos.

Quando ti portano all'Isola non si sa più niente, non c'è possibilità di far avere loro un messaggio o di riceverne.

Dal 1994, da quando sono stato arrestato, ho visto questi trasferimenti parecchie volte.

Le ultime persone che ho visto deportare erano proprio quelle dopo il vostro arresto.

La ragione del loro trasferimento è stata proprio la vostra manifestazione, il fatto che voi stavate lottando per il rispetto dei diritti umani e volevate ottenere informazioni su questo tema".

ML: Quindi il carcere per stranieri di Phontong è in realta' pieno di prigionieri politici laotiani? R: "Esattamente, ce ne sono tantissimi a Phontong" ML: Ti ricordi...

noi siamo venuti a Vientiane proprio per fare una manifestazione per chiedere notizie di cinque studenti laotiani arrestati esattamente due anni prima? In cella mi parlavi di alcuni arresti avvenuti nell'ottobre del 1999 (2).

R: "Sì', nel 1999 sono state arrestate diverse persone.

I cinque studenti che manifestavo per i diritti umani e la democrazia in Laos sono passati da Phontong, ma sono stati subito trasferiti all'Isola.

Di loro non abbiamo avuto più nessuna notizia.

In quello stesso periodo sono stati arrestati anche quattro missionari di una associazione cristiana americana che si trovavano in Laos per motivi umanitari, con l'accusa di voler fare proselitismo".

ML: In carcere girava voce che le Nazioni Unite - essendo quello un carcere per stranieri - erogavano cinque dollari per i pasti giornalieri di ogni singolo detenuto.

Cosa puoi dire su quest'altra stranezza? R: "Sì è vero: le Nazioni Unite danno cinque dollari al giorno per il vitto di ogni detenuto.

Considerando però tutto quello che ci davano da mangiare, sia il riso che la zuppa con i tre, quattro pezzettini di carne galleggianti" "Complessivamente il pasto quotidiano di un detenuto non costa più di una manciata di kip (3) e considerando il costo complessivo per tutti i detenuti di Phontong, non si arriva a più di 800 kip, più o meno sette dollari al giorno per il pasto di tutti i carcerati (4) contro i cinque dollari erogati dalle Nazioni Unite, ogni giorno per ogni detenuto".

ML: Ora tu ti trovi all'estero, fuori dal Laos, ma posso chiederti quanti soldi hai dovuto pagare per poter uscire dal carcere? R: "La legge del Laos prevede per le persone che sono state condannate, che hanno quindi ricevuto il giudizio definitivo della corte, il pagamento di una cauzione di un milione di kip per ogni anno trascorso in carcere: per esempio, condanna a sei anni, sei milioni di kip da pagare all'uscita.

Ovviamente si contano gli anni a partire dalla sentenza, non quelli passati in attesa di processo.

Ed ovviamente se non si hanno i soldi, non si viene rilasciati".

"A Phontong ci sono molte persone che ancora non sono mai arrivate di fronte ad un tribunale, tra questi anche quei cinque ragazzi africani di cui ti ho accennato, che non hanno ancora avuto il permesso di avvertire i familiari o di mandare loro un messaggio.

Quando io sono uscito, la maggioranza dei detenuti era di cittadinanza straniera, a parte tre laotiani, alcuni dei quali poliziotti già condannati e che quindi non saranno trasferiti".

ML: Mi ricordo che nei giorni passati insieme, prima del mio trasferimento in isolamento, mi parlavi di alcune persone che sono morte in prigione.

R: "Sì, per esempio il prigioniero anziano del nostro braccio, che era abilitato a svolgere alcune commissioni per i detenuti del nostro settore, fu incatenato con i ceppi all'interno della minuscola stanza da bagno della cella e ritrovato morto una mattina prima che lo portassero in ospedale".

"Durante il periodo che ho trascorso in carcere, mi ricordo di almeno cinque persone che sono finite in coma per i maltrattamenti e che sono morte.

Quando queste persone chiedevano disperatamente di essere trasferite in ospedale, le guardie laotiane gli rispondevano "se stai mangiando, significa che stai bene, e quindi non sei in pericolo di morte.

In ospedale che ci vai a fare?", ma queste persone lentamente entravano in coma e poi spiravano".

"Mi ricordo di un altro ragazzo, giovanissimo, dello Sri Lanka che era stato arrestato perchè gli era stato chiesto di pagare un conto di 1.300 dollari di telefonate che non aveva fatto.

Anche lui è morto in prigione".

"Mi ricordo anche di due ragazzi pakistani che sono stati arrestati - tra l'altro non in Laos, ma in Vietnam e poi da lì trasferiti - a cui è stato chiesto di pagare un riscatto di 1.400 dollari.

Questi ragazzi sono stati condannati a scontare un anno e mezzo di prigione.

Al momento in cui sono uscito di prigione nonostante avessero scontato la pena da un anno ed un mese, erano ancora in carcere.

Sono ancora lì perchè non hanno i soldi per pagare la cauzione per uscire e naturalmente non li avranno mai, visto che non possono comunicare con le loro famiglie.

Tra l'altro sono davvero in cattive condizioni, perchè sono musulmani e non riescono a mangiare il cibo che viene loro dato dalle guardie del carcere, alle quali non importa proprio niente se uno è musulmano o di altra religione.

L'unico cibo che ricevono è quello che gli passa un ragazzo canadese, loro compagno di cella".

"C'è un ragazzo siriano che è stato condannato e che ha già scontato la pena da un anno e mezzo, ma che non può uscire perchè non ha soldi, non può contattare nessuno e nessuno e' a conoscenza che si trovi in carcere.

Deve pagare 1.500 dollari, ma quando chiede di contattare la sua famiglia gli viene chiesto "hai i soldi per farlo?", ma di soldi lui non ne ha, perchè i pochi che riesce a procurarsi gli servono per mangiare.

Non ha contatti con la sua Ambasciata, di nessun tipo.

Era ancora dentro, quando io sono uscito".

ML: Dopo il rilascio di noi cinque, cosa e' successo in prigione? La situazione e' cambiata oppure tutto e' come prima? Ci sono stati miglioramenti o peggioramenti? R: "No, non c'è stato nessun cambiamento.

Al limite le cose sono andate un pò peggio.

Io sono riuscito a dare dei soldi alla direzione del carcere per poter uscire di prigione.

Se non avessi corrotto le guardie ora non sarei fuori dal Laos".

"Avevo scontato la pena da ormai tre mesi ma le guardie avevano perso il mio passaporto e quindi ho dovuto lottare per contattare la mia Ambasciata che non si trova in Laos, ma in Vietnam.

Esaurita la pena però ho dovuto scrivere una lettera formale al Ministero degli Interni e a quello dell'Immigrazione perchè mi fosse permesso di alloggiare nelle baracche, al fine di contattare i miei amici per ricevere i soldi per pagare la cauzione di uscita.

Fortunatamente sono riuscito a dimostrare che avevo un amico a Singapore con cui potevo prendere contatto per farmi mandare i soldi e quindi mi hanno permesso di stare nelle baracche.

A quel punto però sono riuscito a scappare, con una barca in Thailandia, dove mi trovo ora.

Ho attraversato il Mekong ma non ho potuto portare con me i miei effetti personali, le mie valige, le cose che avevo con me in cella".

ML: Un'ultima domanda Robert: hai un appello da fare? R: "Mi appello alla vostra organizzazione, al vostro partito, perchè' facciano in modo che quello che è successo a me, non succeda piu', perche' ancora in Laos nulla e' cambiato".

"Io ho perso il mio occhio sinistro, ma c'è gente che in carcere perde la vita.

Ho perso il mio occhio in prigione, dove mi è stata negata assistenza medica, dove non mi è stato garantito niente, dove non mi è stato dato da mangiare, dove non mi è stata data nessuna tutela.

Le Nazioni Unite danno cinque dollari al giorno per ogni persona, per ogni straniero, in quella prigione, mentre il cibo che ci danno non vale nemmeno un dollaro per tutti.

Io mi appello alla tua organizzazione, mi appello alle organizzazioni internazionali, perchè aumentino la pressione su quel paese, perchè vengano veramente garantiti i diritti umani".

ML: Robert, ti posso assicurare che il Partito Radicale continuera' a lottare per i diritti umani in Laos, come in Cina, in Vietnam, come dovunque ve ne sia bisogno e ti vorrei ringraziare ancora per la preziosa testimonianza che ci hai appena dato.

Note (1) A Vientiane infatti c'è un secondo carcere (carcere di Samkhe, altresi' chiamato "l'isola") nel quale vengono detenuti i cittadini laotiani (2) Il 26 ottobre 1999 furono arrestati dopo una manifestazione nel centro di Vientiane Bouavahn Chanmanivong, Khamphouvieng Sisa-At, Thongpaseuth Keuakoun, Seng-Aloun Phengphanh e Keochay, cinque studenti del Movimento della Democrazia.

(3) Kip: moneta corrente in Laos.

(4) Il carcere di Phontong puo' contenere fino a 120 detenuti.

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