18 APR 2002

Radicali: I Kamikaze non violenti invadono Milano

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I radicali milanesi manifestano per sensibilizzare i cittadini contro l'incitamento al martirio dei palestinesiMilano, 18 aprile 2002 - I militanti radicali di Milano hanno organizzato oggi una manifestazione per informare l'opinione pubblica sulla situazione in Medio Oriente, durante la quale hanno "colpito" alcuni punti della città travestiti da kamikaze e hanno distribuito un volantino che riportava la scritta "Saresti morto".Yasha Reibman, consigliere regionale della lista Bonino alla regione Lombardia, ha spiegato il motivo di questa scritta: "Questo è quello che succede in questo momento in Israele, dove nei luoghi della vita quotidiana di tutti i giorni, il cittadino israeliano può essere colpito in ogni momento da un attentato kamikaze terrorista".Palestinesi educati al martirioReibman, provocatoriamente travestito da kamikaze, spiega che la tragedia in Medio Oriente non sarebbe il risultato delle frustrazioni del popolo palestinese rispetto alle proprie aspirazioni di nazionali, ma la conseguenza di una campagna di odio e di incitazione al martirio.Il volantino distribuito dai radicali riporta alcune frasi presenti nei libri di testo ufficiali dell'Anp, che testimoniano il fatto che i palestinesi sono incitati fin dall'infanzia al martirio, come ad esempio "Lo studente deve voler diventare un martire per Allah", "Gli ebrei sono traditori sleali".

Inoltre nei testi palestinesi dell'Anp e sul suo sito internet ufficiale non esiste Israele.La posizione dei radicali"Proprio noi - afferma il consigliere radicale - che chiediamo con forza l'ingresso di Israele nell'Unione Europea e che lottiamo per questo, non possiamo accettare che la campagna di odio e di incitazione al martirio, che è avvenuta nelle scuole palestinesi, sia stata e continui ad essere finanziata coi soldi delle vostre tasse, coi soldi dell'Unione Europea, coi soldi dei cittadini anche italiani".Ma Reibman non si dichiara contro i palestinesi, sostiene invece che la tragedia del popolo di Arafat "è innanzitutto riassunta dagli errori della dirigenza, che avrebbe potuto avere uno Stato palestinese fin dal 1967 e non ha voluto dopo la guerra dei 6 giorni, in cui Arafat ha detto tre volte no agli accordi di pace e non l'hanno voluto nemmeno nel 2000 quando Arafat ha rifiutato gli accordi di pace di Camp David"."Non abbiamo nulla in contrario - conclude - alla nascita di uno Stato palestinese democratico, liberale, che rispetti i diritti umani così come sono rispettati oggi per i cittadini arabi in Israele".

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