17 MAG 2002

Aborto farmacologico: «Fino a quando ancora l'Italia fuori dell'Europa? L'introduzione della RU486»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 27 min

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Le donne italiane sono ancora costrette a turismi sanitari, perché il Bel Paese non distribuisce l'Ru 486, pillola abortiva considerata una minaccia dagli antiabortisti.

Ginecologi e politici a confronto sull'efficacia del farmaco.

Rimini, 17 maggio 2002 - A 24 anni di distanza dall'applicazione della 194, si ritorna a parlare di aborto.

L'Italia è rimasto l'unico paese in Europa, che, prevedendo nel suo ordinamento l'interruzione di gravidanza, non dà la possibilità alle donne di scegliere tra aborto farmarcologico e aborto chirurgico.

L'aborto farmacologico si ottiene con la
somministrazione dell''Ru 486, ovvero la pillola abortiva, che si differenzia dalla pillola del giorno dopo, introdotta in Italia durante il ministero Veronesi, per il fatto di non essere un contraccettivo, ma un metodo di IVG (interruzione volontaria di gravidanza).

Il Coordinamento donne di Rimini, presieduto da Emanuela Fabbri, ha organizzato a Rimini un convegno sul problema dell'aborto, affrontando in particolar modo la questione dell'Ru 486.

Sono intervenuti, tra gl'altri, Mirella Parachini, ginecologo al S.

Filippo Neri di Roma, Silvio Viale, ginecologo al S.

Anna di Torino, entrambi promotori della sperimentazione che sta avvenendo nei rispettivi ospedali, e Cinzia Caporale, esperta di bioetica e consulente del ministro Sirchia.

La 194, legge sull'interruzione di gravidanza La 194, la legge sull'interruzione di gravidanza, non vieta l'introduzione della pillola abortiva, (legge 194), infatti negli articoli 14 e 15 si parla di libera scelta del medico nei metodi e di possibilità della donna di "renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la sua dignità personale", e non specifica l'obbligo di un unico metodo di IVG, come ha ricordato Sonia Mizani, consigliere comunale Rimini.

L'introduzione della Ru 486 non aumenterà il tasso di abortività L'intero dibattito si è sviluppato sui motivi per cui in Italia le donne non sono ancora nelle possibilità di scegliere con quale metodo vogliono abortire.

Mirella Parachini cerca di dare una risposta a coloro che sostengono che, introducendo l'Ru 486, le donne, essendo questo un metodo apparentemente più facile, sarebbero più tentate ad abortire, aumentandone quindi il numero: "Gli aborti nell'82 - afferma - erano 234.000, nel 2000 134.000, quindi una riduzione del 42%".

"Questo non va attribuito ad un calo del tasso di natività - spiega la ginecologa - ma questa riduzione (29% dall'80 al 97) va commisurata con una riduzione del tasso di abortività che è del 42.6%, i fenomeni si intersecano, ma uno non spiega l'altro", aggiungendo poi che ovunque l'Ru 486 sia stata introdotta, il tasso di aborti non si è modificato.

Non sarà più facile abortire Silvio Viale aggiunge anche che il metodo farmacologico non si è dimostrato meno envasivo, in quanto la donna si ritrova a compiere lei stessa l'atto ed ad esserne cosciente, quindi "l'aborto farmacologico è un metodo più impegnativo, non più facile, non si tratta - spiega - di addormentarsi e dopo 5 minuti il tutto è fatto".

Aborto farmacologico e aborto chirurgico Viale spiega poi dettagliatamente le differenze tra l'aborto farmacologico e chirurgico, in particolare si sofferma sulle conseguenza fisiologiche nel corpo della donna.

Link: metodi a confronto.

La colpa sarebbe delle case farmaceutiche Quindi, secondo quanto detto dai due ginecologi promotori per l'introduzione dell'Ru 486 in Italia, non ci sarebbero controindicazioni né dal punto di vista medico, né istituzionale.

Cinzia Caporale, infatti, spiega che la questione "non è politica" e che la colpa della non introduzione del farmaco non sarebbe del ministero della Sanità, quanto piuttosto delle case farmaceutice che non vogliono farsi carico della registrazione della pillola.

Mirella Parachini risponde invece, che la questione "è politica", perché " l'Ru 486 non è un business", spiegando che i costi della pillola abortiva non converrebbero allo Stato, di conseguenza quest'ultimo darebbe la colpa alle case farmaceutiche, senza pensare che basterebbe aprire una cooperativa senza scopo di lucro e distribuire il farmaco.

Dal convegno emerge quindi che la libertà di scelta è un diritto inequivocabile e come tale deve essere applicato, non solo perché la donna possa decidere con quale metodo abortire, ma anche per il fatto che la stessa legge italiana lo prevede.

Quindi l'introduzione dell'Ru 486 non è altro che l'applicazione della 194, che prevede, infatti, che siano adottati i metodi più idonei a "rispettare la dignità personale della donna".

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riduci

  • Emanuela Fabbri, coordinamento delle donne, modera

    <br><em>Indice per interventi</em>
    0:00 Durata: 6 min 35 sec
  • Sonia Migani, consigliere comunale Rimini

    0:06 Durata: 9 min 17 sec
  • Mirella Parachini, ginecologo Ospedale S.Filippo Neri, Roma

    0:15 Durata: 19 min 33 sec
  • Silvio Viale, ginecologo responsabile sperimentazione RU486 Ospedale S.Anna di Torino

    0:35 Durata: 40 min 13 sec
  • Cinzia Caporale, Universita' di Siena "Riproduzione tra bioetico e biopolitico"

    1:15 Durata: 21 min 17 sec
  • Mirella Parachini

    1:36 Durata: 4 min 3 sec
  • Silvio Viale

    1:40 Durata: 6 min 5 sec
  • Mirella Parachini e Silvio Viale, il problema della registrazione dell' Ru 486 in Italia

    1:47 Durata: 2 min 36 sec
  • Emanuela Fabbri

    1:49 Durata: 1 min 16 sec
  • Antonella Beltrani, assessore Pari Opportunita' Comune di Rimini, interviene Fabbri

    1:50 Durata: 6 min 55 sec
  • Caterina Grelli, assessore Pari Opportunita' Provincia di Rimini

    1:57 Durata: 8 min 19 sec
  • Dibattito con Dott. Galli, rappresentante dell'Asl, intervengono Viale e Fabbri

    2:06 Durata: 9 min 36 sec
  • Silvio Viale, l'aborto in passato e l'aborto oggi

    2:15 Durata: 10 min 49 sec
  • Emanuela Fabbri conclude

    2:26 Durata: 33 sec