12 GIU 2002

Vigilanza Rai: Audizione di Bruno Vespa sulle modalità di garanzia del pluralismo nella comunicazione radiotelevisiva

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 19 min

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Audizione di Bruno Vespa sulle modalità di garanzia del pluralismo nella comunicazione radiotelevisiva.

Registrazione audio di "Vigilanza Rai: Audizione di Bruno Vespa sulle modalità di garanzia del pluralismo nella comunicazione radiotelevisiva", registrato mercoledì 12 giugno 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 2 ore e 19 minuti.
  • Michele Lauria, Senatore Margherita

    Il senatore Lauria segnala che nel TG2 delle 20,30 di sabato 8 giugno è andata in onda una vera e propria falsificazione storica, in quanto si è affermato che nel dopoguerra Alcide De Gasperi avrebbe tentato di instaurare una dittatura cattolica in Italia. A suo parere la Commissione dovrebbe approfondire questa vicenda, nonché quella successiva della irrituale ed offensiva risposta ricevuta da un parlamentare che aveva protestato contro una simile disinformazione, trasmessa oltretutto in prima serata. <br>Indice degli interventi<br>L'audizione comincia alle 14h00<br>Presidenza del Presidente <strong>Claudio Petruccioli</strong><br>
    0:00 Durata: 36 sec
  • Introduzione del Presidente

    Il presidente Petruccioli fa presente di essere a conoscenza della questione e di aver visionato la registrazione del telegiornale, della quale intendeva riferire al prossimo Ufficio di Presidenza, e che è comunque a disposizione di tutti i commissari. <br>Si tratta di un servizio nel quale si dava conto di alcuni inediti di Curzio Malaparte, scritti nel biennio 1946-48, nei quali lo scrittore esprimeva l'opinione che in quel momento storico l'Italia corresse un duplice rischio di instaurazione di una dittatura, da parte comunista e da parte cattolica. Si tratta dunque di valutazioni di Curzio Malaparte. Indubbiamente il titolo del servizio appare formulato in termini perentori, così come possono dare adito a rilievi il confezionamento del servizio stesso e il successivo scambio di lettere fra il deputato Fioroni e il TG2. In ogni caso egli ritiene che la questione potrà essere discussa in Ufficio di Presidenza dando modo a tutti i componenti interessati di prendere diretta cognizione della registrazione. <br>
    0:00 Durata: 5 min 1 sec
  • Relazione iniziale di Bruno Vespa

    Dopo una breve introduzione del Presidente, prende la parola il dottor Bruno Vespa il quale ricorda di essere stato chiamato a condurre «Porta a Porta» nel gennaio del 1996. A quell'epoca la RAI aveva un grave problema di concorrenza con Mediaset in seconda serata, dove lo show di Maurizio Costanzo, che andava in onda da ormai quattordici anni, appariva come un avversario insormontabile, e la quota di ascolto di RAIUNO oscillava tra il 9 e il 13 per cento. <br>In quel periodo si riteneva che la politica non potesse andare in onda in seconda serata sulla rete ammiraglia; del resto sembrava che la formula dell'approfondimento politico potesse avere successo, come dimostravano le esperienze sia di «Milano Italia» che di «Samarcanda», solo quando i toni diventavano particolarmente alti e lo scontro si faceva acceso.<br>Inizialmente alla trasmissione furono assegnate due serate dedicate alla politica, contro tre di costume affidate a Carmen Lasorella; immediatamente, a partire dalle prime puntate che videro la partecipazione di Romano Prodi, poi di Fini e quindi del dibattito tra Berlusconi e D'Alema, la trasmissione ottenne uno share superiore mediamente del 50 per cento agli obiettivi assegnati.<br>Il successo di «Porta a Porta» si è andato poi consolidando negli anni, consentendo di battere ripetutamente Costanzo, e può essere facilmente misurato con la differenza tra lo share ottenuto nella seconda serata di RAIUNO nei primi quattro giorni della settimana e quello del venerdì, una differenza media del 7 per cento laddove un punto di share è equivalente a 20 miliardi di vecchie lire di introiti pubblicitari in seconda serata e a 60 miliardi in prima.<br>«Porta a Porta» è una trasmissione di rete e che risponde al Direttore di rete, e non ha quindi l'autonomia finanziaria e decisionale delle trasmissioni di Minoli e di Santoro; del resto ha anche sofferto di altre deficienze strutturali quali l'impossibilità di assumere giornalisti con contratti a termine, e solo negli ultimi tempi, grazie alla sensibilità del direttore Di Bella, ha potuto avere il supporto delle redazioni regionali per la realizzazione di alcuni servizi.<br>Naturalmente l'audience di «Porta a Porta» è variata nel tempo in relazione non solo agli argomenti e agli ospiti, ma anche alla concorrenza; in particolare gli ascolti più bassi sono stati determinati dalla concorrenza della trasmissione di Chiambretti. È in effetti singolare che un'azienda favorisca la concorrenza al proprio interno – Mediaset non lo farebbe mai – oltretutto investendo risorse maggiori su una trasmissione con un minor seguito e che soprattutto, per il fatto stesso della collocazione su RAIDUE, è commercialmente meno interessante per gli inserzionisti.<br>Il dottor Vespa si sofferma quindi sugli elementi caratterizzanti «Porta a Porta» che sono la semplicità di linguaggio, la rappresentazione assolutamente equilibrata delle opinioni politiche e la ricerca di un pubblico differenziato per classi socio-economiche, opinioni politiche e livello di istruzione.<br>Il dottor Vespa conclude illustrando un recente sondaggio di Datamedia che testimonia il gradimento della trasmissione ed anche il desiderio di gran parte del pubblico, ed in particolare per i cittadini che si dicono più lontani dalla politica e più disposti a votare scheda bianca, che «Porta a Porta» dedicasse uno spazio ancora maggiore all'approfondimento dei temi politici. <br>
    0:05 Durata: 16 min 51 sec
  • Presidente

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    0:22 Durata: 1 min
  • Enzo Carra, deputato Margherita

    Il deputato Carra esprime in primo luogo forti perplessità sull'opportunità delle audizioni di conduttori di programmi televisivi decise dall'Ufficio di Presidenza. Egli si sofferma quindi sul ruolo quasi istituzionale assunto da «Porta a Porta» – speculare del resto a quello dello show di Costanzo su Mediaset – che ha introdotto in RAI un tipo di programma, l'approfondimento di temi politici, in precedenza del tutto inesistente in quelle forme, se non esplicitamente rifiutato.<br>Non si può dire in realtà che la RAI sia stata avara di spazio comunicativo con questa trasmissione; gli stessi problemi ricordati dal dottor Vespa, vale a dire la difficoltà di disporre di giornalisti con contratti a termine, deve essere riportata ai ben noti problemi più generali dei ruoli dei giornalisti RAI.<br>Egli fa infine riferimento ad un recente articolo del collega senatore Paolo Guzzanti il quale, nel rimproverare al Presidente del Consiglio una presunta disattenzione nei confronti dell'esigenza di comunicare con i cittadini e di promuovere i risultati dell'azione di governo, lo invitava a recarsi frequentemente a «Porta a Porta» per usarla come tribuna privilegiata dell'Esecutivo: l'oratore chiede quindi al dottor Vespa se ritiene che quella delineata dal senatore Guzzanti rientra fra le attività istituzionali del suo programma. <br>
    0:23 Durata: 7 min 46 sec
  • Antonello Falomi, Senatore DS

    Il senatore Falomi ritiene, in coerenza con il carattere che l'Ufficio di Presidenza ha inteso attribuire a queste audizioni, di non dover entrare nello specifico del programma di Bruno Vespa, ma di dover porre a lui alcune questioni di carattere generale sul pluralismo nella comunicazione radiotelevisiva.<br>In primo luogo egli chiede al dottor Vespa di esprimere il suo parere circa la dibattituta questione del potere che molti attribuiscono ai conduttori dei talk show e delle trasmissioni di approfondimento, e che ha spinto da più parti a suggerire interventi diretti a limitare questo presunto potere ed i suoi effetti, cosicché si è parlato, per esempio, di doppio conduttore e di avvicendamento di conduttori.<br>A questa questione è legata in un certo senso quella della spettacolarizzazione della politica e della contaminazione tra informazione ed intrattenimento, dalla quale del resto la trasmissione «Porta a Porta» non è certamente esente, si pensi ad esempio al famoso «risotto» di D'Alema.<br>Un'altra questione dibattuta, e che in qualche modo contrasta l'immagine precedente di un conduttore «onnipotente», è quella dei faccia a faccia tra i massimi leaders delle coalizioni concorrenti, che non è stato possibile organizzare in queste elezioni – e che nelle due elezioni precedenti erano andati in onda su Mediaset – a causa del rifiuto dell'onorevole Berlusconi. Egli chiede perciò al dottor Vespa se non ritiene – e questo potrebbe forse farlo in termini di indicazione questa Commissione, avendo per destinatari in questo caso gli uomini politici e non la RAI – che sarebbe auspicabile creare una sorta di codice di comportamento che imponga ai candidati di non sottrarsi a questo confronto, similmente alla consolidata prassi televisiva di altri Paesi. <br>
    0:31 Durata: 7 min 30 sec
  • Alfonso Pecoraro Scanio, deputato Verdi

    Il deputato Pecoraro Scanio chiede in primo luogo al dottor Vespa la sua opinione circa le modalità più opportune per il conseguimento dell'obiettivo del pluralismo interno al servizio pubblico, se cioè sia da perseguire, secondo il modello ideale da più parti richiamato del conduttore come arbitro imparziale, un obiettivo di pluralismo e di asettica imparzialità all'interno di ogni singola trasmissione di approfondimento, ovvero se la strada migliore sia quella di proporre all'interno del palinsesto della televisione pubblica una pluralità di formule giornalistiche e culturali di questo specifico genere dell'informazione.<br>In secondo luogo l'oratore sottolinea che la garanzia del pluralismo non può essere vista unicamente sotto il profilo della partecipazione di una pluralità di soggetti, politici, culturali o sociali che siano, ma si sostanzia anche nella scelta delle tematiche in discussione: è evidente ad esempio che un programma che organizzi numerosi dibattiti su fenomeni criminali legati all'immigrazione, mentre trascuri sistematicamente discussioni su argomenti come il ruolo degli immigrati nell'economia o nella vita sociale degli italiani, finirebbe per ciò stesso, indipendentemente da quali siano i soggetti invitati a confrontarsi, per privilegiare una particolare corrente di opinione sulla questione dell'immigrazione. <br>
    0:38 Durata: 7 min 37 sec
  • Presidente

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    0:46 Durata: 48 sec
  • Giorgio Merlo, deputato Margherita

    Il deputato Merlo rileva come i profili generali della questione del pluralismo siano di fatto stati già bene impostati dalla relazione del Presidente, sostanzialmente condivisa dalla Commissione.<br>Egli invita quindi il dottor Vespa ad offrire alla Commissione una riflessione sulle diverse formule comunicative e «drammaturgiche» che può rivestire una trasmissione di comunicazione e di approfondimento, in particolare su temi di carattere politico, ed i rapporti di tali formule con il pluralismo, si pensi solo alla profonda differenza tra la formula e lo stile narrativo di una trasmissione come «Porta a Porta» e quella, ridotta nell'orario e contenuta nelle forme dialettiche, di un programma come «Primo Piano». <br>
    0:47 Durata: 3 min 33 sec
  • Paolo Gentiloni, deputato Margherita

    Il deputato Gentiloni Silveri osserva in primo luogo che la relazione del dottor Vespa ha raccontato la storia di un successo, quello di una trasmissione che si è imposta con un suo particolare stile di conduzione, certamente non così imparziale come si vorrebbe far credere – ciò che è anche giusto, dal momento che un conduttore porta le proprie convinzioni e la propria formazione in una trasmissione, e il modo in cui lo fa deve essere valutato e sindacato solo dagli spettatori – ma indubbiamente in grado di costituire una tribuna ambita da tutta la classe politica italiana. Lo stesso invito rivolto dal senatore Guzzanti al Presidente del Consiglio ad essere più presente a «Porta a Porta», la decisione di Giuliano Amato di scegliere quella trasmissione per annunciare la sua rinuncia a favore di Rutelli alla candidatura a premier e tanti altri casi simili testimoniano lo straordinario successo giornalistico di questa trasmissione.<br>Proprio per questo egli ritiene che il dottor Vespa occupi una situazione privilegiata per esprimere valutazioni su talune questioni concernenti il tema del pluralismo.<br>La prima di queste è quella della cosiddetta faziosità dei conduttori. In proposito egli ricorda come tutto il dibattito in corso prenda le mosse da una proposta di risoluzione presentata dalla Casa delle Libertà, e poi dichiarata inammissibile, nella quale si proponeva la sospensione per il periodo della campagna elettorale di alcune trasmissioni di approfondimento giudicate come faziose, tra le quali risultava elencata la stessa «Porta a Porta». Egli chiede pertanto al dottor Vespa di sapere se ritenga di dover difendere la categoria dei conduttori da questa accusa, ovvero se pensi che la sua trasmissione abbia degli specifici caratteri di non faziosità che la distinguano dalle altre.<br>Un'altra questione importante ai fini del dibattito sul pluralismo è quella del rapporto tra qualità del prodotto e salvaguardia di una pluralità di voci da un lato e risultati commerciali dall'altro. In proposito egli ricorda che lo stesso dottor Vespa ha affermato di recente che Santoro e Biagi devono continuare a lavorare in RAI, ma che bisogna trovare loro un'altra collocazione oraria, con particolare riferimento a Biagi per motivi di concorrenza con Mediaset.<br>In proposito, egli osserva in primo luogo che i risultati di Biagi sul piano dell'audience sono certamente di primo ordine, dal momento che la sua trasmissione raccoglie mediamente un pubblico di circa cinque milioni e mezzo di ascoltatori con uno share del 21,7 per cento che quest'anno è stato quindi identico a quello di «Porta a Porta».<br>In ogni caso andrebbe chiarito quale sia la linea editoriale che deve essere perseguita. In una precedente audizione l'allora Direttore di RAIUNO, Agostino Saccà, aveva sostenuto, con riferimento al problema del cosiddetto traino del TG1 delle 20,30 che RAIUNO doveva essere fedele alla propria cultura editoriale e che quindi non poteva inseguire Canale 5 sul piano di un programma di quiz, e che ciò giustificava, anche con qualche sacrificio dell'audience, la scelta di mandare in onda «La vita in diretta». Non si può quindi sostenere che un programma come quello di Biagi, di cui tutti dicono di riconoscere la qualità, debba essere sostituito perché il suo pur alto share non regge il confronto con «Striscia la notizia». Peraltro deve essere chiaro che laddove prevalesse questa logica tutti, compreso lo stesso dottor Vespa, dovrebbero essere pronti ad accettare il sacrificio delle loro trasmissioni ove queste perdessero terreno nei confronti della concorrenza.<br>Il deputato Gentiloni Silveri si sofferma quindi sull'aspetto della cosiddetta par condicio: è evidente che questa, se è sottoposta a regole codificate per quanto riguarda le campagne elettorali, non può non avere un suo peso anche nella programmazione ordinaria. Si pensi alla sovraesposizione senza bilanciamenti, nelle trasmissioni sul delitto di Cogne di un personaggio fortemente caratterizzato del mondo professionale e politico come l'avvocato Taormina. <br>
    0:50 Durata: 12 min 45 sec
  • Mario Landolfi, deputato AN

    Il deputato Landolfi fa presente in primo luogo che la proposta di risoluzione ricordata dal collega Gentiloni Silveri, che egli, pur criticandone la formulazione sotto diversi aspetti, aveva sostenuto, in quanto la riteneva fondata nel merito, intendeva proporre una breve sospensione di alcune trasmissioni in corso della campagna elettorale e non aveva certamente tutt'altro scopo che mettere in dubbio la correttezza professionale del dottor Vespa e della formula di «Porta a Porta».<br>Peraltro il problema dell'impossibilità di garantire un'assoluta imparzialità esiste e proprio per questo egli ritiene interessante – ed ha presentato una specifica proposta di risoluzione – promuovere un modello plurale di conduzione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico. Egli chiede quindi al dottor Vespa un'opinione sulla praticabilità di questa formula o piuttosto sulla preferibilità di un modello di pluralismo diffuso.<br>Il deputato Landolfi nel contestare l'affermazione del collega Gentiloni Silveri circa una sorta di violazione della par condicio nelle trasmissioni sul delitto di Cogne, dal momento che in quelle sedi l'avvocato Taormina non era certamente presente in veste di uomo politico, ritiene peraltro che in quella occasione vi possa essere stata una sorta di ripetitività e di sovraesposizione.<br>Quanto alla questione accennata dal dottor Vespa delle difficoltà incontrate, a differenza di altre trasmissioni, nell'ottenere un allargamento e una migliore strutturazione della redazione, egli chiede se a parere del dottor Vespa vi sia stata una vera e propria disparità di trattamento con altri programmi. È importante chiarire questo punto, non solo perché la questione del pluralismo produttivo è specificamente indicata nella delibera di questa Commissione del 13 febbraio 1997, ma anche perché sarebbe assai grave dover constatare l'isolamento e il boicottaggio di una trasmissione di così grande successo ed economicamente così produttiva per la RAI, specialmente se si considera che l'attuale maggioranza di centro destra viene accusata ad ogni occasione dall'opposizione di voler danneggiare la RAI e favorire Mediaset. <br>
    1:03 Durata: 8 min 29 sec
  • Giuseppe Scalera, deputato Margherita

    Il senatore Scalera si sofferma sui dati di un sondaggio di Datamedia pubblicato da E.Com. che testimoniano da un lato l'elevata popolarità del Presidente del Consiglio, e dall'altra il fatto che i media siano percepiti complessivamente come a lui favorevoli.<br>Sullo stesso giornale è pubblicato un commento del professor Mannheimer, il quale interpreta il successo di immagine di Berlusconi come strettamente legato ad un'abile identificazione dei palcoscenici mediatici più produttivi, cosicché il Presidente del Consiglio è capace di mettersi in luce, aiutato dal favore delle televisioni, su questioni come il summit di Pratica di Mare, mentre si defila quando sono sulla scena questioni controverse come la riforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.<br>Egli chiede quindi al dottor Vespa se ritiene fondata tale analisi e, in questo caso, se non pensi che una simile situazione costituisca una grave deformazione del pluralismo informativo. <br>
    1:11 Durata: 5 min 6 sec
  • Michele Lauria

    Il senatore Lauria ritiene che l'audizione di oggi vada depurata da ogni riferimento a polemiche occasionali, spesso determinate non tanto dalla maggiore o minore parzialità del programma di volta in volta in discussione, ma dal tono più esplicito o più morbido, come è nel caso di «Porta a Porta», delle violazioni che forse inevitabilmente vengono alle volte compiute rispetto ad un modello ideale di pluralismo ed equanimità. <br>Ciò premesso egli chiede al dottor Vespa di conoscere la sua opinione circa il rapporto fra il grado di pluralismo interno che deve esistere nel servizio pubblico e la necessità di un pluralismo di sistema, considerata la particolare situazione del mercato televisivo italiano. <br>
    1:17 Durata: 9 min 52 sec
  • Davide Caparini, deputato Lega Nord

    Il deputato Caparini rileva come la discussione iniziata in questa Commissione la scorsa settimana rappresenti un ulteriore passo in direzione della realizzazione di un compiuto pluralismo nel sistema radiotelevisivo pubblico rispetto alla delibera del 13 febbraio 1997, che già dava una definizione esaustiva del pluralismo stesso. <br>Nell'audizione di ieri la Commissione ha potuto analizzare un modello certamente convincente di realizzazione del pluralismo in una trasmissione di approfondimento, fondato sulla brevità, sulla rappresentazione di due posizioni opposte, sulla sintetica offerta agli spettatori di elementi per una più completa comprensione dell'argomento di attualità oggetto della trasmissione.<br>Il dottor Vespa ha offerto oggi alla Commissione l'illustrazione di un altro modello, più specificamente diretto a far conoscere ai cittadini i contenuti del dibattito politico. Egli si associa quindi in primo luogo alla richiesta del collega Landolfi di chiarimenti sulle difficoltà produttive che ha incontrato «Porta a Porta» nella passata gestione della RAI, una questione questa il cui rilievo politico è evidente.<br>Egli chiede poi al dottor Vespa di chiarire quale sia il criterio che viene seguito dalla sua trasmissione per quanto riguarda la presenza di soggetti istituzionali e in particolare del Governo, una questione che come si ricorderà aveva dato adito a parecchie discussioni durante la precedente gestione della RAI, quando, a detta dell'allora presidente Zaccaria, si era applicata la cosiddetta regola dei tre terzi, vale a dire un terzo delle presenze alla maggioranza, un terzo alle opposizioni, un terzo al Governo. <br>
    1:26 Durata: 6 min 4 sec
  • Maurizio Bertucci, deputato FI

    Il deputato Bertucci esprime in primo luogo il più vivo ringraziamento al dottor Vespa per aver voluto portare al dibattito di questa Commissione il contributo della sua professionalità ed esperienza, diversamente da altri conduttori che hanno preferito sottrarsi all'invito. <br>Egli ritiene di poter testimoniare, avendo collaborato con il dottor Vespa quando questi era il Direttore del TG1, come Vespa sia certamente una delle personalità del mondo dell'informazione più adatte ad esprimere un'opinione sui problemi del pluralismo, da lui sempre tutelato e garantito, anche nei confronti di collaboratori di diversa formazione politica e culturale.<br>Il deputato Bertucci si associa quindi a quanti hanno chiesto di conoscere quali resistenze da parte dell'azienda abbia incontrato il dottor Vespa nell'ottenere il capitale tecnico e professionale che altri hanno ottenuto con grande facilità.<br>L'oratore chiede quindi un contributo informativo del dottor Vespa sulle modalità con cui il pluralismo politico è assicurato all'estero, in particolare nei talk show. <br>
    1:32 Durata: 3 min 39 sec
  • Giuseppe Gianni, deputato UDC

    Il deputato Giuseppe Gianni si sofferma su un particolare aspetto del pluralismo, che concerne la rappresentazione delle realtà sociali e culturali di tutte le regioni del Paese. Purtroppo sotto questo profilo il Centro-Sud è fortemente svantaggiato nell'informazione, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello qualitativo, in quanto si tende ad enfatizzare gli aspetti negativi e problematici della società meridionale emarginando dalla rappresentazione mediatica la sua ricca vita culturale. <br>
    1:36 Durata: 1 min 7 sec
  • Giorgio Lainati, deputato FI

    Il deputato Lainati ringrazia in primo luogo per il suo intervento il dottor Vespa che ha dato al dibattito in corso il contributo di una straordinaria autorevolezza non solo professionale e culturale, ma anche etica: in proposito non va dimenticato che il dottor Vespa è l'unico giornalista televisivo, probabilmente non solo in Italia, ad aver ricevuto una telefonata in diretta dal Papa, un evento sicuramente di portata storica. <br>
    1:37 Durata: 3 min 6 sec
  • Presidente

    Il Presidente Petruccioli si sofferma in primo luogo sugli interventi di alcuni colleghi nei quali si adombrava una sorta di isolamento e di ostruzionismo che avrebbe subito da parte dei dirigenti uscenti della RAI la trasmissione del dottor Vespa: indipendentemente dalle difficoltà organizzative da lui illustrate, e che peraltro vanno inquadrate in un problema più generale dei rapporti tra la RAI e l'ente previdenziale dei giornalisti, sembra a lui un po' eccessivo parlare di isolamento del dottor Vespa e della sua trasmissione, che ove ci fosse stato non avrebbe certamente consentito a «Porta a Porta» di diventare una sorta di «istituzione» e di architrave della informazione del servizio pubblico, nonché un luogo privilegiato del dibattito politico italiano.<br>Il Presidente si sofferma quindi su quanto affermato dal dottor Vespa circa il rapporto diretto fra l'audience delle trasmissioni di confronto politico e la loro drammaticità. In questo senso egli chiede di conoscere l'opinione del dottor Vespa sul ruolo che viene esercitato dai conduttori nella ricerca della provocazione o del contenimento dello scontro. <br>
    1:40 Durata: 9 min 33 sec
  • Il prestigio di Porta a Porta all'estero

    <br><em>La replica di Vespa</em>
    1:50 Durata: 3 min 50 sec
  • Il conduttore unico

    1:54 Durata: 3 min 17 sec
  • Con Biagi e Santoro sono state violate le regole

    1:57 Durata: 2 min 32 sec
  • Vespa aziendalista "al 100%"

    2:00 Durata: 3 min 17 sec
  • Il pluralismo dei palinsesti e il problema dei contratti ai giornalisti

    2:03 Durata: 5 min 3 sec
  • Il pluralismo tematico

    2:08 Durata: 3 min 16 sec
  • L'imparzialità

    2:11 Durata: 2 min 31 sec
  • I soldi che non vanno alla Rai vanno alle Tv del Presidente del Consiglio

    2:14 Durata: 56 sec
  • I programmi di intrattenimento

    2:15 Durata: 2 min 59 sec
  • I contratti a tempo di natura giornalistica

    Intervenendo in replica il dottor Vespa si sofferma in primo luogo su quanto ricordato dal deputato Gentiloni Silveri circa la forza di attrazione di «Porta a Porta» sui leaders politici, e circa il fatto che molto spesso è stata scelta come sede per dichiarazioni pubbliche importanti.<br>In realtà fin dalla prima puntata, nella quale Romano Prodi accettò di essere ospite di una trasmissione praticamente sconosciuta, «Porta a Porta» si è costruita un patrimonio di credibilità, proprio perché tutti gli esponenti della classe politica sanno che in quella sede sono tutelati e che non corrono rischi di deformazione nell'espressione delle loro posizioni.<br>Non a caso questa credibilità trova riscontro anche all'estero: negli Stati Uniti e in Spagna, come in Francia dove «Porta a Porta» viene spesso utilizzata in sedi qualificate come uno strumento di conoscenza dell'attualità politica italiana.<br>È indubbiamente vero quanto affermato dal deputato Carra circa la mancanza in passato di questo tipo di trasmissioni. In effetti la classe politica della cosiddetta Prima Repubblica non amava il pubblico confronto televisivo, ritenendosi in qualche modo protetta, anche dal sistema elettorale. Non a caso le prime trasmissioni di dibattito politico pubblico ad avere successo, in particolare «Samarcanda» dal 1987, si presentavano piuttosto che come dei luoghi dove la classe politica si spiegava e si confrontava, come delle sedi di contestazione del sistema politico; «Milano Italia» addirittura descrisse e accompagnò in un certo senso la crisi della Prima Repubblica.<br>Nel quadro del nuovo sistema politico disegnato dalla crisi dei partiti e dal passaggio al maggioritario è divenuto in qualche modo molto più importante il confronto con l'elettorato sui media, e in effetti già prima di «Porta a Porta» egli stesso, con una trasmissione minore chiamata «Oltre le parole» che gli era stata affidata per mero obbligo di contratto dopo le sue dimissioni dal TG1, aveva inaugurato una nuova formula che aveva incontrato l'interesse della classe politica, tanto è vero che tutti i leaders dei partiti politici vi avevano partecipato.<br>Il dottor Vespa esprime poi una valutazione decisamente contraria su ipotesi quali il doppio conduttore: una trasmissione del tipo di quella da lui condotta si identifica strettamente con la responsabilità professionale del conduttore. Negli Stati Uniti i maggiori esponenti di questo tipo di telegiornalismo di approfondimento, da Dan Rather a Ted Koppel, pur in grande calo di ascolti a causa dell'aumento della concorrenza, e pur spesso duramente attaccati dalla stampa, continuano da decenni a condurre le loro trasmissioni senza che nessuno pensi di proporre formule alternative.<br>Quanto alle formule stesse, egli fa notare come le accuse di scarsa aggressività spesso rivolte al giornalismo italiano, e in particolare alla sua trasmissione, non siano giustificate dai confronti internazionali, a meno che non si intenda prendere come modello di maggiore aggressività quella di molti conduttori britannici, che è in realtà più che altro maleducazione.<br>Per quanto riguarda la questione della cosiddetta faziosità, il dottor Vespa premette di essere assolutamente favorevole al fatto che Biagi e Santoro continuino a lavorare in RAI o che vi ritornino altri colleghi come Gad Lerner o Lucia Annunziata.<br>Tuttavia deve essere chiaro che ci sono delle regole che devono valere per tutti: indubbiamente nel corso della campagna elettorale per le ultime elezioni politiche si è assistito ad una grave violazione di queste regole, quale non si era mai avuta in passato, e che è stata certificata dalle sanzioni irrogate alla RAI dalla Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.<br>Per quanto concerne la questione, sempre sollevata dal deputato Gentiloni Silveri, della scelta tra qualità editoriale ed audience, il dottor Vespa ritiene che si debba prendere atto di una grave situazione che si riscontra nella prima serata di RAIUNO con il TG1 sorpassato dal TG5, un avvenimento in qualche misura epocale, e con un costante superamento della rete privata sull'ammiraglia della RAI nella fascia oraria di maggior valore pubblicitario. Non vi è dubbio che Enzo Biagi sia un maestro del giornalismo italiano e che la sua trasmissione sia di elevata qualità: tuttavia non si può ignorare che in quella fascia oraria i risultati di ascolto ottenuti da Biagi siano in una certa misura scontati, né si può ignorare che rassegnarsi al costante superamento da parte di «Striscia la notizia» significa regalare preziose risorse pubblicitarie a Mediaset. Paradossalmente, una difesa dello status quo come resistenza ad ingerenze del Presidente del Consiglio nella gestione della RAI, significa regalare risorse alle televisioni del Presidente del Consiglio stesso.<br>Per quanto riguarda la questione delle risorse negate alla sua trasmissione, non vi è dubbio che il problema dei contratti dei giornalisti sia un problema di carattere generale e proprio di recente egli ha posto al direttore generale Saccà una forte richiesta perché ricerchi una soluzione insieme all'INPGI.<br>È tuttavia vero che altre trasmissioni, come quelle di Santoro e di Minoli abbiano ottenuto, come è giusto che sia, una struttura organizzativa di tutto rispetto, struttura che a lui è stata negata sul presupposto apodittico che quelle erano le condizioni che Santoro aveva contrattato per rientrare in RAI.<br>Certamente sarebbe esagerato affermare che egli in RAI sia stato in qualche momento isolato, anche se ad un certo momento il tentativo di dimezzare le due trasmissioni che gli erano allora concesse è stato fatto: tuttavia il dottor Vespa dichiara di essersi sentito solo e in certa misura amareggiato almeno in un'occasione, quella ricordata dal deputato Lainati della telefonata del Papa, in occasione della quale non ha ricevuto alcun segno di riconoscimento per un evento giornalistico che all'estero sarebbe stato considerato assolutamente straordinario.<br>Nel condividere le osservazioni del deputato Pecoraro Scanio circa l'importanza di garantire anche un pluralismo tematico, egli fa presente come la partecipazione di Carlo Taormina alle puntate su Cogne non deve essere vista dal punto di vista politico quanto da quello professionale.<br>In proposito egli fa presente che in questa come in altre trasmissioni concernenti fatti di cronaca e processi penali la sua cura è sempre quella di bilanciare attivamente ogni rischio di scivolamento verso tesi innocentiste o colpevoliste. In quell'occasione l'avvocato Taormina, si disse da parte di alcuni perché intendeva assumere la difesa della famiglia Franzoni, era stato l'unico ad assumere una posizione radicalmente critica nei confronti delle indagini e proprio per questo la sua partecipazione appariva utile all'equilibrio generale delle trasmissioni.<p>Il Presidente Petruccioli ringrazia il dottor Vespa e dichiara conclusa l'audizione.<br>La seduta termina alle 16h30.
    2:18 Durata: 1 min 14 sec