09 LUG 2002

Pannella: Il leader radicale ospite a «3131Costume e società», trasmissione di Radio Due condotta da Pierluigi Diaco

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 42 min 6 sec
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Pannella ospite da Diaco a Radio Due racconta il senso della sua battaglia per la legalità: il filo conduttore di questi 40 anni di lotta radicale e il significato della non violenza.

Roma, 9 luglio 2002 - Marco Pannella è intervenuto oggi alla trasmissione di Radio Due "3131 Costume e Società" condotta da Pierluigi Diaco, per parlare di legalità e dell'importanza che il plenum alla Camera, e ora anche quello al Consiglio Superiore della Magistratura, assumono per lo Stato Italiano, come rischio di perdita di democrazia.

L'editoriale sull'Avvenire Diaco apre immediatamente la trasmissione
con un fatto insolito: il conduttore legge un editoriale di Piero Chinellato apparso questa mattina su L'Avvenire, quotidiano noto come il giornale dei vescovi, che esalta le imprese del leader radicale.

Vai all'articolo L'Avvenire è noto ai radicali perché nel 1979 si era dichiarato contro una marcia organizzata dagli "anticlericali di Pannella", per appoggiare la battaglia contro lo sterminio per fame e per guerra che in quel periodo era diventata la lotta centrale dell'intera area radicale.

La battaglia contro lo sterminio per fame e guerra Pannella, durante la trasmissione ha ricordato che dopo alcuni giorni L'Osservato Romano "con un articolo firmato da Gino Concetti "Bene diva" di questa marcia, per cui quando arrivammo a S.

Pietro il Papa la salutò nel suo discorso Urbi et Orbi".

Era un'altra battaglia, ma sempre per cercare che il Parlamento rispettasse la legalità, cioè di destinare lo 0.7% del Pil agli aiuti per il terzo mondo.

Grazie alla battaglia non violenta di Pannella e di tutti i radicali, lo Stato Italiano rietrò nella legalità e destinò il denaro stabilito, che servì soprattutto a sfamare e vaccinare numerosi bambini.

La questione legalità: cosa chiedono i radicali Con questo sciopero della sete Pannella chiede solo una cosa: "Che la Camera dei deputati decida di chi sono questi seggi - afferma il leader radicale - o che decida che il plenum, per me non è una buona soluzione, non è quello della Costituzione 630 deputati, ma è di 617".

Infatti ci sono circa 1 milione e 600 mila elettori che hanno votato e non hanno ancora rappresentanza in Parlamento.

Il plenum al Csm Ma le questioni del plenum sono diventate due, si è aggiunta infatti la questione dell'elezione dei membri laici, quelli eletti da Parlamento, del Consiglio Superiore della Magistratura.

"Domani si riunisce quel che si chiama il Parlamento, cioè Camera e Senato assieme - ricorda infatti Pannella - per eleggere i rappresentanti del Parlamento nel Consiglio Superiore della Magistratura".

"La mia opinione politica - chiarisce - è che il Csm è un organo sovversivo ed eversivo, ma questa è la mia opinione politica e mi comporto di conseguenza, è una legalità che non amo, ma esigo di poter aiutare lo Stato e noi tutti".

"Quindi domani loro devono esprimere un voto utile - afferma - la Costituzione dice che non esiste questo organo nuovo, il Csm, se non c'è la componente designata dal Parlamento, detta laica".

La non violenza per la legalità Pannella spiega poi il perché di questo atto estremo non violento, lo sciopero della sete, e il significato che questo ha da ormai 40 anni di lotta radicale: "Siccome sappiamo che negli uomini e nelle donne di potere esiste il loro desiderio di attuare la legalità, quando poi non ne hanno la forza per come sono ingabbiati nei loro palazzi, la non violenza diventa un modo manifesto per dire "io mi indebolisco, non ti combatto, non hai fatto quello che devi, ma anzi trasfondo in te questa forza" che manifestamente spira fuori da noi, perché vada ad aiutare quella parte di te e a renderla più forte perché vuole riuscire a rispettare la legalità".

Matteo Angioli, chi è costui? Durante gli ultimi giorni, gli articoli dei quotidiani che parlavano dello sciopero della sete del leader radicale, riportavano anche alcune foto in cui veniva ritratto, accanto a Pannella, un giovane ragazzo.

E' Matteo Angioli , definito dal leader non violento "identità sconvolgente nella cronaca della vita".

Matteo Angioli e Marco Pannella hanno quindi raccontato la vicenda che in questo momento li accomuna nella vita pubblica e privata.

"Ho sempre visto quest'uomo come una persona importante che aveva un significato che andava oltre la politica, come viene intesa normalmente - afferma Angioli - quindi ogni volta sentivo la necessità di starlo a sentire perché mi ci riconoscevo, era una persona che tutte le volte che lo vedevo, dicevo "eppure questo c'ha ragione"".

Angioli definisce gli anni che hanno preceduto il loro rapporto come anni di inseguimento, a partire dal congresso del Prt del 1994, in cui "una militante radicale (la madre di Matteo, ndr) mi è venuta vicino - racconta Pannella - con un "frugolo" di 14 anni, ma che ne dimostrava 10 e mi dice: "questo è Matteo", io me lo sono guardato, e qualcosina deve essere accaduto perché gli ho fatto una battuta, gli ho detto: "tu sei Matteo, io sono Marco, Luca e Giovanni arriveranno, o possiamo farne a meno, ci rivedremo, di sicuro".

Forse Luca l'hanno trovato: nel corpo e nella voce di Luca Coscioni, nella sua battaglia per la legalità, per rendere legali tutti quei malati che hanno diritto di essere curati e che questo Parlamento, privo del suo plenum, ha voluto privare di una figura di lotta come quella di Coscioni, nel Comitato Nazionale di Bioetica.

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  • Pierluigi Diaco, Dj di «3131» trasmissione di Radio Due, "l'editoriale di Chinellato su L'Avvenire"

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